ISTANTANEE

Dove eravamo rimasti?

Mi avete fatto tornare indietro di vent'anni con tutti i nodi alla gola e le lacrimuccie trattenute... e adesso dove andiamo? Si resta al Ponde e si balla... (50%)

QUALCOSA TRA IL NASO E LE LABBRA

La musica crebbe di volume come ad voler riempire il locale, come a sottolineare il momento, come a voler ricordare che quella sera i pianeti si erano allineati, come una sigla iniziale di un momento che rimarrà impresso nella memoria.

Elena aprì uno dei suoi sorrisi dai denti bianchissimi e dalle labbra di un lucido rosa mentre assottigliava il taglio degli occhi, ma tutto questo dando le spalle a Fra. Era un gioco di seduzione il suo, un concedi e respingi che faceva ribollire il cervello di Fra ormai sciolto dal grigio dei suoi occhi appena visibili alle luci delle mille lampadine che si avvinghiavano al tronco del pino come edera brillante.

Ma fu tradita dall’indice che Isa si portò alla bocca mentre arricciava il naso sopra il suo proverbiale sorriso e dalla gamba accavallata che Samanta stese dritta reclinando indietro la testa. Fra lo capì da qualcosa che dalla spalla seminuda di Elena corse in su verso il suo bianchissimo collo fino a dietro il lobo dell’orecchio, qualcosa che si fermò tra il naso e le labbra di lui. Sentì il braccio di Elena stendersi e avvinghiarsi attorno al collo come un serpente mentre la mano si apriva ad accarezzargli la nuca, poi avvicinò la testa di Fra fino a sentire la sua guancia sul collo : “Ok, scemone… Portami a ballare.”

Si alzarono tra gli sguardi complici di Isa, Samanta, Dome, il Casti e tutti quelli che il venerdì sera, votati alla dea delle sette note, si ricordavano di santificare le feste al Ponde con il bicchiere in mano e le teste ciondolanti al ritmo di quelle belle.

Si portarono in mezzo alla pista e diedero il via alle danze, fregandosene di essere i soli a ballare, fregandosene del fatto che intorno potessero esistere anche altre persone, occhi grigio ghiaccio di lei fissi negli occhi rosso castagna di lui, il cielo d’inverno nella terra d’autunno.

Elena si avvicinava dalla sua piccola statura mentre faceva saltellare i capelli biondi che le restavano liberi dal raccolto e il Fra la accoglieva al suo petto, una piccola ballerina di carillon in uno scrigno semiaperto, qualcosa di prezioso a vederli muoversi, alchimia e incantesimi della musica.

Altri si aggiunsero ad affollare la pista e la canzone scivolò in un’altra per trasformarsi ancora e quando lei fu stanca gli prese la mano e se lo portò fuori dalla baraonda che nel frattempo incalzava a debita distanza dal camino scoppiettante.

“Io adesso vado dalle mie amiche un pochino, ma tu non devi smettere di cercarmi: prometti.” E gli porse il mignolo.

“Solo se tu non smetti di aspettarmi: prometti.” Agganciando il mignolo di lei con il proprio, portandosela addosso ed avvicinandosi pericolosamente alla sua bocca.

Lei inclinò la testa e socchiuse le labbra appena due millimetri dalle sue.

Fra respirò il suo fiato e concluse la corsa atterrando sul morbido della sua bocca assaggiando per la prima volta il sapore di Elena

Si staccarono e si sorrisero naso contro naso, Elena si morse le labbra e lo accarezzò: “Cercami!” e si allontanò.

Il Fra la guardò sgattaiolare tra la folla che invadeva il locale, non smise di sorridere, recuperò il cocktail che nel frattempo si era annacquato e raggiunse il Casti nell’ala del live dove una band ricamava in acustico “ You’re just like an angel, your skin makes me cry… but I’m creep I’m a weirdo”.

“Ti vedo bene, ragazzaccio…” Disse il Casti alzando il bicchiere all’indirizzo del Fra.

“Volo… ma anche tu non scherzi. C’è qualcosa che non so, vecchio?”

“Ho una nuova gatta.”

“Bene, e come l’hai chiamata?”

“Bhe, lei si chiama Eleonora e lo sai, ma come la chiamo quando siamo da soli non te lo dico…”

Il Fra se la rise di gusto poi toccò il bicchiere dell’amico con il suo “Allora alle cose fatte bene!”

“Alle cose fatte bene! – sottolineò il Casti, poi aggiunse – e tu quando la metti la testa a posto?”

“Bhe, ho bisogno di un buon motivo e stasera il buon motivo indossa un vestitino rosso che mi toglie il fiato, aspetta che vado a cercarlo…”.

Al tavolo Dome faceva il brillante, Elena era accovacciata di fianco Samanta mentre le cinguettava all’orecchio qualcosa che disegnava sul volto dell’amica un’espressione tra il divertito e il piccante, poi si accorse di Fra e gli sorrise dolce.

“Fra, ti stanno da Dio, ma mi chiedo come fai a ballare con quei pantaloni di pelle così attillati!” Disse Samanta scatenando l’ilarità del gruppo. “Sami, in effetti sono un po’ scomodi ma mi servono per far vedere le chiappe!”

Elena si avvicinò e gli sussurrò all’orecchio: “Stavi cercando qualcuno?”

“Aspettavi qualcuno?” le rispose.

“Aspettavo un paio di pantaloni stretti e scomodi da allentare… ed ora portami a ballare.”

Ballarono per ore, finché i capelli finissimi di lei si unirono in ciocche dorate e la maglietta di lui si incollò al petto. Ballarono finché il caldo non li costrinse a uscire a prendere un po’ d’aria lontano dalla confusione, a ridosso di un pino ponderosa, dove si allentarono pantaloni stretti e si alzarono i vestitini rossi mentre dentro la band urlava “Sweet Jane…”

Ora avete i risvolti piccanti dell'istantanea de Ponde... gloria a quei tempi! Dove vi porto?

  • On Stage? (33%)
    33
  • Ad ascoltare dolci e malinconiche note adolescenziali? (33%)
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  • Su uno scoglio tra il mare e la musica? (33%)
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31 Commenti

  1. Ciao Francesco,
    immagino che il tuo lavoro non si discosti molto da quel che ci hai raccontato, non per quanto hai detto ma per come lo hai fatto. Sicuramente la routine porta a catalogare, minimizzare e spersonalizzare le persone, i pazienti; o i sanitari non ne uscirebbero vivi. Credo che una nottata al pronto soccorso di un grande ospedale sia un’esperienza tragica e pesante per chi deve sostenerla.
    Detto questo, opto per lo scoglio e la musica. più rilassante 🙂
    Hai fatto un buon lavoro con questo capitolo, bravo. Aspetto il nuovo episodio e ti saluto.
    Alla prossima!

  2. Ciao Francesco,
    scelgo il ciclone.
    Bell’episodio. Conosco la sensazione di cui parli, le prove in saletta sono diverse dalle esibizioni in pubblico. Quando il pubblico applaude, tutto si fa semplice e la musica viene fuori come un fiume, prevalentemente di emozioni positive.
    Non ho 17 anni, ma se canto, e quando ho cantato, la magia la sento ancora.
    Bel capitolo, bravo.
    Ci si vede al prossimo!

  3. “Francica, chi era costui” mi sono chiesto. Poi sono andato sul tuo profilo è ho ricordato. Come hai fatto a iniziare un nuovo racconto se non hai mai completato il precedente? Non depone bene, per niente. Ora vedo che hai pubblicato quattro capitoli in poco più di due mesi: non malissimo come media, ma male abbastanza da fare disamorare i lettori. In sostanza, penso che scrivi bene ma non curi i tuo follower. Ti seguo, perciò, con riserva.

    • Grazie per l’apprezzamento Napo, ma il tempo a disposizione è risicatissimo e queste mie sortite letterarie sono davvero quell’attimo di evasione che mi concedo (talvolta rubandole al sonno) tra lavoro famiglia e impegni della vita quotidiana. Vorrei davvero coccolarvi molto di più, ma se decidessi di diventare un mio follower cercherò di non deluderti…
      Alla prossima.

  4. Ciao.
    Bellissima descrizione del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza. Un bel ritratto, con citazioni di canzoni note e i primi sguardi rubati. Credo che seguirò con attenzione questo tuo viaggio, a presto.
    Dimenticavo, ho votato per lo scoglio e la voglia di musica, quella non dovrebbe mancare mai.

  5. L’albero nel locale perché mi incuriosisce.
    Ciao Francesco, sai che sono andata a controllare se me l’ero persa io o la storia di Marta e del chitarrista non l’avevi mai finita? Così mi sono resa conto di come vola il tempo, e di viaggio nel tempo si tratta: riporti tutti i diversamente giovani come me nella loro beata preadolescenza. Ti dico solo che io e la mia amica avevamo fondato un Duran Duran fans club; Ma anche gli Spandau, però…
    L’inizio è una firma: i bambini e i coni sciolti sono un tuo marchio di fabbrica 🙂
    A presto, o quando vuoi

    • Ciao Befana,
      sì, con le banalità ricorrenti mi ero impantanato e dato che di tempo ne ho davvero pochissimo non sono riuscito ad inventarmi nulla di nuovo, allora ho deciso di buttarmi in questo nuovo esperimento: scaviamo nella memoria e tiriamo fuori le istantanee che racchiudono ancora emozioni. Dato che si tratta di vita vissuta dovrebbe risultarmi più facile starci dietro.
      Davvero trovi che la mia scrittura sia riconoscibile? Questo è piacevole, anche se non potrò avere un futuro come ghost Writer!
      A presto, promesso 😉

  6. Ciao Francesco,
    non avevo mai letto niente di tuo, ma mi sa che recupererò.
    Molto intenso il tuo incipit, mi ha fatto tornare indietro a quando ero ragazzina. I Duran Duran… Si parla di un’altra vita… Se li si intende ai tempi di The Chauffeur. Io preferisco New Moon on Monday, comunque.
    Mi piace il tuo stile, il modo asciutto e al tempo stesso profondo di trasmettere al lettore quello che vedi tu.
    Complimenti.
    Aspetto il prossimo episodio e ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      sì, New Moon on Monday era una delle mie preferite ma… allora avevo già un anima un po’ più rock e anche se dovevo essere assolutamente preparato su Duran Duran e Spandau Ballet di nascosto facevo overdose di U2, Simple Minds e Queen… ma questa è un’altra storia ed è facile che la rincontreremo più avanti.
      😉

  7. Ciao Francesco ,
    penso che non ci sia cosa più difficile che scrivere immedesimandosi in un bambino , per quello che pensano , per quello che fanno , la stessa opera ha caratteri così semplici e scorrevoli che ti fa immergere nel vivo della scena.
    Un applauso veramente lungo e aspetto con ansia il seguito 😀
    -B

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