Una famiglia perbene

Dove eravamo rimasti?

Chi è il reale bersaglio della pallottola? Elvia (50%)

Elvia

Elvia, Armando, e i ragazzi si svegliarono di soprassalto, storditi e spaventati da quel rumore assordante. Olimpia e Alessandro si precipitarono in camera dei loro genitori, ma fu loro proibito di uscire sul balcone: chi aveva sparato poteva essere ancora nelle vicinanze e colpire di nuovo. Dopo diversi minuti di attesa, Armando si fece coraggio, e, ostentando sicurezza davanti alla sua famiglia, uscì a controllare. Vide una pallottola incastonata nella persiana di legno della sua camera da letto: rimase incredulo a osservarla per qualche istante, chiedendosi chi mai avrebbe potuto compiere un gesto simile, e perché. Immaginò che fosse a causa sua, e con la mente piena di pensieri e sensi di colpa, rientrò in casa, e comunicò alla sua famiglia che senza dubbio era stata opera di qualche squilibrato, e che non avevano nulla da temere. Inoltre, disse che, l’indomani, si sarebbe recato nella più vicina caserma dei carabinieri per sporgere denuncia. 

Ancora scossi per l’accaduto, scesero in soggiorno per consumare la colazione, e si impegnarono tutti affinché il clima fosse il più sereno possibile. Armando ed Elvia ascoltarono le preoccupazioni dei ragazzi: sarebbe stato sicuro invitare i loro amici a casa? Sarebbe stato sicuro continuare ad andare a scuola da soli? Avrebbero dovuto adottare misure precauzionali di qualche tipo? La loro vita sarebbe in qualche modo cambiata? Il padre li rassicurò, disse loro che quello era stato un episodio che non avrebbe avuto nessun tipo di seguito e di conseguenza sulle loro esistenze, anche perché era convinto che ci fosse stato un malinteso, nessuno di loro poteva essere realmente un bersaglio di un proiettile: non avevano mai fatto nulla di male per meritarlo. 

Una volta che i ragazzi furono tranquillizzati, ebbero il permesso del tutto straordinario di uscire per fare una passeggiata, così da potersi definitivamente convincere che erano al sicuro, e che non avevano nulla da temere. Armando approfittò della lontananza dei figli per confessare ad Elvia  i suoi sensi di colpa:

“E se fosse colpa mia? Se si trattasse della vendetta di qualche mio ex dipendente? Ho sempre cercato di essere giusto e di accontentare i miei lavoratori, ma gli ultimi anni sono stati difficili, e ho dovuto licenziare qualcuno. Se avessi preso la decisione sbagliata, e avessi messo in pericolo la nostra famiglia?”.

Lei lo guardò dolcemente, e con gli occhi pieni d’amore rispose:

“Caro, i tuoi dipendenti ti stimano, e quelle poche persone che sei stato costretto a licenziare sono consapevoli delle motivazioni per cui hai dovuto farlo: la crisi economica attuale ha colpito tutti, sono certa che hanno capito la situazione in cui ti trovavi tu e in cui versava l’azienda, inoltre, ti sei assicurato che trovassero un nuovo posto di lavoro nel più breve tempo possibile. Non hai nulla da rimproverarti, amore mio, ma se può tranquillizzarti, perché non vai a parlare direttamente con queste persone, in modo da poter capire che piega hanno preso le loro vite? Così, avrai la prova che non nutrono rancore nei tuoi confronti. Se invece mi sbaglio, puoi scoprire qualcosa in più su ciò che è successo.” 

Armando rimase in silenzio per qualche istante: doveva ammettere che Elvia aveva ragione, come sempre, del resto. Grazie alla sua dolcezza e  alla sua intelligenza, trovava sempre la soluzione ad ogni problema: per lui, sua moglie era un imprescindibile punto di riferimento in tutti gli ambiti della sua vita. In lei poteva trovare comprensione e conforto dopo una brutta giornata, sostegno in situazioni complesse o addirittura sfavorevoli, incoraggiamento a migliorare sempre la propria condizione e a non avere paura davanti a nuove sfide, nemmeno alle più ambiziose. Anche questa volta, Elvia aveva trovato le parole per rasserenare lo stato d’animo di suo marito. 

La abbracciò, le diede un bacio sulla fronte, e pensò a quanto era stato fortunato a sposare una donna meravigliosa come lei. Poco dopo, rientrarono Olimpia e Alessandro, in perfetto orario, e iniziarono ad aiutare i genitori a preparare il pranzo. Armando si fermò un attimo a riflettere su quanto fosse unita e affiatata la sua famiglia, e non poté fare a meno di ringraziare “la sua buona stella”, come a lui piaceva chiamarla. Pranzarono in un clima disteso, per quanto possibile, e dopo pranzo decisero di godersi il tiepido sole primaverile, passando del tempo in giardino. Olimpia e Alessandro erano, come al solito, immersi nella lettura, e quando il secondo genito terminò di leggere il suo romanzo, chiese al padre di poter prendere in prestito quel libro che tanto lo incuriosiva, ma che, a causa del contenuto a tratti violento, gli era sempre stato negato. Armando valutò la richiesta, e ritenne che a quindici anni era ormai pronto per una lettura simile. Quando Alessandro tornò in giardino, in una mano teneva il suo agognato libro, mentre con l’altra stringeva un cellulare, acceso, per giunta, che, apparentemente non apparteneva a nessun membro della famiglia. 

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