Il doblone nero

Dove eravamo rimasti?

Che cosa sta accadendo? Un enorme gorgo si è aperto e li sta trascinando nelle profondità della Fossa Furea (100%)

Parte settima

La brezza marina che li aveva sospinti fino a quel momento si interruppe di colpo, come trattenuta da una mano invisibile. Senza lasciarsi prendere dal panico, Teuta si rivolse ai due uomini: «Tirate fuori i remi, e preparatevi a fare esattamente ciò che vi dico.»
Sam e Aras si precipitarono ad eseguire gli ordini ricevuti, mentre il piccolo sciabecco cominciava ad acquistare inerzia nonostante la completa assenza di vento.
«Guardate lì!» Così dicendo la pirata fece un cenno a babordo, in direzione di un mulinello ampio qualche metro che si stava aprendo poco distante dalla loro imbarcazione. «Dobbiamo cercare di avvicinarci alla costa, se non ci allontaniamo al più presto non riusciremo più a resistere all’attrazione di quel gorgo.»
Ad ogni istante, quella famelica gola d’acqua sembrava ingrossarsi sempre di più, inghiottendo avidamente non solo i neri flutti, ma anche l’aria, la luce e ogni vana speranza di fuga. Un suono grave, gutturale, saliva dalle viscere del gorgo, quasi come il lancinante richiamo di un mostro marino.
«Remate, forza!»
La corrente andava aumentando di intensità con spaventosa progressione, il vento si risvegliava richiamato a nuova vita dall’incessante deglutire della voragine. Non appena i remi toccarono l’acqua e i due uomini tentarono di opporre resistenza a quell’incontrastabile richiamo, i lunghi bracci esplosero in una gazzarra di schegge e frammenti, lasciando il piccolo veliero alla mercé di quelle avide fauci.
Agili creste di spuma bianca si inerpicavano lungo le mura dello sciabecco, stringendolo in una morsa di tentacoli e zanne fatte di acqua e sale. Un buio accecante proveniva dal cuore di quell’occhio inanimato. Sembrava custodire una pace e una tranquillità inaccessibili, mentre cupi latrati e cigolii sempre più sinistri laceravano l’anima dei tre marinai. Quando il veliero raggiunse il cuore del gorgo, esso si serrò su sé stesso come due fauci che ghermiscono la gola di una preda impotente. La barca si inabissò, trascinando con sé il proprio equipaggio per poi essere risputata in superficie come un boccone troppo amaro per essere digerito.

Ciò che restava del piccolo sciabecco erano pochi cenci a ricordare il bianco delle sue vele, e qualche asse di legno laddove prima c’era un possente scafo. Il mare era tornato ad essere un placido compagno di viaggio. Il tributo da lui richiesto per placare la propria sete era stato versato, e chiunque fosse sopravvissuto era ora libero di proseguire il proprio cammino.
La prima a riemergere dalle scure acque dello Stretto di Olji fu Teuta. In lontananza, a qualche centinaio di metri da lei, Aras stava faticosamente trovando rifugio su una piccola botte. La pirata aguzzò la vista nel vano tentativo di scorgere il giovane Sam. Il mare, ormai ridotto ad una tavola d’olio, non opponeva alcun ostacolo alla sua vista, ma il ragazzo sembrava essere rimasto intrappolato nella morsa del gorgo. Usando il barilotto come una zattera improvvisata, Aras cominciò ad avvicinarsi a lei. Espressioni di profonda fatica e dolore solcavano il suo viso: «Sei ferito? Dov’è Sam?»
L’uomo non rispose, troppo concentrato a mantenere la presa sulla piccola botte. Bastarono pochi dei suoi movimenti incerti per far capire a Teuta che il pirata stesse trasportando qualcosa. Sam era lì, tra le braccia del padre, e sembrava essere privo di sensi. La donna si mise a nuotare furiosamente in direzione di un largo asse di legno che poi spinse verso Aras: «Aiutami ad issarlo qua sopra. Dobbiamo rianimarlo!»
Ancora una volta il pirata non rispose, limitandosi ad accostare il suo natante di fortuna alla piccola chiatta. Quando Sam fu finalmente al sicuro, Teuta gli allentò il colletto della giubba: «Svegliati ragazzo!» Alternava le sue parole agitate con leggeri schiaffi sulle gote incolori dal giovane.
«Non devi preoccuparti per lui. Sangue Cliffhanger scorre nelle sue vene, starà bene. Non vedi che respira? Adesso cerchiamo il modo di raggiungere la riva, e da lì le formiche di Mefisti!»
«Inutile prendersi il disturbo! Guarda là…» All’orizzonte un imponente veliero stagliava la propria famigliare sagoma contro l’orizzonte.
«Non preoccuparti, ho un piano!»

Qual è il piano di Aras?

  • Crea un diversivo (60%)
    60
  • Si lascia catturare e tenta un ammutinamento (40%)
    40
  • Nuotano verso la riva e poi si nascondono nell'entroterra (0%)
    0
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23 Commenti

  1. A me è piaciuto molto, l’ho trovato avvincente divertente e parecchio ben scritto. Devo dire che mi hanno incuriosito molto i personaggi e il tuo modo di raccontare, al punto che ho deciso di leggere il tuo libro… Dove lo posso trovare?

    • Ciao e, come sempre, grazie mille per avermi letto e per aver commentato.
      Il doblone nero era già comparso nel capitolo 5 ed era la chiave per leggere la mappa del tesoro, forse era la settimana delle tue ferie.

      Ecco qui l’estratto:
      “Si fermò un istante e si sfilò uno stivale. Lo capovolse e fece saltare via un tacco, ne estrasse un piccolo fagotto e poi aggiunse: «Alla sua morte, le uniche tracce che lasciò furono questo doblone nero e quella mappa.» La moneta, scura e lucida, era forgiata in ossidiana e presentava al suo interno alcuni fori dalla forma irregolare. «Per raggiungere il luogo in cui il tesoro è nascosto, bisogna usarli insieme.»”

      Poi prosegue… 🙂

    • Cioa Red,

      grazie mille per il voto. Per adesso su facebook e instagram sembra esserci una leggera predilezione per fargli svuotare le tasche! 😛 Non è detto comunque che non sia quella la strada più veloce 😉
      Ti auguro buone vacanze. Ci rileggiamo al tuo rientro!

      Ciao, MC

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