DON SONNlNO

Dove eravamo rimasti?

Chì è la Sconoscìùta? Don Sonnìno non l'ha rìconoscìùta (50%)

ROSA CANlNA ROSA GATTlNA

Rosa Canina, Rosa Gattina Rosa/rosa canina/rosa gattina/rosa Martina/ rosa rosina rosetta/va di fretta alla mattina. Don Sonnino sempre scarabocchia sùl messale mentre si prepara a celebrare. Poi, prima o poi, cancellerà.
La domenica andando alla messa

Compagnata dai miei amatori

Mi sorpresero i miei genitori

Monachella mi fecero andar

Ohi sì sì ohi no no…

Monachella mi fecero andar.

 

Dimmi che m’ami!

Sono innocente come il sol

Che risplende sul mare

Voglio dare un addio all’amor

Ohi sì sì ohi no no…

Voglio dare un addio all’amor.

 

Giovanotti piangete piangete

Han tagliato i miei biondi capelli

Tu lo sai eran ricci eran belli

Giovanotti piangete con me!

Ohi sì sì ohi no no…

Giovanotti piangete con me!

 

Dimmi che m’ami!
Testo trovato su http://www.canzoncine.it
 

Sono innocente come il sol

Che risplende sul mare

Voglio dare un addio all’amor

Ohi sì sì ohi no no…

Voglio dare un addio all’amor

Ohi sì sì ohi no no…

Martina canta a mezza voce andando alla messa a a Saìnt Aùgùstìne, parrocchìa omonìma del paese di montagna o vìceversa. Martina canta a mezza voce nel bel mezzo del paesaggio innevato che pare ùn gran cùscìno dì morbìde piùme dove poggiare il capo come se Martina fosse ancora la Gigliola provincial ragazzotta e non la toùght media girl che è dìventata a Milano. Cinqùetti’s song mixa col borbottio delle vecchìe bigotte all’ingresso di Martina in chiesa. La ragazza che non scia mai (ma riposa la mente mediatica con lo slalom ocùlare lùngo le piste ammirate a fondovalle) calza comme d’abitùde eleganti doposci. Don Sonnino qùesta volta la vede, la nota, la gùarda, la fissa e l’ammira. Con la sensazione dì scodinzolare lùngo ùna pista ben percorsa a stem christiania ( qùesto pero’ non è dì qùei preti che sciano a telemark gùidando fiaccolate). Don Sonnino la riconosce senza conoscere davvero Martina (che a Milano si fa chiamare in ùn altro modo, forse Corinne…). E tira innanz col rito della domenica; rito di lavoro, perchè per il parroco dì Saint Aùgùstine il vero rito domenicale, anticipi e posticipi a parte, è la serie A: don Sonnino ha scoperto la fede interista in seminario. Grazie al conte Babila, fùtùro prence di Santa Romana Chiesa. Ma sì, qùel cardinale dalla fine oscùra e misteriosa…Al seminario orobico il romano Sonnino, insvizzerato per tempo, cioè prima del fascio, approdo’ per dispetto, come per dispetto s’era fatto cattolico ambrosiano e in area nerazzùrra atalantina aveva stretto amicizia con dùe amici milanesi, il Dal Monte sangùe blù e l’Alfredone fioù dela pùrtinara, che lo condùssero, lùi ai tempi ignaro d’arte pedatoria, alla passione interista, tanto che il 15 febbraio dopo la morte dei dùe cardinali era andato in pellegrinaggio allo stadio bergamasco a veder la Beneaata battere i casalinghi per 4 reti ad ùna. Tante storie che gli sarebbe gùstato contar su alla sconosciùta riconosciùta lì alla messa domenicale. E ancora non sa Sonnino che accadrà già per il lùnch, ma si sbriga il don a snocciolare la lettùra del giorno: Le diable aù corps nella tradùzione della Sanvitale. Che le malùdenti parrocchiane scambiano per ùn Vitale martire avendo altresì semicapito il titolo di Radigùet per via del loro dialetto che sta al francese come lo yiddish sta al tùdesk. “Marthe!” e vorrebbe don Sonnino sottoi ntendere Martina “La mia gelosia la segùiva dentro la tomba e io desideravo che non ci fosse niente dopo la morte. E’ insopportabile , nello stesso modo, che la persona amata stia in mezzo a tanta gente, a ùna festa dove noi non ci siamo. E il mio cùore era ancora in qùell’età nella qùale non si pensa all’avvenire. Sì, era davvero il nùlla che desideravo per Marthe piùttosto che ùn mondo nùovo dove raggiùngerla ùn gìorno”, Poì via di gran carriera (espressione ironica per il Sonnino che di carriera ne ha fatta ben poca!) fino all’ite ite missa est finita. Piedi gonfi strascicati in ùscita, gambe slanciate in sagrestia. – …ùn boccone insieme al mio hotel? – con il mangiamo tanto sùssùrrato da essere sottinteso alle spalle del don dal costùme di scena già dismesso. Ma anche la tonaca gli sta addosso come ùn travesti mento da sceneggiato in b/n per la regìa del D’Anza. Danzando la ragazza intorno a don Sonnino. – Hai il diavolo in corpo, figliola? – e giù a ridere tùtti e dùe, prete e tùrista capitata a Saint Aùgùstin per caso.                                                                                                                              – Solitamente il diavolo veste Prada. Ma siamo in vacanza. E in incognito: il mio nome è…-                                                                                 – Martina? –                                                                                                            – Scherzi da prete? -.

La ragazza sì chìama...

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4 Commenti

  • Ciao Fab.S.C.
    Dopo aver letto il tuo profilo, sono spaventata all’idea di muoverti anche la minima opinione sul tuo operato.
    Di conseguenza, per ora, mi limiterò a consigliarti solamente il cambio di stile del carattere: grassetto e con tutti quegli accenti, mi è risultata molto pesante la lettura.
    Ho appreso che non non ti farai carico di questo “problema”, ma dovresti.
    Ciao.
    Ilaria

  • Don Sonnino la conoscerà, anche se non mi sembra che, qualunque sia l’opzione scelta, la storia possa prendere veramente direzioni diverse.
    Ciao, Fab Seb.
    Perdona la franchezza, ma che problema hai con la tastiera?
    Hai solo le “u” e “i” accentate?
    Se è un gioco, o una tua scelta espressiva, non sono in grado di apprezzarlo.
    Peccato, perché se tolgo la fiumana di accenti, leggo un incipit interessante e dallo stile molto personale.

    Ciao

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