Il cercatore di anime

Dove eravamo rimasti?

Come procediamo? Questa volta il killer ha osato troppo, qualcuno lo segue. (42%)

Un articolo interessante

Lo so, non dovrei mai dare retta ai giornali, ma il successo dell’ultima impresa mi ha quasi obbligato a farlo. Volete gioire con me oppure incazzarvi come delle bestie, decidete voi.

L’articolo che mi riguarda propende per la seconda ipotesi. Quel figlio di puttana di un giornalista mi definisce un demente che colpisce a caso, un povero pazzo con seri problemi dovuti a un’infanzia difficile.

Ma cosa ne può sapere quel scribacchino da quattro soldi, come si permette di analizzarmi senza sapere nulla di me. Ecco fedeli lettori, praticamente si è scavato la fossa con le proprie mani, perché sarà lui la mia prossima vittima.

Mettetevi comodi e aspettate, sto arrivando.

Entro senza che nessuno mi chieda nulla. L’atrio è composto solo da una normale reception e alcune sedie disposte in maniera ordinata. Dietro il bancone, un’impiegata dall’aspetto sciatto sembra non aver neppure notato la mia presenza.

«Scusi, dovrei parlare col signor Ardenzi» Dico con calma.

Lei alza gli occhi, mi squadra per un istante quindi apre un’agendina che ha davanti a se.

«Ha un appuntamento?» Mi chiede con una voce odiosa.

«Non pensavo fosse necessario per parlare con un semplice giornalista»

Lei mi squadra come se avessi pronunciato una bestemmia.

«Ludovico Ardenzi è la prima firma del giornale, non riceve chiunque»

Sento il sangue ribollirmi nelle vene, vorrei estrarre il coltello e sgozzarla seduta stante.

Invece sorrido.

«Gli dica che ho informazioni sul killer seriale»

Lei mi guarda con un’espressione decisamente diversa, esita un istante e poi afferra la cornetta.

«D’accordo, lo mando su» Dice dopo aver ripetuto ciò che le ho appena detto.

«Primo piano, secondo ufficio nel corridoio» Prosegue senza guardarmi negli occhi.

«Grazie, è stata molto gentile, si riguardi» Le dico voltandomi.

Mentre mi dirigo verso le scale, posso avvertire il suo sguardo trafiggermi la schiena. L’ho spaventata, e questo mi procura un brivido di piacere.

Il corridoio è un via vai di persone indaffarate, nessuno sembra notarmi. La porta del seconda ufficio è socchiusa, mi avvicino e busso sul vetro perlinato.

«Avanti!» Sento dire da una voce tenorile.

Ludovico Ardenzi è grande, grosso, gigantesco oserei dire. Posso udire i gemiti della poltroncina che occupa, dietro la scrivania, sta morendo.

Le mani, simili a due badili, giocano con una penna dal cappuccio mangiucchiato, nervoso il tipo.

«Le dico subito che non ho tempo da perdere, e i mitomani li riconosco dopo poche parole» Mi dice piantandomi addosso due occhi acquosi e arrossati.

Probabilmente dorme poco, soffre di pressione alta e dovrebbe mettersi a dieta ferrea.

«So chi è» Dico con una calma che stupisce persino me stesso.

Lui aggrotta un sopracciglio, sospira e il suo petto sembra gonfiarsi a dismisura.

«E allora perché non va alla polizia?» Mi chiede dubbioso.

Tac…eccoci.

«Perché la polizia non ha messo una taglia sul killer, mentre qualsiasi giornale pagherebbe oro per uno scoop come questo»

«Lei è pazzo»

«No, ma ho bisogno di soldi e non voglio perdere troppo tempo»

Vedo i suoi occhi brillare, forse ha capito che non sto mentendo.

Ed infatti sono molto più che sincero, non è vero fedeli lettori?

«Non posso decidere da solo, ma intanto può iniziare a dirmi qualcosa» Mi dice abbozzando un mezzo sorriso.

È arrivato il momento che aspettavo.

Fingendo di guardarmi attorno, avvicino la sedia alla scrivania e nel contempo infilo le mani nelle tasche. Lui fa altrettanto, si sporge in avanti e posa gli enormi avambracci sul ripiano. Posso leggere nella sua mente, vedere i calcoli che sta facendo e quanto potrebbe guadagnarne, lurido sciacallo!

Fulmineo, estraggo il coltello e lo conficco nel suo braccio. Contemporaneamente, con l’altra mano gli infilo il fazzoletto nella bocca spalancata dallo shock e dal dolore. Il grido si tramuta in un mugugno soffocato, vorrebbe alzarsi ma il coltello lo tiene ancorato alla scrivania.

Inizia a tremare, il volto è congestionato, devo fare in fretta.

Mi alzo e mi porto alle sue spalle, lo afferro per il collo taurino e sfilo il coltello. Il sangue sgorga a fiotti dalla ferita,tuttavia non mi lascio distrarre e con un colpo secco gli recido la carotide.

Sento il suo corpo irrigidirsi poi, lentamente, afflosciarsi.

Rapidamente, pulisco il coltello nel fazzoletto e mi infilo tutto in tasca, quindi mi richiudo la porta alle spalle.

Scendo in ascensore, e attraverso lo specchio noto con soddisfazione che nemmeno una macchia di sangue ha sporcato il mio completo grigio.

Mi avvicino alla reception con il mio miglior sorriso.

«La ringrazio, cara, è stato un incontro molto proficuo»

Lei mi guarda, forse sorpresa di rivedermi così presto.

«Ha ottenuto ciò che voleva?» Mi chiede timorosa.

«Diciamo di si, anche se il signor Ardenzi si è rivelato un tipo piuttosto sanguigno, buona giornata»

Bene, e anche questa è andata, soddisfatti miei fedeli lettori?

Ma non abbandonate la sala, tra poco ci rivedremo.

Buon Natale.

Soddisfatti? E ora che succede?

  • È Natale, lo rendiamo più buono? (9%)
    9
  • O forse preferite che lo becchino. (45%)
    45
  • Un'altra vittima, che ne dite, almeno per un altro episodio. (45%)
    45
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112 Commenti

    • Ciao Louise, grazie per il commento e benvenuta.
      Ho messo il racconto in “avventura” in quanto quando lo iniziai non avevo un’idea di dove sarei andato a parare. Diciamo che la tua definizione di “mix” ci potrebbe stare tutta.
      Per quanto riguarda i dialoghi coi lettori, all’epoca lo consideravo il tocco in più, tuttavia capisco che non può piacere a tutti.
      Grazie di nuovo e a presto.

  • Ciao Danio,
    bentornato!
    Leggo con piacere che anche tu, come altri autori, hai pubblicato un tuo lavoro, questo scusa la tua lunga assenza 🙂
    Il racconto cruento del tuo serial killer è curato, ma ha due punti che mi lasciano perplessa:
    1) si fa riconoscere dalla receptionist, le fa un augurio che la terrorizza e che, quindi, piazza il suo viso tra i ricordi di lei.
    2) dubito che tagliando la giugulare a qualcuno,con il cuore in attività, si possa rimanere puliti, sopratutto se si continua a restare intorno alla vittima e tu racconti, anzi lo fa il killer, di sentita irrigidirsi e poi afflosciarsi.
    Derto questo, sono felice che tu sia tornato e aspetto il nuovo episodio, con la speranza che lo becchino, magari individuandone l’identità e catturandolo più avanti, visto che siamo ancora al quinto capitolo.
    Ciao Danio, ancora coplimenti per la pubblicazione e alla prossima!
    p.s. per il Natale è tardi, ma posso augurarti Buon S. Stefano.

    • Ciao keziarica, mi fa davvero piacere rivederti. In effetti la pubblicazione del libro mi ha preso molto, inoltre ho in ballo un altro progetto che mi tiene “leggermente” impegnato.
      Per quanto riguarda l’episodio “tento” di giustificarmi.
      Se ben ricordi, anche nei precedenti il nostro killer non ha fatto nulla per mascherarsi o cancellare eventuali prove. È sicuro di se, o forse non gli importa affatto di essere catturato, ma questo credo lo scopriremo nei prossimi capitoli.
      Per ciò che riguarda l’omicidio, e precisando che non ho mai sperimentato di persona, ho dato per scontato che tagliare la gola a qualcuno standogli alle spalle dovrebbe preservare da eventuali schizzi di sangue.
      Sperando di aver soddisfatto i tuoi dubbi, ti auguro un buon Santo Stefano, ciao.

  • Questa storia mi sta piacendo abbastanza, sia perchè il killer ancora rimane nell’ombra, sia perchè amo le storie che descrivono il crimine o dove vi sono dei killer in generale. La tua è descritta abbastanza bene, i miei complimenti. Ho votato per la comunicazione ai media del prossimo posto dove avverrà il delitto. Alla prossima!

  • Il killer sceglie la sua prossima vittima… Perché non un altro killer, alla Dexter per intenderci o, che ne so, un politico, di quelli con le mani in pasta dappertutto e un paio di condanne per corruzione e falsi in bilancio. Potrebbe essere un modo per conquistarsi contemporaneamente l’attenzione dei media e l’apprezzamento del popolo. Sai cosa mi piace di questo tuo nuovo racconto? Il tono confidenziale della voce narrante, l’orrore raccontato con inquietante semplicità, quasi come se non fosse oggettivo, ma solo negli occhi di chi guarda e nelle orecchie di chi ascolta, come se quelli sbagliati fossimo tutti noi oltre la quarta, spettatori interessati e tutt’altro che passivi (visto che ci chiedi di scegliere) di un qualcosa che forse non capiamo fino in fondo ma che cattura comunque il nostro interesse, un interesse che potrebbe persino essere necessario al tuo serial killer… E se fosse davvero così? Se bastasse abbandonare la sala per farlo smettere? Lo faremmo o resteremo lì, seduti e comodi ad attendere che si alzi il sipario su un nuovo atto?

  • Caspita! Altro che avventura, qui parliamo di horror. Certo che sai proprio raccontare bene il punto di vista di un serial killer. Anche nel leggere le mente dei tuoi lettori. 🙂
    Arrivata a questo punto voto per la scelta della prossima vittima. Mi è subito venuta in mente la figura del sindaco della città. Il serial killer vuole alzare il tiro, giusto? Allora una figura di spicco del genere potrebbe risultare difficile da raggiungere. Ma dato che la maggioranza vuole altro, sono curiosa di vedere da chi si è fatto scoprire il serial killer. Ovvio che seguo.

  • Buona Sera Danio,
    mi sono letto i primi quattro capitoli in una volta.
    Mi ricorda molto il tuo racconto precedente, più che altro per le tematiche che, mi sembra di capire, ti affascinano molto.
    Molto bella la scelta di rompere la quarta parete stile Dexter.
    Ho scelto che qualcuno segue il killer per poterti permettere di aggiungere un altro personaggio e dare una svolta alla trama.
    A presto! 🙂

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