Una piramide di città

Visita alla città vecchia

Accadde tutto una notte di fine agosto. Dopo aver fatto le ore piccole nel nostro solito locale per i festeggiamenti del nuovo lavoro di Tiffany – la piccolina del nostro gruppo aveva iniziato a lavorare per un’azienda informatica molto importante – complici la calura estiva e l’allegria provocata dai numerosi drink bevuti, ci ritrovammo a correre per gli stretti vicoli della città vecchia. Qualcuno di noi aveva scommesso un pacchetto di cicche alla fragola per il primo che fosse arrivato all’ultimo binario della stazione dei treni: io e Silvia le volevamo a tutti i costi, quindi il passaggio nella città vecchia era necessario per arrivare per prime.

Era un rischio: se l’esercito cittadino ci avesse trovate là sarebbe stato un grosso guaio a causa delle restrizioni in quella zona. Ad un certo punto la nostra folle corsa fu interrotta da un gran boato: un misto tra un tuono e il rimbombo provocato da un terremoto. Con il cuore in gola ci ritrovammo istintivamente curvate verso terra, con la testa riparata tra le braccia. Eravamo terrorizzate, la città vecchia era disabitata e quindi non c’era anima viva in giro.

Dopo qualche secondo che ci sembrò un’eternità, sentimmo dei passi alle nostre spalle: erano i nostri amici che conoscendoci avevano intuito dove fossimo. Fu un sollievo vederli, ma sembravano spaventati anche loro.

“Avete sentito anche voi quel boato?” disse Edo mentre ci veniva incontro. “Si, è stato spaventoso, mai sentito un rumore del genere. E anche la terra ha tremato” risposi con voce rotta.

Lo sguardo di Edo e degli altri amici si spostò da noi verso la fine del vicolo. Si intravedeva una luce rossa intermittente, che rischiarava parte dell’orizzonte a noi visibile. Da solito coraggioso che era, Edo si incamminò in avanti: “Vado a vedere cosa è successo”. Noi altri ci guardammo negli occhi con lo sguardo di chi sa già che si caccerà in qualche guaio. “Aspettaci, veniamo anche noi” e in men che non si dica eravamo tutti e cinque diretti verso quella luce.

Camminavamo abbastanza svelti ma ci guardavamo intorno con cautela: quei pochi minuti che ci separarono dal luogo in cui partiva la luce furono pieni di congetture. La città vecchia era disabitata da diversi anni, era proibito avvicinarsi, inoltre l’area non avrebbe dovuto essere servita da corrente. Quindi cosa poteva generare quella luce? Mentre ciascuno di noi era immerso nei propri pensieri, arrivammo a destinazione. Il vicolo dava su una piazzetta circondata su due lati da case, mentre la parte davanti a noi si perdeva all’interno di un vasto parco.

“Quello è il vecchio parco cittadino” disse Edo strizzando gli occhi per cercare di vedere meglio. La luce proveniva proprio dal suo interno. Il parco era stato chiuso vent’anni prima dall’esercito cittadino, senza un minimo di spiegazione, e ben presto anche la città vecchia si era spopolata a causa di superstizioni legate a quel luogo.

Ci guardammo intorno: non c’era anima viva. Se fossi stata da sola probabilmente sarei corsa a casa a gambe levate, ma la curiosità era troppa. “Ragazzi, un’occasione del genere non ci capiterà mai più, io voglio entrare nel parco e capire perché è stato chiuso” dichiarò Edo in tono serio. Io mi attaccai a lui e con tono risoluto accettai di seguirlo, così fecero anche Tiffany e gli altri.

Attorno a noi il silenzio assoluto: nessun rumore, nessun verso di animali, neanche un alito di vento. Sembrava di essere immersi in una scena surreale. Anche la luna faceva la sua parte: rischiarava gran parte del parco, lasciando intravedere un’erba alta, non così tanto però da come mi sarei aspettata da un luogo abbandonato da anni. Qualcuno veniva in quel luogo, e anche spesso.  

Ad un tratto iniziammo a sentire qualche cosa: odore di bruciato. Seguimmo la scia, fino ad arrivare all’oggetto della nostra ricerca: la luce intermittente. Era quello che restava di un incendio, forse un’esplosione. Questo spiegava effettivamente il boato e il tremore che avevamo sentito. Ad uno sguardo più attento ci rendemmo conto che l’erba tutto intorno era bruciata.

Il silenzio fu rotto da un rumore proveniente dalla nostra destra. Sorpresi ed allarmati puntammo gli sguardi verso quell’area: non c’era nulla. Ma dopo esserci avvicinati la sorpresa si impossessò dei nostri occhi: nel terreno c’era un buco. Avrà avuto una circonferenza di circa un metro. “Guardate, le tracce di incendio partono dal buco” disse Edo mentre si avvicinava al bordo della voragine e guardava nel buio più totale.

Stavamo per decidere il da farsi quando udimmo delle voci e l’abbaiare di alcuni cani: l’esercito cittadino stava arrivando, e non sarebbe stato saggio farsi trovare da loro. In un attimo iniziammo a correre verso la parte opposta del giardino. Dopo aver scavalcato alcuni edifici, la presenza dei vicoli e delle numerose scale di collegamento tra le vecchie case ci permise di nasconderci.

Una cosa era certa: saremmo tornati in quel luogo.

I nostri amici hanno appena scoperto un buco nel terreno all’interno di un parco interdetto, cosa accadrà nel prossimo episodio?

  • Scopriamo di più sulla città vecchia (31%)
    31
  • L’esercito cittadino proclama il coprifuoco (8%)
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  • Uno degli amici fa una scoperta interessante sul parco (62%)
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36 Commenti

  1. Ciao! Ho letto questa storia e francamente sono curiosa di molte cose: dalla scomparsa della madre al nuovo oggetto trovato, e ovviamente alle informazioni nascoste all’interno del parco. Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo così da scoprire il tutto, o almeno quello che si può ahah. Alla prossima, e complimenti!

  2. Silvia ha informazioni…
    Ho come l’impressione che qui si parli parecchio 😉 tutti hanno qualcosa da dire e la dicono. Mi pacerebbe che nei prossimi episodi gli avvenimenti ce li mostrassi, senza dirceli 😉 La storia si segue comunque con interesse, sei brava in questo.

  3. Incipit interessante che meriterebbe più calma. C’è troppo e accade tutto velocemente. Non abbiamo nemmeno il tempo di conoscere bene i personaggi, chi sono, come si chiamano, chi è il protagonista. Il contesto storico e il mondo in cui i personaggi si muovono andrebbe descritto prima del primo punto di svolta (che qui arriva troppo presto), Io avrei sfruttato almeno i primi due capitoli per descrivere la quotidianità dei personaggi e il mondo che li circonda.

  4. Scopriamo di più sulla città prima di fare una scoperta.
    Ciao Federica, è un piacere tornare a leggere le tue rinomate avventure. Mi metto comoda e ti seguo fino in fondo a questo viaggio che già si prospetta coinvolgente.

  5. Ciao Federica, mi hai acchiappato subito con la tua atmosfera misteriosa…
    Un incipit bello soprattutto perché ci fa entrare subito nel vivo dell’avventura, lasciandoci con mille domande a cui darai risposta nel corso della storia.
    Seguo volentieri, brava!☺️

  6. Questa storia mi ha incuriosito non poco. Una città abbandonata, i resti di un incendio, degli amici a caccia di avventura. Sento già in bocca il sapore del mistero. ?
    Mi piacerebbe sapere di più sui tuoi personaggi, cerca di descriverceli un pochino, giusto per identificarli meglio. ?
    Continua così e verrà fuori una cosa esagerata!
    Ciao.

  7. Secondo!
    Sei tornata anche tu e ci ritroviamo qui. Vediamo cosa ci racconti stavolta.
    A proposito, ti rinnovo il mio vecchio consiglio: non “raccontare” come se stessi facendo il resoconto giornalistico di un evento, mostraci i personaggi attraverso i loro gesti, facci vedere i luoghi, incuriosuscici.
    Cominciamo con questa scoperta interessante.

  8. Primo!
    Uno degli amici fa una scoperta interessante sul parco, così poi l’esercito cittadino indirà il coprifuoco, il tutto mentre scopriamo città vecchia 😛

    Ciao! Bentrovata. L’incipit è molto interessante. Anche se classificato come avventura, non sembra essere nel nostro mondo conosciuto, quindi mi aspetto innumerevoli sorprese 😉

    Ciao 🙂

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