LA DEVIAZIONE

Dove eravamo rimasti?

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Part Of Me, Part Of You

Van Persie sta continuando a dormire sul quasicuscino, sereno e tranquillo, il muso affilato poggiato su una delle zampe anteriori. Quell’immagine mi stende sempre, quell’immagine è difficile da accettare. Vorrei svegliarlo, vorrei abbracciarlo e essere abbracciato. Vorrei condividere con lui ciò che è successo: la paura di averlo perso, il terrore di non poterlo più rivedere. Tutti questi sentimenti mi stanno ancora stritolando il cuore, e per l’ennesima volta mi chiedo se tutto questo un giorno potrà mai finire.
Quando ho portato mio figlio dal tecnico, in quel laboratorio abusivo ricavato nel retro del negozio per animali, lui sapeva a cosa andava incontro. Sapeva benissimo che qualcuno gli avrebbe aperto la calotta cranica, e sapeva benissimo che per estrarre l’Anima Digitale il processo doveva avvenire in uno stato di veglia. Lui, che odiava le iniezioni, si era fatto coraggio e aveva accettato di buon grado le diverse anestesie che il tecnico gli aveva infiltrato. Le aveva accettate con un sorriso sulle labbra, perché sapeva che era l’unico modo per lasciare per sempre quel pianeta ed essere felici.

«Ora devi rilassarti», gli aveva detto il tecnico. La sua voce tradiva l’ottimismo che cercava di trasmettere.

«Vuoi ascoltare un po’ di musica?», gli avevo proposto stringendogli un poco la mano.

Lui aveva annuito, io avevo selezionato una delle sue canzoni preferite dal lettore MP3 Mentale e l’avevo condivisa con lui tramite i piccoli altoparlanti che mi avevano montato al posto delle orecchie. La mia scelta, ovviamente, era stato un vecchio pezzo di Glenn Frey. Mio figlio, e questo non sono mai riuscito a spiegarmelo, adorava follemente tutta la produzione degli Eagles. In modo particolare adorava Frey: tanto che, durante la sessione di modellatura della calotta cranica d’alluminio, aveva aveva insistito affinché la stampante 3D gli rendesse lo stesso taglio di capelli del cantante.

You’re a part of me, I’m a part of you
Wherever we may travel
Whatever we go through
Whatever time may take away
It cannot change the way we feel today
So hold me close and say you feel it too
You’re a part of me and I’m a part of you ♪

A quelle note aveva chiuso gli occhi, e le sue labbra avevano incominciato a cantare. Poi, per un attimo, li aveva riaperti per guardare di fianco a lui: su un lettino d’acciaio, c’era il nostro amatissimo cane androide: Van Persie.

«Quando mi sveglierò ti vedrò con i suoi occhi», mi aveva detto tramite un sms mentale.

Non aveva avuto il coraggio di rispondergli, limitandomi a inviargli una semplice emoji sorridente Poi gli avevo stretto ancor di più la mano e avevo fatto un cenno al tecnico.

Al tecnico era bastato leggere il flussogramma sullo schermo, per capire che qualcosa era andato storto. Me lo aveva comunicato con la voce più cordiale che aveva: l’Anima Digitale di mio figlio si era trasferita correttamente nel cane androide, ma non era riuscito a installare la cartella della memoria.

«Probabilmente un bug del sistema», aveva detto il tecnico. «Proverò a installarla di nuovo domani.»

Purtroppo non c’era domani, per noi. Il viaggio era già stato programmato, la nostra fuga era praticamente già iniziata: dovevamo lasciare il pianeta prima che il Governo venisse a sapere del trasferimento. Mio figlio risultava clinicamente morto da quella mattina, e non potevo ritornare al laboratorio il giorno seguente: nel pomeriggio avevo appuntamento al cimitero per seppellire il suo corpo accanto a quello della madre.

***

La signora Ipsilon e il robottino d’allumino sono stati molto gentili ad accompagnarci al nostro veicolo spaziale. Il robottino, soprattutto, si è prodigato in mille modi per assicurarci un viaggio comodo: ha voluto assolutamente che Van Persie accettasse la sua collezione di quasiparole quasicrociate, e ci ha omaggiato di una scatola di capsule di caffè di ottima qualità.

Li sto osservando dal grande monitor sulla consolle di comando: quei due sembrano proprio due vecchi amici, di quegli amici che speri un giorno di ritrovare.

Un sms mentale da Ipsilon: Andrà tutto bene, signor Zero?
Le rispondo con un emoji di pollice, le scrivo grazie di tutto.

Il robottino ha smesso di perdere lubrificante dagli occhi elettronici, si è tirato su di morale quando Van Persie si è svegliato. I due sono andati a fare una lunga passeggiata mentre io, abbracciato a Ipslon, piangevo come una ragazzina.

Seduti ai nostri posti ci allacciamo le cinture e salutiamo con un cenno.

«Se scappi un’altra volta con il primo robottino che capita, giuro che ti toso il pelo sintetico. Videoregistratore!»

Van Persie mi chiede scusa per la centesima volta, ripetendo che è la sua indole da Golden Retreiver, e mi sorride allegro.

«Rotta su Terraccìnque programmata, signore!»

«Molto bene, Van Persie»

«Posso mettere un po’ di musica, signore?», chiede con voce gentile.

Mi limito ad annuire mentre mi liscio i baffi, e per un attimo il cuore elettrico mi si ferma. È la voce di Glenn Frey, quella che sta riempiendo l’abitacolo, videoregistratore? 

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130 Commenti

  • Ciao, Massimo.
    Part of me, part of you è una delle mie canzoni preferite, è bellissima! Avresti dovuto mettere un link perché tutti, anche quelli che non la conoscono, potessero ascoltarla. Già solo questo dà a questo capitolo un tocco di magia irresistibile, poi ci sono le parole, il racconto del passato e di come si sia giunti a Van Persie, poetico, bello. Un degno finale per una storia strepitosa, ricca di spunti e idee geniali. Bravo, Massimo. Non avevo dubbi, ma bravo davvero.
    Ho visto che hai pubblicato una nuova storia, coi miei tempi, andrò a leggere.
    Alla prossima!

    p.s. molto blu e molto aperto a un lieto fine.

  • Capitolo 10)

    Ciao Massimo!

    Gran bella chiusura della storia. Toccante al punto giusto.
    Ho visto che hai già vestito i panni di nuovi personaggi, quindi complimenti per l’assidua dedizione alla scrittura! 🙂
    Non si può non rimanere affezionati ai protagonisti di questa vicenda. Hai sfruttato bene tutti gli elementi a disposizione, raccontandoci una bella storia. Inoltre, adoro quando le storie mettono su anche colonne sonore tanto belle!
    Grade! 😀

    Vado a leggere la prossima! 😉

  • Finale con romantici addii, tanta tenerezza metallica quasi-umana, e un futuro forse migliore in tasca.
    Una conclusione degna di un racconto denso di un quasi-tutto molto ben costruito, e raccontato.
    Vedo che hai già pubblicato e dunque vado a leggere… Grazie, bravo!?

  • Ciao Massimo!

    È stata una bella maratona, però sicuramente avrò perso per strada qualche dettaglio: penso che rileggerò il tutto con più calma – poi comincia già a mancarmi Thopper!
    Un finale scorrevole, che personalmente preferisco al posto di spiegoni in blocco.
    Inoltre, leggendolo, mi rendo conto che forse il nero avrebbe stonato: ottima scelta il blu, per perdere un po’ di lubrificante.
    Che gran coraggio questo figliuolo, credo che la sua operazione sia uno dei momenti più toccanti, insieme al sogno del padre… ma vedo che alla fine hai lasciato la possibilità di un seguito… arriveranno mai a Terraccinque?
    Mi auguro di sì, videoregistratore!

    Mi sa di aver scritto troppo, ma vorrei davvero ringraziarti per averci regalato dei personaggi così vivi e umani, che risaltano ancora di più in questo freddo mondo distopico.

    Vado a leggere la prossima storia, a presto!

    (P.s. Se ci sarà mai una continuazione, sarò tra i primi a seguirla).

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