CUORE DI CANE

Dove eravamo rimasti?

Forse delitto e castigo? Vedremo il prosieguo Gli eventi prendono il sopravvento su tutto. (75%)

Si apre il sipario.....a metà?

Povero Osvaldo, quale fu la sua delusione entrato in un soggiorno deserto, nessun rumore dalla cucina o dal piano superiore, da una delle camere da letto, mentre si guardava intorno in cerca di un segnale, cercava, in cuor suo, spiegazioni sicure e consolanti, alla fine, inevitabilmente, i suoi occhi si posarono sulla piccola credenza all’entrata, al centro, in perfetto stile melodrammatico, campeggiava un foglietto, inquietante nella sua solitudine.

Prima ancora che la sua mente riuscisse a leggere le due righe scritte con la grafia incerta e spigolosa di Loretta, il suo cuore gli aveva detto tutto, sua moglie e suo figlio se ne erano andati.

Su questo rifletteva Osvaldo mentre dava l’ultimo punto per ricucire lo squarcio sul torace del ragazzo, questa volta aveva optato per un taglio laterale, come facevano gli antichi egizi, e da li aveva estratto il cuore, aveva avuto cura di fare le cose velocemente, dopo averlo strangolato si era affrettato a stenderlo sul tavolo e spogliatolo aveva asportato l’organo, poteva ancora sentire la vita mentre lo teneva in mano, ancora caldo, pulsante, sarebbe stato una degna compagnia per il suo piccolo sole.

Ecco fatto, non era venuta proprio bene, non era mai stato bravo a cucire, ma, in fondo, oramai non sarebbe importato a nessuno.

Ora sarebbe venuta la parte più faticosa di tutta questa storia, ecco, questa era la parte che riteneva più nauseante, tutto il lavoro che bisognava fare per risistemare, e, sopra ogni cosa, la puzza, non riusciva in nessuna maniera a farla andare via, aleggiava come una specie di nebbia solida ed invisibile, impregnava tutto quanto intorno, era un odore spesso e nauseabondo, quasi palpabile.

Ogni tanto la nebbia nella sua testa si diradava, un raggio di sole penetrava nell’animo di Osvaldo, non che servisse a molto, la sua mente era settata su un unico obiettivo, non riusciva a pensare ad altro se non all’annientamento di chi aveva distrutto la sua ultima speranza di vita.

Era stato un attimo, Osvaldo, come ogni sera con la bella stagione, dopo aver cenato andava a fare una passeggiata , era diventata una buona abitudine, lui aveva tempo per digerire e riflettere e a sole piaceva un sacco.

Visto che durante la giornata rimaneva chiuso in casa da solo, quando Osvaldo era al lavoro,  nei momenti della passeggiata correva e saltava cercando di acchiappare qualche suo immaginario amico, girava correndo tutto intorno e fra le gambe del suo padrone, abbaiando e invitandolo a partecipare ai suoi giochi.

Com’era contento Osvaldo, finalmente aveva qualcuno che gli concedeva il suo amore in maniera incondizionata, che non aveva bisogno di niente, solo un po’ di cibo e tanto, tantissimo amore, da dare e da ricevere.

Così, anche quella maledetta sera Osvaldo, finito di mangiare e di sistemare le poche cose in cucina, era pronto per la passeggiata serale insieme al suo cagnolino.

Erano scesi in strada, come al solito, passando dal piccolo giardino sul retro della villetta, a sole non faceva piacere, era come se avvertisse che in quel posto qualcosa non andava, certe notti si metteva dietro la porta che dava in giardino e ringhiava incessantemente come se preavvertisse che il suo destino si sarebbe concluso li, come se li ci fosse il suo peggior nemico.

La serata era particolarmente tiepida e piacevole, il cielo pieno di stelle, tanto più visibili per il  mancato funzionamento della pubblica illuminazione e per l’assenza totale della luce della luna.

Era bello il cielo, una coperta immensa stesa a coprire l’infinito, una miriade di buchini da cui filtrava la luce di Dio, gli dava una pace incredibile guardare la in alto e perdersi, non pensare a nulla se non all’immensità.

Aveva perso di vista, solo per un attimo, sole, si era allontanato inseguendo, forse, una falena, proprio li, sul bordo della strada, poi era stato un attimo, nella nebbia si erano materializzati due fari gialli subito seguiti dal rombo del motore.

Subito dopo sole era scomparso, forse è scappato si era detto Osvaldo, cercandolo e chiamandolo tutto intorno inutilmente.

Lo aveva ritrovato poco dopo, il suo corpicino, evidentemente per l’urto, era stato sbalzato via andando ad incastrarsi sotto un cassonetto, già morto.

Annichilito, tale era rimasto Osvaldo, l’unico suo compagno perso per sempre, l’unico legame che ancora sentiva di avere con la sua vita precedente, con la normalità, l’unico affetto per cui sentisse di dover vivere.

Lo aveva seppellito in giardino, un piccolo tumulo indicava il posto.

Erano passati i giorni, poi pian piano nella sua mente erano come affiorati i ricordi, confusi.

Niente era stato più nitido dopo quella notte, non era riuscito a vedere nulla, adesso, pensava di aver capito, o forse, aveva immaginato, era tutto frutto della sua immaginazione surriscaldata, impaziente di dare un volto ai colpevoli.

Quanto potere ha il rancore, quanto invade la vita quotidiana

  • L'ennesimo fallimento in una vita triste e persa.... (0%)
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  • Osvaldo pensa, in maniera distorta e assurda, alla vendetta (100%)
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  • Osvaldo prostrato dalla morte di sole si avvia al suicidio (0%)
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28 Commenti

  • Direi che passiamo la palla alla moglie, non vedo altra soluzione a questo punto della storia. Mancano ancora quattro capitoli…
    Ciao Pienne,
    un po’ frettoloso questo episodio, ho notato diversi refusi, dettati dalla fretta e, probabilmente, dalla mancanza di una rilettura. Ne faccio molti anch’io, non è una critica, ma una segnalazione.
    Non ho capito la frase: “Era successo tutto così, senza scosse, senza traumi ed anche questo era stato sistemato insieme agli altri.” Parrebbe un’operazione compiuta non sulla prima vittima, allora perché, Osvaldo, pensa solo ora al modo per spostare il corpo dal tavolo al buco?
    Forse sfugge a me, non so.
    Aspetto il nuovo episodio e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  • ciao Pienne, ho votato perché Osvaldo prosegua indisturbato, vorrei proprio vedere dove vuole arrivare…
    Ma non si comprende se effettivamente si tratti o meno di un sogno.
    Sono d’accordo con Yaniv in merito al consiglio di non essere troppo precipitoso nel pubblicare gli episodi. Primo perché anche tu hai bisogno di farli decantare nella tua testa; secondo perché chi legge ha bisogno di tempo per farlo.

  • Ciao Pienne,
    ho un paio di osservazioni da farti, spero non me ne vorrai. La prima: hai usato 423 caratteri, dei 5000 concessi, per illustrare nel dettaglio un’incisione a Y. Il racconto particolareggiato di un’azione può risultare pesante e non necessario.
    La seconda: si era parlato di un sogno, ma in questo capitolo non vi si fa menzione. La regola è che si seguano le scelte dei lettori, pertanto se hai proposto tre scelte, tra cui il sogno, poi devi tenere fede alla scelta fatta. Questa piattaforma è un’ottima palestra per gli scrittori esordienti come me, e trovo che il fatto di dover seguire di percorrere una strada, scelta dal lettore, e dover restare nei 5000 caratteri, risulti un ottimo esercizio di scrittura creativa.
    Perdonami, ritengo che tu abbia uno stile accattivante, ma , in questo caso, hai peccato di ingenuità.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un’ottima domenica.
    Alla prossima!

  • Ciao pienne.
    Mi ero ripromesso di passare da qui, e anche se ci sono voluti un bel po’ di giorni eccomi.
    Ci sai fare con la caratterizzazione dei personaggi. Osvaldo sembra un uomo reale, per quanto sia l’incarnazione di Lester Nygaard che incontra Zeno Cosini.
    Ci sono un paio di refusi, ma non è un grosso problema.
    Una cosa però non capisco: la storia è interessante ma…dove vuole andare a parare? Perchè leggendo non posso non riconoscere che il tuo stile sia bello, ma la storia è un po’ caotica. Tipo il ragazzo ucciso nei capitoli precedenti. E’ reale o un sogno? Anche l’amico di Alberto ucciso nel capitolo precedente, è reale o meno? Perchè da quanto è stato scelto dai lettori dovrebbe esserlo, ma non si capisce.
    Mi interessa però, vediamo come prosegue.
    Un consiglio: non essere troppo veloce. In 8 giorni hai pubblicato 4 capitoli. Ok essere rapidi, ma devi anche dare il tempo a chi ti legge di votare, o anche ad eventuali lettori di approcciarsi alla tua storia.
    Alla prossima.

    • Buona sera Yaniv, sono molto contento della tua attenzione e, devo essere sincero, anche delle cose che hai detto.
      Per il resto, chissà, ho detto è ripetuto che questa storia più che una narrazione, un “romanzo”, è una sorta di diario,potrebbe essere quello del nostro vicino di casa o collega di lavoro.
      In realtà, pensandoci bene, potrebbe anche essere semplicemente il racconto di un uomo prodotto del nostro tempo.
      Fellini disse, a proposito dei suoi film “non so cosa significhino, ognuno ci mette dentro del suo e da l’interpretazione di quel che vede” (ho semplificato naturalmente).
      Ecco, è questo, tutto quello che il lettore vuole leggere fra le righe.
      Ciao e grazie
      pienne

  • Ciao Pienne,
    ho votato peri turbamento: sarei curioso di leggere cosa potrebbe succedere seguendo questa opzione. Ho letto volentieri, faticando un poco. Forse cambiando leggermente alcune frasi riusciresti al meglio nel tuo intento. Forse leggere varie volte ad alta voce, o fartelo leggere, ti potrebbe aiutare. Comunque resto incuriosito.
    L’ unico appunto che ti faccio è sull’uso della sega da falegname per segare le ossa: credo che i denti alti non siano indicati. La sega da ferro potrebbe fare comodo a Osvaldo.
    A rileggerci 👍

  • Voto per il brutto sogno. Mi sembra presto per passare a diventare un assassino tanto crudele. Cioè mi pare più logico che il tarlo si insinui più lentamente nella sua mente. Il racconto è interessante però occhio alla punteggiatura: cioè a mio avviso talvolta usi troppe virgole quando un punto ci farebbe tirare il fiato e capire anche meglio la frase. Poi magari è un tuo preciso intento stlistico, quello di mettere affanno, e allora ok ;). Al prossimo.

  • Ciao Pienne,
    diciamo che l’assassinio del ragazzo è stato solo un brutto sogno. A volte accade che una mente disturbata abbia delle avvisaglie prima di giungere a compimento di azioni terribili. Questo non significa che le azioni orribili no arriveranno. Ho votato il sogno anche per il cambio di tempo verbale, immaginando che potesse esserne il motivo.
    Ora aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  • Ho votato per “vendetta” .. distorta e assurda: queste due parole, insieme, mi fanno ben sperare.
    Interessante questo tuo capitolo. Continuo ad avvertire la necessità di qualche punto, ma sono contemporaneamente curioso di capire dove ti porterà questa tua scrittura sperimentale. Il cane sole che si confonde col sole, da l’idea di quanto importante fosse per Osvaldo.
    Coraggioso: bravo. Continua ad osare.
    Alla prossima

  • voto per il tentativo di suicidio, che però non avrà evidentemente seguito, altrimenti finirebbe il racconto.
    Ho letto un po’ di commenti alla tua storia e concordo con chi ha segnalato che il nome del cane vada scritto maiuscolo essendo nome proprio. La punteggiatura è una questione molto personale. Ci sono scrittori, come il grande Saramago, che utilizzano periodi anche lunghissimi, però occorre molta maestria nel governare tale modalità di scrittura e abilità non comuni. Al posto tuo ogni tanto inserirei frasi più corte e qualche punto al posto della virgola.
    Ovviamente la storia suscita avversione nei confronti del figlio di Osvaldo e comprensione nei confronti di quest’ultimo. Tuttavia io non credo al tutto bianco e tutto nero, per cui penso che anche Osvaldo abbia la sua buona parte di responsabilità in tutto questo (magari non essere stato abbastanza fermo nell’educazione del ragazzo?). Beh, staremo a vedere. A presto.

    • Namor buongiorno, grazie per il commento.
      E’ una storia particolare, scrivo i libri usando un linguaggio diverso, anche se, a dire il vero, ho questa tendenza a scrivere in maniera “parlata”, considera che ho sempre scritto e soprattutto parlato a braccio, per cui mi viene difficile successivamente rileggere e correggere.
      Diciamo che questa storia, un racconto di un pezzettino di vita, di una persona comune, anche il tuo (mio) vicino di casa, è più una sorta di diario di vita comune, o almeno, lo è per me.
      Continua a darmi indicazioni, ne sarò felice.
      Ciao, a presto
      pienne

  • Ciao pienne. Ho letto il titolo, in cui citi un cane e ho pensato di leggere il tuo racconto dato che hai letto il mio che ha nel titolo un gatto. Tralasciando questa associazione che mi ha portato a incuriosirmi: mi interessa la storia, mi è davvero dispiaciuto per il cane. A volte forse scappano piccoli refusi ma in generale mi piace come stai rendendo il cambiamento del protagonista: da pacato e anonimo a… chissà. Io ho votato vendetta. Mi sembra più in linea con quanto hai accennato. Seguo. A presto.

  • Ciao Pienne,
    mi pare logico pensare a una vendetta, visti i presupposti.
    Ho trovato molto toccante il racconto del rapporto di Osvaldo con il suo cagnolino, hai saputo creare la giusta atmosfera per far poi venire il magone al momento della perdita.
    Un uomo a cui viene tolto tutto, prima o poi, esplode.
    Non ho capito una cosa: il ragazzo a cui a sporta il cuore, non è il figlio, vero? Oppure sì?
    Vediamo cosa accade nel nuovo episodio.
    Alla prossima!

  • Rieccomi, pienne. Ho votato perché gli eventi prendano il sopravvento.
    La tua storia è piuttosto particolare, ma per quanto mi riguarda a spiccare è soprattutto lo stile decisamente coraggioso: punteggiatura semplificata, solo punti e soprattutto virgole, in alcuni casi interrogativi sottintesi… Una scelta molto ardita, mi ripeto. La mia impressione è che la tua sia una precisa scelta: a parte qualche refuso, molta della punteggiatura mancante o “alternativa” ha uno scopo espressivo. Non ti dirò se a me piace o no, non è particolarmente significativo. Ti dirò che è certamente molto rischioso: ti avventureresti in un fuori pista dopo aver preso una sola lezione di sci?
    Rischioso, meglio andare per gradi.
    Parlando della forma, a parte refusetti inevitabili (tra cui uno evitabile: Sole, è un nome proprio), ho notato alcune ripetizioni:
    era stato un gran momento per la sua *famiglia*, lui… poteva pensare a sistemarsi, costruire una *famiglia* tutta sua.
    A questo si erano subito dedicati i suoi *genitori*, avevano… figlia di *genitori* seri e lavoratori…
    per la *sua* serietà certo, ma anche per la *sua* divisa, aveva un vestituccio marroncino, troppo grande per il *suo* fisico…
    … per la posizione che teneva al lavoro, *oramai* da una vita… Le scarpe, *oramai* informi…
    Nei primi due casi, la particolarità della parola ripetuta è che “trasla di oggetto”: due famiglie diverse, due coppie di genitori diversi, con il risultato che si nota anche di più la ridondanza e ingenera anche un po’ di confusione. Occhio poi ai troppi possessivi e a parole non popolarissime (oramai) che si ripetono a breve distanza.
    Io penso che buona parte di queste ripetizioni verrebbero eliminate dopo un’attenta rilettura, per cui il mio consiglio (uno dei pochi che sono in grado di dare) è: non avere fretta di pubblicare, leggi, rileggi e correggi 😉
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend.

    • Erri, sei gentilissimo e ti assicuro, faccio tesoro di tutto e tutte le tue osservazioni, per i refusi hai ragione, non sono attento alla rilettura, non mi piace proprio, per quanto riguarda il resto ti dico subito, è una storia scritta di getto in un momento e una situazione molto particolare e che non auguro a nessuno, non godevo delle comodità di cui solitamente facciamo uso, pensa che l’ho scritta a mano con la vecchia e cara biro, quadernone e tanto olio di gomito.
      Grazie di tutto, mi auguro che tu possa avere la voglia di continuare a leggermi e ad aiutarmi.
      Ciao e GRAZIE

  • Ciao Pienne,
    Interessante lo stile della tua scrittura. La storia è coinvolgente e il lettore è curioso.
    Personalmente non amo troppo i periodi lunghi, che mi affaticano la lettura: ti suggerisco di alternare periodi lunghi a periodi brevi: soprattutto in scene come quella (spaventosa) dei ragazzi e il cane.
    Secondo me la lettura ne potrebbe trarre beneficio. Ripeto, secondo me.
    Voto”sorprese” e attendo il prossimo.
    Ciao

  • Ciao Pienne eccomi qui,
    Sono passata dalle tue parti siccome ho visto il tuo commento lì da me.
    Volevo chiederti, come mai non ci sono dialoghi? (Di solito li trovo in tutte le storie) Vuoi scrivere questa storia come una sorta di narrazione? O magari hai qualcos altro in mente? Comunque leggendo il racconto, diciamo che ho notato (forse mi sbaglio) un velo di malinconia, io l’ho percepito in questa maniera, e non è una cattiva cosa, anzi mi piacciono queste cose, (ripeto forse mi sbaglio, ma è ciò che mi hai fatto provare).
    Ps. Aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

    • Ciao Atharis, grazie della partecipazione.
      La storia è ne più ne meno che una storia, e come tutte le storie rispecchia e racconta quello che pensa l’autore, le sue esperienze, il suo modo di vedere la vita, rispecchia però, anche, quello che il lettore ci vede, quello che vuole vederci e che cerca.
      Fellini (il Grande Fellini) in una intervista disse che: l’autore solitamente non sa quello che vuole dire, dice e basta, sono poi i lettori, o gli spettatori nel suo caso, a mettere i contenuti nell’opera.
      Ecco, mi ritrovo perfettamente con questa cosa, io scrivo per scrivere, con il cuore e la mente, che legge ci mette il suo.
      A presto
      pienne

  • Ciao Pienne,
    un capitolo molto intenso. Ogni parola piange addosso al protagonista, dipingendone un’immagine di infinita remissività. Osvaldo passa la sua vita a tracciare vie per gli altri, più che per sé, e questo lo porta a un figlio prepotente e una moglie, infine, distratta. Dato l’incipit immagino che ci sarà qualcosa di sconvolgente nel futuro dell’uomo, quindi voto l’opzione dell’evento.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un ottimo fine settimana.

    • Buongiorno Allegra
      Ho apprezzato molto la tua risposta, hai centrato in pieno lo spirito del personaggio e l’indirizzo che vorrei dare alla storia. Sarò felice di condividere con te il resto aspettando fiducioso i tuoi commenti.
      Grazie, pienne

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