A criminal mind

Dove eravamo rimasti?

«Che hai combinato con la ___ vittima?» quinta (100%)

«Che hai combinato con la quinta vittima?»

«Uccidere J. è stato un po’ più “piacevole” rispetto alle ragazze precedenti. Anzi, il termine corretto è “liberatorio”», rispondo. Guardo il mio interlocutore negli occhi in silenzio per qualche secondo, per poi aggiungere: «Però non è niente, a confronto con l’ultima vittima: uccidere Quella è stata la vera liberazione, mi creda».

Faccio un’altra pausa.

«Ma la domanda era su J. e non voglio divagare. Ci sarà tempo dopo, per parlare della settima vittima».

Sospiro, come per liberarmi della rabbia che mi stava prendendo e per ritrovare il filo del discorso.

«L’ho conosciuta alle superiori, abbiamo cominciato lo stesso anno. L’ho “guardata da lontano” per circa un anno o un anno e mezzo, prima di riuscire a parlarci tranquillamente. Ma solo l’anno dopo ancora ho capito la verità: lei guardava un mio amico nello stesso modo in cui io guardavo lei. Nell’estate successiva, attraverso i messaggi (mi aveva dato, tempo prima, il suo numero di telefono), l’ho insultata per qualche tempo. Lo so, sono stato decisamente “galante”…».

A questo punto immagino abbia capito il perché di ciò che ho fatto. Però ho il sospetto che me lo chiederà comunque, più tardi…

«Diversamente dalle ragazze che l’hanno preceduta, non ho cercato J. né l’ho incontrata per caso», riprendo. «L’ho “attirata nella trappola” facendole credere di aver organizzato una cena con i compagni di classe delle superiori di entrambi. Ovviamente mi ha creduto. Sono andato a prenderla la sera prestabilita a casa sua, dato che mi aveva dato il suo indirizzo al secondo o terzo anno di scuola, sebbene avesse anche lei la patente da un paio d’anni, se non ricordo male».

La mia gamba destra inizia a muoversi neanche stessi suonando una batteria. Le vecchie abitudini sono dure a morire.

«Qualche minuto dopo essere partiti da casa sua ho accostato la macchina al lato di una strada isolata. Non le ho lasciato neanche il tempo di pormi le classiche domande o fare altro che ho tirato fuori dal portaoggetti della portiera il coltello che usiamo per tagliare il pane (ed è un coltello bello grosso, mi creda) e con esso, poco prima che potesse provare a scappare, le ho causato una ferita abbastanza profonda nella gamba per rallentare i suoi spostamenti. Poi siamo entrambi usciti dalla macchina, con J. che tentava di allontanarsi per salvarsi la vita. Ovviamente la ferita, dalla quale usciva il sangue che le sporcava i jeans o gocciolava sull’asfalto, non giocava a suo favore».

Ora a muoversi come se avesse il Parkinson è la gamba sinistra, quasi avesse rubato l’energia a quella destra.

«Ho raggiunto J. in relativamente poco tempo e l’ho buttata a terra, ferendole poi col coltello anche la gamba destra che, per motivi di spazio, non potevo raggiungere mentre eravamo in macchina. Dopo averle schiacciato la mano col piede per impedirle di trascinarsi, l’ho girata in modo che desse la schiena all’asfalto. Le leggevo il terrore negli occhi (e forse c’era anche dell’odio, non lo so). Poco dopo averle sussurrato “Te l’ho detto che sarebbe stato divertente” le ho conficcato il coltello nel ventre, esattamente dove avrebbe avuto un feto se fosse stata incinta, sporcandole così anche la maglia. Solo per assicurarmi che non potesse sopravvivere, l’ho colpita anche al cuore», concludo.

«Perché...»

  • «... le hai uccise in quest'ordine?» (75%)
    75
  • «... sei stato “crudele” rispetto alle altre, con la settima vittima?» (0%)
    0
  • «... sei stato “dolce” rispetto alle altre, con la sesta vittima?» (25%)
    25
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92 Commenti

  • Bella chiusa. Beh, finale senza infamia e senza lode, Dav. Potevi farlo meglio. La storia aveva buone premesse ma poi c’è stata dispersione. Tutto sommato stai andando nella giusta direzione, comunque, ti stai evolvendo. Alla prossima storia! ( sì, lo so che la stai già pubblicando, la nuova storia, ma io non posso garantire assiduità in questo periodo) baciooo

  • Ciao Drago,
    così siamo arrivati alla fine.
    Ho visto che hai scritto un nuovo incipit. Vado a leggerlo.
    E’ sempre il poliziotto a fare le domande? Sembrerebbe più uno psicologo forense o, addirittura, un giornalista.
    Ti auguro una buona festa, passo all’altro racconto.
    Ciao!

    • E come tutte le donne, arrivi in ritardo. XD

      Scherzi a parte, in questi giorni sono tornato a pensarci e, sapendo cosa c’è dietro la mia idea per la storia, la seconda opzione che ha proposto non è molto lontana dalla realtà.
      Ma di più non posso dire. 🙂

  • Ciao Drago,
    le cose sono due: o lo psicopatico sta parlando a se stesso nella cella di un manicomio. oppure non ha mai commesso i delitti di cui parla e sta solo fantasticandoci sopra.
    Altrimenti non si spiega l’uso di tutti questi capitoli per raccontare l’uccisione di personaggi di cui non si sa nulla, da parte di qualcuno di cui si sa poco a qualcuno di cui si sa ancora meno.
    non è che il tuo racconto non sia ben scritto, è che non lo capisco…forse perché a me piacciono i particolari, anche troppo 😉
    scelgo la sesta.
    alla prossima!

  • Ciao Drago, ci sono rimasta male ;-; ho aperto la tua storia, mi sono seduta comodamente e ho iniziato a leggere, e dopo neanche 1 minuto avevo già finito!!! ;-; questi meravigliosi capitoli li voglio più lunghi!!! ;-; aspetto il seguito 🙂

    • Se sono meravigliosi non lo so, però sulla lunghezza non posso farci niente (per ciò che ho intenzione di scrivere).

      Se vuoi rimanere più lungo a leggere ad ogni “sessione”, potresti recuperarti qualche altra storia (passata sia mia che di altri o quelle che stanno scrivendo attualmente gli altri 🙂 )

  • Ciao Drago,
    non condivido la scelta di pubblicare un capitolo così corto, però la rispetto. Il racconto è tuo e ci fai quello che vuoi. Tuttavia, a mio parere avresti potuto adottare qualche accorgimento per arrivare allo stesso punto raccontando qualcosa in più. Un racconto con due soli protagonisti, fatto di botta e risposta, va condito con qualcosa o rischia di annoiare.
    Detto questo, mi aspetto un prossimo capitolo corposo e ricco di particolari.
    Alla prossima!

  • Sai che non lo so? Questa volta sono interessato a tutte e tre le risposte. Tiro a caso… Cosa ti ha spinto ad uccidere quelle ragazze?

    Quando ho iniziato a leggere: “Per comprendere meglio cosa voglio dire, avrebbe dovuto chiedermi il perché le ho uccise…” ho subito capito che sarebbe stato ottimo chiudere il capitolo proprio in quel punto 😉 E se questo non ti rovina con gli spazi, pazienza che sia più breve degli altri.

    Ciao 🙂

  • Tre opzioni inutili. Ho votato a caso, la meno assurda: le hai uccise in quest’ordine?
    Comunque, ho riscontrato elementi narrativi molto maturi rispetto al tuo standard e questo mi fa pensare che ti stai evolvendo,anche se devo riconoscere che ogni tanto cadi ancora negli strafalcioni. Ma mi piace il ritmo, mi piace l’atmosfera, mi piace la suggestione che trasmetti e mi piace l’idea che hai avuto. Devi solo svilupparla meglio di così, perché meglio di così è possibile.

    • Ma com’è umana, lei… XD 😀

      Scherzi a parte, son contento di essere migliorato (almeno rispetto allo scorso episodio). 🙂 Ormai mancano 3 vittime da (de)scrivere, e l’ultima è probabilmente la più “significativa”. L’unico problema è che l’iniziale dell’ultima vittima è identica a quella di questo episodio…

  • Rieccomi…
    pare che non verrò accontentata. La presentazione del crimine avverrà secondo l’ordine di uccisione delle vittime… Pazienza. In questo capitolo ti sei spinto un po’ più in là, tuttavia, rimane sempre il discorso a tu per tu col poliziotto. Non c’è storia dietro le vittime, non si capisce, ancora, da dove arrivi la vendetta. Spero non perché lo prendevano in giro al liceo 😉
    Le vittime sono 7? Magari userai gli ultimi tre capitoli per spiegare più a fondo le motivazioni dell’assassino, il suo stato d’animo. Di lui, a parte che non gli piace ammazzare la gente, che lo fa in uno stato alterato e per vendetta, non sappiamo praticamente nulla.
    Però ho notato che hai usato il tuo personaggio per ribadire il concetto di VENDETTA (e che lo hai chiamato interlocutore)… Meglio ribadirlo al quinto capitolo, per quelli che, come me, si perdono le cose… 🙂
    Alla prossima, scusa l’intervento lungo, spero di non risultare prolissa e rompipalle!

  • Boh, quarta.
    Ma dacci qualche dettaglio, no? emozioni, azioni, ti ricordi? la storia si mostra, non si racconta. E dunque ho affondato un coltello nel petto e poi tagliato una gola, non significano niente. Com’era questo coltello? e questa gola? rivoli di sangue o schizzi caotici? sul pavimento o sul muro? ha rantolato, la vittima, o versato lacrime involontarie? e che diamine, Dav!
    🙂

  • Ciao,
    Continuo a desiderare un salto temporale, vorrei che si parlasse della sesta vittima, magari con un flashback più vivido, che si addentri maggiormente all’animo nero di un assassino. Che le sue vittime siano conoscenti denota o poca dimestichezza o desiderio di vendetta… mi piacerebbe sapere di più.
    Un killer seriale che gioca con il suo interlocutore (che preferisco a “interrogatore”), avrebbe bisogno di dare più spazio a quello che ha dentro. L’impressione e che si Stiano snocciolando dei dati, rischia di risultare un po’ piatto a lungo andare… 🙂
    Aspetto il prossimo e ti auguro Buon Proseguimento di Feste!

    • “Che le sue vittime siano conoscenti denota o poca dimestichezza o desiderio di vendetta… mi piacerebbe sapere di più.”
      L’ho scritto nel primo episodio: pura e semplice vendetta 🙂

      “L’impressione è che si stiano snocciolando dei dati, rischia di risultare un po’ piatto a lungo andare…”
      Qualche consiglio per migliorare?

      Auguri anche a te. 😊

      • Un flashback con il racconto di quello che sta nella testa del killer mentre compie l’azione omicidiaria, d’altronde il titolo del racconto é A CRIMINAL MIND…
        perdonami, non ricordavo il tuo riferimento alla vendetta. Ci starebbe bene qualche intervento che delinei il carattere e il motivi che hanno portato il protagonista a desiderarla la vendetta. Ci vuole un diversivo, tipo l’intervento di un altro poliziotto, di un familiare della vittima, di una vittima scampata… non so, io farei così… Scusa, se mi sono permessa di proporre un cambiamento di rotta, spero lo prenderai per quello che è: un consiglio. Poi la storia e tua… 🙂

  • Terza. Tre è il numero magico.
    Possibile che un professionista non si renda conto di quante coltellate ci sono volute per ucciderla? Cioè, non dico che doveva contarle o studiarsi le mosse, però io un’idea me la farei… comunque sempre meglio, Dav, bravo! 😉

    • Giusta obiezione, però chi ha detto che il protagonista sia un killer professionista? 🙂 Tieni anche conto del fatto che l’ha coltellata al cuore, quindi C. può benissimo essere morta dopo un paio di coltellate (ma probabilmente mi sbaglio, dato che non studio medicina 😀 XD).

      Sono contento di stare migliorando (anche sono ai tuoi occhi 🙂 ).

  • Quarta.
    Ciao Drago.
    il capitolo è chiaro e scorrevole, però trovo che potresti addentrarti nell’intimo del killer con maggiore profondità.
    E’ un assassino che racconta le proprie gesta, ma pare che sia più interessato all’aspetto tecnico del suo operato che a quello psicologico. Trattandosi di diverse sequenze a due, io renderei i racconti più vividi, aggiungendo le sensazioni del killer, le sensazioni trasmesse a lui dalle vittime.
    Perché stordirla, legarla ad un albero per poi accoltellarla al cuore rischiando di farla morire subito?
    Aspetto il prossimo e, credimi, i miei sono solo osservazioni in buona fede.

  • Ciao Drago,
    io dico la quarta, anche se potrebbe essere la terza. Si potrebbe parlare delle vittime in riferimento all’importanza che hanno avuto, all’impatto emotivo che hanno avuto sull’omicida. Che mi sembra pure un po’ inesperto: ha lasciato delle tracce su I. e se lo ricorda… O magari lo ha fatto per essere preso? Qualcuno lo fa, in altri casi è solo finita la fortuna.
    Il riferimento al Dottor Reid e il titolo del tuo racconto mi suggeriscono qualcosa…
    Aspetto il prossimo.
    p.s. io avrei fatto usare all’assassino qualcosa di più … corposo, di un coltellino svizzero, che ha una lama piccolissima e che potrebbe non essere letale, soprattutto se si tratta si un colpo inferto alla schiena. Attenzione al refuso contenuto nella frase che spiega proprio questa scena…

    • No, “Criminal mind” non c’entra, mi spiace. 🙂

      Non è detto che il nostro protagonista-assassino abbia lasciato delle prove, infatti dice: “e le EVENTUALI tracce che ho lasciato”. 🙂

      Quel refuso l’ho notato solo dopo aver pubblicato l’episodio, purtroppo. La frase doveva essere “l’ho colpita più volte alla schiena”

    • Se a te piace come sto scrivendo questo racconto, allora ho fatto centro (o ci sono molto vicino). 😀 Dato che si trattava di un “esperimento”, non ero sicuro di come i lettori avrebbero reagito.
      Nel caso in cui te lo stessi chiedendo, sì, tutti gli episodi saranno scritti come il secondo 🙂

  • Ciao,
    Direi che si potrebbe partire dalla prima vittima con l’interrogatorio. Il detective vorrà conoscere il numero delle vittime, le motivazioni e i luoghi in cui le vittime si trovano, se questo é già noto alla polizia, potrebbe voler cominciare dalla prima per conoscere le motivazioni e le inclinazioni del killer.
    Ma questo ce lo devi raccontare tu.
    Aspetto prossimo capitolo per saperne di più.
    Alla prossima!

  • Mi piace come hai introdotto la scelta, mi ha sorpreso e mammamia non sapevo cosa scegliere, alla fine ho optato per la prima vittima perché quando per esempio guardo qualcosa su un pluriomicida di solito si parte sempre dalle vittime e poi si capisce il perché, anche se in quel caso ci sono i detective che cercano di prendere il criminale non sapendo nulla di lui (a proposito il titolo mi ricorda Criminal Minds) mentre qui inizia tutto dalla sua cattura. Tuttavia mi piace andare con ordine sempre e lasciarmi il bello alla fine però guardando i voti non penso mi accontenterai.
    Complimenti per il racconto che già dal primo capitolo è pieno di sostanza e ha catturato il mio interesse.

  • Della prima vittima…si parte sempre dall’inizio. E la prima vittima è una cosa particolare, è la scintilla che ha dato il via a tutto, la miccia che ha innescato la bomba. Pur dando soddisfazione, le altre vittime non saranno mai come la prima, avranno sempre un altro sapore e non eguaglieranno mai la prima.
    Ottimo, ti seguo e vediamo cos’hai in mente, a presto 😉

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