In nome di Allah.

Guadagnare un posto in Paradiso

Caracci è un piccolo paese in provincia di Napoli, e conta duecentocinquanta abitanti. La sua caratteristica principale è che è un paese di vecchi : il cittadino più giovane ha 82 anni.

La sua seconda caratteristica principale è che in questo paesino , dall’aspetto molto tranquillo, vi è una cellula terroristica dormiente composta da cinque immigrati siriani, inviati a Caracci dal governo italiano, nonostante la durissima opposizione del sindaco ( un vecchio di novantadue anni più morto che vivo) che non li voleva perché tra di loro non c’era nemmeno una donna con cui si sarebbe potuto divertire.

Quei cinque terroristi siriani ( Abdul, Malìk, Mohammed, Ameer e Alì), erano stati addestrati per bene su come farsi esplodere, investire civili con un camion, costruire un’autobomba e gridare “Allah akbar” prima di farsi esplodere ( doveva avere un’intonazione particolare). La loro sede ufficiale dove si riunivano per programmare gli attentati era l’abitazione di Abdul, perché era lui il capo terrorista ed era l’unico ad avere legami con i maggiori esponenti dell’ ISIS, con cui chattava tramite dei messaggi crittografati su un sito di incontri: era il modo più sicuro per comunicare.

Ogni volta che si incontravano a casa di Abdul per programmare un attentato (ogni undicesimo giorno del mese) , facevano tutto tranne che programmare un attentato. Più o meno la scena che si ripeteva ogni volta era questa:

Abdul li aspettava con una mappa in cui erano segnati i luoghi più vicini in cui a breve si sarebbe tenuto un concerto: sarebbe sato più facile fare un attentato.

Malìk e Mohammed , che arrivavano puntualmente in ritardo, davano una rapida occhiata alla mappa e poi si mettevano a giocare a giochi di sparatutto ( tipo “Call of Duty”), per “esercitarsi”.

Ameer ed Alì invece si mettevano in un angolino e lì rimanevano in silenzio, ad osservare; non avevano mai scambiato una parola con gli altri membri del gruppo.

“Sono spie inviate dall’ISIS per controllare se facciamo il nostro lavoro” aveva detto più volte Abdul agli altri.

“Ma chi, quei due? Quelli sono scemi e basta” rispondevano ridendo Mohammed e Malìk.

Quell’undici di agosto però, dovevano necessariamente programmare un attentato: l’ISIS aveva inviato ad Abdul un messaggio preoccupante scritto in inglese :

” Boooooom! Now!” *Grazie, Google Traduttore*

Così Abdul convocò gli altri membri del gruppo, e gli spiegò la situazione. Amer ed Alì non mutarono l’atteggiamento tenuto finora. Mohammed e Malìk invece iniziarono a discutere con Abdul sul da farsi: <<Domani c’è un concerto di Gigi D’Alessio a Boscotrecase, una buona occasione. >> Disse velocemente Abdul. << Un concerto di Gigi D’Alessio è già un attentato, però legalizzato>> disse ridendo Mohammed <<Si può fare. Io propongo di usare un camion, è meno rischioso>> disse Malìk << Ma che camion e camion! Se non c’è un’esplosione, non è un vero attentato! E poi è tradizione… ci mandiamo uno di quei due >> disse Mohammed indicando Ameer ed Alì, che comunque non cambiarono atteggiamento.. <<Basta! Useremo un kalashnikov, e sarà Mohammed a farlo>> sentenziò Abdul. <<Va bene, lo faccio io. Ho appena guadagnato un posto in Paradiso>>

Cosa farà Mohammed?

  • Appena arrivato al concerto, sarà messo in fuga dall'orrenda musica di Gigi D'Alessio. (30%)
    30
  • Sarà arrestato. (0%)
    0
  • Si ubriacherà per prendere coraggio, ma poi... (70%)
    70
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51 Commenti

  • Ciao Giovanni eccomi qui,
    ecco finalmente il quarto capitolo ?, è stato molto bello, quell’ uomo/barbone/sudicio è stato bellissimo ??, come anche la reazione di Mohammed ??, alla fine i biglietti erano falsi hahahaha e bravo al barbone ?… spero di leggere al più presto il quinto capitolo
    Ps.strozzini locali… a presto ?

  • Ciao, Giovanni!
    Sono passata dalla tua storia, mi ha incuriosito il titolo e devo dire che l’ho trovata molto divertente! Mi ha fatto ridere soprattutto la parte su Gigi D’Alessio: “L’infame sta scappando!” e scopri che si parlava di lui! 😀
    Complimenti, non deve essere facile trattare un argomento del genere in modo comico, ma tu ci stai riuscendo benissimo…voto per il gay bar perché vorrei vedere come un gruppo di musulmani estremisti (e casinisti) come loro può affrontare l’esperienza!
    A presto
    Erika.

  • Rieccomi, Massimo. Ho votato per gli strozzini.
    La tua storia di terroristi scalcinati continua ad avere elementi assolutamente realistici, vedi annunci online sgrammaticati e metallo detector decorativo 😀
    Una cosa che mi è saltata all’occhio: l’intera frase “l’addetto vedendoli capì che si trattava di biglietti falsi” è superflua, perché nella successiva fai dire la stessa cosa all’addetto 😉
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

  • VABBUÒ, questa storia inizia davvero in modo esilerante:) io me li immagino questi apprendisti terroristi che devono farsi saltare in aria e gliene succedono di ogni; è un bel modo non tanto per deridere la categoria, quanto più per “umanizzarla”… magari nel mondo ci son veramente questi Aldo,Giovanni e Giacomo musulmani che se seguiti nelle loro imprese ci farebbero ridere.
    O forse no, ma tu continua così.
    Mohammed prova a farsi scoppiare, ma.

  • Ciao Giovanni,
    sono passata a ricambiare la cortesia.
    Be’, un genere, l’umoristico, che richiede una certa capacità. Molto difficile far ridere solo con e parole, Alcuni passaggi li ho trovati divertenti, altri meno. Nel complesso, però, mi pare un buon racconto.
    Io dico che viene aggredito dagli ultras, magari per una volta la violenza negli stadi servirà a qualcosa…
    Avrei lasciato in sospeso la frase finale, fermandomi alla portala “attentato”, perché il lettore avrebbe comunque compreso a cosa si riferiva Mohammed e nel contempo avrebbe dato enfasi alla fine del capitolo, ma queste sono mie idee, prendile per quello che sono.
    Aspetto il nuovo capitolo.
    Alla prossima!

    • Ciao Kezi!
      Hai ragione, il genere umoristico è delicato da trattare… il rischio di sfociare troppo nel surreale, e banalizzare il tutto, è sempre dietro l’angolo.
      Se alcuni passaggi fanno ridere allora gli altri devono necessariamente far piangere, o no? ( Scusa, proprio non riesco ad essere serio).

      Ti aspetto !

  • Aribuongiorno Giò,
    Ti sei fatto attendere, ma questo nuovo capitolo è buono assai?
    … Vorrei conoscere quei grandi geni che pensano di far integrare un immigrato all’interno della società, mandandolo ad un concerto di Gigi D’Alessio…è logico che poi si fa scoppiare…
    Questo tuo passaggio è da incorniciare: bravo, bravo, bravo.
    Ribadisco quello già detto l’ultima volta: argomento scottante, ma tu lo stai facendo bene ?
    È adesso vorrei vederlo alle prese coi “biglietti falsi” ???
    Alla prossima

  • Ciao Giovanni, hai trattato un argomento abbastanza interessante… adoro questo genere, e non ti nego che ho iniziato a ridere già dal primo capitolo davvero! XD poi dire che il concerto di Gigi D’alessio è già un attentato però legalizzato è stato bellissimo hahaha XD complimenti… sono tentata per la fuga hahaha, ma dico che si ubriaca…
    Comunque ti consiglio di usare queste «» invece che queste << perché si mangiano 16 caratteri se non ricordo male
    Ps. Seguo la storia e aspetto un seguito 😉

  • Ciao! Mi è piaciuto molto, questo primo episodio. Dico che si ubriaca…. e che scherzare col fuoco è sempre un rischio 😉 spero tu non sia registrato qui col tuo vero nome ahahahah (scherzo eh) comunque seguo la storia. E, senti un po’, ma Boscotrecase esiste davvero? 🙂

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