A criminal mind

Dove eravamo rimasti?

«Adesso tocca alla ___ vittima» seconda (75%)

«Adesso tocca alla seconda vittima»

«Il divertimento inizia proprio ora», inizio. «C’è chi dice che nessun omicidio sarà mai come il primo. Per quanto mi riguarda, son tutte balle».

Il mio ascoltatore alza un sopracciglio (il sinistro), come se fosse perplesso da ciò che ho appena affermato.

«Come ho detto, avrei potuto benissimo risparmiare la vita ad I.», riprendo, nel spero non vano tentativo di togliergli ogni dubbio. «Inoltre, ucciderla non è stato così “divertente” o “soddisfacente” come avrei sperato. Ma ora non stiamo più parlando di lei, bensì di C.», continuo mentre torno sull’argomento della sua domanda, indicando alla fine la ragazza raffigurata nella foto.

Almeno il “world’s best detective” ha smesso di avere quell’aria interrogativa di poco fa.

«È un peccato che le cose siano andate come sono andate, in fondo era una bella ragazza», commento senza staccare gli occhi dall’immagine. «Però non siamo qui per discutere se una persona sia bella o brutta», riprendo, facendo tornare nuovamente in carreggiata la conversazione.

«Dato che so dove si trova casa sua, non ho dovuto affidarmi alla fortuna per incontrarla», comincio finalmente la risposta. «L’ho aspettata non molto lontano da dove abita per tenderle un agguato, se così vogliamo chiamarlo, armato di una pappagallo».

Il mio “amico” poliziotto beve un altro sorso del suo caffé (ma quella tazza è stata costruita o allevata dai Signori del tempo? Sembra contenere più caffé di quanto si possa pensare osservandola dall’esterno!). Poi appoggia i gomiti sul tavolo ed incrocia le dita di fronte al volto, assumendo di nuovo l’aria da “attento ascoltatore”.

«Mi sono avvicinato, non visto, alle sue spalle e l’ho colpita alla nuca», dico. Indicherei anche il punto esatto con la mano, se non avessi queste manette. «Ho poi trascinato C., priva di sensi, nella piccola zona alberata non molto lontana da casa sua. Poi l’ho legata al ramo di un albero con una corda nello stesso modo in cui io sono costretto a questo tavolo, con la sola differenza che io sono seduto e lei era leggermente sollevata da terra».

Continuo a non capire se il suo sia lo sguardo di uno interessato o di uno che aspetta (inutilmente) che io faccia un passo falso.

«Non appena ha iniziato a riprendere i sensi, l’ho salutata. “Ciao, C.”, le ho detto mentre mi rigiravo tra le mani la pinza a pappagallo». Ok, questo è sicuramente lo “sgaurdo interessato”.

«Quando mi ha visto in faccia e mi ha riconosciuto, ha iniziato a farmi le classiche domande di rito».

Apre di nuovo la bocca per chiedermi spiegazioni ed io lo anticipo di nuovo: «Le solite cose, del tipo cos’avessi intenzione di farle ed il perché. L’ho zittita posandole dolcemente un dito sulle labbra e le ho detto, testuali parole: “Non ti preoccupare, C. Farò in fretta”. Poi ho estratto il coltello dalla tasca dei pantaloni e l’ho pugnalata dritta al cuore più volte».

Da come mi guarda, capisco che si sta immaginando la scena.

«Tanto per la cronaca, ho usato un coltello da cucina e non il coltellino svizzero di mio fratello. Anche se non è esattamente l’arma migliore per uccidere una persona».

Altro momento in cui nessuno di noi due parla.

«Non ho idea di quanto ci abbia messo a morire», continuo, rompendo il silenzio. «Spero per lei che sia successo dopo la prima o seconda coltellata».

«E la ___ vittima? Che mi dici di lei?»

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92 Commenti

  • Bella chiusa. Beh, finale senza infamia e senza lode, Dav. Potevi farlo meglio. La storia aveva buone premesse ma poi c’è stata dispersione. Tutto sommato stai andando nella giusta direzione, comunque, ti stai evolvendo. Alla prossima storia! ( sì, lo so che la stai già pubblicando, la nuova storia, ma io non posso garantire assiduità in questo periodo) baciooo

  • Ciao Drago,
    così siamo arrivati alla fine.
    Ho visto che hai scritto un nuovo incipit. Vado a leggerlo.
    E’ sempre il poliziotto a fare le domande? Sembrerebbe più uno psicologo forense o, addirittura, un giornalista.
    Ti auguro una buona festa, passo all’altro racconto.
    Ciao!

    • E come tutte le donne, arrivi in ritardo. XD

      Scherzi a parte, in questi giorni sono tornato a pensarci e, sapendo cosa c’è dietro la mia idea per la storia, la seconda opzione che ha proposto non è molto lontana dalla realtà.
      Ma di più non posso dire. 🙂

  • Ciao Drago,
    le cose sono due: o lo psicopatico sta parlando a se stesso nella cella di un manicomio. oppure non ha mai commesso i delitti di cui parla e sta solo fantasticandoci sopra.
    Altrimenti non si spiega l’uso di tutti questi capitoli per raccontare l’uccisione di personaggi di cui non si sa nulla, da parte di qualcuno di cui si sa poco a qualcuno di cui si sa ancora meno.
    non è che il tuo racconto non sia ben scritto, è che non lo capisco…forse perché a me piacciono i particolari, anche troppo 😉
    scelgo la sesta.
    alla prossima!

  • Ciao Drago, ci sono rimasta male ;-; ho aperto la tua storia, mi sono seduta comodamente e ho iniziato a leggere, e dopo neanche 1 minuto avevo già finito!!! ;-; questi meravigliosi capitoli li voglio più lunghi!!! ;-; aspetto il seguito 🙂

    • Se sono meravigliosi non lo so, però sulla lunghezza non posso farci niente (per ciò che ho intenzione di scrivere).

      Se vuoi rimanere più lungo a leggere ad ogni “sessione”, potresti recuperarti qualche altra storia (passata sia mia che di altri o quelle che stanno scrivendo attualmente gli altri 🙂 )

  • Ciao Drago,
    non condivido la scelta di pubblicare un capitolo così corto, però la rispetto. Il racconto è tuo e ci fai quello che vuoi. Tuttavia, a mio parere avresti potuto adottare qualche accorgimento per arrivare allo stesso punto raccontando qualcosa in più. Un racconto con due soli protagonisti, fatto di botta e risposta, va condito con qualcosa o rischia di annoiare.
    Detto questo, mi aspetto un prossimo capitolo corposo e ricco di particolari.
    Alla prossima!

  • Sai che non lo so? Questa volta sono interessato a tutte e tre le risposte. Tiro a caso… Cosa ti ha spinto ad uccidere quelle ragazze?

    Quando ho iniziato a leggere: “Per comprendere meglio cosa voglio dire, avrebbe dovuto chiedermi il perché le ho uccise…” ho subito capito che sarebbe stato ottimo chiudere il capitolo proprio in quel punto 😉 E se questo non ti rovina con gli spazi, pazienza che sia più breve degli altri.

    Ciao 🙂

  • Tre opzioni inutili. Ho votato a caso, la meno assurda: le hai uccise in quest’ordine?
    Comunque, ho riscontrato elementi narrativi molto maturi rispetto al tuo standard e questo mi fa pensare che ti stai evolvendo,anche se devo riconoscere che ogni tanto cadi ancora negli strafalcioni. Ma mi piace il ritmo, mi piace l’atmosfera, mi piace la suggestione che trasmetti e mi piace l’idea che hai avuto. Devi solo svilupparla meglio di così, perché meglio di così è possibile.

    • Ma com’è umana, lei… XD 😀

      Scherzi a parte, son contento di essere migliorato (almeno rispetto allo scorso episodio). 🙂 Ormai mancano 3 vittime da (de)scrivere, e l’ultima è probabilmente la più “significativa”. L’unico problema è che l’iniziale dell’ultima vittima è identica a quella di questo episodio…

  • Rieccomi…
    pare che non verrò accontentata. La presentazione del crimine avverrà secondo l’ordine di uccisione delle vittime… Pazienza. In questo capitolo ti sei spinto un po’ più in là, tuttavia, rimane sempre il discorso a tu per tu col poliziotto. Non c’è storia dietro le vittime, non si capisce, ancora, da dove arrivi la vendetta. Spero non perché lo prendevano in giro al liceo 😉
    Le vittime sono 7? Magari userai gli ultimi tre capitoli per spiegare più a fondo le motivazioni dell’assassino, il suo stato d’animo. Di lui, a parte che non gli piace ammazzare la gente, che lo fa in uno stato alterato e per vendetta, non sappiamo praticamente nulla.
    Però ho notato che hai usato il tuo personaggio per ribadire il concetto di VENDETTA (e che lo hai chiamato interlocutore)… Meglio ribadirlo al quinto capitolo, per quelli che, come me, si perdono le cose… 🙂
    Alla prossima, scusa l’intervento lungo, spero di non risultare prolissa e rompipalle!

  • Boh, quarta.
    Ma dacci qualche dettaglio, no? emozioni, azioni, ti ricordi? la storia si mostra, non si racconta. E dunque ho affondato un coltello nel petto e poi tagliato una gola, non significano niente. Com’era questo coltello? e questa gola? rivoli di sangue o schizzi caotici? sul pavimento o sul muro? ha rantolato, la vittima, o versato lacrime involontarie? e che diamine, Dav!
    🙂

  • Ciao,
    Continuo a desiderare un salto temporale, vorrei che si parlasse della sesta vittima, magari con un flashback più vivido, che si addentri maggiormente all’animo nero di un assassino. Che le sue vittime siano conoscenti denota o poca dimestichezza o desiderio di vendetta… mi piacerebbe sapere di più.
    Un killer seriale che gioca con il suo interlocutore (che preferisco a “interrogatore”), avrebbe bisogno di dare più spazio a quello che ha dentro. L’impressione e che si Stiano snocciolando dei dati, rischia di risultare un po’ piatto a lungo andare… ?
    Aspetto il prossimo e ti auguro Buon Proseguimento di Feste!

    • “Che le sue vittime siano conoscenti denota o poca dimestichezza o desiderio di vendetta… mi piacerebbe sapere di più.”
      L’ho scritto nel primo episodio: pura e semplice vendetta 🙂

      “L’impressione è che si stiano snocciolando dei dati, rischia di risultare un po’ piatto a lungo andare…”
      Qualche consiglio per migliorare?

      Auguri anche a te. ?

      • Un flashback con il racconto di quello che sta nella testa del killer mentre compie l’azione omicidiaria, d’altronde il titolo del racconto é A CRIMINAL MIND…
        perdonami, non ricordavo il tuo riferimento alla vendetta. Ci starebbe bene qualche intervento che delinei il carattere e il motivi che hanno portato il protagonista a desiderarla la vendetta. Ci vuole un diversivo, tipo l’intervento di un altro poliziotto, di un familiare della vittima, di una vittima scampata… non so, io farei così… Scusa, se mi sono permessa di proporre un cambiamento di rotta, spero lo prenderai per quello che è: un consiglio. Poi la storia e tua… ?

  • Terza. Tre è il numero magico.
    Possibile che un professionista non si renda conto di quante coltellate ci sono volute per ucciderla? Cioè, non dico che doveva contarle o studiarsi le mosse, però io un’idea me la farei… comunque sempre meglio, Dav, bravo! 😉

    • Giusta obiezione, però chi ha detto che il protagonista sia un killer professionista? 🙂 Tieni anche conto del fatto che l’ha coltellata al cuore, quindi C. può benissimo essere morta dopo un paio di coltellate (ma probabilmente mi sbaglio, dato che non studio medicina 😀 XD).

      Sono contento di stare migliorando (anche sono ai tuoi occhi 🙂 ).

  • Quarta.
    Ciao Drago.
    il capitolo è chiaro e scorrevole, però trovo che potresti addentrarti nell’intimo del killer con maggiore profondità.
    E’ un assassino che racconta le proprie gesta, ma pare che sia più interessato all’aspetto tecnico del suo operato che a quello psicologico. Trattandosi di diverse sequenze a due, io renderei i racconti più vividi, aggiungendo le sensazioni del killer, le sensazioni trasmesse a lui dalle vittime.
    Perché stordirla, legarla ad un albero per poi accoltellarla al cuore rischiando di farla morire subito?
    Aspetto il prossimo e, credimi, i miei sono solo osservazioni in buona fede.

  • Ciao Drago,
    io dico la quarta, anche se potrebbe essere la terza. Si potrebbe parlare delle vittime in riferimento all’importanza che hanno avuto, all’impatto emotivo che hanno avuto sull’omicida. Che mi sembra pure un po’ inesperto: ha lasciato delle tracce su I. e se lo ricorda… O magari lo ha fatto per essere preso? Qualcuno lo fa, in altri casi è solo finita la fortuna.
    Il riferimento al Dottor Reid e il titolo del tuo racconto mi suggeriscono qualcosa…
    Aspetto il prossimo.
    p.s. io avrei fatto usare all’assassino qualcosa di più … corposo, di un coltellino svizzero, che ha una lama piccolissima e che potrebbe non essere letale, soprattutto se si tratta si un colpo inferto alla schiena. Attenzione al refuso contenuto nella frase che spiega proprio questa scena…

    • No, “Criminal mind” non c’entra, mi spiace. 🙂

      Non è detto che il nostro protagonista-assassino abbia lasciato delle prove, infatti dice: “e le EVENTUALI tracce che ho lasciato”. 🙂

      Quel refuso l’ho notato solo dopo aver pubblicato l’episodio, purtroppo. La frase doveva essere “l’ho colpita più volte alla schiena”

    • Se a te piace come sto scrivendo questo racconto, allora ho fatto centro (o ci sono molto vicino). 😀 Dato che si trattava di un “esperimento”, non ero sicuro di come i lettori avrebbero reagito.
      Nel caso in cui te lo stessi chiedendo, sì, tutti gli episodi saranno scritti come il secondo 🙂

  • Ciao,
    Direi che si potrebbe partire dalla prima vittima con l’interrogatorio. Il detective vorrà conoscere il numero delle vittime, le motivazioni e i luoghi in cui le vittime si trovano, se questo é già noto alla polizia, potrebbe voler cominciare dalla prima per conoscere le motivazioni e le inclinazioni del killer.
    Ma questo ce lo devi raccontare tu.
    Aspetto prossimo capitolo per saperne di più.
    Alla prossima!

  • Mi piace come hai introdotto la scelta, mi ha sorpreso e mammamia non sapevo cosa scegliere, alla fine ho optato per la prima vittima perché quando per esempio guardo qualcosa su un pluriomicida di solito si parte sempre dalle vittime e poi si capisce il perché, anche se in quel caso ci sono i detective che cercano di prendere il criminale non sapendo nulla di lui (a proposito il titolo mi ricorda Criminal Minds) mentre qui inizia tutto dalla sua cattura. Tuttavia mi piace andare con ordine sempre e lasciarmi il bello alla fine però guardando i voti non penso mi accontenterai.
    Complimenti per il racconto che già dal primo capitolo è pieno di sostanza e ha catturato il mio interesse.

  • Della prima vittima…si parte sempre dall’inizio. E la prima vittima è una cosa particolare, è la scintilla che ha dato il via a tutto, la miccia che ha innescato la bomba. Pur dando soddisfazione, le altre vittime non saranno mai come la prima, avranno sempre un altro sapore e non eguaglieranno mai la prima.
    Ottimo, ti seguo e vediamo cos’hai in mente, a presto 😉

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