ISTANTANEE

Dove eravamo rimasti?

Rieccomi redivivo... Andiamo ad aprire la scatola dei ricordi colma di emozioni? Vi propongo tre titoli: L'albero nel locale (75%)

L’Albero Nel Locale

“Non si può cambiare sta robaccia?” Disteso mollemente sul sedile posteriore di una vecchia Arna marrone con una cassetta incastrata nel mangianastri da almeno due anni che concedeva solo di ascoltare la radio. Confidavano nel buon cuore di qualche DJ, tanto la loro musica sarebbe arrivata alla fine del viaggio.

“…E che cosa vuole ascoltare il principino?” Il Casti armeggiava con le sue manone sui piccoli tasti delle stazioni memorizzate.

“Gli Status Quo!” Francesco lo disse stando allo scherzo, quei tre si intendevano da una vita.

“Già, gli Status Quo… ma quale?” Chiese Dome prendendo in mano le redini del gioco.

“Quale? Che domande…”

Genghe genghe genghe… Fu il coro in macchina.

“Bene – disse il Casti – nessun problema…” E toccò un tasto a caso sul frontalino dell’autoradio. Come per un allineamento di pianeti o un intervento soprannaturale gli Status Quo vollero accordarci i loro favori e li seguirono nel coro: “Whatever you want, whatever you like, whatever you say you pay your money, you take your choice…”

Mentre la macchina affondava giù lungo una strada buia che tagliava in due un fitto bosco di acacie e che sembrava non volesse portare al nulla. Fu solo ad un certo punto che un’insegna azzurra dipinta a mano su tre tavoloni di legno inchiodati ad un albero, all’imboccare di una stradina sterrata a lato, ricordò che si doveva svoltare, mantenendo moderata la velocità e zigzagando tra i massi che spuntavano tra una buca e l’altra. Ma anche l’azzurro dell’insegna semi invisibile sembrava scintillare quella sera: Ponderosa Relax.

Il venerdì sera dei tre era quello da almeno due anni, da quando si erano ribellati ai tormentoni latino americani, da quando, finalmente patentati, potevano andare a spulciare i locali che offrivano ancora un po’ di musica dal vivo, qualcosa con cui erano cresciuti, diventati timidamente ventenni, e loro erano venuti su a pane e rock. Il “Ponde” come lo conoscevano tutti era un locale storico; due vecchi cascinali con un laghetto artificiale che negli ultimi cinquant’anni erano stati pesca sportiva di trote per le domeniche pomeriggio delle famiglie, passando per ristorantino tipico fino a trasformarsi in locale serale per la musica dal vivo in un blocco e un’atipica discoteca rock nell’altro. Si pagavano le diecimila all’edicola sul cancelletto d’ingresso dove a turno prendevano freddo Katia o Simo. Si faceva il vialetto di sassi che suonavano sotto i piedi in modo diverso a seconda delle stagioni: d’estate scricchiolavano fragranti ma d’inverno, appena un po’ gelati frusciavano curiosi in un particolarissimo suono accompagnato dai bassi che uscivano dal locale e dal gracidare delle rane che abitavano il laghetto abbandonato. I due edifici non erano molto grandi, due fienili di cascinale lombardo a novanta gradi l’uno dall’altro, uniti insieme da una veranda dalle pareti in vetro nel centro della quale sbucava attraverso il soffitto di legno, ergendosi imponente per oltre dieci metri un pino ponderosa che nella porzione del tronco interna era agghindato da lampadine, pizzi e fogliettini colorati. La veranda del pino era l’unico luogo del locale dove la musica non assordava e dove si potevano scambiare due chiacchiere tra un salto e l’altro, tra un volto nuovo e l’altro, tra un rum sour e l’altro. L’ingresso era sullo stabile dove si ballava. Si entrava attraverso una porticina scura e dopo i due battenti da saloon ti trovavi sulla sinistra il bancone del bar dietro il quale il Macca ti accoglieva con il bicchiere sempre alzato, sulla destra, in fondo alla pista, il camino di cento anni fa ardeva legna di continuo durante i mesi invernali ed in quella sera di febbraio anche il caminetto acceso era particolarmente brillante.

“Le iene! – Il Macca li salutava così dalla sera di carnevale quando i tre si presentarono al Ponde agghindati come i Blues Brother – Due gin tonic e un rum sour?”

“Grazie Macca! Come va? Ancora prestino?” Saranno state le undici.

“È un posto da nottambuli, lo sapete, ma gli irriducibili sono già qui… Giusto?”

“Giusto! Chi suona stasera? Solo DJ Livio?” Chiese il Casti che non si perdeva un concerto.

“Una band di Californian Blues, e il Livio penso sia al cesso… Poi Fra, se ti interessa Elena ha chiesto se eri arrivato circa una mezz’oretta fa…”

E quelle erano notizie scintillanti, come quella sera.

Dietro l’angolo, davanti alla consolle di DJ Livio si entrava nella veranda del Ponde. Francesco riconobbe qualche faccia nota, il sorriso di Isa, il chilometro di gamba di Samanta e la testolina dal biondo caschetto di Elena, un angelo dalla pelle diafana e dagli occhi grigio azzurri con la quale da un paio di settimane a quella parte si annusavano.

Le allungò una mano sulla spalla e salutò i presenti, poi si abbassò portando le labbra all’altezza del suo orecchio: “Dopo balliamo insieme, vero?”

“Appena Livio ci mette quella giusta, Fra…” Cinguettò lei.

Ed in quella sera scintillante di cose belle DJ Livio gli mise immediatamente quella giusta.

Mi avete fatto tornare indietro di vent'anni con tutti i nodi alla gola e le lacrimuccie trattenute... e adesso dove andiamo?

  • Si assaggiano dolci amarezze adolescenziali (25%)
    25
  • Ci si nasconde su uno scoglio insieme alla musica (25%)
    25
  • Si resta al Ponde e si balla... (50%)
    50
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31 Commenti

  1. Ciao Francesco,
    immagino che il tuo lavoro non si discosti molto da quel che ci hai raccontato, non per quanto hai detto ma per come lo hai fatto. Sicuramente la routine porta a catalogare, minimizzare e spersonalizzare le persone, i pazienti; o i sanitari non ne uscirebbero vivi. Credo che una nottata al pronto soccorso di un grande ospedale sia un’esperienza tragica e pesante per chi deve sostenerla.
    Detto questo, opto per lo scoglio e la musica. più rilassante 🙂
    Hai fatto un buon lavoro con questo capitolo, bravo. Aspetto il nuovo episodio e ti saluto.
    Alla prossima!

  2. Ciao Francesco,
    scelgo il ciclone.
    Bell’episodio. Conosco la sensazione di cui parli, le prove in saletta sono diverse dalle esibizioni in pubblico. Quando il pubblico applaude, tutto si fa semplice e la musica viene fuori come un fiume, prevalentemente di emozioni positive.
    Non ho 17 anni, ma se canto, e quando ho cantato, la magia la sento ancora.
    Bel capitolo, bravo.
    Ci si vede al prossimo!

  3. “Francica, chi era costui” mi sono chiesto. Poi sono andato sul tuo profilo è ho ricordato. Come hai fatto a iniziare un nuovo racconto se non hai mai completato il precedente? Non depone bene, per niente. Ora vedo che hai pubblicato quattro capitoli in poco più di due mesi: non malissimo come media, ma male abbastanza da fare disamorare i lettori. In sostanza, penso che scrivi bene ma non curi i tuo follower. Ti seguo, perciò, con riserva.

    • Grazie per l’apprezzamento Napo, ma il tempo a disposizione è risicatissimo e queste mie sortite letterarie sono davvero quell’attimo di evasione che mi concedo (talvolta rubandole al sonno) tra lavoro famiglia e impegni della vita quotidiana. Vorrei davvero coccolarvi molto di più, ma se decidessi di diventare un mio follower cercherò di non deluderti…
      Alla prossima.

  4. Ciao.
    Bellissima descrizione del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza. Un bel ritratto, con citazioni di canzoni note e i primi sguardi rubati. Credo che seguirò con attenzione questo tuo viaggio, a presto.
    Dimenticavo, ho votato per lo scoglio e la voglia di musica, quella non dovrebbe mancare mai.

  5. L’albero nel locale perché mi incuriosisce.
    Ciao Francesco, sai che sono andata a controllare se me l’ero persa io o la storia di Marta e del chitarrista non l’avevi mai finita? Così mi sono resa conto di come vola il tempo, e di viaggio nel tempo si tratta: riporti tutti i diversamente giovani come me nella loro beata preadolescenza. Ti dico solo che io e la mia amica avevamo fondato un Duran Duran fans club; Ma anche gli Spandau, però…
    L’inizio è una firma: i bambini e i coni sciolti sono un tuo marchio di fabbrica 🙂
    A presto, o quando vuoi

    • Ciao Befana,
      sì, con le banalità ricorrenti mi ero impantanato e dato che di tempo ne ho davvero pochissimo non sono riuscito ad inventarmi nulla di nuovo, allora ho deciso di buttarmi in questo nuovo esperimento: scaviamo nella memoria e tiriamo fuori le istantanee che racchiudono ancora emozioni. Dato che si tratta di vita vissuta dovrebbe risultarmi più facile starci dietro.
      Davvero trovi che la mia scrittura sia riconoscibile? Questo è piacevole, anche se non potrò avere un futuro come ghost Writer!
      A presto, promesso 😉

  6. Ciao Francesco,
    non avevo mai letto niente di tuo, ma mi sa che recupererò.
    Molto intenso il tuo incipit, mi ha fatto tornare indietro a quando ero ragazzina. I Duran Duran… Si parla di un’altra vita… Se li si intende ai tempi di The Chauffeur. Io preferisco New Moon on Monday, comunque.
    Mi piace il tuo stile, il modo asciutto e al tempo stesso profondo di trasmettere al lettore quello che vedi tu.
    Complimenti.
    Aspetto il prossimo episodio e ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      sì, New Moon on Monday era una delle mie preferite ma… allora avevo già un anima un po’ più rock e anche se dovevo essere assolutamente preparato su Duran Duran e Spandau Ballet di nascosto facevo overdose di U2, Simple Minds e Queen… ma questa è un’altra storia ed è facile che la rincontreremo più avanti.
      😉

  7. Ciao Francesco ,
    penso che non ci sia cosa più difficile che scrivere immedesimandosi in un bambino , per quello che pensano , per quello che fanno , la stessa opera ha caratteri così semplici e scorrevoli che ti fa immergere nel vivo della scena.
    Un applauso veramente lungo e aspetto con ansia il seguito 😀
    -B

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