Dove eravamo rimasti?
Signor condannato, un’ultima parola?
Banale lo so, ma sono sempre stato propenso a credere alla teoria secondo la quale poco prima di morire si rivedono i momenti significativi della propria vita davanti agli occhi.
Scopro in questo momento che il mio cervello funziona in direzione uguale e contraria: sono sdraiato in una posa goffa e scomposta su di un sacchetto della spazzatura e sto pensando alle cose che non potrò più fare.
Un donnone di colore con un certificato di sana e robusta prostituzione spadroneggia sul marciapiede laggiù in fondo, inguantata in un abito di strass.
Un tizio magro come una spiga di grano si perplime davanti al mio rifiuto a gesti alla sua offerta di provare della buonissima cocaina.
Un paio di ratti mi passeggiano sulle scarpe.
L’immondizia emana calore ed un odore stomachevole e denso; sono scivolato fuori dalla cucina non salutando nessuno, aggrappato ad un residuo di testardaggine e di convinzione di poter uscire da questa cosa senza chiedere aiuto, ma la situazione mi è rapidamente sfuggita di mano.
Dopo anni di lavoro ora che sta per uscire non vedrò il mio libro pubblicato; non ho ancora detto a Monica delle cose importanti, che avevo in testa da giorni; non potrò fare il testimone al matrimonio di mio fratello: la strada verso la Signora con la falce è lastricata di rimpianti e sogni che mai si concretizzeranno.
Madame D. mi compare alle spalle con il suo fiato gelido, limitando i discorsi al minimo e privilegiando le azioni: mentre mi soffia sul collo mi porge un lungo coltello a lama liscia.
Accorciare i tempi ? Dare un taglio alla lotta e firmare la resa col sangue?
Piove su Londra, su di me e sul dolore indescrivibile che mi sta facendo esplodere la mandibola.
La lama del coltello è talmente affilata che potrei andare a segno anche se la mia mano esitasse come quella del cacciatore di Biancaneve.
Tutti quei post-it in camera si stanno scolorendo: sono motivazioni così valide per vivere? Vale la pena di lottare? Vale la pena?
La bocca mi fa male, mi mancano le energie, il dolore non smette.
Madame D. insiste.
Arrendersi non è sempre da vigliacchi. La bandiera bianca a volte è una soluzione dignitosa.
Vie d’uscita, considerazioni: un mucchio di scuse.
Scuse stoppose e senza sale.
Boccone amaro, ma già a mezza gola.
Monica tiene il cellulare con una mano e mi strappa con l’altra il mio coltello per il cioccolato per buttarlo lontano, poi mi dà uno schiaffo in viso e non posso fare a meno, in un momento di estemporanea lucidità, di notare quanto sia bella anche con i capelli fradici e il volto tirato dall’ira e la preoccupazion sua figlia.
Le sue lacrime mi fanno più male della guerra che ho in bocca: mi concedo il lusso di svenire solo all’arrivo dell’ambulanza.
Questo è il momento che più odio, forse più delle operazioni stesse:
il risveglio in ospedale privato della cognizione del tempo.
Il cellulare è sul comodino, ma è irraggiungibile come fosse su Nettuno.
Sono ridotto ad uno straccio tra digiuno, anestesie e altre porcate che mi stanno gocciolando in vena.
Sento in viso di avere una sorta di mezza maschera di bendaggi, punti e tubi, a mo’ di fantasma dell’Opera.
Monica entra e si chiude la porta alle spalle, per sedersi subito sul bordo del mio letto e sfoderare il nostro block-notes; non mi ha baciato, non mi ha accarezzato, non mi ha nemmeno sfiorato: a questa cosa ci ho fatto subito caso…
Dopo aver scritto quasi tre pagine fitte posa la penna ed infila senza esitazione una mano in borsa, per farla ritornare in scena con un blister argentato sul palmo: le mie quattro pastiglie quotidiane per combattere le crisi di Madame D.
Le accuse di averle nascosto cose fin troppo serie e le considerazioni amare sull’ impossibilità di costruire sopra delle fondamenta di segreti e bugie sono lecite e legittime, ma ciò non toglie che facciano male lì in petto, al centro del bersaglio:
sono un coglione.
Lei continua aggiornandomi che i dottori hanno rimosso quello che era necessario rimuovere, pulito quello che andava pulito e rattoppato dove serviva rattoppare: non devo fare sforzi e tra un altro paio di giorni potrò tornare a casa.
Sono veramente un coglione.
Il foglio successivo mi spiega la sua intenzione di aiutarmi, di non voler vedere più pastiglie in giro nella casa dove andremo, né altri incontri con la dottoressa sul calendario ed infine la sua convinzione che insieme cammineremo per un sacco di kilometri.
Leggo poi nel suo aggiornamento di mese, giorno e ora per placare il mio blando panico un primo gesto di affetto ad illuminare la strada verso la riappacificazione: le dita delle nostre mani si intersecano in maniera quasi indipendente dalle nostre volontà.
Dolcemente la avvicino a me, la bacio e pianissimo e con gran fatica le soffio in bocca quelle parole che le avrei voluto dire da tempo e non avevo mai avuto modo di regalarle.
Ci stacchiamo e mi rimane dietro agli occhi la polaroid della sua reazione sorridente e commossa ed in bocca il sapore di una vita terribilmente bella da provare a vivere.

05/02/2019 at 03:19
Caro, vecchio mago… Torno raramente a rileggerti, ma ogni volta si conferma essere un piacere.
Non posso che rimanere sorpresa, adoro il tuo personaggio, ma devo dirtelo: trovo che in questi limiti di battute la tua storia ci stia stretta. Mi piacerebbe considerassi l’ipotesi di ampliarla, ne sarei entusiasta.
Tra l’altro non sai quanto ho apprezzato i riferimenti a Mannarino!
Alla prossima ?
28/08/2018 at 07:52
Ciao Mago, arrivo buon ultima e con il fiatone per aver letto tutti gli episodi in una botta sola. Bello tutto e il finale, anche. Al tuo prossimo racconto mi vedrai seduta in prima fila.
03/03/2018 at 14:16
Per il sondaggio proposto puoi scrivermi a
write.berry.write@gmail.com
ciao
15/02/2018 at 15:12
Ciao mago!
Un gran bel finale, degno di questo racconto. Ora aspetto il prossimo !
25/02/2018 at 15:21
Wow. Qui c’è dell’aspettativa 😀
Grazie caro 🙂
p.s. Saresti disponibile per un piccolo sondaggio tra lettori in pvt? Fammi sapere in caso con un contatto pvt 🙂
12/02/2018 at 15:47
Anche questo racconto è andato. Ti aspetto al prossimo cimento.
25/02/2018 at 15:21
Ci sarai? Il biglietto costerà poco o nulla 😉
Grazie di esserti trattenuto fino alla fine 🙂
1 abbraccio
il mago
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11/02/2018 at 23:27
Leggendo quest’ultimo episodio viene da dire “tutto è bene quel che finisce bene”. Per fortuna che c’era Monica. 😀
Ti rinnovo i miei complimenti, questo racconto è stato bello dalla prima all’ultima parola.
25/02/2018 at 15:20
Dalla prima all’ultima parola… wow. Grazie davvero. Felice di averti avuto in teatro anche questa volta.
1 abbraccio
il mago
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10/02/2018 at 10:07
Ciao Mago
Che dire della tua storia?
Sai trasformare i pensieri in parole e immagini mai banali, sei attento ai dettagli del mondo interno ed esterno, alterni spettatore e attore con maestria.
Stile molto personale.
Spero di rileggerti presto.
25/02/2018 at 15:20
Ciao cara 🙂 Felice di averti avuto qui fino alla fine…e di averti trasmesso tutto questo… 🙂
Spero di tornare presto 🙂
il mago
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09/02/2018 at 08:53
Ciao Mago,
un bellissimo finale, intenso e ben scritto, come sempre.
Hai descritto con cura particolari sensazioni che le persone provano in momenti difficili, è proprio così che ci si sente quando ti danno certe notizie, ed è sempre così che ci si sente quando le brutte notizie prendono la porta e spariscono.
Come dice Massimo, mi piacerebbe leggere una versione estesa di questo racconto.
In attesa che il Mago torni a fare le sue magie, ti saluto e ti auguro una buona giornata.
25/02/2018 at 15:19
Ciao cara 🙂
Una versione estesa è sempre impegnativa, ma ci sto pensando, per questo e altri racconti miei su ti… vedremo 🙂
Felice di averti avuto qui fino alla fine…e di aver stupito 🙂
Ti seguo sempre curioso… 1 abbraccio
il mago
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27/02/2018 at 23:59
Volentieri.
28/02/2018 at 00:02
necessito una mail allora 😛
28/02/2018 at 17:30
keziarica@live.com
eccoci.
09/02/2018 at 07:56
Capitolo finale dolce amaro che ben chiude questo racconto. Non sono fan dei lieto fine, ma alle volte è la scelta più giusta: soprattutto quando si parla di malattia.
Hai fatto una bella magia: mi chiedo se esiste o esisterà una long version di questo racconto perché un romanzo sarebbe proprio gustoso ?
Ciao! Attendo una nuova magia a breve!
25/02/2018 at 15:18
Ciao caro 🙂 Grazie del supporto e felice di aver stupito ( è un po’ il mio… 😛 )
Sulla long version…ci sto pensando…. per questa e altre storie mie su ti… vedremo 🙂
grazie ancora 🙂
p.s. Saresti disponibile per un piccolo sondaggio tra lettori in pvt? Fammi sapere in caso con un contatto pvt 🙂