il caso Alba

dettagli stonati

Pioveva e tutto era grigio.

Il cielo, i palazzi, l’asfalto e le auto: tutto era tremendamente monocromatico.
Persino il viso dei pochi passanti e il pelo bagnato dei loro cani, che nonostante in tempo uggioso proprio non avevano potuto fare a meno di uscire, riflettevano di un’innaturale pallore grigio-verdastro.

Il suo grosso ombrello arcobaleno stonava in un modo quasi fastidioso in quel contesto. La copriva in buona parte, ma al di sotto sputavano due gambe magre e piuttosto corte, capitanate da un paio di anfibi neri, uno dei quali, non curante delle pozzanghere sul marciapiede, si trascinava dietro una stringa slacciata e zuppa.

Ginevra infilò una mano nella tasca del chiodo e ne estrasse un mazzo di chiavi tintinnante. Lo guardò per un attimo e subito individuò la chiave del cancelletto, mentre vi si fermava davanti.
Si porto l’ombrello innanzi al viso per richiuderlo e quando lo abbassò vide che il cancello era aperto.
“Dev’essere stato proprio forte il vento qui” – pensò. Percorse il porticato, salì le scale e si ritrovò davanti ad un’altra porta aperta.
– Ma che diavolo è successo qua dentro? – la voce le usci strozzata, i grandi occhi viola spalancati. Mosse lentamente un passo in avanti. Un pungno stretto intorno all’ombrello, pronto per essere usato come arma in caso di necessità.
Tutto sembra al proprio posto, ad eccezione dei quadri storti alle pareti e di alcuni pezzi di ceramica a terra, provenienti dal lampadario infranto.

Qualche altro passo. Le orecchie tese in ascolto.
– Se c’è qualcuno qui dentro, sappia che sono armata!- mentì.
– Mamma, papà? Siete voi? – l’unica risposta fu lo sgocciolare dell’ombrello sul parquet. Non sarebbero dovuti tornare prima di mezzanotte, quella sera avevano una cena importante.
“Non capisco”- disse fra sé lanciando un’occhiata al tavolo della sala, sul quale i soldi che sua mamma le aveva lasciato per ordinarsi una pizza d’asporto giacevano indisturbati e l’argenteria posava immobile come al solito.

In una mano la sua katana arcobaleno improvvisata e nell’altra il cellulare.
Aveva sempre temuto di ritrovarsi in una situazione del genere: avrebbe dovuto telefonare ad un completo estraneo? Cosa avrebbe detto alla polizia? L’avrebbero presa sul serio? Nessuno la prendeva davvero sul serio da quando Eleonora, la sua compagna di classe, dopo aver origliato “per caso” un discorso tra insegnanti sul suo conto, aveva detto a tutto il paese che le era stata diagnosticata la sindrome di Asperger.
Prima era solo la ragazzina strana, goffa e silenziosa, in pochi le rivolgevano la parola e a lei andava benissimo così.
Adesso, però, tutti la guardavano con occhi diversi. Quando la incrociavano per strada spesso la fermavano e iniziavano con le solite domande di circostanza: ‘Ciao’, ‘come stai?’ ‘i genitori?’ ‘vieni pure a casa mia quando vuoi, scommetto che a mia figlia e alle sue amiche farebbe molto piacere conoscerti’. E così lei era costretta a interrompere il suo tragitto verso casa (prima le occorrevano 11 minuti una volta scesa dal bus, ma adesso non aveva più una durata precisa) e sforzarsi di fingersi interessata a quei monologhi vuoti.

Un rumore proveniente dal piano superiore la riportò alla realtà.
Salì le scale, quanto più riuscì cautamente.
C’erano tre stanze su quel piano: la sua camera, quella dei suoi genitori e il bagno, ma solo quest’ultimo era aperto.
Un altro rumore. questa volta metallico. Qualcosa di metallico era caduto sulle piastrelle. Una spazzola rotolò lungo il pavimento del bagno e fece capolino dalla porta semiaperta. Con il manico dell’ombrello diede un piccolo colpo vicino alla maniglia per dischiuderla completamente. Mentre si apriva, intravide per terra il porta spazzole e tutto il suo contenuto, un vaso  di fiori finti in frantumi che generalmente si trovava sulla mensola sopra lo specchio e qualche altra cianfrusaglia a pezzi.

Sì sentì osservata. Due spettrali occhi scuri la stavano scrutando.
Lassù, appollaiato sulla mensola più alta, un barbagianni sembrava aspettarla.

Ginevra uscì dal bagno e richiuse la porta.

Che cosa ci faceva un barbagianni nel suo bagno?
Le finestre erano chiuse, era chiaramente entrato dalla porta principale, ma come aveva fatto?
Qualcuno l’aveva dimenticata aperta?
No, impossibile. L’ultima ad uscire era stata lei, era sempre lei. E lei non si sarebbe mai dimenticata la porta aperta: chiuderla faceva parte della sua routine.
Le piaceva che le cose si ripetessero sempre allo stesso modo, non avrebbe potuto commettere un errore così grossolano.

Fissò ancora per qualche secondo la bianca porta davanti a lei, poi provò ad aprirla un’altra volta, sperando che nel frattempo qualcosa fosse cambiato.
Il barbagianni era ancora lì, imperscrutabile.
Inclinò un poco la testa.

Come vi piacerebbe che continuasse la vicenda?

  • Ginevra decide di seguire il barbagianni (33%)
    33
  • Aperta una finestra il barbagianni vola fino ad un vicino albero dal quale continuerà a fissarla (56%)
    56
  • Ginevra tenta di addomesticare il barbagianni, ma nota qualcosa di strano... (11%)
    11

Voti totali: 9

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12 Commenti

  1. Voto che, aperta la finestra, il barbagianni vola fuori ma continua a fissarla.
    La tua protagonista è tutt’altro che banale. Sono curiosa di vedere come si evolverà il personaggio e come reagirà alle sfide che gli porrai. Ho trovato, però, il colore viola degli occhi un po’ forzato.
    Mi è piaciuta molto la frase conclusiva dell’episodio: un gesto quasi comico, che però in queste circostanze assume un che di inquietante, almeno per me.
    Una ragazza e un barbagianni soli (?) in una casa… Bella idea, complimenti. 🙂
    Alla prossima!

  2. Ciao,
    io direi che l’animale vola fuori e continua ad assordarla perché, come hai detto anche tu, a Ginevra piace la routine e le altre opzioni la romperebbero di certo.
    Mi piace il tuo incipit.
    Mi piacciono le figure retoriche che hai utilizzato per le descrizioni, quindi seguo la tua storia!
    ciao e a presto

  3. Ciao Sere e benvenuta
    Mi ha incuriosito la sinossi e sono passata a leggerti. Proporci una protagonista con la sindrome di Asperger (anche se di grado lieve) è una scelta coraggiosa, per niente banale. La caratterizzazione del personaggio, in modo coerente, sarà sicuramente impegnativa 🙂
    un dettagliuccio riguardo la frase:
    “Ginevra infilò una mano nella tasca del chiodo e ne estrasse un mazzo di chiavi tintinnante. Lo guardò per un attimo e subito individuò la chiave del cancelletto, mentre vi si fermava davanti.”
    forse scorre meglio così:
    “Fermandosi davanti al cancelletto, Ginevra infilò una mano nella tasca del chiodo. Estrasse un mazzo di chiavi tintinante, lo guardò e, in un attimo, ne individuò la chiave.”
    Segue il barbagianni.

    • Ciao Maria, grazie di cuore per il benvenuto.
      Mi piace e penso che seguirò il tuo consiglio in un’eventuale versione corretta 🙂
      Hai proprio ragione, non mi sono imbarcata in un’impresa facile. È un mondo che in qualche modo mi affascina. Per fortuna posso contare sul vostro aiuto per non sembrare banale, forzata o addirittura inappropriata.
      Buona serata!

  4. Ciao!
    L’incipit è intrigante e si lascia leggere con piacere, anche se ci sono un paio di particolari che mi hanno fatto storcere un po’ il naso:

    – No, impossibile. L’ultima ad uscire era stata lei, era sempre lei. E lei non si sarebbe mai dimenticata la porta aperta: chiuderla faceva parte della sua routine.

    Direi che chiudere il portone di casa quando si esce fa parte della routine di tutti 🙂 Magari questa frase potevi sostituirla con qualcos’altro, o rendere in un modo diverso il fatto che l’azione di assicurarsi che il portone fosse chiuso per bene, per la tua protagonista fosse una sorta di ossessione o disturbo ossessivo compulsivo.

    La seconda è il fatto che la polizia potrebbe non prenderla sul serio per via della sindrome di Asperger. Mi sembra un po’ una forzatura.

    A parte questi piccoli dettagli, la storia prende ritmo e incuriosisce!
    Ti seguo (e voto “il barbagianni continua a fissarla dall’albero”)

    • Caio Luca,
      grazie per il commento, davvero costruttivo.
      Hai pienamente ragione per quanto riguarda la storia della routine “ossessiva”, avrei potuto rendere molto meglio il concetto, ma sono piuttosto arrugginita (l’ultimo mio racconto si chimava “La strega pasticcera” e lo scrissi a 10 anni), anche per questa ragione ho intrapreso questa nuova avventura e apprezzo soprattutto i commenti come il tuo, che possano aiutarmi a migliorare.
      Per quanto riguarda la polizia, mi dispiace essere stata fraintendibile, speravo fosse chiaro che si tratta solo di una sua “paranoia”.
      Spero di fare di megio con il secondo capitolo!
      Grazie ancora e buona giornata

  5. Ciao! Il tuo incipit è davvero curioso. Una protagonista “diversa” e un po’ staccata dal resto delle persone, che, a quanto sembra, non apprezza eccessivamente (comprensibile) e un avvenimento a dir poco singolare. Bellissima l’immagine iniziale con un mondo grigio nel quale l’ombrello sgargiante di Ginevra contrasta in modo così netto, conferma del suo essere “al di fuori”. Molto carino anche il finale col barbagianni che piega la testa. Avevo un canarino una volta, e ogni volta che mi vedeva inclinava la testa. Penso sia un gesto che fanno quando sono incuriositi/interessati o come saluto. Quindi…addomestichiamolo! Complimenti! Attendo il seguito con ansia.

  6. Ciao Serecanie,
    normalmente non sono un’amante dei gialli ma ho letto per curiosità il tuo incipit e devo dire che mi è piaciuto molto.
    Ho apprezzato tanto le descrizioni iniziali, il tuo stile è preciso e attento ai particolari.
    Voto perché Ginevra decida di seguire il barbagianni.
    Seguo volentieri, complimenti!
    Buona giornata ?

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