TRE COLPI

Dove eravamo rimasti?

Da dove arriveranno le informazioni per capirci qualcosa in più? In un sogno. (50%)

NON HAI SCAMPO.

“La polvere rischia di farmi starnutire. Non posso. Trattengo il respiro.

Un ragnetto si avvicina talmente tanto al mio viso che riesco a distinguere la peluria nera che gli ricopre le lunghe zampe. Mille occhi gialli mi stanno osservando in questo momento.

Sono sdraiata, sul lucido pavimento. Nascosta.

Da quando ho sentito quella figura arrivare non mi sono più mossa.

 A dir il vero non l’ ho mai fatto. Mi sono svegliata qua, distesa sotto un letto dalle doghe in legno.

Sopra vi è sicuramente un corpo. Morto.

Da quando ho intercettato l’ultimo movimento è passata un’eternità.

Ho  visto delle scarpe maschili scivolare dentro la stanza aprendo una porta. Ero sicura che quella persona fosse li per me. Quei mocassini beige si sono avvicinati e si sono fermati immobili a scrutare ogni sospiro. Ho chiuso gli occhi temendo di vedere quelli di quell’uomo affacciarsi sotto la sponda  del letto.

Poi nulla.

All’improvviso si è scatenata la violenza.

Sentivo un peso premere sopra il materasso, quasi a schiacciarmi. Si divincolava dalla stretta di quell’individuo.

Lui puntava i piedi e schiacciava sempre più forte.

Un ultimo grido soffocato.

Di nuovo nulla.

Un rivolo di sangue color porpora ha iniziato a colare dal bordo del lenzuolo fino a creare una pozza a terra a pochi centimetri da me.

Ho sentito la porta sbattere. La figura si è dileguata.

Sono rimasta immobile finchè il liquido denso non ha terminato la sua discesa.

 

Piano piano esco allo scoperto. La stanza è piccola e illuminata solo da una fioca luce su un comò.

Ho paura di girarmi a guardare la parte superiore del mio nascondiglio per ciò che potrei trovarci sopra.

Un singhiozzo mi fa sobbalzare.

Una scena orribile.

Le lenzuola e i cuscini sono totalmente immersi nel sangue.

Ma non è questa la parte orribile.

Sopra non vi è nulla.

Qualcuno piange. I gemiti provengono da un vecchio armadio color mogano vicino la porta.

Diventano sempre più forti, quasi strillati.

Poi tre colpi, ripetuti con forza. Vengono sbattuti contro l’antina dall’interno.

Faccio scorrere leggermente questa.

Degli occhi luminescenti, quasi gialli mi fissano.

Improvvisamente cessano i colpi e il pianto disperato.

Una bambina, o detto brutalmente quello che ne rimane di lei, è seduta lì.

I capelli le cadono sulle spalle appiccicati al sangue, ormai raggrumato, che le circonda la gola. Le occhiaie nere le incorniciano gli occhi. La sua carnagione è bianca.

Un sorriso le appare in volto. Anche esso è colorato di rosso.

Inizia a sussurrare qualcosa.

“Verrò a prenderti. Non potrai scappare. Verrò a prenderti. Non potrai scappare.

Verrò a prenderti. NON POTRAI SCAPPARE”

Dalla sua bocca esce un conato di liquido nero.

Le labbra si distaccano sempre più. Erutta un getto consistente di quella sostanza che mi travolge. Vedo sempre i suoi occhi gialli nell’oscurità.

NON HAI SCAMPO.”

(…..)

Mi sveglio che sono tutta sudata.

Sono terrorizzata, sto tremando. L’unica cosa che riesco a fare è formulare le lettere che compongono il nome Rosie.

Sono sicura che fosse lei la bambina dell’incubo.

Adesso basta.

Voglio sapere cosa è successo in quell’appartamento 12 anni fa.

Fortunatamente è già mattina. Raccolgo le poche forze che ho in me e mi precipito al piano terra.

Davanti all’appartamento della portinaia busso timidamente.

Mi apre la signora Smith con i bigodini in testa e una camicetta buffa color pisello. Ispira tranquillità con il suo fare materno e le linee morbide del suo corpo non più troppo giovane.

Vedendo la mia faccia si allarma.

“Siediti subito cara! Gradisci un caffè?”

Una cucinetta con i mobili color canarino mi accoglie con tutta la sua sfacciataggine. La mano forte della Smith mi spinge su un divano con la fantasia a fiori.

Nel giro di un secondo mi trovo una tazza bollente traboccante di liquido scuro tra le mani.

“Latte?” Declino la proposta con un cenno del capo.

Lei si accomoda su una poltroncina di fronte a te. Un persiano russa da sopra una mensola.

“Ero così convinta fosse Edward. Ha detto di aver sentito un rumore ed è uscito stanotte, ma non è ancora rientrato. Devo confessartelo cara, inizio ad essere un po’ preoccupata…Ma tu piuttosto come stai? Sembrai stravolta!”

Sto iniziando ad abituarmi a quel clima confortevole. Provo a formulare una frase.

“Chi è Edward?”

Suona un po’ incerta ma ha colpito nel segno. Gli occhi della donna si illuminano.

“Non dirmi tesoro che non ti ho ancora presentato il mio caro marito?”

“Ehm..”

Non faccio in tempo ad aprire bocca che si sente provenire dall’esterno un gran tonfo.

Un urlo risuona all’ interno delle mura.

Un oggetto apparentemente insignificante diventerà protagonista. Di cosa si tratta?

  • Un foglio scritto a mano. (33%)
    33
  • Un'iniziale incisa. (44%)
    44
  • Una fotografia. (22%)
    22

Voti totali: 9

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34 Commenti

  1. Ciao Aliss
    Bel capitolo, intenso, drammatico e, naturalmente colmo di dettagli horror!
    Ti elenco però alcune cose di cui mi sono accorta durante la lettura, non me ne volere… ma proprio perché scrivi bene, è un vero peccato incontrare questo tipo di errori.
    Le ripetizioni sono diminuite ma in questo capitolo le ho nuovamente notate tipo questa: Scena orribile- parte orribile
    Le occhiaie le incorniciano gli occhi, è anche questa una ripetizione,anche se non hai scritto la stessa parola ma in fondo il significato è sempre lo stesso.
    Cerca di eliminare le –d eufoniche tra vocali diverse. Fatta eccezione “ad esempio”.
    “O detto brutalmente” io avrei tolto quel “o detto”.
    Mi fermo qui perché non vorrei sembrare pedante.
    Ho voluto semplicemente farti notare le cose che, secondo me, sono proprio da evitare perché appesantiscono una lettura che invece potrebbe essere molto piacevole.
    Come al solito, cerca di prendere questi commenti solamente come consigli.
    Ciao ciao
    Ilaria

  2. Ciao Aliss,
    direi una iniziale incisa.
    Direi che sei migliorata, mi è piaciuto questo capitolo. Avrei optato per termini diversi, tipo : appresso anziché raggrumato, ma queste sono scelte tue.
    Unico piccolissimo neo: quando la signora Smith propone alla protagonista il latte, lei declina, ma, a leggere la frase, parrebbe la stessa protagonista a proporsi di prendere del latte.
    Alla prossima!

  3. Ciao Aliss

    Ho notato che sei migliorata nettamente dall’ultimo capitolo, brava. Ho avvertito i tuoi sforzi e anche le ripetizioni sono diminuite se non scomparse.
    Capitolo interessante e pieno di suspense.
    Ho scelto un abitante della palazzina, per darti modo di partire con dei dialoghi e non solo con il “raccontato”.

    Ciao, alla prossima

    Ilaria.

  4. Ciao Aliss,
    da un abitante del palazzo. I vicini di casa sanno essere inquietanti e spesso inopportuni. Alcuni conoscono molte più cose di te, sulla tua stessa vita 😉
    I passi e i rumori al piano superiore, in un appartamento disabitata, ci stanno sempre bene in un horror. Mi viene in mente la macchia nera sul soffitto in “Black Water”…
    Continua così.
    Alla prossima!

  5. Ciao Aliss,
    Il tuo modo di scrivere è davvero formidabile, fai scorrere il tutto molto bene. Anche il modo in cui ci stai raccontando la storia è molto interessante, non vedo l’ ora di scoprire qualcosa di più! Attendo con ansia il tuo prossimo capitolo!
    Continua così;)

  6. Ciao Aliss, ho letto i tuoi 3 capitoli in un soffio;molto interessante il tuo racconto! È scritto molto bene e le parole scivolano benissimo,mi piace:) anche se per ora Mistero è in testa,io voto per Paura che mi intriga sempre un po’ di più. Ma son curiosa di sapere come intreccerai tutte le storie e cosa ne verrà fuori.
    A presto,ciao!

  7. Ciao Aliss,
    mi è piaciuto questo capitolo. Ho odiato l’uomo grasso e mal vestito e ho avvertito il disagio provato dalla piccola Rosie, e questo significa che hai fatto un buon lavoro, caratterizzando bene i personaggi.
    Avresti potuto usare dei sinonimi per “la mamma”, ma capisco la scelta visto che a raccontare è una bambina.
    Comunque tutto scorre e il mistero si fa sempre più fitto. Io voto per altro mistero.
    Alla prossima.

  8. Io direi di scoprire chi è Rosie.
    Capitolo ben scritto, attenta però a qualche piccolo refuso.

    Spero che queste informazioni, ti siano utili in futuro.
    Ho notato qualche ripetizione, quelle che mi sono rimaste più impresse sono le seguenti:
    “Ecco arrivare anche loro. Le sirene,e le lacrime. Anche le mie” anche-anche

    “Ed ecco al termine di questo, delle scale. Piccole e quasi nascoste. Alla base di queste una porta”
    Cosa può esserci di proibito in queste circostanze?”
    —Questo e queste—

    ho notato che utilizzi moltissimo gli aggettivi dimostrativi, qualche volta ne potresti fare a meno perché comunque il lettore, capisce ugualmente.

    Ciao alla prossima
    Ilaria

  9. Ciao,
    ho trovato il tuo racconto e mi ha colpito come ci si immerge immediatamente in in atmosfera horror, sembri molto brava a scrivere e penso che alcune cose apparentemente strane (forse) servono a mettere ancora più curiosità.
    Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio!

  10. Ciao Aliss,
    sicuramente è molto interessante il tuo racconto. l’unica cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa è la frase:
    “Non credo ai miei occhi. Mi trovo immersa in una biblioteca! Ma che dico? Una stanzina fatta di fogli raggruppati sugli scaffali in modo semi-ordinato” . Forse non ho capito io, ma si tratta di una biblioteca o, come pare di capire in seguito, di un archivio ricavato in un ripostiglio?
    Qualcuno tiene nota di quanto avviene nel stabile. Cosa assai strana, ma interessante. io sono abituata alle pettegole del primi piani, quelle che stanno dietro le tende ad osservare tutto e poi ne tengono memoria…
    ma io sono vecchia e le cose le ricordo a modo mio.
    Aspetto il prossimo!

    • Diciamo che l’esclamazione “forse si tratta di una biblioteca” non è del tutto azzeccata nel contesto! Quello che volevo io era dare l’ impressione di un posto “affollato” e piccolo e come ho scritto dopo si tratta appunto di un archivio contenente le informazioni dello stabile!
      Al prossimo:)

  11. Ciao,
    essendo un amante degli horror, quando ho visto il titolo del tuo, sono venuta a curiosare…
    Nel complesso la storia è accattivante, però ho notato varie incongruenze:
    -la ragazza si è tagliata la gola poi si è sparata… Una ragazza dove la prende una pistola?
    poi, se ci si taglia la gola, nella frenesia che segue il disperato tentativo di respirare, dubito che si riesca a spararsi tre colpi. In più si è gettata dalla finestra.
    – La protagonista non si è accorta di nulla. Mi pare strano, almeno se si trovava in casa al momento degli accadimenti. Un suicidio provoca urla, clamore, sirene di polizia e ambulanze. Il clamore dura per molto tempo. Trovo improbabile che non si sia accorta di nulla.
    Il racconto sembra scritto da due persone diverse. la seconda parte è decisamente più scorrevole e ben scritta della prima.
    In un buon horror si fa sempre la cosa più stupida (tipo salire le scale, invece che precipitarsi fuori, con un maniaco in casa): dico che esce dall’appartamento.
    Alla prossima.
    prendi i miei come consigli, se vuoi, altrimenti passa oltre e non ti curar di me.

    • Grazie mille apprezzo molto i tuoi consigli!
      Essendo una storia che ho provato a scrivere 3 anni fa almeno la prima parte ho voluto tenerla pari all’ originale, forse è per questo che la trovi scritta in modo strano!
      Inerente ai 3 colpi ho detto si pensa che sia una pistola non ho mai detto che lo sia! E poi si, la storia di non sentire nulla è un po’ stupida però come dici tu negli horror ci sono situazioni stupide e a parer mio può succedere di tutto:)
      Sperando di migliorare, al prossimo!

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