Ve la siete cercata

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Si consuma un altro omicidio (67%)

Scuse inutili

L’edificio non mostrava segni di alcun tipo, nemmeno un’impronta a terra. L’ambiente si poteva dire particolarmente tranquillo e pacifico. L’ispettore iniziò salire le scale, lasciando i suoi sottoposti ai piani inferiori. Giunto in cima cominciò a guardarsi attorno ma la scarsa luce non gli permetteva di vedere nel dettaglio se ci fossero stati degli indizi. Dopo aver esaminato tutte le stanze decise di andarsene prima che facesse troppo buio ma una luce proveniente dall’esterno filtrava attraverso una finestra e si depositava a terra nell’ultima camera in fondo ad un corridoio. Questo attirò l’attenzione dell’ispettore che si precipitò a monte del fascio di luce per scoprire da dove provenisse.

Un lampione era situato nella vietta di ciottolato di fronte al lato Est della casa. Mentre tutti gli agenti sul posto andarono via, l’investigatore si fermò a chiedere ai residenti del quartiere se avessero visto dei ragazzini passare sotto quel lampione giorni prima. Nessuno sembrava aver notato nulla, tranne una anziana signora. Aveva sentito le domande poste ai suoi vicini così, quando l’agente passò sotto il suo balconcino su cui lei stava, lo chiamò invitandolo ad entrare a casa sua. Arrivato davanti alla porta della signora, prima di entrare, si fermò ad ammirare gli addobbi natalizi di maglia posti sull’uscio.

“Buona sera, sono l’ispettore investigativo Ferdinando Boschi. Le dispiace se le faccio qualche domanda?”

“L’ho invitata apposta. Prego, entri pure”.

Si sedette su una piccola sedia scricchiolante in soggiorno, poi partì con il suo mestiere di segugio chiedendole nome, cognome e abitudini. Maria Racito, una vecchietta che, da quel che dice, passa le sue giornate tra il soggiorno a guardare la televisione e il poggiolo dove siede a fare lavori ad uncinetto. Cosa che all’ispettore parve piuttosto credibile data la quantità di centrini ed altri appezzamenti sparsi per l’abitazione. “Per caso ha visto qualcuno qualche ragazzino passare sotto quel lampione?”, gli fece gesto con la mano indicando fuori dalla finestra. “Nessun ragazzino” rispose.

“Ma” riprese “ ho visto un uomo passare più volte per quella strada”.

“Che tipo di uomo si ricorda? L’ha visto in faccia?”

“Alla mia età non ho più occhi buoni per distinguere il volto di una persona a questa distanza. Posso solo dirvi che era vestito di nero.”

“Quante volte è passato?”

“Non le ho contate ma almeno un paio nel pomeriggio. La sera quando stavo chiudendo gli scuri in camera mia ne ho incrociato lo sguardo. Si trovava proprio sotto il lampione, fermo in piedi a guardarmi. Quella è stata l’ultima volta”.

“Lei cosa ha fatto?” chiese incuriosito l’ispettore.

“Ho chiuso e sono andata a letto”

“Ah, capisco… mi scusi se le ho fatto perdere tempo”.

“Deve proprio andare? Posso fare del thè se vuole”

L’ispettore voleva cavarsela in fretta, quella casa gli dava un’insolita claustrofobia, per non parlare di quell’odore da vecchio che aleggiava nell’aria. Il signor Boschi prese le sue cose e si diresse verso la porta raccomandando alla signora di rimanere reperibile e di chiamare la polizia se avesse notato qualcosa. Il pensiero di chi potesse essere quell’uomo tormentava l’investigatore. Visto che i suoi colleghi se ne erano già andati dovette pure tornare a casa piedi. Come se non bastasse urtò una persona. Non si girò nemmeno a guardarla in faccia, chiese scusa proseguendo per la sua strada. La sua mente era annebbiata di pensieri. Nel frattempo la signora Racito si preparava per andare a dormire. Stava mettendo via le sue attrezzature da uncinetto lasciate sul poggiolo quando… “Scusi” si girò incuriosita a guardare l’uomo che era incappato nel’investigatore. Si era soffermato un’attimo dopo lo scontro, poi proseguì verso le scale che portavano all’appartamento dell’anziana. Lei non se ne preoccupò ed andò avanti con il suo solito rituale prima di coricarsi. Mentre si dirigeva a letto scorse l’ombra di qualcuno appostato difronte all’entrata di casa sua. Si fermò di colpo come per non far sentire la sua presenza. Rimase con il fiato sospeso finché non udì bussare. Non rispose. Dopo pochi secondi bussò di nuovo, ma questa volta più forte e con più decisione. Non rispose. L’ombra dietro la porta si fece sempre meno intensa, fino a scomparire. La Sig.ra Maria riprese a respirare normalmente, ”il peggio è passato” pensò. Spense le luci. D’un tratto si sentì riecheggiare per tutta la stanza lo schiocco provocato dalla rottura del legno dell’entrata. Di fronte ad essa un uomo vestito di nero con un piede di porco in mano. Lui cominciò a ridacchiare, poi chiuse la porta. Rimasero al buio.

Nel prossimo episodio la signora Maria morirà con...

  • Un piede di porco (50%)
    50
  • Un coltello (0%)
    0
  • I ferri da uncinetto (50%)
    50

Voti totali: 4

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

19 Commenti

  1. Nonostante possa assomigliare ad un giallo quest’opera ha davvero del potenziale , mi piace il modo in cui è scritta e nonostante dei piccoli errori che sono stati già fatti notare da altri io la trovo molto piacevole e tranquilla.
    Il genere Horror psicologico penso sia uno dei più difficili da strutturare quindi hai veramente dei bei grattacapi, non tralasciare però l’aspetto macabro classico di un Horror che si rispetti.
    Tante belle cose
    -B

  2. Col piede di porco,
    visto che se l’è portato dietro…
    Ciao Dobrit.
    La storia prende forma. Attento ai refusi e alle incongruenze:
    la signora anziana che lavora all’uncinetto però non riesce a distinguere bene il volto dello sconosciuto a distanza… Potresti farle indossare degli occhiali per ovviare a questo problema.
    “quando l’agente passò sotto il suo balconcino su cui lei stava” credo che dovresti rivedere questa frase.
    Ora ci vuole qualcosa di orrendo per andare nella direzione del genere scelto, fin qui sembrerebbe più un giallo: sparizioni, investigazioni…
    Aspetto il prossimo e ti chiedo scusa per l’invadenza.
    Ciao!

    • Ciao Keziarika, ti ringrazio per ogni tuo commento. Non ti trovo affatto invadente anzi, essendo il mio primo racconto ho bisogno di persone come te che, in modo costruttivo, mi fanno andare avanti. Nel prossimo episodio pensavo a qualcosa macabro per ritornare sui miei passi, ammetto di aver sviato nel giallo. Mi scuso anche per la tarda uscita del brano, però le vacanze volevo godermele prima di ricominciare la scuola ;-P

  3. Ciao,
    è un horror, quindi io voto per un altro omicidio.
    Dovresti prestare più attenzione prima di pubblicare, rileggere con cura ed eliminare i refusi che interferiscono con la lettura.
    Ti consiglio anche di andare a capo con maggior frequenza, per poter dare più dinamicità alla scrittura. Attenzione anche ai tempi verbali.
    Detto questo, la storia ha una bella trama, quindi aspetto il prossimo!

  4. Ciao Keziarica, io in questo testo non ho voluto dare date ne ambienti specifici. Dal prossimo capitolo le cose saranno un po’ più chiare. La storia sarà ambientata nel passato, i tempi verbali e le punteggiature verranno rispettati. Gli introl sono delle viette di paese con il pavimento fatto di sassi. Mi sono reso conto dopo aver scritto di essi che: “Introl” è un modo dialettale delle mie zone di chiamare quelle vie. Per quanto riguarda le ambientazioni vedrò di essere più chiaro. Il fatto di avere la sensazione che più persone scrivano questa storia è dovuto alle pause di riflessione per decidere cosa inserire nel racconto. Quando mi riprendo da queste pause non tengo conto del distacco logico tra un discorso e l’altro. Detto questo, ti ringrazio di aver letto la mia storia, mi scuso per miei errori e spero di migliorare in modo da non rovinare il racconto.

  5. Ciao Dobrit,
    sono sincera: non ho capito molto di quanto descrivi in questo incipit.
    Insomma, ho capito che qualcuno guarda da un edificio chiamato Introl, che non so cosa sia e se è un nome attribuitogli magari andrebbe con la maiuscola, e che qualcosa avviene di poco chiaro e rassicurante nella costruzione di fronte. nel passaggio centrale, dove passi al presente, pare che a scrivere sia qualcun altro.
    Parli di un Ciao della Piaggio, la storia è ambientata ai giorni nostri? O nel passato?
    Perdona le mie domande e i miei appunti, da’ loro il peso che hanno: consigli e bisogno di capire.
    Alla prossima.
    come ho scritto a qualcun altro: commento perché m’interessa, altrimenti sarei passata allegramente oltre.

  6. Ciao Dobrit. Il tuo incipit mi ha incuriosita e l’ho letto. Sembra promettere bene.
    Tuttavia dovresti fare attenzione a degli errori che rendono il racconto poco scorrevole. Infatti passi dai verbi al presente a quelli al passato nella stessa frase (dovresti scegliere il tempo verbale lineare della narrazione) e dovresti fare attenzione anche alla punteggiatura (le virgole soprattutto) e a certi errori tipo “ne…ne”, “stesse…potesse” due congiuntivi dove il primo dovrebbe verbo essere o presente o passato semplice (a seconda del tempo verbale che tu vuoi seguire come scritto sopra). Sono consigli, non oserei mai scrivere queste cose per criticare negativamente (poi gli errori capitano a tutti).
    Ho votato per persona alle sue spalle.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi