CUORE DI CANE

Dove eravamo rimasti?

Cosa sta diventando la vita di Osvaldo? Si verifica un evento che stravolgerà la vita della famiglia (67%)

Che strana la vita

Il secondo messaggio era stato più subdolo, profumo , che bisogno aveva sua moglie di profumarsi, non ne aveva mai sentito la necessità, non usciva mai neanche di casa, provvedeva a tutto lui, Osvaldo, ogni tanto qualche garzone portava a casa la spesa, forse Loretta voleva lanciargli un messaggio, voleva in qualche modo risvegliare qualcosa che riteneva sopita, ma cosa, in fondo lui il suo dovere coniugale lo aveva sempre assolto, tutte le settimane da quando erano sposati, almeno a sua memoria, quindi?

Ad ogni modo la sua vita continuava tranquilla, andava al lavoro tutte le mattine, tutti i mesi portava a casa lo stipendio, la passeggiata la domenica, l’ufficio tutti i giorni, mai una deviazione, mai un eccesso, se proprio doveva dirlo, una piccola pecca era rappresentata dal carattere del suo Alberto, indocile diceva Osvaldo, questi non perdeva occasione per deriderlo ribellandosi alla sua autorità, non che fosse mai stato un tipo autoritario, anzi, aveva sempre lasciato che si occupasse Loretta di tutto, ma certi atteggiamenti erano proprio inquietanti.

Scorreva così tranquilla la sua vita che ad un certo momento decise di prendere un cane, ecco, forse questa sarebbe stata una cosa buona per suo figlio, avere la responsabilità di un cagnolino, un essere vivente, qualcuno di cui occuparsi, a cui tenere cura, avrebbe fatto cambiare atteggiamento ad Alberto.

Così, un pomeriggio, di ritorno dal lavoro, lo portò a casa.

Sembrò una scelta felice, Alberto sembrava contento di avere un amico a quattro zampe con cui condividere i pomeriggi.

C’era una nota stonata in questo, Osvaldo si era accorto che con il passare del tempo il cagnolino, un bastardino di nome sole, si era attaccato a lui allontanandosi contemporaneamente da Alberto, come mai guaiva quando questi lo chiamava per portarlo a spasso, anziché essere contento lo guardava con occhi pieni di terrore.

Era una cosa da approfondire.

Un pomeriggio, poco dopo l’uscita di Alberto, Osvaldo si era messo le sue scarpe sformate ed era andato alla ricerca del figlio per le strade del quartiere.

Non era stato difficile, in fondo sapeva quali erano i posti frequentati da Alberto, così dopo circa un quarto d’ora, lo trovò nel posto che, ritenendo il più probabile, aveva lasciato per ultimo.

Era il cortile di uno dei primi palazzoni sorti nella zona, mai utilizzato dagli inquilini, con il passare del tempo si era riempito di sterpi che ricoprivano solo carcasse di motorini e biciclette abbandonate.

Era lì, insieme ad un gruppetto di ragazzi sconosciuti, avevano legato il piccolo sole ad un ferro arrugginito sporgente dal muro e piegato a mo’ di gancio, lo usavano come bersaglio per le pietre, povero sole, come ridevano quando lo vedevano saltare per non farsi colpire, com’erano contenti quando lo sentivano guaire perché colpito.

La rabbi aera montata rapidamente, non poteva permettere che il piccolo sole soffrisse ancora, d’altra parte non poteva neanche accettare che il suo Alberto si comportasse così.

Come si era mosso dal suo posto di osservazione, era stato subito individuato da sole che si era messo ad abbaiare disperato al suo indirizzo in cerca di aiuto, di salvezza dai suoi aguzzini, da parte loro i ragazzi in un primo momento avevano cercato di affrontarlo, poi sentendo le sue urla avevano preferito darsi alla fuga, anche suo figlio era fuggito insieme agli altri.

Era ritornato a casa con il cagnolino tra le braccia, era così terrorizzato che si era rifugiato su di lui appena si era avvicinato per scioglierlo e non era più voluto scendere.

Loretta lo aveva aggredito appena varcata la soglia di casa, non aveva fatto in tempo a dire neanche una parola che un mare di improperi gli era stato rovesciato sulla testa da sua moglie mentre suo figlio, di la in cucina, osservava la scena con un ghigno stampato sulla faccia.

Era tutto inutile, per quanto cercasse di difendersi nessuna delle parole dette da Osvaldo riusciva a superare quel muro, verbale e violento, eretto da sua moglie tra di loro, alla fine, stanco e nauseato, si era rifugiato in garage, tra le sue cose, portandosi dietro sole.

Era passata da un pezzo l’ora di cena, nessuno si era preoccupato di chiamarlo, forse un’ora prima, aveva sentito sbattere il portone di casa, si era rallegrato pensando che forse era uscito suo figlio, il suo Alberto, oramai un nemico per lui e quindi sua moglie lo avrebbe chiamato per cenare e scusarsi.

Niente, il tempo era passato e nessun rumore era venuto dal piano superiore, alla fine, verso le ventidue, si era deciso e armatosi di tutto il coraggio che era riuscito a racimolare si era deciso ad affrontare la situazione.

Con passo incerto aveva salito la piccola scala che collegava il piano terra della sua abitazione al garage, sole alle sue calcagna, timoroso, emetteva un leggero uggiolio, arrivato al pianerottolo aveva aperto la porta convinto di trovare sua moglie li, ad attenderlo in lacrime per il suo comportamento.

Forse delitto e castigo? Vedremo il prosieguo

  • Forse il figlio ha delle sorprese in serbo per Osvaldo? (25%)
    25
  • Gli eventi prendono il sopravvento su tutto. (75%)
    75
  • Osvaldo, remissivo come sempre, si fa sottomettere. (0%)
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28 Commenti

  • Direi che passiamo la palla alla moglie, non vedo altra soluzione a questo punto della storia. Mancano ancora quattro capitoli…
    Ciao Pienne,
    un po’ frettoloso questo episodio, ho notato diversi refusi, dettati dalla fretta e, probabilmente, dalla mancanza di una rilettura. Ne faccio molti anch’io, non è una critica, ma una segnalazione.
    Non ho capito la frase: “Era successo tutto così, senza scosse, senza traumi ed anche questo era stato sistemato insieme agli altri.” Parrebbe un’operazione compiuta non sulla prima vittima, allora perché, Osvaldo, pensa solo ora al modo per spostare il corpo dal tavolo al buco?
    Forse sfugge a me, non so.
    Aspetto il nuovo episodio e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  • ciao Pienne, ho votato perché Osvaldo prosegua indisturbato, vorrei proprio vedere dove vuole arrivare…
    Ma non si comprende se effettivamente si tratti o meno di un sogno.
    Sono d’accordo con Yaniv in merito al consiglio di non essere troppo precipitoso nel pubblicare gli episodi. Primo perché anche tu hai bisogno di farli decantare nella tua testa; secondo perché chi legge ha bisogno di tempo per farlo.

  • Ciao Pienne,
    ho un paio di osservazioni da farti, spero non me ne vorrai. La prima: hai usato 423 caratteri, dei 5000 concessi, per illustrare nel dettaglio un’incisione a Y. Il racconto particolareggiato di un’azione può risultare pesante e non necessario.
    La seconda: si era parlato di un sogno, ma in questo capitolo non vi si fa menzione. La regola è che si seguano le scelte dei lettori, pertanto se hai proposto tre scelte, tra cui il sogno, poi devi tenere fede alla scelta fatta. Questa piattaforma è un’ottima palestra per gli scrittori esordienti come me, e trovo che il fatto di dover seguire di percorrere una strada, scelta dal lettore, e dover restare nei 5000 caratteri, risulti un ottimo esercizio di scrittura creativa.
    Perdonami, ritengo che tu abbia uno stile accattivante, ma , in questo caso, hai peccato di ingenuità.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un’ottima domenica.
    Alla prossima!

  • Ciao pienne.
    Mi ero ripromesso di passare da qui, e anche se ci sono voluti un bel po’ di giorni eccomi.
    Ci sai fare con la caratterizzazione dei personaggi. Osvaldo sembra un uomo reale, per quanto sia l’incarnazione di Lester Nygaard che incontra Zeno Cosini.
    Ci sono un paio di refusi, ma non è un grosso problema.
    Una cosa però non capisco: la storia è interessante ma…dove vuole andare a parare? Perchè leggendo non posso non riconoscere che il tuo stile sia bello, ma la storia è un po’ caotica. Tipo il ragazzo ucciso nei capitoli precedenti. E’ reale o un sogno? Anche l’amico di Alberto ucciso nel capitolo precedente, è reale o meno? Perchè da quanto è stato scelto dai lettori dovrebbe esserlo, ma non si capisce.
    Mi interessa però, vediamo come prosegue.
    Un consiglio: non essere troppo veloce. In 8 giorni hai pubblicato 4 capitoli. Ok essere rapidi, ma devi anche dare il tempo a chi ti legge di votare, o anche ad eventuali lettori di approcciarsi alla tua storia.
    Alla prossima.

    • Buona sera Yaniv, sono molto contento della tua attenzione e, devo essere sincero, anche delle cose che hai detto.
      Per il resto, chissà, ho detto è ripetuto che questa storia più che una narrazione, un “romanzo”, è una sorta di diario,potrebbe essere quello del nostro vicino di casa o collega di lavoro.
      In realtà, pensandoci bene, potrebbe anche essere semplicemente il racconto di un uomo prodotto del nostro tempo.
      Fellini disse, a proposito dei suoi film “non so cosa significhino, ognuno ci mette dentro del suo e da l’interpretazione di quel che vede” (ho semplificato naturalmente).
      Ecco, è questo, tutto quello che il lettore vuole leggere fra le righe.
      Ciao e grazie
      pienne

  • Ciao Pienne,
    ho votato peri turbamento: sarei curioso di leggere cosa potrebbe succedere seguendo questa opzione. Ho letto volentieri, faticando un poco. Forse cambiando leggermente alcune frasi riusciresti al meglio nel tuo intento. Forse leggere varie volte ad alta voce, o fartelo leggere, ti potrebbe aiutare. Comunque resto incuriosito.
    L’ unico appunto che ti faccio è sull’uso della sega da falegname per segare le ossa: credo che i denti alti non siano indicati. La sega da ferro potrebbe fare comodo a Osvaldo.
    A rileggerci 👍

  • Voto per il brutto sogno. Mi sembra presto per passare a diventare un assassino tanto crudele. Cioè mi pare più logico che il tarlo si insinui più lentamente nella sua mente. Il racconto è interessante però occhio alla punteggiatura: cioè a mio avviso talvolta usi troppe virgole quando un punto ci farebbe tirare il fiato e capire anche meglio la frase. Poi magari è un tuo preciso intento stlistico, quello di mettere affanno, e allora ok ;). Al prossimo.

  • Ciao Pienne,
    diciamo che l’assassinio del ragazzo è stato solo un brutto sogno. A volte accade che una mente disturbata abbia delle avvisaglie prima di giungere a compimento di azioni terribili. Questo non significa che le azioni orribili no arriveranno. Ho votato il sogno anche per il cambio di tempo verbale, immaginando che potesse esserne il motivo.
    Ora aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  • Ho votato per “vendetta” .. distorta e assurda: queste due parole, insieme, mi fanno ben sperare.
    Interessante questo tuo capitolo. Continuo ad avvertire la necessità di qualche punto, ma sono contemporaneamente curioso di capire dove ti porterà questa tua scrittura sperimentale. Il cane sole che si confonde col sole, da l’idea di quanto importante fosse per Osvaldo.
    Coraggioso: bravo. Continua ad osare.
    Alla prossima

  • voto per il tentativo di suicidio, che però non avrà evidentemente seguito, altrimenti finirebbe il racconto.
    Ho letto un po’ di commenti alla tua storia e concordo con chi ha segnalato che il nome del cane vada scritto maiuscolo essendo nome proprio. La punteggiatura è una questione molto personale. Ci sono scrittori, come il grande Saramago, che utilizzano periodi anche lunghissimi, però occorre molta maestria nel governare tale modalità di scrittura e abilità non comuni. Al posto tuo ogni tanto inserirei frasi più corte e qualche punto al posto della virgola.
    Ovviamente la storia suscita avversione nei confronti del figlio di Osvaldo e comprensione nei confronti di quest’ultimo. Tuttavia io non credo al tutto bianco e tutto nero, per cui penso che anche Osvaldo abbia la sua buona parte di responsabilità in tutto questo (magari non essere stato abbastanza fermo nell’educazione del ragazzo?). Beh, staremo a vedere. A presto.

    • Namor buongiorno, grazie per il commento.
      E’ una storia particolare, scrivo i libri usando un linguaggio diverso, anche se, a dire il vero, ho questa tendenza a scrivere in maniera “parlata”, considera che ho sempre scritto e soprattutto parlato a braccio, per cui mi viene difficile successivamente rileggere e correggere.
      Diciamo che questa storia, un racconto di un pezzettino di vita, di una persona comune, anche il tuo (mio) vicino di casa, è più una sorta di diario di vita comune, o almeno, lo è per me.
      Continua a darmi indicazioni, ne sarò felice.
      Ciao, a presto
      pienne

  • Ciao pienne. Ho letto il titolo, in cui citi un cane e ho pensato di leggere il tuo racconto dato che hai letto il mio che ha nel titolo un gatto. Tralasciando questa associazione che mi ha portato a incuriosirmi: mi interessa la storia, mi è davvero dispiaciuto per il cane. A volte forse scappano piccoli refusi ma in generale mi piace come stai rendendo il cambiamento del protagonista: da pacato e anonimo a… chissà. Io ho votato vendetta. Mi sembra più in linea con quanto hai accennato. Seguo. A presto.

  • Ciao Pienne,
    mi pare logico pensare a una vendetta, visti i presupposti.
    Ho trovato molto toccante il racconto del rapporto di Osvaldo con il suo cagnolino, hai saputo creare la giusta atmosfera per far poi venire il magone al momento della perdita.
    Un uomo a cui viene tolto tutto, prima o poi, esplode.
    Non ho capito una cosa: il ragazzo a cui a sporta il cuore, non è il figlio, vero? Oppure sì?
    Vediamo cosa accade nel nuovo episodio.
    Alla prossima!

  • Rieccomi, pienne. Ho votato perché gli eventi prendano il sopravvento.
    La tua storia è piuttosto particolare, ma per quanto mi riguarda a spiccare è soprattutto lo stile decisamente coraggioso: punteggiatura semplificata, solo punti e soprattutto virgole, in alcuni casi interrogativi sottintesi… Una scelta molto ardita, mi ripeto. La mia impressione è che la tua sia una precisa scelta: a parte qualche refuso, molta della punteggiatura mancante o “alternativa” ha uno scopo espressivo. Non ti dirò se a me piace o no, non è particolarmente significativo. Ti dirò che è certamente molto rischioso: ti avventureresti in un fuori pista dopo aver preso una sola lezione di sci?
    Rischioso, meglio andare per gradi.
    Parlando della forma, a parte refusetti inevitabili (tra cui uno evitabile: Sole, è un nome proprio), ho notato alcune ripetizioni:
    era stato un gran momento per la sua *famiglia*, lui… poteva pensare a sistemarsi, costruire una *famiglia* tutta sua.
    A questo si erano subito dedicati i suoi *genitori*, avevano… figlia di *genitori* seri e lavoratori…
    per la *sua* serietà certo, ma anche per la *sua* divisa, aveva un vestituccio marroncino, troppo grande per il *suo* fisico…
    … per la posizione che teneva al lavoro, *oramai* da una vita… Le scarpe, *oramai* informi…
    Nei primi due casi, la particolarità della parola ripetuta è che “trasla di oggetto”: due famiglie diverse, due coppie di genitori diversi, con il risultato che si nota anche di più la ridondanza e ingenera anche un po’ di confusione. Occhio poi ai troppi possessivi e a parole non popolarissime (oramai) che si ripetono a breve distanza.
    Io penso che buona parte di queste ripetizioni verrebbero eliminate dopo un’attenta rilettura, per cui il mio consiglio (uno dei pochi che sono in grado di dare) è: non avere fretta di pubblicare, leggi, rileggi e correggi 😉
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend.

    • Erri, sei gentilissimo e ti assicuro, faccio tesoro di tutto e tutte le tue osservazioni, per i refusi hai ragione, non sono attento alla rilettura, non mi piace proprio, per quanto riguarda il resto ti dico subito, è una storia scritta di getto in un momento e una situazione molto particolare e che non auguro a nessuno, non godevo delle comodità di cui solitamente facciamo uso, pensa che l’ho scritta a mano con la vecchia e cara biro, quadernone e tanto olio di gomito.
      Grazie di tutto, mi auguro che tu possa avere la voglia di continuare a leggermi e ad aiutarmi.
      Ciao e GRAZIE

  • Ciao Pienne,
    Interessante lo stile della tua scrittura. La storia è coinvolgente e il lettore è curioso.
    Personalmente non amo troppo i periodi lunghi, che mi affaticano la lettura: ti suggerisco di alternare periodi lunghi a periodi brevi: soprattutto in scene come quella (spaventosa) dei ragazzi e il cane.
    Secondo me la lettura ne potrebbe trarre beneficio. Ripeto, secondo me.
    Voto”sorprese” e attendo il prossimo.
    Ciao

  • Ciao Pienne eccomi qui,
    Sono passata dalle tue parti siccome ho visto il tuo commento lì da me.
    Volevo chiederti, come mai non ci sono dialoghi? (Di solito li trovo in tutte le storie) Vuoi scrivere questa storia come una sorta di narrazione? O magari hai qualcos altro in mente? Comunque leggendo il racconto, diciamo che ho notato (forse mi sbaglio) un velo di malinconia, io l’ho percepito in questa maniera, e non è una cattiva cosa, anzi mi piacciono queste cose, (ripeto forse mi sbaglio, ma è ciò che mi hai fatto provare).
    Ps. Aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

    • Ciao Atharis, grazie della partecipazione.
      La storia è ne più ne meno che una storia, e come tutte le storie rispecchia e racconta quello che pensa l’autore, le sue esperienze, il suo modo di vedere la vita, rispecchia però, anche, quello che il lettore ci vede, quello che vuole vederci e che cerca.
      Fellini (il Grande Fellini) in una intervista disse che: l’autore solitamente non sa quello che vuole dire, dice e basta, sono poi i lettori, o gli spettatori nel suo caso, a mettere i contenuti nell’opera.
      Ecco, mi ritrovo perfettamente con questa cosa, io scrivo per scrivere, con il cuore e la mente, che legge ci mette il suo.
      A presto
      pienne

  • Ciao Pienne,
    un capitolo molto intenso. Ogni parola piange addosso al protagonista, dipingendone un’immagine di infinita remissività. Osvaldo passa la sua vita a tracciare vie per gli altri, più che per sé, e questo lo porta a un figlio prepotente e una moglie, infine, distratta. Dato l’incipit immagino che ci sarà qualcosa di sconvolgente nel futuro dell’uomo, quindi voto l’opzione dell’evento.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un ottimo fine settimana.

    • Buongiorno Allegra
      Ho apprezzato molto la tua risposta, hai centrato in pieno lo spirito del personaggio e l’indirizzo che vorrei dare alla storia. Sarò felice di condividere con te il resto aspettando fiducioso i tuoi commenti.
      Grazie, pienne

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