Il doblone nero

Dove eravamo rimasti?

Cosa faranno Sam e Teuta Cercheranno di liberare Aras Cliffhanger (75%)

Parte quinta

«È una missione suicida. Dobbiamo andarcene.»

«Fa’ quello che credi, io andrò a cercare mio padre!»

Lo sguardo di Sam non lasciava spazio a repliche. Si voltò e risalì verso il ponte di coperta. Teuta sbuffò irritata e lo seguì. «Vieni con me, cerca di non fare rumore e fa’ esattamente ciò che ti dico.»

Le segrete riservate ai prigionieri e agli ammutinati, si trovavano a prua della Mir, proprio dietro le stanze comuni della ciurma. Non vi era alcuna fonte di luce a rischiarare quei luoghi, per cui la corsara prese una piccola lampada ad olio prima di discendere.

Una voce rotta dalla sofferenza li accolse implorante: «Portatemi dell’acqua, ve ne prego.» Il volto di Aras Cliffhanger era consumato dalla stanchezza e dalla sete, per il resto però il regime a cui Rubert lo aveva sottoposto non sembrava essere stato eccessivamente rigido. Sam restò qualche passo alle spalle di Teuta, mentre la pirata apriva la porta della cella. «Siamo venuti a liberarti, una volta usciti da qui avrai acqua e cibo sufficienti a rimetterti in forze.»

«Perché dovrei fidarmi di voi. Sei stata proprio tu a rinchiudermi qui dentro.»

«Non è di me che devi fidarti, ma di lui…» Così dicendo si voltò verso Sam, alzando la fioca lanterna quel tanto che bastava per rischiararne il volto.

Con loro sommo stupore, il ponte della Mir era ancora deserto. I tre discesero di corsa la stretta passerella che conduceva alla banchina, precipitandosi verso lo sciabecco lasciato ormeggiato poco distante.

Una volta a bordo, Teuta issò le vele e si diresse verso il mare aperto. Allungò una borraccia al padre di Sam, che nel frattempo fissava il figlio con gli occhi colmi di lacrime, ancora troppo scosso per parlare. La pirata dispiegò la mappa sottratta dalla cabina di Rubert e, rivolgendosi ad Aras, disse: «Bando ai convenevoli. Avrete tutto il tempo per le vostre smancerie una volta che avremo recuperato il tesoro. Immagino che adesso sarai finalmente disposto ad aiutarmi ad interpretare questa maledetta carta!»

L’uomo restò a fissarla a lungo, come se stesse valutando le opzioni a sua disposizione. Dopo qualche interminabile istante sorrise e, con voce tagliente, rispose: «Se questo è solo un trucco per appropriarti del tesoro, o se dovesse succedere qualcosa di male a mio figlio, sappi che ti perseguiterò in ogni angolo del Mar di Laasur per assicurarmi che tu muoia della più dolorosa delle morte possibili!» Lasciò che le sue parole sedimentassero nella mente di Teuta e aggiunse: «Si narra che durante la Grande Guerra, il leggendario pirata Rufit sia riuscito ad impossessarsi di un’enorme fortuna, depredando centinaia di mercantili qualunque bandiera battessero.» Si fermò un istante e si sfilò uno stivale. Lo capovolse e fece saltare via un tacco, ne estrasse un piccolo fagotto e poi aggiunse: «Alla sua morte, le uniche tracce che lasciò furono questo doblone nero e quella mappa.» La moneta, scura e lucida, era forgiata in ossidiana e presentava al suo interno alcuni fori dalla forma irregolare. «Per raggiungere il luogo in cui il tesoro è nascosto, bisogna usarli insieme.»

Così dicendo, si chinò sulla cartina: «Ragazzo, perché non appoggi qui quel tuo frammento?»

Sam ubbidì, accostandolo ad una delle estremità lacerate della carta, la quale rappresentava una porzione di costa troppo esigua perché fosse possibile comprendere a quale isola dell’Arcipelago di Sinset o a quale tratto di terra dei regni di Vihro e Mushaf appartenesse. Non vi erano indicazioni o coordinate per poter incastrare quel tratto di costa in alcun luogo, e la completa assenza di dettagli, come fiumi, scogli o faraglioni, rendevano quella mappa poco più di una mera linea tracciata con mano malferma. Inoltre, il tratto disegnato sulla parte di Sam era interrotto per circa tre centimetri. Aras sistemò il doblone proprio in quel punto, poi fissò il vecchio sguardo in quello di Teuta: «Vedi anche tu quello che vedo io?» Una bianca venatura all’interno della moneta in ossidiana, completava la costa dove era interrotta, mentre i fori che fino a quel momento erano sembrati inutili segni del tempo, adesso rappresentavano in maniera ben precisa un gruppo di scogli tristemente famosi a chiunque avesse mai solcato le scure acque dello Stretto di Olji.

«Quelle… quelle sono le formiche di Mefisti!»

Rubert richiuse il cannocchiale con un movimento paziente, assicurandoselo alla cintura. Restò a osservare lo snello sciabecco che faceva inequivocabilmente rotta in direzione sud-est, sospinto dalla languida brezza crepuscolare. Si rivolse sorridendo ad uno dei suoi uomini e disse: «Lo avevo detto che valeva la pena lasciare che quella piccola ape laboriosa tramasse e cospirasse alle mie spalle. Adesso non ci resta che seguirli ed assicurarci che non si accorgano di noi.» Si voltò verso la propria ciurma ormai tornata a bordo della Mir: «Che cosa state aspettando pendagli da forca? La bella Mefisti attende che le porgiamo i nostri omaggi!»

Il prossimo sarà l’ultimo capitolo. Come vorreste che si concluda questa storia?

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23 Commenti

  1. A me è piaciuto molto, l’ho trovato avvincente divertente e parecchio ben scritto. Devo dire che mi hanno incuriosito molto i personaggi e il tuo modo di raccontare, al punto che ho deciso di leggere il tuo libro… Dove lo posso trovare?

    • Ciao e, come sempre, grazie mille per avermi letto e per aver commentato.
      Il doblone nero era già comparso nel capitolo 5 ed era la chiave per leggere la mappa del tesoro, forse era la settimana delle tue ferie.

      Ecco qui l’estratto:
      “Si fermò un istante e si sfilò uno stivale. Lo capovolse e fece saltare via un tacco, ne estrasse un piccolo fagotto e poi aggiunse: «Alla sua morte, le uniche tracce che lasciò furono questo doblone nero e quella mappa.» La moneta, scura e lucida, era forgiata in ossidiana e presentava al suo interno alcuni fori dalla forma irregolare. «Per raggiungere il luogo in cui il tesoro è nascosto, bisogna usarli insieme.»”

      Poi prosegue… 🙂

    • Cioa Red,

      grazie mille per il voto. Per adesso su facebook e instagram sembra esserci una leggera predilezione per fargli svuotare le tasche! 😛 Non è detto comunque che non sia quella la strada più veloce 😉
      Ti auguro buone vacanze. Ci rileggiamo al tuo rientro!

      Ciao, MC

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