LIBERA DI VOLARE

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Introduciamo gli altri personaggi (60%)

La zia Lucia

Un antico uscio a volta era spalancato e davanti ad esso una donna si sollevò dalla sedia di paglia non appena ci vide arrivare. A giudicare dall’aspetto sembrava avesse sui quarant’anni di età. Mosse il corpo paffuto verso di me e tese la mano per stringerla nella mia.

“Benvenuta, cara. Sono la zia Lucia.”

Sorrisi con la speranza che la donna fosse più accogliente del marito, ma dovetti ricredermi nel momento in cui i suoi grandi occhi neri mi scrutarono da capo a piedi e le labbra si incurvarono in una smorfia di disprezzo.

Che cosa ha il mio aspetto di così ripugnante?Forse i miei abiti sono un po’ troppo eleganti per questo posto…

Lo zio entrò in casa.

“Vieni. Accomodati.”

Entrammo in una stanza con un grande camino, acceso nonostante il caldo estivo. Il fuoco, infatti, ospitava un pentolone dove, a giudicare dall’odore, bolliva una minestra di verdure. Al centro un grosso tavolaccio di legno con due panche lungo i lati più lunghi, era apparecchiato per la cena. La casa era umile e odorava di muffa, trattenni a stento lo sconforto, soprattutto quando mi accorsi che un giovanotto biondo, seduto poco lontano da me, mi guardava sghignazzando, come se avesse capito il mio stato d’animo e se ne burlasse.

“Lui è tuo cugino Riccardo, il più grande dei miei due figli.” Spiegò la zia.

Era palese la somiglianza con il padre. Lo stesso naso lungo e sottile, gli occhi piccoli e azzurri e quelle labbra sottili che non smettevano di sorridere in modo indecente e antipatico. Non mi staccava gli occhi di dosso e ciò mi procurò angoscia. La zia sembrò notarlo infastidita.

“Emma,  vai di sopra a cambiarti d’abito. Quello che indossi non è adatto alla vita modesta che farai qui. Troppo appariscente per una ragazza per bene come te.”

Avrei voluto ribattere contro tanta insolenza. Chi si credeva di essere? Come si permetteva di giudicare la mia morale da un semplice abito? Tuttavia feci prevalere il buon senso e annuii silenziosa. Inimicarmi la zia avrebbe peggiorato la condizione della mia permanenza nella sua casa.  Mentre salivo le scale che conducevano al piano di sopra, con la zia a farmi strada non potei evitare di udire il rimbrotto dello zio Guerrino.

“Dov’è tuo fratello? Come mai non si presenta per la cena?”

Riconobbi l’ormai familiare risata di scherno di Riccardo.

“Davvero non sapete dove va a sollazzarsi quasi ogni sera?”

“Tuo fratello lavora come un mulo, a differenza di te che campi sulle stanche e vecchie spalle di tuo padre. Ha il diritto di divertirsi come gli pare o perlomeno non ne voglio sapere niente. È  abbastanza grande da sapere cosa fa.”

Non riuscii a seguire più il discorso tra i due uomini quando la zia spalancò l’uscio di una piccola stanza e mi invitò a entrare.

“Questa è la tua camera da letto. Accomodati, disfa la valigia, cambia l’abito e scendi giù per la cena.”

Fredda come il marmo, mi parlava solo per impartire ordini. Chiuse la porta per tornare al suo posto in cucina. In un angolo dell’angusta stanzetta c’era un letto artigianale il cui materasso era imbottito con spoglie di granoturco. Al suo lato un portacatino e una brocca con l’acqua che al mattino mi sarebbe servita per lavarmi il viso. Poggiata su un vecchio comodino traballante una lampada a petrolio era il maggior lusso della casa. Mi sentii soffocare a paragonare la mia nuova dimora con quella agiata che ero stata costretta ad abbandonare a Roma, per non parlare dell’odore sgradevole dei cavoli bolliti che aleggiava per tutta l’abitazione. Mi rassegnai a lasciare gli abiti nella valigia poiché non c’era traccia di un armadio o di un comò a cassettoni grandi. A malincuore scelsi l’abito più umile che avessi. Rinunciai al bustino che mi appiattiva il ventre ed enfatizzava la forma dei miei fianchi. Lasciai che la sottogonna di mussola color rosa cipria fosse coperta da un modesto vestito lungo e marrone. Misi da parte anche il bellissimo cappello piumato che avevo ricevuto in regalo da mio padre per il mio compleanno, di sicuro non avrei avuto più l’occasione di indossarlo, insieme agli eleganti guanti bianchi. Vestita come un’umile contadina, incontrai lo sguardo di approvazione della zia. L’odioso cugino, invece, non appena si accorse della mia trasformazione, riprese a sghignazzare. Solo una gomitata dello zio lo indusse a tacere. 

Scostai la sedia per accomodarmi a tavola, ma la voce aspra della donna mi bloccò.

“Emma, che cosa fai? Vieni qui e aiutami a servire gli uomini!”

Mi affrettai a raggiungerla vicino al camino. La osservai riempire le ciotole della nauseabonda minestra di cavoli e patate.

“Eh, cara mia, abituati a renderti utile. Non siamo mica in città qui e le braccia per lavorare non sono mai abbastanza.”

Lo zio continuò a riempire un bicchiere dopo l’altro di vino, tant’è che aveva il naso e le orecchie più rosse della bevanda amata.

“Si abituerà…si abituerà, vedrai. E’ una ragazza sveglia e intelligente.”

Nel prossimo capitolo:

  • Riccardo. (0%)
    0
  • Pensieri e riflessioni di Emma sulla sua situazione attuale. (20%)
    20
  • Emma sarà spettatrice di qualcosa che la sconvolgerà. (80%)
    80

Voti totali: 5

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15 Commenti

  1. Bella questa storia mi ha coinvolto tantissimo soprattutto quest’ultimo capitolo e poi trovare una storia non contemporanea ma che ci fa ritornare un po’ indietro fa sempre bene, per ricordare e rivivere attimi mai vissuti.
    Ho votato “sarà spettatrice di qualcosa che la sconvolgerà” perché sono curiosa di scoprire cosa succederà e un po’ di avventura non guasta mai

  2. Ciao,
    anche questo capitolo scorre bene, E’ ben scritto ed efficace. I consigli di Befana e Maria sono utilissimi e ne usufruisco spesso anch’io, perciò non aggiungo altro e aspetto il prossimo.
    Vediamo cosa la sconvolgerà…
    Alla prossima!

  3. Ciao.
    Facciamola assistere a qualcosa di sconvolgente: sembra essere impressionabile, non dev’essere dura sconvolgerla.
    L’atmosfera è sempre piacevole e hai introdotto la nuova casa e i parenti.
    Mi permetto un consiglio, che vale quel che può: so che vuoi rendere l’atmosfera d’epoca e le sensazioni e emozioni di Emma però non eccedere con le frasi arzigogolate e i dettagli.
    Ti faccio un esempio: “davanti a un uscio a volta spalancato, ci aspettava una donna che si alzò al nostro arrivo. Paffuta, sembrava avere una quarantina d’anni.. Mi venne incontro e tese la mano perché la stringessi” Ho scritto tutto quello che hai scritto tu ma così è un po’ più fluido.
    Come regola, pensa a evitare il più possibile, i “tuttavia, quindi, dunque, nonostante…” e a cercare di non esagerare con gli aggettivi o le perifrasi superflue. Tipo “scendere (giù)”, “salire le scale (che conducevano al piano di sopra)”…
    Spero che tu non la prenda male: sono consigli che ho ricevuto, e ricevo tutt’ora, e hanno buone intenzioni. 🙂
    Ciao

    • Ciao befana, sarei una sciocca se me la prendessi a male. Questa è una buona palestra di scrittura dove imparare e finché si esprime un consiglio in toni educati , come state facendo finora, sono io che debbo ringraziare voi. Pensa che, proprio qualche ora fa, dopo il commento di Maria, ho modificato la frase che citi tu. Un forte abbraccio e a presto.

  4. Io introdurrei gli altri personaggi.
    Non ho una passione per il rosa ma il tuo incipit è davvero grazioso e mi è sembrato davvero ben scritto. Il solo consiglio che mi sorge è di andare un po’ più spesso a capo perché la prima parte fa un po’ “muro di parole”, ma se no il tutto è molto carino.
    E anche a me piacciono le Brönte, non quanto la Austen, ma quasi 🙂
    Alla prossima

    • Ciao, grazie per i complimenti. Le osservazioni che ricevo sono davvero una fonte preziosa per migliorare. Mi vergogno quasi a dire che io, al contrario di te, non amo molto la Austen, pur riconoscendo il talento e la grandezza della scrittrice. Trovo le Bronte più nelle mie corde, più passionali. Grazie per avermi voluto leggere. A presto!

  5. Ciao e benvenuta
    Bella la descrizione del paese e delle sensazioni/pensieri della protagonista.
    L’unico dettaglio che mi stona, ed è una personale opinione, riguarda il fatto che Emma si riferisca due volte allo zio in modo formale e da narratore distaccato, come “l’uomo”.
    Avanti con qualche particolare sul paese.
    🙂

  6. Bello questo tuo incipit! Mi ha colpito molto per la delicatezza e per l’accuratezza usate nella descrizione dei luoghi e dei sentimenti.
    Immagino che il tuo nick si rifaccia all’amore per la lettura dei testi delle sorelle Bronte.
    Mi piace molto il tuo stile, molto… retrò, nel senso molto buono del termine.
    Aspetto il prossimo capitolo e ti saluto!
    Alla prossima!

    • Grazie infinite! Sì, adoro le sorelle Bronte, un pò di più Charlotte. Amo anche leggere Verga, Moravia e Morante. La mia scrittura è ancora acerba, ma d’altronde King ci insegna che bisogna scrivere e leggere all’infinito. A presto e ancora grazie per il tuo apprezzamento.

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