Squilibrio indotto

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo evita di... ? Ingrandire la storia...Erica, Raquiel, Michele, ora l'iniziatore e il commissario. Troppi personaggi. (100%)

Flussi di flashforward 2/2

Insperatamente il Signor Camisi mi era stato d’aiuto.
Fiduciosa e inappagabile, annunciai un piccolo break per riordinare le idee.
Portai il mio pesante corpo ai dispositivi elettrici delle bevande.
‘Cos’altro chiedergli?’
Riflettevo sorseggiando il mio caldo caffè al ginseng, nel contempo i miei assistenti oziavano sproloquiando di tatoo e vip.
Inutili esseri.
Ah, se al mio fianco fosse rimasto Gino, tutt’altra storia.
Scacciai sul nascere il ricordo.

Tornando verso la sala allestita ad interrogatorio, incrociai una triste infermiera dai bizzarri occhiali.
In sala trovai Michele laddove l’avevo lasciato.
Guardando da dietro risultava ingobbito.

Provai ad intavolare una discussione informale.
“Signor Camisi non ha lasciato la stanza…” accennai, angustiata “..dovrebbe respirare un pò di aria pulita”.
Non ottenni risposta, pertanto mi avvicinai; nel farlo mi accorsi che tremava con impercettibili movimenti, lacrime solcavano il suo viso, scendendo dritte fino alle ferite.
Inquieta, chiesi “sta bene?”.

Per regolamento mi era precluso consolarlo, in quanto nella mia analisi investigativa non dovevo empatizzare in alcun modo con i teste.
Ciononostante provai una gran pena.

La mia reazione, prima di inserire Michele Camisi tra i sospettati, fu di diniego totale.
Infatti dissi “Sono sicura di sbagliarmi” al ragazzino, che me lo aveva descritto meticolosamente “ma dovresti venire con me in centrale per guardare una foto”

Gli concessi mezzora in più per riprendersi, e diedi modo di far qualcosa anche ai miei assistenti scansafatiche: “Chiamate l’infermiera che si occupa della moglie del signor Camisi”. Obbedirono.

Al loro ritorno rividi l’infermiera dai grandi occhiali gialli.
“Posso esserle utile?” chiese, con un timbro di voce tanto basso da farmi dubitare si stesse prendendo gioco di me.
“Sì…novità sulla donna ferita alla gamba?”
“Oh poverini”
Capì…non mi burlava, quella era la sua stramba timbrica vocale.
“Quasi certamente perderanno il figlio” commentò lacrimevole.
Ed ecco il motivo del pianto di Michele.
Dopo “è stato un incubo dargli quella notizia” e mentre lamentava che i medici mandavano sempre lei a dare quei tristi annunci, la ringraziai chiudendo il discorso.

Nel colloquio che ne seguì, Michele non accennò alle complicazioni del parto nè io gli diedi modo di rivangarle.
Mi era chiaro da dove ripartire…le informazioni apprese da una persona sotto evidente stato di shock andavano riconfermate per sicurezza.
“Non si arrabbi, vorrei ricominciasse da capo” aprì io, mettendomi nuovamente scomoda sulla sedia “Si è svegliato ed è andato in bagno a sistemarsi come ogni mattina. E?”
Ricominciò, senza innervosirsi e la sua versione dei fatti era identica alla precedente.
Mentre parlava, appuntai qualche domanda e la inserivo, interrompendolo, nel suo discorso:
“Chi era presente al mattino tra i suoi dipendenti?”

Come fin qui era successo, passarono i soliti 10/20 secondi per la risposta.
“Carla, Alfredo e Mattias. Dalle 10 in poi Berna. Alle 12 arrivano salumieri e macellai”
Quest’uomo aveva sul serio una memoria da elefante.
A quel punto, interessata, al fine di appuntarli sul foglietto chiesi nomi e ruoli del personale.

“Il team dello store è formato da: Claudio,Alfredo e il piccolo Mattias che principalmente si occupano del magazzino. Fabrizia, Jessica e Carla sono cassiere. Cassieri e magazzinieri possono aiutarsi e compiere altre mansioni. C’è un separè tra la mia scrivania e quella della mia segretaria Berna, il mio capo Erica non ha orari di ingresso/uscita. Per 5 ore 12/17 abbiamo l’ausilio di due salumieri Gianni e Pinotto, e due macellai Renato e Ruggiero”
Calcolai, 13 persone in totale.
Stando al profilo abbozzato da Michele, escludendo lui e le donne: 13-6=7 possibili indiziati.
Potevo spingermi un pò oltre, sempre ipotizzando il colpevole fosse un dipendente.
“Ti dirò un nome” dissi cercando invano il suo sguardo “tu mi dirai se ha i capelli corti e castani”.

Lessi sul foglio i nomi “Claudio…Alfredo…Mattias…Gianni…Pinotto…Renato…Ruggiero”.
Sotto l’enorme ipotesi congetturata, il cerchio si chiudeva su Alfredo e Pinotto.
Avrei parlato con entrambi.

O così speravo. Nessuno rivide più Pinotto.
Avete presente Keyser Söze de I soliti sospetti? Bè l’ultima volta che videro Pinotto fu il giorno dell’esplosione dopo di che non se ne sentì mai più parlare.

Finalmente alzò lo sguardo su di me, notai due pupille scurissime immerse in un lago di sangue. La privazione del sonno e/o il pianto avevano stressato oltremodo gli occhi di Michele.
Sostenni a fatica il suo sguardo intenso; speravo stoltamente avesse voglia di aiutarmi, così domandai “Ma lei e sua moglie avete dei nemici?”
Meno di un secondo dopo “nemici” Michele si alzò lesto con un energia e vitalità che non gli avrei mai dato e lasciò la sala.
Dieci minuti impiegarono i miei assistenti a riportarlo indietro.

Il suo sguardo era ancora zeppo d’odio, non mi feci intimorire:
“Ancora. Raccontami un ultima volta come è andata” dissi mentre i miei assistenti lo lasciavano, “Poi ti lascio andare” promisi.

Il prossimo capitolo prenderà spunto da un oggetto, quale?

  • Un barattolo di vernice. (67%)
    67
  • Il cofano dell'auto. (0%)
    0
  • Un pugnale. (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

21 Commenti

    • Grazie mago.
      La chiusa purtroppo la scrivo sempre all’ultimo, online, dopo aver lottato per rimanere nei 5000 caratteri.
      Finisce che mi chiedo io stesso qualcosa sul prosieguo e la domanda a cui dovrei rispondere la porgo a voi.

      [Per le feste torni in Italia o resti lì a Londra?]

  1. Un barattolo di vernice.
    Scrivi bene, ma ti gestisci male. Questo racconto meriterebbe più lettori, ma tu non vai a cercarteli, non fai girare il tuo nome.
    Hai scritto quattro capitoli e hai pochi punti in rapporto alla qualità della scrittura.
    A dire il vero non sono nemmeno gli incipoints che contano, ma dovresti cercare più ritorni dai lettori perché sono i commenti che aiutano a correggersi.

    • “Sono i commenti che aiutano a correggersi” sottoscrivo.
      L’interazione è il punto forte di questo sistema di scrittura e le critiche non possono far altro che bene, specialmente quando mosse da altri scrittori.
      Non sono gli incipoints che contano? Non sò se condividere questo pensiero.
      Sono per la meritocrazia e quindi penso che le storie più votate e commentate meritino quel trattamento. Quindi da un lato complimenti a chi “scala il ranking” e dall’altro chi non riesce nella scalata si impegni di più perchè probabilmente non sta scrivendo abbastanza bene.

  2. Molto particolare l’uso delle parentesi quadre e tondo. Non so se mi piaccia o no: per ora è solo un tocco di originalità.
    Scritto bene, fluido e leggibile, forse un po’ ingenuo, ma siamo solo all’inizio. Gli inserimenti di brand (Lidl e MomentAct) meriterebbero una nota d’autore che dichiara che nessun compenso è stato ottenuto per gli inserti pubblicitari 🙂
    Provo a seguirti, FF90 dal profondo sud.

    • Ciao cap.riccio, hai dimenticato Calvin Klein.
      Aggiungo adesso:
      L’autore dichiara di non ricevere alcun compenso conseguente all’inserimento di famosi brand.
      Spero di riuscire a spostare, nel secondo episodio, la tua opinione sulla mia originalità dalle parentesi alla storia.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi