Oltre noi

Un solo sguardo

Luglio 1943.

Lavoravo come infermiera nel piccolo ospedale di una cittadina siciliana. Ogni giorno contribuivamo a salvare numerose vite contrastando in tutti modi la guerra. Nonostante tutto quello che vedevo credevo ancora nella bellezza della vita.

Ero un giorno di sole, eppure non lo scorgevo, tutto il mio tempo ero intrappolato nelle quattro mura di quelle stanze.

Gli inglesi erano sbarcati nelle nostre coste ed ero certa che a breve la situazione sarebbe degenerata. Improvvisamente, come un triste presagio sopraggiunsero una schiera di barelle cariche di soldati feriti, uno dopo l’altro mi tramortirono riempiendo la clinica e lasciandomi per qualche secondo inerme.

Presi fiato, subito dopo preparai delle siringhe di morfina e mi recai dal paziente a me più vicino.

Il giovane tenente era steso e cercava di alzarsi dalla lettiga, mi osservò con i suoi occhi azzurri intensi.

“Che fa? Non deve muoversi!” Gli ordinai facendolo sdraiare nuovamente.

Cercai di controllare il suo stato ma lui mi bloccò le mani. Una ferita gli macchiava i capelli biondi e un rigolo di sangue gli scendeva lungo il viso sporco di fuliggine.

 “Salvi il mio amico, la prego. Ha una famiglia.” Disse indicando un uomo posizionato in fondo la sala.

Scrutai lo squarcio nell’addome, c’era un’emorragia in corso, bisognava bloccarla prima possibile. Notai la posizione innaturale della sua gamba, compresi che probabilmente era rotta. Per prima volta fui perplessa sul da farsi.

“Lei rischia di morire dobbiamo intervenire subito.” Esclamai attonita.

Mi agguantò un braccio stringendolo. “La prego signorina, vada dal mio compagno, Michele Basile e lo salvi, lo faccia per le sue bambine. Io non mancherò a nessuno. Me lo prometta.” Mi scrutò gli occhi profondamente cercando di afferrare qualcosa dalla tasca.

Lessi in lui una sensibilità unica che raramente avevo percepito. Dopo un breve silenzio gli risposi: “Glielo prometto.”

Le sue parole mi toccarono il cuore. Anch’io ero sola e orfana, ma esistevo, ed ero un’anima con dei sentimenti e dei valori. Giurai a me stessa che avrei onorato i suoi ultimi pensieri.

“Lei cerchi di far pressione qua.” Affermai posizionando la sua mano in un punto dell’addome ben preciso e macchiandomi i guanti del suo sangue.

Guardai per l’ultima volta quegli occhi lucidi e profondi e anche se spiazzata corsi a cercare il soldato Basile.

Le mie colleghe correvano da una parte all’altra cercando di fare il possibile in quell’inferno che giungeva con la guerra.

Appena lo trovai, chiamai un dottore. La situazione era grave.

“Stia tranquillo, andrà tutto bene.”

Il ragazzo era dolorante, faticava a respirare, gli iniettai la morfina. Era stato colpito ad un occhio, la sua palpebra si presentava gonfia e sanguinante. Mostrava anche una profonda ferita nella gamba che sembrava infetta oltre a delle evidenti ustioni. Il quadro non era dei migliori doveva essere operato all’istante.

Il medico mi guardò socchiudendo gli occhi ed io compresi. “Non abbiamo il tempo di un’operazione in questo caos. Cerchiamo di salvare chi ha più probabilità.”

“La supplico. L’aiuterò io faremo presto.” Dissi iniziando a tagliare i vestiti.

Lui annuì.

Disinfettai la lesione con una soluzione e tolsi le schegge, poi insieme al dottore cercammo di bloccare l’emorragia. La rimozione del corpo estraneo andò bene, così ricucimmo il tessuto. Controllammo l’occhio per il quale purtroppo non c’era più niente da fare. Venne pulito e richiuso. Adesso dovevamo occuparci delle ustioni che sembravano superficiali. Lasciai il ragazzo che credevo ormai fuori pericolo e corsi verso la saletta di fianco.

Da quando svolgevo la mia professione non mi era mai capitata cosa del genere, una sorta di filo conduttore che mi faceva agire con una adrenalina a mille e che mi trasmetteva qualcosa che era indecifrabile. Avevo in testa solo lui, quel ragazzo dagli occhi azzurri. Ora che avevo espletato la mia promessa dovevo salvarlo a tutti i costi.

Arrivai davanti a lui con la speranza nel cuore di avere ancora tempo.

In che situazione l'infermiera trova il giovane ufficiale? Per loro ci sarà ancora tempo?

  • Il giovane tenente stava per morire e le parlò per l’ultima volta. (40%)
    40
  • Il giovane tenente era morto. (20%)
    20
  • Il giovane tenente era ancora vivo, forse si sarebbe salvato. (40%)
    40
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25 Commenti

  1. Ciao Lidia, i tuoi capitoli sono sempre pieni di emozione, anche stavolta mi hai coinvolto moltissimo. Ho apprezzato anche il riferimento a Jane Eyre, il fatto che la protagonista vi trovi conforto e sfogo è molto realistico.
    La foto era perfetta, riesci a farci affezionare al soldato sempre di più, e a conoscerlo anche se è ancora incosciente. Per questo voto anche io che l’ospedale resti incolume, mi sono già affezionata troppo ai tuoi personaggi per perderli al quarto capitolo 😉
    Buona giornata!

  2. Associavo il verbo ‘approdare’ al venire dal mare: ma in realtà vuol dire ‘toccare terra’, ed è affascinante immaginarlo dall’aria.
    MI piace pensare che la mano tocchi una foto, con una data nel retro.
    Ti auguro una buona serata.

  3. Ciao Lidia, anche questo capitolo mi è piaciuto moltissimo. Apprezzo tantissimo il modo in cui ti soffermi sulle emozioni e sui dettagli, rende le immagini vivive e le imprime nella memoria del lettore. Piano piano conosciamo qualcosa in più del soldato e sono sempre più curiosa… Ho votato per la lettera, ma tutte e tre le opzioni mi attiravano 😉

    • Ciao Naomi, ti ringrazio. È proprio il mio intento soffermarmi sui dettagli, mi piace farlo per rendere più reale e particolare la storia. Per me hanno sempre fatto la differnza in un racconto. Comunque sia ognuno ha il suo stile… Ma tu l’hai colto. Ti ringrazio ancora.
      A presto.😘

  4. Ciao Lady Lidy e benvenuta, prima di tutto vorrei dirti che sono totalmente d’accordo con il tuo primo commento in risposta a Drago: non sempre i fatti scontati sono banali, anzi, è proprio il modo in cui un autore sa rendere uniche e speciali anche le situazioni più ovvie a rendere il tutto interessante… 😉
    Per questo voto per la salvezza del soldato, anche perché si è sacrificato per un amico e mi sembra che si meriti di rimanere in vita.
    È davvero bello questo incipit, scrivi molto bene. Seguo curiosa.
    Alla prossima! 🙂

    • Ciao Naomi, mi ha fatto molto piacere il tuo commento. Concordo con te, quindi spero di riuscire a rendere in ogni caso il tutto interessante.
      Sono curiosa di sapere se i lettori preferiscono il lieto fine oppure siano più trasportati verso un finale drammatico. Sì vedrà… Per ogni opzione ho già mille idee.
      Ti ringrazio per le tue parole.
      È veramente bello condividere una storia a distanza e con essa delle emozioni.

      Un saluto. L.L.

  5. Ciao Lady Lidy,
    i presupposti per un bel romance ci sono tutti. Fai attenzione ai piccoli errori di battitura, rileggi bene prima di pubblicare 🙂
    Io direi che il bel tenente è in fin di vita e che le parla per un’ultima volta. Potrebbe essere un ottimo spunto per proseguire il racconto.
    Aspetto il nuovo capitolo e ti seguo.
    Alla prossima!

  6. Tenente morto e time skip di qualche anno (a dopo la guerra, magari)?
    Inoltre, sarebbe banale se la nostra infermiera preferita si mettesse col biondo soldatino. 🙂

    Per quanto riguarda la storia, non affretto giudizi (per quanto possano valere XD) e vediamo come procede.

    • Ciao Drago, potrebbe essere un’idea (il time skip a dopo guerra) si vedrà…
      Per il nostro biondo soldatino e tutto da vedere. Se muore non potrà di certo andare così. 😉 Attendiamo l’esito del sondaggio.
      Però credo che le i fatti scontati non sempre siano banali, varia molto da come si riesce a sviluppare i fatti. Un saluto.

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