Squilibrio indotto

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo capitolo prenderà spunto da un oggetto, quale? Un barattolo di vernice. (67%)

Non pensare...vernicia!

Volevo soltanto chiudere gli occhi.
Immaginavo che attorno alla cornea i miei capillari si erano dilatati a tal punto che allo specchio sarebbe stato arduo vedere una parte bianca nella cornea.
Per distogliere l’attenzione dal dolore fisico e mentale, vagavo in corridoi attorniati da scaffalature. Pur privo di un pretesto, mi trovavo da Leroy Merlin.
Non vi ero mai stato; attraversando un reparto di accessori per ciclomotori mi impressionarono le numerose opzioni nella scelta di una semplice catena antifurto, con prezzi oscillanti dai 4 a più di 50 euro.

Allontanai lo sguardo dagli scaffali,e vidi a centro corridoio un vestito succinto, da spalle a gambe lungo poco più di mezzo metro.

Se a destra a reggere il vestito era una spallina, il seno sinistro svolgeva quel ruolo dall’altra parte, evidenziando le sue forme generose.

Il vestito scendeva aderente al corpo e si allargava ai fianchi risaltando la sproporzione tra la minuta zona della vita e la voluminosa zona glutei. E lì il vestitino finiva.

Permettendo di mirare dalla parte alta della coscia giù fin quasi alla caviglia. Indossava delle calze trasparenti in cui le stelle ricamate si restringevano quanto più spostavi lo sguardo verso i piedi.

E quando conclusi l’esame del suo corpo, la vidi muovere verso me.
“Allora apprezzi?” chiese, incrociando le braccia quanto più possibile per portare in avanti la regione mammaria.

Sprofondai nel pavimento del centro commerciale, le gambe avevano scoperto una sensazione a loro ignota, l’imbarazzo.

Mentre, in modo figurato provavo a risalire dal pavimento, le dissi: “No..”, mi corressi al volo “Cioè sì..”.

Ero fregato sia in uno che nell’altro caso.
Puoi dire al tuo capo che non ti piace, soprattutto quando è una menzogna?
O puoi dire ad una persona sessualmente malata che ti piace quando vuoi essere fedele a tua moglie?
Provai a distogliere lo sguardo dalle sue lunghissime ciglia: “Erica, tu qui?”.
Eggià lei.

Il mio capo mi aveva colto ad oziare nonostante mancassi a lavoro da giorni. Mi propose uno dei suoi sorrisi maliziosi, culminante in una presa fiato che avrebbe messo a disagio anche una donna.

Era la regina indiscussa della seduzione.
“Michele mio” disse “come devo fare con te?”.
Lasciai correre senza replicare.

“Hai creato situazioni difficili per i tuoi colleghi…e all’intero store. Anche quello stupido salumiere si è assentato senza avvertire. Che sfacelo. E ora dovresti rimediare…non trovi?”
Scuotendo la testa, avallai il suo punto di vista.

Sfruttò la mia debolezza momentanea sfiorandomi con un dito le labbra “Rimedierai” disse con sagacia.

Con un passo indietro allontanai la sua mano e quel pensiero.
Le mentì, “Adesso devo proprio andare in ospedale da Raquel”.
Mi allontanai mentre ci salutavamo a distanza.
Che situazione.

Percorsi velocemente quanto mi separava dall’uscita, prima di arrivarci mi imbattei in una promozione su dei barattoli di vernice color nero opaco da 500 ml.
Ne presi uno pensando di lasciarlo alla cassa.

Più mi avvicinavo all’uscita più volevo qualcosa da fare una volta tornato a casa. L’idea di verniciare qualcosa mi procurava sollievo.
Comprai il barattolo.

Una volta in auto nella strada per casa, i pensieri negativi si ripresentarono all’unisono.

Mia moglie: poteva perdere Gregorio, avrebbe avuto difficoltà perfino a restare all’impiedi, mi era stato consigliato dai medici di lasciarla riposare per due giorni.

La casa: il garage distrutto dall’esplosione.

Erica: un terribile colpo al mio matrimonio o probabilmente al mio lavoro..avrebbe avuto la faccia tosta di licenziarmi se mi fossi sottratto al suo ricatto sessuale?
Tutti quei pensieri esplosero in un dolore lancinante agli occhi.

Bruciavano atrocemente. Riuscì a tenerli aperti fino a casa.

Ero crollato sul divano, dormendo per ore.

Grazie alla trasparenza della busta ricordai il mio acquisto.

Lo presi e mi sedetti a tavola.
Aperto il barattolo di vernice, all’interno un tripudio di nero, perfettamente uniforme, non rifletteva il mio volto.

Mi trasmise ordine e profonda serenità, mi smarrii in quel nero per minuti.

Afferrai la prima cosa che avevo a tiro, un coltello, e lo immersi nel fluido scuro. Volevo testarlo.
Agivo impulsivamente, soddisfacendo le mie più stupide fantasie.

Per cui presi un vaso in ceramica, regalo dei miei cognati, apprezzato da tutti per l’eleganza della tonalità di avana che presentava.

Lo posai affianco al barattolo di vernice, estrassi il coltello e incurante dello sgocciolare di colore sul tavolo abbozzai delle manine.

Involontariamente riportavo in disegno la mia idea mentale di Gregorio.

Ciò riaprì una ferita nella mia anima e ad ogni sguardo quell’abbozzo era una stretta al cuore.

Immersi le mani nella vernice e accarezzai la zona dove prima c’erano le manine disegnate.

Trattenni il respiro, e una lacrima si liberò sul mio viso ferito.

“Stupido io” declamai.

Driin
Il suono del campanello mi ricordò che esisteva un mondo fuori.
Troppo tardi mi avvidi della tintura sulle mani, oramai avevo imbrattato il citofono:

“Sì. Chi è?” chiesi per automatismo.

Come strutturare il capitolo 6/10?

  • Riprendendo qualcosa da ciascun capitolo precedente. (67%)
    67
  • Intrecciandolo con un ricordo. (33%)
    33
  • Con un ordine temporale degli eventi non lineare. (0%)
    0

Voti totali: 3

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21 Commenti

    • Grazie mago.
      La chiusa purtroppo la scrivo sempre all’ultimo, online, dopo aver lottato per rimanere nei 5000 caratteri.
      Finisce che mi chiedo io stesso qualcosa sul prosieguo e la domanda a cui dovrei rispondere la porgo a voi.

      [Per le feste torni in Italia o resti lì a Londra?]

  1. Un barattolo di vernice.
    Scrivi bene, ma ti gestisci male. Questo racconto meriterebbe più lettori, ma tu non vai a cercarteli, non fai girare il tuo nome.
    Hai scritto quattro capitoli e hai pochi punti in rapporto alla qualità della scrittura.
    A dire il vero non sono nemmeno gli incipoints che contano, ma dovresti cercare più ritorni dai lettori perché sono i commenti che aiutano a correggersi.

    • “Sono i commenti che aiutano a correggersi” sottoscrivo.
      L’interazione è il punto forte di questo sistema di scrittura e le critiche non possono far altro che bene, specialmente quando mosse da altri scrittori.
      Non sono gli incipoints che contano? Non sò se condividere questo pensiero.
      Sono per la meritocrazia e quindi penso che le storie più votate e commentate meritino quel trattamento. Quindi da un lato complimenti a chi “scala il ranking” e dall’altro chi non riesce nella scalata si impegni di più perchè probabilmente non sta scrivendo abbastanza bene.

  2. Molto particolare l’uso delle parentesi quadre e tondo. Non so se mi piaccia o no: per ora è solo un tocco di originalità.
    Scritto bene, fluido e leggibile, forse un po’ ingenuo, ma siamo solo all’inizio. Gli inserimenti di brand (Lidl e MomentAct) meriterebbero una nota d’autore che dichiara che nessun compenso è stato ottenuto per gli inserti pubblicitari 🙂
    Provo a seguirti, FF90 dal profondo sud.

    • Ciao cap.riccio, hai dimenticato Calvin Klein.
      Aggiungo adesso:
      L’autore dichiara di non ricevere alcun compenso conseguente all’inserimento di famosi brand.
      Spero di riuscire a spostare, nel secondo episodio, la tua opinione sulla mia originalità dalle parentesi alla storia.

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