La variabile

Dove eravamo rimasti?

Cosa risponderà Agnese? Seguirà le regole e girerà la bottiglia (67%)

Kintsugi

“No, Paolo, lo sai, le regole sono regole”
“Non me ne frega un cazzo delle tue…”
Viola afferrò il braccio di Paolo, con lo sguardo gli chiese di sedersi, di lasciare andare le cose secondo il loro ordine naturale. Paolo, non senza difficoltà, accettò la cosa e riprese posto.
“Grazie, tesoro” disse sorridendo Agnese, che fece di nuovo roteare la bottiglia: l’ansia era palpabile, dopo quello che avevano sentito, un misto di tensione e imbarazzo spadroneggiava nella pancia silente del bar, l’unico rumore che si sentiva era quello della bottiglia che roteava sempre più lentamente. Quando si fermò, era in una zona grigia, tra Mario e Vittoria.
I due si guardarono, vogliosi di cedere l’uno il posto all’altro, ma a Vittoria bastò un sorriso per sciogliere le resistenze di Mario, che si alzò in piedi, come quando da bambini tocca recitare la poesia di Natale davanti a tutti i parenti, e disse che sarebbe stato il prossimo. Tirò un sospiro profondo, lanciò una furtiva occhiata ad Agnese, e si fece coraggio.
“Lo so, la vostra curiosità è tutta su questa” disse indicando la cicatrice che aveva sulla faccia “ed effettivamente questa è parte della storia di come ho conosciuto la mia variabile.
Conoscete tutti la tecnica giapponese del kintsugi ?”
“E’ una cosa giapponese, di certo” si strinse nelle spalle Vittoria
“Si Vicky. E’ un’arte che consiste nel riparare con oro liquido le cose che si rompono, come piatti e ciotole, in modo da ridargli non solo nuova vita, ma un nuovo senso di unicità e valore. Mi piace pensare che questa cicatrice sia sulla mia faccia a simboleggiare proprio questo. Molti di voi penseranno a una rissa, a una rapina, a un incidente… Purtroppo però sapete che il vostro caro amico Mario non è mai stato un cuor di leone, quindi se cercate storie da banditi, mi sa che dovete andare a sfogliare il catalogo di Netflix. Però una volta ho avuto coraggio: poco tempo dopo il nostro ultimo incontro, ho fatto una cosa di cui non mi sarei mai creduto capace, sono andato sulla tangenziale, mi sono accostato a una bionda qualunque, l’ho caricata in macchina e me la sono fatta. Le ho dato anche il doppio, perché i sensi di colpa non ci hanno messo niente a farsi sentire. Dopo questa scelta discutibile, dovevo pisciare: mi sono acceso una sigaretta, mi sono appartato dietro un bidone della spazzatura e ho cominciato a farla, quando ho cominciato a sentire strani rumori provenire da dentro il cassonetto. All’inizio ho pensato che fossero gatti, ma poi il rumore somigliava sempre di più a un pianto, allora ho divelto il coperchio e ho cominciato a scavare tra i sacchi, il pianto era sempre più chiaro e vicino, finché davanti ai miei occhi vidi uno scricciolo che si dimenava, in preda ai lamenti della fame: era paonazzo in volto, aveva il pannolino pieno, e spostandogli la tutina notai che aveva ancora la ferita del taglio del cordone non ancora rimarginata. Mentre cercavo di tirarla fuori, notai che delle gocce di sangue cominciavano a sporcargli il viso e tutto quel suo piccolo corpicino: mi toccai istintivamente la guancia, e mi resi conto che ero io a sanguinare copiosamente. Riemersi dalla spazzatura, tamponai la ferita con dei fazzoletti, o almeno era quello che credetti di fare, e mi precipitai a tirare fuori il bambino da quell’inferno, ma continuavo a sanguinare, avevo urtato qualcosa di acuminato e probabilmente sporco, così decisi che entrambi avevamo urgentemente bisogno di un ospedale. Chiamai aiuto, chiesi di andare nello stesso ospedale della creatura, mi accontentarono.
Dopo aver ricevuto entrambi le cure del caso, mi dissero che io avrei avuto la cicatrice sul viso per sempre, che ero stato un pazzo incosciente a toccare un neonato senza alcuna competenza e che ero libero di andare. Chiesi cosa ne sarebbe stato del piccolo. Mi risposero che era una bambina, e che sarebbe stata bene, e affidata a una famiglia. Lì il mio banco è saltato, la mia variabile era lì, in un ospedale, e aveva tra i quaranta e i cinquanta giorni. Chiesi di prenderla con me, e ci sono riuscito dopo mille peripezie che mi auguro di raccontarvi nei nostri prossimi incontri. La mia variabile ha otto anni o quasi nove come dice sempre lei, ed è il filo d’oro che ha impreziosito questa ciotola di ceramica rotta che è il vostro amico Mario. Ragazzi, mia figlia…”
“Elena” interruppe Paolo
“Si…”
“Come tua madre” 
“Si Paolo”
“Devi presentarmela”
“Guarda, è una tipa difficile”
“Lo so, se ha te come padre non troverà mai un ragazzo all’altezza”
Paolo corse ad abbracciare Mario. Il caso che tanto aveva caricato di tensione l’aria poco prima, aveva scelto, dopo una storia di morte, una storia di vita, per rischiarire gli animi di tutti.
Agnese, che a stento tratteneva le lacrime, cercò di riprendere le redini della serata.
“Bene, ci restano due storie da ascoltare. Quella di Paolo e quella di Vittoria. E io so bene come giocare uno spareggio tra due di noi”

Che gioco sceglierà Agnese?

  • Obbligo o verità (57%)
    57
  • Beer Pong (14%)
    14
  • Gara di shot (29%)
    29
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46 Commenti

  1. Ciao Andrea,
    sono una voce fuori dal coro, ma devo dirlo; a me il tuo incipit non ha fatto impazzire. E lo dico non per essere stronza o cosa, per carita’,io non sono nessuno per fare da giudice, ma solo perche’ dopo tanti commenti positivi, penso sia bello anche realizzare come siamo tanti al mondo e quanti gusti diversi ci siano in esso. Della serie che anche quando qualcuno ti dice che non sei bravo, tu continua a scrivere, CHETTIFREGA:)

    Ovviamente non sto dicendo che non sai scrivere o che il tuo racconto non e’ bello, anzi, riconosco che e’ scritto benissimo e che la storia puo’ essere avvincente, semplicemente i personaggi non mi sono simpatici (specialmente Agnese) e il racconto in se’ non mi ha trasmesso cio’ che magari altri invece hanno fatto.
    Mi auguro che tu non te la sia presa e abbia capito cosa intendevo dire, perche’ ero in buona fede, giuro:)
    Spero di leggere presto qualcos’altro di tuo, ciao!

  2. Proprio bella, complimenti Andrea
    Hai scritto una storia che mi ha preso tantissimo, parte benissimo, completa fin dall’inizio di tutto quello di cui ha bisogno per essere una bella storia.
    L’unico appunto che mi viene da farti e sulla suddivisione dei capitoli, avrei trovato un modo differente per passare da una storia all’altra, sfumandole tra di loro, forse.
    Aspetto comunque il seguito con interesse
    A presto
    pienne

  3. Ciao Andrea
    L’episodio scorre bene, come scorrevano bene i precedenti.
    Un dettaglio: se la foto stava nel portafoglio da dieci anni e Viola ne aveva quindici allora, ora ne ha venticinque. I conti non tornano. poiché si preparano a un incontro dieci anni dopo l’università, oppure ho capito male io?
    Riguardo alle opzioni… no, così non vale…sono una specie di girotondo trai cinque, tra chi riceve e chi manda i messaggi 🙂 Sarebbe più interessante, introdurre qualche variante, un evento, un’idea che facesse uscire o entrare qualcuno nel cerchio.

  4. Agnese e Mario, Viola e Paolo, Viola e Vittoria… Insomma stai creado degli intrecci interessanti. Curiosa di sapere il seguito, come sempre. Ma finora mi sembrano tutti “buoni” , cacciami un personaggio che vela un che di cattivo. Oppure uno buono che in realtà è un finto buono, ma si vedrà solo alla fine..

  5. Per niente scontato il personaggio di Viola. Intelligente e amara la battuta finale sulla testa pelata. Ma sinceramente sono più curiosa di sapere di Mario e la sua cicatrice.. Facciamo presto il giro dei personaggi e torniamo a lui!! No piacerebbe scoprire qualcosa di dark in almeno

  6. Ciao Andrea, finalmente sono riuscita a registrarmi.
    Anche se sono di parte ti assicuro che riesco a restare obiettiva. Sei bravo e il tuo modo di scrivere è fluido e accattivante. Non smettere, vai avanti.
    Ti voglio bene. Un abbraccio

  7. Qualcuno dirà che sono imparziale perchè sei figlio della mia stessa terra, ma già da un pò ho commentato i tuoi status su Fb chiedendoti di sviluppare questo tuo talento. Andrea ti prego, non smettere di scrivere.
    Quello che ho letto è una visione molto cinematografica del racconto, leggendo riesco ad immaginare come una macchina da presa si muova e cosa farebbe inquadrare il regista. Attendo il resto, spicciati a scrivere!

  8. Ciao Andrea
    vai come un treno a pubblicare… non sarà facile seguirti 🙂
    il capitolo scorre bene, il dialogo con se stesso e con a figlia (che sa il fatto suo nonostante l’età) è mostrato bene.
    Mi chiedo perché ce l’abbia con il cane 🙂
    Riguardo alle opzioni, non so cosa votare in quanto Agnese scrive: “Ho già scritto a Vittoria, Paolo e Viola.”
    vabbè, diamo la voce a una donna: Viola.

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