Elisabeth e il segreto di Stephen Black.

Dove eravamo rimasti?

Cosa vide arrivando sul retro? Un troll (100%)

Il troll

Un troll stava in piedi in mezzo al giardino tenendo intrappolato in bambino, non potevo nascondermi era troppo tardi mi aveva visto.

Non l’avevo mai visto uno prima, ma Elymir mi aveva raccontato di loro: erano creature stupide ma forti, e a differenza di quello che si pensava, non si trasformavano in pietra alla luce del sole.

Elymir mi raccontò che una volta lui e papà ne avevano incontrato uno, l’avevano sconfitto distraendolo e lanciandogli un incantesimo soporifero.

Papà e Elymir erano in due, mentre io ero sola: dovevo trovare il modo per distrarlo.

Mi guardai in giro, non vedevo nulla che potevo utilizzare.

Dovevo assolutamente salvare quel bambino prima che se lo mangiasse.

Mi venne in mente un’idea, rischiosa ma pur sempre qualcosa.

Sapevo che ai troll piaceva collezionare molti oggetti nelle loro tane, molto probabilmente avrei trovato qualcosa per distrarlo.

<< cosa volere tu? >> domandò guardandomi seriamente.

<< mi sono persa, sto cercando la via per Dublino. >> risposi indietreggiando.

<< io non sapere dove andare. >>

<< la tua tana in che direzione si trova? >>

Indicò con il dito, nord, perfetto:

<< se mi porti alla tua tana posso suggerirti come rendere più saporito il bambino. >>

<< tu mangiare bambini? >>

 << certo, come si fa a non amare della carne così tenera?! Che ne dici? >>

Ci pensò per un po’ e accettò.

Lo seguì fino alla tana, una caverna in un bosco.

Arrivati mi ordinò di mostrargli come rendere il bambino più buono, gli dissi di metterlo nella pentola: nel frattempo mi guardai intorno.

C’erano solo cianfrusaglie, era un bel problema:

<< ora cosa fare? >>

Mi girai, aveva messo il bambino nella pentola mettendo sopra il coperchio per non farlo scappare:

<< perfetto, ora vai a prendere dei funghi. Si accompagnano benissimo con la carne. >>

Senza esitazione uscì, era una cattiva idea scappare, ci avrebbe raggiunto subito, mi serviva l’aiuto del bambino.

Aprii il coperchio e lo guardai piangeva e tremava:

<< non preoccuparti, usciremo da qui. Ma devi darmi una mano, ok? >> gli dissi gentilmente.

<< mi mangerai? >> domandò terrorizzato.

<< no tranquillo, l’ho detto solo per avere la sua fiducia. >>

Annuì smettendo di piangere, gli dissi di uscire e nascondersi al mio segnale doveva fare casino in modo che potessi usare l’incantesimo: nascosi il coperchio.

Il troll tornò poco dopo con un bel numero di funghi:

<< dov’è il bambino? >> domandai guardandolo.

<< essere nella pentola. >>

<< no, non c’è! Avresti dovuto chiuderla! >> lo rimproverai.

Guardò nella pentola e arrabbiato mi guardò:

<< adesso che fare? >>

<< cercalo lì mentre io da questa parte. >>

Non appena lui si girò feci un segno al bimbo che iniziò a fare rumore:

<< eccolo, prendilo! >>

Approfittando della distrazione lanciai l’incantesimo, cadde a terra russando rumorosamente.

Feci un sospiro di sollievo, il bimbo corse da me buttandosi tra le mie braccia ringraziandomi.

Uscimmo dal bosco in fretta e riportai a casa il bambino, abitava nel paese.

Il bimbo, di nome Wally, mi raccontò che viveva con il padre, dopo che la madre morì per una malattia.

Suo padre non fece altro che ringraziarmi, per sdebitarsi mi offrì un posto per la notte.

Dato che non sapevo dove passarla, e l’enorme quantità di sonno, accettai.

Passare la serata con loro due fu come se fossi tornata a casa, erano molto legati: la nostalgia mi colpì, ma riuscì a nasconderla.

Avrei tranquillamente dormito sul divano, ma lui insistette che dormissi nella camera del figlio: non ci misi molto ad addormentarmi.

“<< papà? >> chiamai preoccupata guardandomi intorno.

Non lo vedevo da nessuna parte, lo chiamai di nuovo con le lacrime agli occhi, ma non rispondeva. La gente intorno a me sembrava non vedermi, provai ad attirare la loro attenzione ma inutilmente: sembrava che fossi invisibile. Scoppiai a piangere disperata non sapendo cosa fare, in quel momento però sentì la voce di papà:

<< Betty? >>

Smisi di piangere e mi girai, papà era dietro di me inginocchiato sorridendomi.

Senza pensarci mi gettai contro di lui, lo strinsi forte continuando a piangere:

<< calmati, non piangere mai in pubblico: ci sono persone che non hanno scrupoli a ferirti. >> mi disse strofinandomi la schiena.

<< … credevo che mi avessi lasciata sola…>> riuscì a dire tra i singhiozzi.

<< non potrei mai farlo, ho solo te in questo mondo: cosa farei altrimenti? Ricordati che non ti lascerò mai sola, qualsiasi cosa accada. >>

<< ti voglio bene. >>

<< anch’io. >>”.

Mi svegliai con le lacrime agli occhi, me le asciugai vedendo Wally accanto a me.

Durante la colazione gli raccontai il motivo della mia presenza in quella casa.

Scoprì che era disabitata da anni.

Terminato mi chiese di poter vedere il foglio: glielo mostrai.

Me lo mostrò e mi sentii in imbarazzo.

Perchè si in imbarazzo?

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18 Commenti

  1. Porca misera!
    Non glielo disse 😉

    A parte qualche errorino qua e là, questo capitolo mi ha appassionato molto 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Secondo me stai andando troppo veloce e la gente non fa in tempo a votare. Prova ad attendere 2 o 3 giorni prima del prossimo capitolo (io attendo una settimana).

  2. Sono tuo fratello (becca, incarta e porta a casa).

    Il capitolo ha diversi problemi di punteggiatura (due punti mancanti o che ci sono dove non dovrebbero essere), inoltre la frase:
    —————————
    Pochi minuti dopo qualcuno mi toccò la spalla, pensando fosse di nuovo quell’uomo gridai:
    <>
    —————————-
    ha poco senso 😉

    Per il resto non mi aspettavo la morte del folletto: avrei voluto sapere qualcosa di più su di lui 🙁

    Ciao 🙂

  3. Ciao Lea,
    Il fantasy non è per tutti; non lo è per me,per esempio. non credo sarei in grado di scriverlo perché pur avendo molta fantasia non riesco a volare così in alto da inventare mondi troppo nuovi.. vorrei tanto! Quindi a volte provo a leggere chi ne sa più di me e magari ad imparare qualcosa di nuovo. Per ora seguo il tuo e vediamo che succede 🙂

    Ps-un piccolo ‘aiuto’… quando usi il passato per la prima persona singolare, non usi “ì’, ma “ii”. Quindi io annuii, riuscii, sentii ecc.. ciao, buona scrittura e alla prossima!

  4. Ciao!
    Il Fantasy mi appassiona e il tuo racconto m’incuriosisce perché sono abituato alle vicende di umani, stregoni, elfi, folletti e orchi in ambienti tutt’altro che moderni, ti seguirò sicuramente!
    Ho votato per il tatuaggio, perché dietro ad ogni simbologia equivale un significato atavico e concreto.
    Alla prossima!

  5. Ciao! Complimenti per il capitolo, mi piace molto il modo che hai di scrivere, e mi piace l’idea di un fantasy ambientato in Italia! Se posso darti un consiglio cerca di stare attenta alle ripetizioni, tipo quando hai scritto “notai un tatuaggio sul suo braccio quando allungò il braccio”, anche se credo siano errori di sbadataggine più che altro (a me capita un sacco di volte 😂)! Io comunque ho votato per il tatuaggio di Stefano! Alla prossima!

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