LA DEVIAZIONE

Dove eravamo rimasti?

Arrivati a questo punto della storia immagino che tu voglia... Proseguire con la scena, ovvio! (71%)

L’appartamento del robottino presentava tracce di lubrificante

L’appartamento è squallido e buio, il trionfo dell’alluminio. E puzza di lubrificante da quasidiscount. Pareti interamente anodizzate, pavimento a listelli sbeccati. Un lampadario argentato scende dal soffitto e dondola leggermente, come fosse un impiccato.

La Signora Taccuino, Ipsilon, si appiattisce schiena al muro e si porta l’indice alle labbra:

«Shhh?»

Io mi guardo attorno spaventato, aspettandomi che un colosso robotico piombi nella stanza a vendicare il robottino che ci ha aperto, incautamente, la porta.

Il silenzio è rotto soltanto dal ronzio del sistema operativo di Ipsilon. La tensione dell’infrazione deve averle surriscaldato il software interno. Anche a me girano le ventole: al solo pensiero di Van Persie tenuto in ostaggio, legato, imbavagliato e chissà cos’altro, mi girano le ventole. Videoregistratore, se mi girano!

La mia mano cerca istintivamente il pacco delle sigarette all’ossigeno, ma Ipsilon con un cenno mi dice di no, ché non è il momento giusto. Poi avanza nella semioscurità della stanza, indicandomi di chiudere il portone. Obbedisco e mi metto spalle al muro. Il muro è liscio e tanto freddo e mi scappa uno starnuto.

«Etcià!», dico portandomi le mani al naso.

«Salute?», dice una voce. Proviene da un’altra stanza.

«Di là?», dice Ipsilon sottovoce. Poi alza il pugno, abbassa il gomito e con le dita della mano mi mostra una serie di numeri che faccio fatica a interpretare.

«Che videoregistratore sta cercando di dirmi?»

«Avanziamo lentamente? Faccia attenzione, signor Zero? Mi segua?»

La seguo lungo un corridoio tempestato da vecchie litografie in alluminio raffiguranti catene di montaggio della Fabbrica dei Robottini. Un piccolo albero genealogico, presumo. Arriviamo a una porta chiusa, Ipsilon la apre con un calcio. Irrompiamo come due quasimarines.
La scena che ci si para innanzi ha dell’incredibile:

Van Persie, acciambellato su un grande quasicuscino di alluminio, dorme della grossa. Accanto a lui il robottino del supermercato sta facendo le quasiparole quasicrociate su una vecchia e bisunta rivista d’alluminio. Sembra tranquillo, e ci scruta con i led sereni.

«Buongiorno signori?», dice il robottino.

«Buongiorno un videoregistratore!», sbraito io.

«Un rapimento è un reato punibile con l’amputazione del Cavo Primario: cosa citrosodina volevi fare?», soffia Ipsilon.

«Ho sempre sognato di avere un cagnolino tutto per me?», confessa il robottino con voce tremante. Sembra sincero e le nostre imprecazioni devono averlo spaventato. Sotto di lui, infatti, notiamo allargarsi una pozza di lubrificante.

«Non volevo rubarlo?», dice con la voce strozzata. «Volevo solo clonarlo per avere un cagnolino tutto per me?»

Solo in quel momento mi accorgo del cavo cerebrale che spunta dal collare elttronico di Van Persie. È un cavo Klonamatic 400 e collega il mio cane-pilota ad una quasistampante in 3D. La quasistampante è molto silenziosa è ha già prodotto un quarto di quasicane.

«Ma che videoregistratore ti è saltato in mente!», urlo spietato.

«È solo un cagnolino?», dice il robottino.

«Cagnolino un videoregistratore! Van Persie è mio figlio!»

«Porca drona?», dice il robottino.

«Sconnetti immediatamente quel citrosodina di cavo: stacca tutto, immediatamente?»

Il robottino, mesto mesto, ubbidisce agli ordini di Ipsilon emettendo dei ronzii malinconici.

Guardo Van Persie che continua a dormire, e vengo assalito da un profondo senso di malinconia. Mi accascio davanti al robottino, che tiene tutti i led bassi dalla vergogna, e gli spiego che il Comitato delle Emigrazioni Interspaziali di Terrattrè, dopo il Disastro Climatico che aveva colpito Terraddùe nel 2010, aveva decretato che i minori di sedici anni non potevano assolutamente lasciare il pianeta. Gli spiego della morte improvvisa di mia moglie, e di come la Depressione Elettronica aveva colpito il mio sistema operativo.

«Tutto quello che volevo fare era andare via, scappare lontano», dico mentre pesanti gocce di lubrificante mi solcano il viso. «Con l’aiuto di un esperto ho deciso di importare i dati del sistema operativo di mio figlio nel nostro cane di famiglia: Van Persie, il suo miglior amico.»

«Non serve che racconti altro? So quanto questa storia le fa male: ci penso io?», dice Ipsilon. Si abbassa sul robottino, si apre lo sportello sulla tempia, sfila un cavo cerebrale estensibile e lo connette alla porta Info In del robottino. «Il signor Zero mi ha raccontato tutto, ieri: ti trasmetto tutti i dati, in modo da poter capire la situazione?»

I led del robottino si illuminano, pulsano e lampeggiano, cambiando di colore e di intensità. Ipsilon, accovacciata sul robottino, cerca il mio sguardo.

«Ha fatto la cosa giusta, signor Zero? Ma non credo che parlarne ad alta voce, per la seconda volta in due giorni, possa giovare alla sua Depressione Elettronica? E poi bisogna stare attenti ai Sensori Anticrimine che il Governo ha piazzato un po’ dappertutto, qui in periferia?», dice allungando il braccio verso di me.

Le stringo la mano, e avverto una leggera scossa che mi scalda il cuore.

A questo punto direi di fare un salto indietro nel tempo: dove vuoi andare?

  • Al cimitero comunale (60%)
    60
  • A casa di Thopper (20%)
    20
  • In un laboratorio (20%)
    20
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130 Commenti

  • Ciao, Massimo.
    Part of me, part of you è una delle mie canzoni preferite, è bellissima! Avresti dovuto mettere un link perché tutti, anche quelli che non la conoscono, potessero ascoltarla. Già solo questo dà a questo capitolo un tocco di magia irresistibile, poi ci sono le parole, il racconto del passato e di come si sia giunti a Van Persie, poetico, bello. Un degno finale per una storia strepitosa, ricca di spunti e idee geniali. Bravo, Massimo. Non avevo dubbi, ma bravo davvero.
    Ho visto che hai pubblicato una nuova storia, coi miei tempi, andrò a leggere.
    Alla prossima!

    p.s. molto blu e molto aperto a un lieto fine.

  • Capitolo 10)

    Ciao Massimo!

    Gran bella chiusura della storia. Toccante al punto giusto.
    Ho visto che hai già vestito i panni di nuovi personaggi, quindi complimenti per l’assidua dedizione alla scrittura! 🙂
    Non si può non rimanere affezionati ai protagonisti di questa vicenda. Hai sfruttato bene tutti gli elementi a disposizione, raccontandoci una bella storia. Inoltre, adoro quando le storie mettono su anche colonne sonore tanto belle!
    Grade! 😀

    Vado a leggere la prossima! 😉

  • Finale con romantici addii, tanta tenerezza metallica quasi-umana, e un futuro forse migliore in tasca.
    Una conclusione degna di un racconto denso di un quasi-tutto molto ben costruito, e raccontato.
    Vedo che hai già pubblicato e dunque vado a leggere… Grazie, bravo!?

  • Ciao Massimo!

    È stata una bella maratona, però sicuramente avrò perso per strada qualche dettaglio: penso che rileggerò il tutto con più calma – poi comincia già a mancarmi Thopper!
    Un finale scorrevole, che personalmente preferisco al posto di spiegoni in blocco.
    Inoltre, leggendolo, mi rendo conto che forse il nero avrebbe stonato: ottima scelta il blu, per perdere un po’ di lubrificante.
    Che gran coraggio questo figliuolo, credo che la sua operazione sia uno dei momenti più toccanti, insieme al sogno del padre… ma vedo che alla fine hai lasciato la possibilità di un seguito… arriveranno mai a Terraccinque?
    Mi auguro di sì, videoregistratore!

    Mi sa di aver scritto troppo, ma vorrei davvero ringraziarti per averci regalato dei personaggi così vivi e umani, che risaltano ancora di più in questo freddo mondo distopico.

    Vado a leggere la prossima storia, a presto!

    (P.s. Se ci sarà mai una continuazione, sarò tra i primi a seguirla).

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