Squilibrio indotto

Dove eravamo rimasti?

Perchè il giovane sposo andrà in ospedale? Per la prima misfatta del vero antagonista. (67%)

Esposa de Tarragona

<“Perchè ci insegue?” chiedevo a mio marito. Correvamo per distanziarci il più possibile da un soldato misterioso.

Michele non rispondeva nè si fermava, quasi non gli stavo dietro. “Amore che vuole da noi?” insistevo, sperando di richiamare l’attenzione del mio compago. Lui non mi considerava, anzi aumentava il passo.

Perchè?  Ero in piena crisi isterica. Il mio corpo ne risentì, qualcosa non andava. Pensai subito al peggio, Gregorio. Sperai di sbagliarmi. Ormai Michele era davvero lontano e con un disperato tentativo, urlai: “AMORE AIUTO!”.

Sì, aveva sentito altrimenti perchè si era fermato? Ma non si voltava. Perchè quel figlio di puttana non si voltava per aiutarmi?>

Anf..Anf…Anf…
Respirai affannosamente, confusa. Un incubo. Mi ero appisolata dopo pranzo, guardando la tele.
Mi stiracchiai un pò.
Dal cassetto tirai fuori la tazza di Minny della Disney e la riempì di ACE. Un sorso ed ero più serena.
Indossata una felpona in lana per riscaldarmi, mi accoccolai nel divano avvicinando lo smartphone.
Pensai a mio marito, era l’opposto dell’uomo nell’incubo. Lui non mi faceva mancare nulla.

Felice, increspai le labbra al pensiero del robot aspirapolvere e lavapavimenti. Il giorno dopo avergli comunicato la sua futura paternità rincasò con una busta regalo.
“Cos’è?” chiesi emozionata.

Adoravo i regali e lui amava farmeli.
“Scoprilo da te” con quel sorriso magnetico che mi aveva scaldato il cuore sin dal nostro incontro a Tarragona.
Con l’entusiasmo di una bimba che apre i regali di Natale, strappai la carta regalo.
“Esto es…”quando ero insicura, iniziavo le frasi nella mia lingua madre.
“Un robot! Non dovrai far sforzi in questi nove mesi mi amor”.
Per lui in privato ero ‘mi amor

Interrompendo i ricordi, agì con l’indice sullo schermo touchscreen per scorrere gli avvisi. L’invito dai Lucata alle 20:00 : “Mierda!”, l’avevo dimenticato.
Erano rimaste tre ore. Scrissi velocemente a mio marito per ricordarglielo:
“Esta noche somos invitados de Lucata. 20:00”.  
Presi l’asciugamano e andai in doccia.
Regolata la temperatura dell’acqua, un piede dopo l’altro vi entrai.
Respirando debolmente ad occhi chiusi, sentì il fluire dell’acqua sui lunghi capelli color rame. Il nasino alla francese di cui tanto ero orgogliosa direzionava l’acqua verso il seno. Mi stupiva il processo fisiologico per cui le mammelle si ingrandivano in modo costante dall’inizio della gestazione.
E poi giù, l’acqua da tutte le posizioni si riversava sul pancione.
Prima di uscire esitai un attimo tenendo la mano sotto il pancione; sentì i peli..li avevo sempre trovati sgradevoli. Sfiorai le grandi labbra pensando a Michele “Ricostruiremo la nostra intesa sessuale dopo la gravidanza, te lo prometto“.

Scelsi un abito lungo, costellato da fiori rossi con stelo nero che con un gioco di colori si armonizzavano con la tinta di fondo. Aggiunsi una collana di perle rosse ed orecchini neri a forma di nota musicale.
Erano le sette e mezza.
Perchè Michele era in ritardo?
Andai ad aspettarlo in garage. Lo chiamai. Uno, due squilli.

‘Vamos. Recibe esta llamada’ pensai.

Dopo un attimo sentì la sua voce “Sono qui mi amor”. In forza alle mie origini catalane mi adirai, Estoy aqui in spagnolo non significa Sono nei dintorni.

“Dove sei?” tuonai.

Mi accorsi di uno strano movimento. Dalla finestra del garage non vedevi bene l’esterno perchè il vetro era satinato, ma distinguevi le forme. Avevo visto una testa abbassarsi.

Strano…in genere noti le teste dei passanti compiere moti orizzontali, non verticali.

“Sono a due semafori da casa mi amor, di fronte al rifornimento ESSO”.

“Date prisa” lo incitai chiudendo la telefonata.
Fissai la finestra.

La testa ricomparve dal basso. Non sbagliavo.

C’era qualcuno..cosa voleva?
Sembrava guardar me, ma certamente non poteva vedermi.
Trattenni il respiro; la sua mano inguantata coprì in parte il suo viso.
Knock Knock
Il battere di quel pugno sul vetro accelerò i miei battiti.
La tensione non mi faceva ragionare.
Poi, sentì il clacson dell’auto di Michele.
“¡Qué suerte!” dissi a bassa voce e mentre il motore alzava lentamente la saracinesca del garage mi avvicinai alla strada sperando di cogliere la figura di quell’estraneo che mi aveva intimorito.
Niente.

“Chi era?” mi chiese cupo, Michele.

Allargai le spalle in risposta.

Un rumore fortissimo, un esplosione. Fumo nero ma, soprattutto, sentì un dolore lancinante alla cavità poplitea destra(parte posteriore del ginocchio).
Dolore che mi privò delle forze per reggermi in piedi.
Non vedevo niente, troppo fumo, tanto che mi facevano male gli occhi e i respiri erano colpi di tosse.

L’ultimo ricordo fù del liquido sulle dita, impaurita dal dolore mi ero tastata la cavità scoprendo che mancava parte del corpo.

Quando riaprì gli occhi ero in un posto dalle pareti bianche, capì di essere a letto lenzuola bianche mi coprivano fino al collo. Di fronte a me mio marito.

Tutto rosso in volto, piangeva senza sosta.

Lo vidi aprir bocca, sembrava avesse pronunciato delle parole.

Non riuscì a coglierle.

Non riuscì a cogliere nessun suono.

Nel prossimo capitolo:

  • Erica getta benzina sul fuoco. (0%)
    0
  • Addio Gregorio. (0%)
    0
  • Indagini della polizia, vogliamo chiarirli gli avvenimenti di questi due capitoli? (100%)
    100
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21 Commenti

    • Grazie mago.
      La chiusa purtroppo la scrivo sempre all’ultimo, online, dopo aver lottato per rimanere nei 5000 caratteri.
      Finisce che mi chiedo io stesso qualcosa sul prosieguo e la domanda a cui dovrei rispondere la porgo a voi.

      [Per le feste torni in Italia o resti lì a Londra?]

  1. Un barattolo di vernice.
    Scrivi bene, ma ti gestisci male. Questo racconto meriterebbe più lettori, ma tu non vai a cercarteli, non fai girare il tuo nome.
    Hai scritto quattro capitoli e hai pochi punti in rapporto alla qualità della scrittura.
    A dire il vero non sono nemmeno gli incipoints che contano, ma dovresti cercare più ritorni dai lettori perché sono i commenti che aiutano a correggersi.

    • “Sono i commenti che aiutano a correggersi” sottoscrivo.
      L’interazione è il punto forte di questo sistema di scrittura e le critiche non possono far altro che bene, specialmente quando mosse da altri scrittori.
      Non sono gli incipoints che contano? Non sò se condividere questo pensiero.
      Sono per la meritocrazia e quindi penso che le storie più votate e commentate meritino quel trattamento. Quindi da un lato complimenti a chi “scala il ranking” e dall’altro chi non riesce nella scalata si impegni di più perchè probabilmente non sta scrivendo abbastanza bene.

  2. Molto particolare l’uso delle parentesi quadre e tondo. Non so se mi piaccia o no: per ora è solo un tocco di originalità.
    Scritto bene, fluido e leggibile, forse un po’ ingenuo, ma siamo solo all’inizio. Gli inserimenti di brand (Lidl e MomentAct) meriterebbero una nota d’autore che dichiara che nessun compenso è stato ottenuto per gli inserti pubblicitari 🙂
    Provo a seguirti, FF90 dal profondo sud.

    • Ciao cap.riccio, hai dimenticato Calvin Klein.
      Aggiungo adesso:
      L’autore dichiara di non ricevere alcun compenso conseguente all’inserimento di famosi brand.
      Spero di riuscire a spostare, nel secondo episodio, la tua opinione sulla mia originalità dalle parentesi alla storia.

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