Il ritorno del cowboy: la ballata del signor Cavani

Quattro nonne e mezzo

Seduto a gambe incrociate sul grosso tappeto del salone, il signor Cavani stava raccontando una storia. I suoi spessi baffi grigi incorniciavano le sagge labbra, il fido cappello da cowboy era stretto in grembo. La sua voce calma e profonda riempiva l’aria.

“Vedete ragazzi, l’ansia è lo strascico obsoleto di un’evoluzione che non dovrebbe più appartenerci. Ci avvolge con le spire del dubbio e cerca di trascinarci nella buia sicurezza dell’ignoranza. Un meccanismo funzionale il cui scopo è quello di ridurre le possibilità che l’individuo venga divorato dal predatore di turno prima che abbia svolto la propria missione, ovvero la replicazione del proprio corredo genetico. Ma adesso non siamo più dei trogloditi, e l’ansia è soltanto un impedimento verso i successivi step evolutivi.”

Un profondo silenzio cadde nella stanza. Dopo una manciata di secondi, una piccola voce parlò:

“Nonno, questa storia fa schifo!”

Immediatamente, un’altra tenera vocetta si unì alla prima:

“Gaia ha ragione, avevi detto che ci avresti raccontato una bella fiaba!”

Prima che il signor Cavani potesse aprir bocca, un altro dolce virgulto si unì al coro delle lamentele.

“È vero, ce lo avevi promesso!”

Un tenero sorriso increspò il volto del cowboy.

“Piccoli miei, adesso siete ancora dei fanciulli e ancora non potete comprendere a pieno le mie parole. Tuttavia, è bene che voi iniziate a discernere l’origine dei vostri malesseri interiori.”

“Cosa sono i malesseri interiori?” domandò la piccola Gaia mentre giocherellava con uno dei suoi riccioli biondi.

La bambina grassoccia accanto a lei scosse la testa.

“Un malessere interiore è come quando ti sbucci un ginocchio, però in realtà è la tua anima che si è fatta male” disse con aria saccente.

“Ma a differenza delle ginocchia non ci puoi mettere sopra un cerotto” aggiunse poi mestamente.

“A me fa sempre male l’anima quando mangio troppa cioccolata!” esclamò l’unico maschietto del trio.

“Thomas, ma che dici? Quella è la pancia!”

“No, è l’anima! me l’ha detto il nonno!”

“Non capisci nulla, sei scemo!”

“Nonno! Quella cicciona di Giulia ha detto che sono scemo!!”

“Non sono cicciona! Mamma ha detto che ho le ossa grandi!”

Spaventata dal litigio dei suoi cuginetti, la piccola Gaia si tappò le orecchie e iniziò a strillare.

All’improvviso, una voce si levò dal fondo della stanza.

“Adesso basta! Cosa sta succedendo qui dentro?”

Immediatamente, i tre bambini si ammutolirono.

“Oh, no!” sussurrò Giulia.

“È arrivata zia Berenice!”

“Lei è la zia più cattiva di tutte” disse Thomas all’orecchio della piccola Gaia.

“Perché è l’unica a non essere sposata.”

La bambina deglutì spaventata.

“Papà, ti avevo detto di guardare i bambini!” esclamò Berenice alterata.

“E cosa sto facendo secondo te?”

“Li stai facendo urlare! Io devo studiare, così non riesco a concentrarmi!”

“Figlia mia, lasciatelo dire: sei veramente una grande rompico…”

“Papà!” urlò la ragazza.

Il signor Cavani alzò una mano.

“Se anche tu come le tue sorelle ti trovassi un uomo, saresti sicuramente meno acida.”

Berenice fulminò il padre con lo sguardo.

“Le mie sorellastre potrebbero anche non essere tali, considerando dove hai conosciuto le loro madri. E io potrei addirittura non essere tua figlia.”

Una leggera ombra rabbuiò il viso del cowboy.

Silenziosamente, la piccola Gaia si alzò in piedi e si avvicinò alla zia. La guardò con i suoi teneri occhioni blu e poi le abbracciò una gamba.

“Zia” disse strusciando una guancia contro la sua coscia.

“Noi ti vogliamo bene.”

Gli occhi di Berenice si inumidirono.

“Oh, piccola Gaia, anche io ve ne voglio.”

Subito dopo anche Giulia e Thomas si unirono all’abbraccio corale.

”Zia” disse Giulia.

“Noi ti vogliamo bene anche se condividiamo con te solo una piccola parte del codice genetico.”

Berenice lanciò un’occhiata di disapprovazione al signor Cavani.

“Papà, non avrai mica raccontato loro la solita versione modificata della storia sulle api e sui fiori!”

“Berenice” disse il cowboy allargando le braccia.

“Qualcuno dovrà pur spiegargli il motivo per cui hanno quattro nonne!”

“Noi siamo i bambini più felici del mondo, perché abbiamo ben quattro nonne!” esclamò Thomas.

“Yeeee” esultò la piccola Gaia.

“Noi abbiamo cinque nonne” puntualizzò Giulia.

“Ma nonna Maggie non conta” disse Thomas.

“Lei non è la nostra vera nonna. Non è la madre di nessuna delle nostre zie.”

“Però ha detto che ci vuole bene come una vera nonna” squittì Gaia.

Il signor Cavani annuì.

“Se c’è una cosa che non mancherà mai in questa casa” disse sorridendo, “quello è l’amore per voi, miei piccoli cuccioli.”

Zia Berenice si mise le mani tra i capelli.

“Ma perché non potevo nascere in una famiglia normale?”

Il signor Cavani si alzò in piedi.

“Tra poco è ora di pranzo, tutti a lavarsi le mani! Presto, che nonna Maggie ha preparato gli hamburger con le patatine!”

In cucina però non trovarono né gli hamburger, né nonna Maggie, ma soltanto un biglietto.

Quando il cowboy lo lesse, un brivido corse lungo la sua spina dorsale.

***

Nota: Il cowboy è uno spin-off di Bartender. (Tranquilli, non è essenziale ai fini narrativi)

Immagino vogliate sapere cosa ci sia scritto sul biglietto. Beh, anche io.

  • È un messaggio criptato scritto da nonna Maggie (40%)
    40
  • È il biglietto di un rapitore (30%)
    30
  • Si tratta di una lettera d’addio (30%)
    30
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58 Commenti

  • Ciao Fue. Devo dire che è stata davvero una buona idea iniziare a leggere questo racconto. Già al secondo capitolo, con l’ingresso in scena del nano e del profeta, ero completamente preso dallo svolgimento della trama. Ti faccio i miei complimenti per la scrittura e ti seguo con immenso piacere in attesa dei prossimi sviluppi. Ho votato per la caduta dell’estetismo nirvanico

  • Ciao!
    Son passata per altri racconti humor tanto per farmi un’idea su come funziona questo genere nella mente di altri pseudo scrittori e mi sono imbattuta fortunatiamente in quel nonnino contastorie del signor Cavani. I tuoi personaggi hanno un volto, me li vedo mentre si muovono e parlano; davvero un racconto ben scritto e divertente! Seguo con piacere!

  • Ah, che soddisfazione, per una volta, togliere qualcuno dal triplo pareggio… sperando di non aver fatto danni anche così 😀 😀
    Ciao, FueGod!
    Mi ha intrigato particolarmente la parte in cui Arturo corregge “zitta” in “zitto”… spero non tenga prigioniera/o Maggie 😀
    Mi piace leggerti, lo sai, e questo rende ancora più grave che ormai non lo faccia con la dovuta costanza. Parafrasandoti, direi che sono un pigro lettore e un pigro “scrittore”.
    I tuoi personaggi sono fantasiosi, esilaranti, e la profondità dei loro dialoghi, così profonda che confina e si confonde col puro nonsense 😀 , sono divertenti e sofisticati, due cose che, nelle giuste proporzioni, apprezzo. Però, qualche volta ho l’impressione che i dialoghi “filosofici” prendano troppo spazio, nel senso che non sempre sono giustificati dalla necessità di sviluppo della trama. Per carità, se ci limitassimo a scrivere l’essenziale, compileremmo diari di bordo, piuttosto che raccontare. Però, personalmente, in un racconto di soli cinquantamila caratteri (e sappiamo quanto pochi siano) avrei preferito dissertazioni un po’ più scarne.
    Opinioni, come al solto 🙂
    Ciao, a presto

    • Ehi JAW, sei giunto dalle profondità siderali per ristabilire l’ordine cosmico della storia!
      Grande 😀
      Hai ragione, dovrei sfoltire le digressioni, ma quelli che stanno parlando sono il Profeta Lapalissiano, il Poeta Interrotto e il Nano! Voglio dire, come potrei censurarli 😀 😀 ?
      Però sì, appena riesco a scrivere il prossimo capitolo virerò verso una narrazione più “action”.
      Ciao JAW, buona giornata e a presto!

  • Eccomi. Ho letto i tre capitoli di seguito e posso affermare (nel caso che qualche tuo lettore, a differenza di me, legga i commenti degli altri) che anche leggendo tutto senza soluzione di continuità non si capisce una mazza fionda. Che poi che ci frega di capire i dettagli? Basta cogliere il senso, o meglio la sensazione che vuoi comunicare.
    Fammi dire una cosa sulla tua bio: ti definisci avido lettore e pigro scrittore, ma in un anno e mezzo hai scritto su questo sito già sei (6) racconti, non so quanti su Wattpad. Io mi considero un avido lettore perché viaggio su una media di dieci/dodici libri l’anno, ma ho scritto qui, e solo qui, cinque racconti in quattro anni. Mi chiedo, fatte le (in)debite proporzioni, quanti libri leggi in un anno. La domanda retorica non richiede una risposta, anche perché non avrei modo di verificare.

    • Ciao Napo, bentrovato.
      Hai ragione, che caspio ce ne frega se non ci si capisce nulla? Se riesco a comunicare le sensazioni, ne sono ben lieto. Anche di senso, in questo racconto di Nani e dubbi profeti, non so quanto ce ne sia. Ma forse anche nel mondo fuori da questo pc non c’è granché da capire.
      Sono un pigro scrittore perché potrei sfruttare meglio il tempo che ho per scrivere anziché caszeggiare. Anche se già lo faccio quando scrivo in effetti. Ma tant’è.

  • Io tornerei alle origini: gli adepti dei Seventies, Con quel Buddha, poi, non me la conta giusta
    La tua abilità a tenre in memoria e riutilizzare, con sagaci sprizzi qui e là, le opzioni non scelte dei racconti passati è una forma d’arte quasi sublime. E un po’ tautologica 😉
    Quindi ora c’è anche un cambio o una mistificazione di genere in gioco?
    Sappi che tra un po’ anche io dovrò massaggiarmi le tempie, esauste nel tentativo di intuire cosa stia succedendo in questa storia.
    Tutto molto arguto, ma la triade maledetta de “Il materialismo morale, il consumismo sfrenato e l’approssimazione artistica” è un capolavoro, a mio modesto avviso :lol

    • Ciao Bef,
      immaginavo apprezzassi la triade. Anche se forse l’accusa al Nano Capitalista ti avrà fatto sicuramente ridere 😀
      Per quanto riguarda la mitica arte del riciclo degli avanzi del frigo, diciamo che mi serve una volvola di sfogo per la mia immane e malata fantasia 😀
      Non massaggiarti le tempie, come ho detto in altri commenti, il cowboy è il protagonista, e il nostro scopo è quello di farlo ricongiungere con la povera nonna Maggie. Tutto il resto è semplice contorno 😀

  • Ciao Fue eccomi qui,
    Ahahahahaha ho riso tantissimo quando il cowboy ha detto quella frase rigirandosi il cappello tra le mani, non posso citarla se no il messaggio va in moderazione 😂, bellissima! Comunque la storia diventa sempre più interessante e il mistero s’infittisce sempre di più 🤔 sono davvero molto curiosa, voglio sapere alla svelta che cosa è successo a nonna maggie 😂!
    Ps. Anni 70… aspetto con ansia il prossimo capitolo a presto 😉

  • Ciao Fue,
    ti ho mandato, senza volere, in parità… 🙂 Ma i seguaci degli anni ’70 mi attiravano troppo.
    La confusione volutamente creata con questo capitolo, getta fumo negli occhi e tenta, in modo subdolo, di mascherare quel zitta/zitto che sta a metà strada dell’episodio. In altra veste potrebbe anche, la confusione, fungere da cornice allo stesso nodo dell’episodio… Non so neanche cosa sto scrivendo, che fossi seguace anch’io di una qualche corrente derivata? Boh!
    Bravo Fue, i tuoi scritti non lasciano mai insoddisfatti!
    Alla prossima!

  • Capitolo molto interessante, soprattutto l’ambigua parte dello “zitta-zitto”.
    Che i personaggi sono strampalati l’hai ammesso:
    questo è molto confortante.
    Il Dio del Sarcasmo continua ad abbracciarti teneramente, e questo è di buon auspicio per i prossimi capitoli.
    Voto per l’oblio e obladí obladá [cit.]

  • Rieccomi, FueGod. Ho votato il poeta.
    Il tuo universo comincia a essere così pervasivo che ho l’impressione di avere già votato per il “poeta interrotto” in qualche storia precedente 😀
    Ogni tuo capitolo ha il sapore autentico della filosofia da bar dopo due 0.40… e forse anche qualche amaro 😀 😀 😀
    Ah ah, scherzo, mi piacciono moltissimo i dialoghi di questo tipo e trovo che non sia per niente facile scriverli.
    Una piccola osservazione di formattazione: in alcuni casi ho trovato difficoltoso seguire il dialogo quando lo stesso protagonista parla a più riprese: l’andare a capo tra una battuta all’altra mi predispone ad “ascoltare un personaggio diverso”. Quello della formattazione è un tema che trovo ostico, perché non ho ancora trovato un insieme di regole che mi convincano appieno, però potresti considerare la possibilità, almeno in alcuni casi, di non andare a capo quando parla la stessa persona.
    Poi, lo sai, è tutta una questione di gusti e abitudini 🙂
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana.

    • Sono quasi sicuro che tu all’epoca abbia votato per lo Scienziato Grunge 😀
      Per la formattazione, ho visto che sono valide ambedue le forme, sia andando a capo che non (in quest’ultimo caso talvolta con la virgola o meno). Non so, come hai detto tu è una questione di gusti e abitudini. Forse andando a capo potrebbe avere l’effetto che dici tu. Ora provo a giocare sulle formattazioni 🙂
      Ciao Erri,

      a presto e buona settimana anche a te.

  • Oddio ciao Fue! Non mi è arrivata la notifica, per fortuna che ti ho pensato e sono passata da queste parti, rischiavo di perdermi questo bellissimo capitolo!! Chiedo venia!!
    Forse mi sbaglio ma il cowboy sembra avere un lato dolce, boh mi dà questa sensazione, carino lui! Hai inserito parecchie cose che mi intrigano, soprattutto questo poeta interrotto, è normale che ora voglio saperne di più, così come voglio sapere che fine ha fatto la povera maggie! Bravissimo, aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

  • Assolutamente il poeta interrotto!
    Ciao Fue,
    ma come ti vengono? Te l’ho già domandato, lo so, ma i tuoi personaggi, e le situazioni assurde in cui li collochi, mi stupiscono sempre.
    Questo tuo racconto apre una breccia nel muro del pregiudizio. Il povero signor Cavani, che pareva tanto disinibito e privo di remore è, invece, un uomo innamorato e un nonno amorevole… E io che ho anche dubitato che fosse vestito, seduto in cucina a chiacchierare con la famiglia… Che disdetta!
    Alla prossima!

  • Questo non è un capitolo, ma un calderone dove bolle una complicatissima pozione magica! Ma quanti dettagli ci hai messo? Troppo forte😎
    Il Buddha dorato, eh?
    Estetismo Nirvanico, eh?
    Segue il Destino, docile come un cane, eh?
    Il Profeta Lapalissiano, eh?
    Ehehe…
    Per completare il quadro inseriamo il poeta interrotto👍

  • Ciao Fue eccomi qui,
    Gran bella storia, promette bene! I dialoghi mi sono piaciuti moltissimo, il nonno è epico 😂 e i bambini sono qualcosa di fantastico! Bravissimo! Sono curiosa di sapere dove si trova nonna Maggie!
    Ps. Rapitore, mi piacciono molto i rapitori!! Comunque seguo e aspetto il prossimo capitolo, a presto 😉

  • Eccolo lì!! Il cowboy, finalmente torna alla ribalta!
    Ciao Fue,
    Bentornato!!
    Una famiglia allargata, un nonno disinibito e una nonna, che non è una nonna, scomparsa… gli elementi per un buon racconto d’avventura ci sono tutti e io aspetto il seguito.
    Alla prossima!
    Anch’io, come Bef, mi sono chiesta se il Cavani fosse o meno vestito😂

  • Un biglietto d’addio: nonna Maggie può sopportare tutto, ma quando ha sentito Cavani dire alla figlia, giustamente innervosita, « è perché ti manca un uomo », concetto che ha evidentemente inculcato nelle menti malleabili dei pargoli (Vd sopra: è la zia cattiva perché non maritata), allora la povera e indignata Maggie ha detto basta. 😉
    Te lo ripeto: j’adore 😍
    Ciao

    P.S. Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta se il cowboy fosse vestito, sotto al cappello 😂😂

    • Ahahahah ma certo che è vestito, sta pur sempre con i suoi nipoti 😀 😀
      Anche se in effetti me lo sono chiesto anche io 🙂
      Sappiamo bene che il sig. Cavani ha una particolare dipendenza per l’accoppiamento, sia fisico che spirituale, quindi non c’è da sorprendersi per le sue parole: lui probabilmente senza il suo quotidiano “passatempo” impazzirebbe, perciò ai suoi occhi tutti i problemi del mondo dipendono da quello.
      E forse anche le varie nonne a pensano come lui, dato che vivono tutti insieme sotto lo stesso tetto in pace e armonia.
      A parte la povera Berenice che deve studiare.

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