LA DEVIAZIONE

Dove eravamo rimasti?

Arrivati a questo punto della storia immagino che tu voglia... Andare a cercare Van Persie, videoregistratore! (60%)

Tornare a essere felici

Dopo una lauta colazione a base di caffè e sigaretta all’ossigeno, e una capatina nella stanza da bagno per una pettinata ai baffi e per lo scarico dei fluidi corporali accumulati,  ritorno seduto al tavolo della cucina. Attendo che Ipsilon si svegli: sono quasi le quattro del mattino.

Sono sempre stato un mattiniero, ma quando passo la notte lontano da casa non riesco proprio a rilassarmi. Ho bisogno di fare. Di fare. Di fare di fare di fare di fare. Decido di dedicare un po’ di tempo alle Parole Crociate Mentali, ma mi blocco subito sul quattro verticale. Proietto al muro il sogno che ho fatto, ho bisogno di rivedere ancora il viso di mia moglie. La tristezza s’insinua nei miei circuiti, approfittandosi di me, e incomincia a darmi delle belle sberle. Dovrei cancellare i sogni dalla memoria, non mi fa bene rivivere quell’esperienza: dovrei dedicarmi al presente, e invece preferisco affogarmi nelle angosce della perdita. Mi chiedo se prima o poi ce la farò.

Decido di fare una Passeggiata Virtuale sul pianeta What? ché mi potrebbe essere utile.
La Passeggiata Virtuale dura poco: il mio sistema operativo ha determinato che sono fiacco e fuori allenamento, e mi consiglia una visita dal medico e l’acquisto di un nuovo paio di scarpe.
Sbuffo. Non ho altro da fare.
Decido di contare i punti di saldatura del tavolo della cucina. Un videoregistratore. Due videoregistratori. Tre videoregistratori… Arrivo fino a millecentododici videoregistratori.
Poi mi rompo il videoregistratore.
È molto frustrante aver voglia di fare qualcosa quando si è ospiti a casa di altri. A casa di altri non è che ti puoi mettere a spostare il mobilio o a cambiare l’ordine dei cassetti della cucina. A casa degli altri bisogna essere silenziosi, educati, rispettosi, grati e pazienti. Ma, videoregistratore!, sono quasi le sette e ancora quella donna non si è alzata da quel letto del videoregistratore! Ma che modi, videoregistratore! Non che io pretenda che ti alzi prima di me per prepararmi il caffè o per offrirti di lubrificarmi le articolazioni, ci mancherebbe! Ma un minimo di creanza, un accenno di altruismo, un sentore di cortesia la vuoi rivolgere o no al tuo videoregistratore di ospite?

Alle otto meno un quarto, quando il rumore dei cingoli dei robottini là fuori incomincia a farsi persistente, decido di andare a bussare alla sua porta
Mi alzo, metto a posto la sedia perché io penso sempre agli altri, e mi avvio verso il corridoio.

«Buongiorno signor Zero? Ha dormito bene??»

Mi giro. La signora Ipsilon è seduta sul divano.

«Ma lei…»

«Soffro d’insonnia? Alle tre e venti mi sono dovuta alzare: non riuscivo proprio a starmene a letto?»

«Ma io…»

«Certo che l’ho vista? mi sembrava un peccato doverla distogliere da tutte quelle interessanti attività che ha svolto? a proposito: com’è sta?»

Sbuffo, allargo le braccia come un attore patetico.

«I nostri ricordi sono preziosi?»

Le sue domande sono così premurose, è da tempo che qualcuno non si preoccupa per me.

«Non li cancelli mai, signor Zero?»

«Ma lei…»

«Troveremo il suo cane pilota, non tema?»

«Ma io…»

«E potrete intraprendere il vostro viaggio verso Terraccìnque, e potrete finalmente essere felici?»

«Ma lei…»

Viene verso di me, mi prende una mano. Sento una leggera scossa, il cuore mi si scalda. Forzo un sorriso e la invito al robobar a far colazione.

Il robobar è gremito di robottini. Chi sfoglia il Giornale Virtuale da Parete, chi si rabbocca il lubrificante, chi semplicemente è lì per farsi i videoregistratori degli altri.
Seduto in un angolo, nella semioscurità del locale, un robottino sprogrammato, o afflitto da chissà quale terribile virus informatico, borbotta a vanvera parole obsolete.
Beviamo il nostro caffè in piedi, al banco. Mai bevuto un caffè così cattivo.
Paghiamo, usciamo.

«Il nostro robottino abita in fondo alla via?», dice Ipsilon mentre camminiamo fianco a fianco. «In quel condominio di alluminio laggiù ?»

La zona è periferica, ma le strade sono linde tanto che ci si può cambiare il lubrificante sopra.
Da tempo la periferia ha perso quel suo tipico fascino pasoliniano che l’essere umano aveva tentato di portare avanti per anni. Niente. Ormai la periferia non è più periferia.

Un topo meccanico sbuca da nulla e ghermisce un granello di polvere.
Grazie per avere dato uno scopo alla mia inutile vita!, dice il Robottino Netturbino.
Provo a pestarlo, ma il sorcio è veloce.

«Lasci parlare me?», dice Ipsilon premendo un pulsante sulla citofoniera.

Io asserisco e faccio un passo indietro.

La robottina portinaia ci apre. Salutiamo. La robottina ci intima di pulirci le scarpe. Ce le puliamo. Saliamo le scale. Arriviamo al portone di alluminio giusto.

«Lasci parlare me?», ripete Ipsilon premendo il campanello.

Io asserisco di nuovo. E faccio un passo indietro. Di nuovo.

«Chi è?», dice il robottino affacciandosi.

Ipsilon gli molla una pedata tale che il robottino si capotta. Poi, con rapidità, si china su di lui e gli disconnette il Cavo Primario.

«Forza, entriamo?», dice Ipsilon introducendosi nell’appartamento.

Arrivati a questo punto della storia immagino che tu voglia...

  • Sapere cos'ha fatto Van Persie nelle ultime 24 ore, videoregistratore! (14%)
    14
  • Tornare al 2010, ovvio! (14%)
    14
  • Proseguire con la scena, ovvio! (71%)
    71
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130 Commenti

  • Ciao, Massimo.
    Part of me, part of you è una delle mie canzoni preferite, è bellissima! Avresti dovuto mettere un link perché tutti, anche quelli che non la conoscono, potessero ascoltarla. Già solo questo dà a questo capitolo un tocco di magia irresistibile, poi ci sono le parole, il racconto del passato e di come si sia giunti a Van Persie, poetico, bello. Un degno finale per una storia strepitosa, ricca di spunti e idee geniali. Bravo, Massimo. Non avevo dubbi, ma bravo davvero.
    Ho visto che hai pubblicato una nuova storia, coi miei tempi, andrò a leggere.
    Alla prossima!

    p.s. molto blu e molto aperto a un lieto fine.

  • Capitolo 10)

    Ciao Massimo!

    Gran bella chiusura della storia. Toccante al punto giusto.
    Ho visto che hai già vestito i panni di nuovi personaggi, quindi complimenti per l’assidua dedizione alla scrittura! 🙂
    Non si può non rimanere affezionati ai protagonisti di questa vicenda. Hai sfruttato bene tutti gli elementi a disposizione, raccontandoci una bella storia. Inoltre, adoro quando le storie mettono su anche colonne sonore tanto belle!
    Grade! 😀

    Vado a leggere la prossima! 😉

  • Finale con romantici addii, tanta tenerezza metallica quasi-umana, e un futuro forse migliore in tasca.
    Una conclusione degna di un racconto denso di un quasi-tutto molto ben costruito, e raccontato.
    Vedo che hai già pubblicato e dunque vado a leggere… Grazie, bravo!?

  • Ciao Massimo!

    È stata una bella maratona, però sicuramente avrò perso per strada qualche dettaglio: penso che rileggerò il tutto con più calma – poi comincia già a mancarmi Thopper!
    Un finale scorrevole, che personalmente preferisco al posto di spiegoni in blocco.
    Inoltre, leggendolo, mi rendo conto che forse il nero avrebbe stonato: ottima scelta il blu, per perdere un po’ di lubrificante.
    Che gran coraggio questo figliuolo, credo che la sua operazione sia uno dei momenti più toccanti, insieme al sogno del padre… ma vedo che alla fine hai lasciato la possibilità di un seguito… arriveranno mai a Terraccinque?
    Mi auguro di sì, videoregistratore!

    Mi sa di aver scritto troppo, ma vorrei davvero ringraziarti per averci regalato dei personaggi così vivi e umani, che risaltano ancora di più in questo freddo mondo distopico.

    Vado a leggere la prossima storia, a presto!

    (P.s. Se ci sarà mai una continuazione, sarò tra i primi a seguirla).

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