Squilibrio indotto

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Indagini della polizia, vogliamo chiarirli gli avvenimenti di questi due capitoli? (100%)

Flussi di flashforward 1/2

Odiavo i miei chili di troppo ma maggiormente questo sedile, in cui i miei glutei straboccavano ai lati.”Signor Camisi, prenda gentilmente qualcosa per rifocillarsi”, guardandolo c’era da preoccuparsi di un immediato svenimento.
Uscito incolume all’esplosione, privo di vitalità e interesse diede un morso al sandwich.
Bevve con aria assente metà bicchiere con Actil Multivitaminico.
Costatai che le due cose non avevano sortito effetto su Michele.

Mi trasmetteva la sensazione che fosse imbambolato.

Catturato il serial killer più macabro con cui ho avuto a che fare; mi chiedevo: come può una persona cambiare tanto? L’uomo così inerme del primo incontro poteva davvero essere lo stesso che impauriva al solo sguardo?

Non potevo aspettare che ritornasse ad avere uno sguardo presente, poichè le ormai 30 ore passate dal fattaccio esigevano di accorciare i tempi.
“Devo farle alcune domande” iniziai, cercando inutilmente una sua reazione “Dovrei sapere come è andata martedì..esattamente!” conclusi.
Si prese del tempo Michele; il suo viso, non sciaquato, palesava i graffi scaturiti dai frammenti del finestrino.
Con voce piatta mi raccontò “Ero tornato a casa perchè dovevamo cenare fuori..”.
Non aveva compreso la mia richiesta, così fui più specifica “Inizi dal suo risveglio. Quella mattina”.

Al mio fianco, a completare il quadro di quella stanza d’ospedale non arredata, avevo due assistenti, che avevano confuso il loro ruolo comportandosi piuttosto da spettatori. Essendo commissario da anni, ciò non mi pesava.
Dopo meno tempo di quanto mi aspettassi ottenni una risposta “La sveglia suonò alle 6:30 come sempre, riuscì a prepararmi e alle 7 ero già in macchina, senza imprevisti arrivai alle 7:30 l’orario esatto di apertura dello store”, qui fece una pausa.

Mi disorientava il suo essere privo di emozione, era come parlare ad un robot. Un altra cosa che mi spiazzava era la sua memoria, caratteristica che lo contraddistinse sempre.

RIcordava tutto quel killer. Nomi delle vittime, luoghi, ricordava persino me dopo averlo catturato nonostante fotografi, manette, il mio disprezzo mi salutò con “Ancora. Raccontami un ultima volta come è andata..”. Mi venne la pelle d’oca, ricordava le parole che gli avevo detto l’anno scorso.

Mi parlò della email “uno sconosciuto l’aveva indirizzata a me”, della macchia rossa fresca che recava al centro “sospettai esser sangue”.

Lo incitai a proseguire “E quindi aspettò la sua assistente..come ha detto che si chiama?”
“La signora Berna, arriva alle 10” aggiunse “spesso ritarda”.
Segnai il cognome Berna su un foglietto. Avrei interrogato i dipendenti dello store.
“Continui” lo esortai.
Così Michele mi spiegò che la macchia non c’era il giorno prima, al suo posto stando a quanto Berna gli aveva riferito c’era un messaggio di 3/4 righe che nessuno aveva letto.
“E dopo?” lo incalzai.
“Niente..nulla di particolare fino a chiusura. Normale amministrazione.”

Uno strano fatto quella lettera, ma quanto davvero fosse rilevante non potevo saperlo..non sulla base degli elementi che avevo a disposizione.

Così provai a procurarmi più informazioni possibili con una serie domanda-risposta priva di tregua.
“Lei ha lasciato il lavoro alle…”.
“Come da prassi alle 18:30 circa chiudiamo e andiamo via”.
Non avevo nessun elemento dalle 10 alle 18:30…sperai che mi avrebbe dato qualche carta da giocare nel tragitto di ritorno lavoro-casa.
“Quanto dista la Lidl da casa sua?” “Mezz’ora”.
“Ma lei è arrivato dopo le 19:30 a casa. Come mai?”

“Ho dovuto cambiare la ruota della macchina, e non sono molto pratico”.
La ruota poteva essersi scoppiata al mattino? Se ne sarebbe dovuto accorgere prima di ripartire verso casa.
“Aveva una ruota scoppia?”
“Sì, pensavo fosse sgonfia ma al rifornimento mi hanno detto che aveva dei problemi”.
Scrissi sul foglietto sotto il nome Berna: possibile manomissione del veicolo. Appuntai prima di Berna tra virgolette di controllare l’email del signor Camisi, forse controllando tra i messaggi eliminati avrei avuto informazioni sulla strana email dallo sconosciuto.

Poi mi feci raccontare la dinamica dell’esplosione, tutti i suoi ricordi.
“E così non l’ha visto in viso. Ma sa se è uomo o donna?”

“Uomo” rispose certo Michele.
“Ne è sicuro?”, finalmente qualcosa di importante.

“Sì” poi vedendo che lo scrutavo per soppesare quanto fosse affidabile quell’indizio, riconfermò il suo “Sì” convinto.
“Ed era gonfio come me” chiesi riferendomi alla mia obesità “snello, una via di mezzo?”
“Un pò meno robusto di me” concluse Michele.
“Calvo, capelli lunghi/corti? Biondo bruno?”

“Corti, castani”.
Scrissi, sullo stesso foglietto di prima, il profilo generico fornitomi. Castano, stazza più gracile che robusta, capelli corti.

Era una partenza.

Per tutta la durata dell’indagine su Michele Camisi, non potevo togliermi dalla testa che non ero riuscita a catturare il suo iniziatore.

Forse l’allievo aveva superato il maestro, se così vogliamo vederla. Ma il maestro era rimasto a piede libero senza lasciarci alcuna, seppur improbabile, pista da seguire.

Nel prossimo capitolo evita di... ?

  • Essere poco descrittivo. (0%)
    0
  • Anticiparci tutto, sappiamo già che Michele diventerà un killer e verrà catturato. Ci basta! (0%)
    0
  • Ingrandire la storia...Erica, Raquiel, Michele, ora l'iniziatore e il commissario. Troppi personaggi. (100%)
    100
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21 Commenti

    • Grazie mago.
      La chiusa purtroppo la scrivo sempre all’ultimo, online, dopo aver lottato per rimanere nei 5000 caratteri.
      Finisce che mi chiedo io stesso qualcosa sul prosieguo e la domanda a cui dovrei rispondere la porgo a voi.

      [Per le feste torni in Italia o resti lì a Londra?]

  1. Un barattolo di vernice.
    Scrivi bene, ma ti gestisci male. Questo racconto meriterebbe più lettori, ma tu non vai a cercarteli, non fai girare il tuo nome.
    Hai scritto quattro capitoli e hai pochi punti in rapporto alla qualità della scrittura.
    A dire il vero non sono nemmeno gli incipoints che contano, ma dovresti cercare più ritorni dai lettori perché sono i commenti che aiutano a correggersi.

    • “Sono i commenti che aiutano a correggersi” sottoscrivo.
      L’interazione è il punto forte di questo sistema di scrittura e le critiche non possono far altro che bene, specialmente quando mosse da altri scrittori.
      Non sono gli incipoints che contano? Non sò se condividere questo pensiero.
      Sono per la meritocrazia e quindi penso che le storie più votate e commentate meritino quel trattamento. Quindi da un lato complimenti a chi “scala il ranking” e dall’altro chi non riesce nella scalata si impegni di più perchè probabilmente non sta scrivendo abbastanza bene.

  2. Molto particolare l’uso delle parentesi quadre e tondo. Non so se mi piaccia o no: per ora è solo un tocco di originalità.
    Scritto bene, fluido e leggibile, forse un po’ ingenuo, ma siamo solo all’inizio. Gli inserimenti di brand (Lidl e MomentAct) meriterebbero una nota d’autore che dichiara che nessun compenso è stato ottenuto per gli inserti pubblicitari 🙂
    Provo a seguirti, FF90 dal profondo sud.

    • Ciao cap.riccio, hai dimenticato Calvin Klein.
      Aggiungo adesso:
      L’autore dichiara di non ricevere alcun compenso conseguente all’inserimento di famosi brand.
      Spero di riuscire a spostare, nel secondo episodio, la tua opinione sulla mia originalità dalle parentesi alla storia.

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