la ventiquattrore

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà ancora? La storia sembra cominciare adesso (60%)

La ventiquattrore. Finis

Provo la sensazione di cadere in una buca senza fondo e stringo le palpebre già chiuse. Non smetto mai di scendere, chissà quante leghe di profondità … cappe  di oscurità ancora più densa mi cadono dalle palpebre ….  sto sognando o sono morto? Sei morto Artù, rassegnati, questo è l’aldilà, fatto della stessa sostanza di cui sono fatti sogni tormentosi che si acquattano nei dormiveglia. Roba di confine. Stracci negli angoli, che alla luce della luna prendono forma di mostri  e mostri che alla luce del sole sono mostri e basta . Mi giro di scatto , gli occhi spalancati.  ed eccolo là Fraboni, l’uomo a cui solo un momento fa, ho piazzato un pugno sul naso e una ginocchiata nello stomaco e che adesso sotto la maschera di cerone svela essere ben altro, la pelle tumefatta di cadavere, un olezzo di tabe e ossa bianche che fuoriescono dalla stoffa inglese come un mazzetto di bastoncini dello shangai. La colonna sonora è un rumore di masticazione. Al cadavere ambulante, ruba la scena la ventiquattrore che a mo’ di trogolo sforna bacherozzi per le inesauste mascelle dei Sinistri. Tutti a sgranocchiare, le gote gonfie e gli occhi strabuzzati nella fatica di masticare e inghiottire di prescia, inginocchiati e con la testa china sulla valigetta che giace spalancata, come le braccia della provvidenza. Il cadavere punta l’indice sbertucciato e  recita con la voce rotta di una campana a vespro “  Gambardella Giuseppe, morto di sonno. Sarebbe che precipitò da una impalcatura nel cinquantadue, per la troppa stanchezza che gli fece mancare il passo. Maria Piazzone, crepata di colera negli anni trenta, fossa comune e pochi pianti. Luigi Maranella, morto fresco…” non mi trattengo “Di che?” “Voragine. Nel vicolo Guerrino si è aperto un buco immenso e patatrac! Quello è finito agli ipogei in compagnia dei tavolini del bar e pure di una edicola con la madonnella i ceri e i fiori. Stanno ancora là. Marilisa Fraiella. “ apro la bocca per dire la mia ma la richiudo immantinente.  “ Marilisa Fraiella. La tua Marilì è morta antica. Fanciulla morta ammazzata dal Mostro dei Vicoli. Andava a cucire dalle Suore Annunziate, quando il Mostro l’acchiappò e se la portò negli ipogei. Lì la strozzò e poi la seppellì con il rito degli Antichi …” un sorriso di denti marci rallegra il lento rovinare della carne “ e poi il Mostro crepò per il morso di una pantegana ma poi tornò in vita, si fa per dire …” “Il Mostro sei tu!” . La Cosa Fraboni assente con gravità, “Roba di gioventù” un pezzo di guancia si sgretola, finisce a terra. Biancheggiano vermi “ da allora ne ho fatta di strada. Ho perfino rimesso in carne questi sacchi d’ossa. Ed io stesso, quando mi ripulisco e mi metto in tiro, nessuno sospetta … . E poi la fabbrichetta, il villone i rolex, tutto fa. A proposito, il rolex ora te lo prendi. E’ il mio regalo di nozze.” “Mi sposo?” “Ti prendi Marilì e sperimenti il tempo in verticale. Si sprofonda, si va dove non si tocca. Mai.” Ha parlato e ora tace. Un gridolino rompe il silenzio “Viva gli sposi!”  di sicuro è Pignasecca, cretino pure da defunto. Resto inerte, le braccia pendenti, la testa abbassata, gli occhi chiusi. Non credo di essere morto. Piuttosto, l’angoscia mi intontisce come una gran giornata di sole ai Tropici. Poco male. Tra un momento mi ritroverò nel mio letto con la sveglia che trilla sul comodino e la Città fuori dalle finestre. Un tocco leggero sulle labbra. Dietro le palpebre socchiuse, scorgo la bocca rossa di Marilì del colore di un chicco di melagrana, il frutto dei morti. La bacio…

L’Ufficio Sinistri ha riaperto i battenti. Le stanze luccicano di pittura, i pavimenti brillano e le scrivanie esibiscono piantine rigogliose, foto di cani e di gatti e computer nuovissimi. La melodia di “Ragazza d’Ipanema ” rilassa gli spiriti e ispira vaghi sogni di spiagge bianche, mari azzurri e ombrellini nei bicchieroni da cocktail. La Piazza al di là dei vetri è sempre quella, bar Sportivissimo, edicola, piccioni e passanti. Si affaccia il barista “ Signori, caffe’?” senza perdere un attimo, lo agguanto per la parannanza. Le mie dita hanno la forza sovrumana della disperazione, sembrano artigli bestiali, “Portami via ” sussurro. Oltrepassa la porta e mi trascina con sé, come fosse un rimorchiatore ed io la barca incagliata in una di quelle isole di plastica grandi come un continente. Si blocca dopo nemmeno due passi. E’giovane e all’orecchio destro porta un cerchietto d’argento. Mi guarda sorridendo “Pacchiani Ernesto. Mi schiantai col motorino in via della Sirenella. Lo vuole macchiato il caffè?” Chiudo gli occhi e mi lascio affondare nel tempo verticale “ Macchiato caldo e con la schiuma … ora e sempre”. Finis.

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103 Commenti

  • Ciao Jaw, mille grazie. Mi hai beccato in pieno come “scrittrice” nei siti. Ogni tanto mi prende, mi sono divertita parecchio su “La Piccola Volante”, un bel posto dove, se si vuole, ci si diverte e basta. Somiglia ad Incipit, stessa atmosfera giocosa e familiare. Lì ero Scartabella, Scarta, per tutti. Tento, senza successo di pubblicare su Ignoranza Eroica il cui “manifesto” è proprio nelle mie corde, valea dire ironia, dissacrazione, gioco e fantasia abberrante. Le trame coerenti non sono il mio forte, mi hai beccata di nuovo.

  • Ciao, cactus.
    Arrivo molto in ritardo, scusami. Un bel finale, raccontato con la consueta maestria. La tua prosa è ricchissima e vivace, non ti appiattisci mai in costrutti stantii, nei “disse lui”, “rispose lei” e simili banalità a cui è difficile fare a meno rimanendo scorrevoli e chiari. Be’, tu ci riesci. È vero, qualcosina sulla formattazione mi fa un po’ storcere il naso, secondo me guadagneresti ancora in leggibilità se andassi un po’ più a capo 😀 , ma forse anche questo fa parte del tuo stile. Uno stile piacevole e maturo, così maturo che mi meraviglierebbe parecchio se non avessi alle spalle diciamo “qualche anno” di scrittura su siti simili a questo, in cui si mostrano i propri lavori a lettori prolissi e un po’ cialtroni (tutti esclusi tranne il sottoscritto 😀 ).
    La storia, a mio parere, dà l’impressione di non essere stata pianificata nei dettagli, forse la pensavi più corta, o forse semplicemente molto diversa. O forse mi sbaglio 🙂
    In ogni caso, è stato un piacere leggerti. Complimenti e a rileggerti presto.
    Ciao, buona serata.

  • Rieccomi, cactus! Un finale divertente e agghiacciante allo stesso tempo, povero Artù… a proposito, di cosa è morto? Ma sai che prima ancora di leggere del matrimonio, l’atmosfera, con la descrizione di un Fraboni/zombie orripilante ma che non incute orrore, mi ha ricordato “La sposa cadavere”?
    Bello, l’orrore c’è, ma è soprattutto in una morte simile a una vita grigia, mille volte peggio perché non sai se andrai in pensione!… Ah, no, scusa, è uguale, è proprio uguale alla vita 😀 😀
    A parte le scemenze, mi preme dirti una cosa: sei diavvero molto brava, cara cactus!
    Ciao, complimenti e auguri per la fatica conclusa, ti auguro un tempo verticale di belle cose 😀

    • Ciao Erri, forse, ora che tu mi ci fai pensare, il tempo verticale, dove non si tocca, è proprio questo che stiamo vivendo. Ho spesso l’impressione di procedere ad occhi chiusi su un sentiero che via via si assottiglia fino a diventare una corda da funambolo… un agghiacciante grigiore dove il peggio deve ancora venire…sempre! Troppo cupa? E’ per questo che amo le tue “Catastrofi”. Sei un mago del buonumore.

  • Ciao Cactus,
    bellissimo finale, complimenti. Quando ho letto che erano tutti morti ho pensato: no, un altro Lost, poi sono andata avanti e mi sono dimenticata della serie TV e dei cliché, ho lasciato che i tuoi pensieri mi mostrassero il mondo così come lo vedevi tu, e mi è piaciuto 🙂
    Bravissima, spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto.
    Alla prossima!
    p.s. complimenti anche per il ricco vocabolario 🙂

  • Ciao Cactus.

    La formattazione è la cosa pessima di questo finale. Negli ultimi due episodi lascia molto a desiderare. Probabilmente c’è un motivo, comunque è il minore dei mali perché le parole e la punteggiatura sono quelle, il senso che danno è sempre quello; la formattazione casuale rende “solo” più difficoltosa la lettura.

    La quale lettura è piacevole. Un finale degno di questo nome. Complimenti per essere giunta in porto e… ti confesso e confermo che l’episodio nove è quello che mi piace di meno. Ma questo è l’episodio dieci e quindi applausi, applausi, applausi 🙂

    Alla prossima? Spero di sì.

  • Salve cactus. In questi ultimi due capitoli finali leggendoti ho avuto la sensazione come se inseguissi le tue fantasie e non quella del racconto “La ventiquattrore”, insomma mi sono perso…
    Pur apprezzando il tuo stile, come in questo caso… dove non lasci nessun margine di immaginazione al lettore, e così deve esser…
    “Ti prendi Marilì e sperimenti il tempo in verticale. Si sprofonda, si va dove non si tocca. Mai.
    Insomma, un Ufficio Sinistri composta da gente purtroppo sinistrata per cause accidentali e non..

    Vorrei leggerti in un altro genere di racconto.
    Ciao e al tuo prossimo inedito.

    • Ciao Alex, non so come mi è uscita la cosa del “tempo verticale”. magari non è nemmeno brutto come uno si immagina. forse l'”horror vero” e serio non è nelle mie corde o forse faccio dell’ironia per non spaventarmi troppo. Mi piace la ferocia giocosa, l’ironia macabra ma in fondo a tutto, se leggi bene, ci trovi lo spavento e la compassione per la comune condizione umana. In origine il titolo dell’ultimo episodio era “Pietas”.

  • Ciao cactus. Perdonami, ma ti devo fare un po’ di appunti. C’è stato un errore nella formattazione? Perchè è un po’ caotico seguire i dialoghi. Inoltre questo capitolo mi ha un po’ lasciato l’amaro in bocca. Il tuo racconto era un climax in crescendo di tensione e situazioni al limite del reale. Quasi una puntata di Twilight Zone per intenderci. Sopratutto gli ultimi capitoli, quello sulla realtà soggettiva e Pradelli che fa molto più che scrivere storie, lasciavano immaginare un orrore cosmico in avvicinamento. Quest’ultimo capitolo ha praticamente azzerato la suspense. Però sono gusti, e forse avrai in mente un finale esplosivo. La lettura è piacevole, e anche se nei primi commenti ti dissi che forse il linguaggio era un po’ troppo ricercato, ora è gradevole: cioè, è uno stile unico, il tuo, ed è bello. Ci vediamo al finale 🙂

    • Ciao Yaniv, l’anticlimax e’ quello che cercavo, la razionalita’.di una spiegazione banale, uno sberleffo per rrimettere in riga le fantasie bislacche, un assalto proditorio della fredda realta’ . Ma i cari , vecchi mostri sono duri a morire anche se temo la mia stessa delusione per un finale che si preannuncia difficoltoso
      Il linguaggio e’ mutato , vorrei limarlo e raffinarlo il piu’ possibile perche’ per me e’ l’essenza stessa della scrittura. Contenuto e trama dervno dal suo uso. Questo per me. Grazie per tutta la paziente attenzione!

  • Ciao Cactus!! Perdonami per il ritardo nel leggere la tua storia, ma ora sono qui. Devo dire che ho trovato molto più scorrevoli e definiti i primi capitoli…e che poi questa scorrevolezza si è un po’ incappata verso il finale. Forse stai perdendo interesse nella storia? O semplicemente può essere un blocco, capita a tutti. Se ti va passa da me, ho appena iniziato il seguito del mio racconto ☺

  • Ciao cactus,
    la tua è la prima storia che ho letto da quando ho scoperto the incipit qualche giorno fa, mi piace questo horror che si insinua invece di spaventare; ho votato (2 opzione) e aspetto la conclusione della storia, e intanto magari inizio a scrivere qualcosa anch’io…
    Ti auguro di uscirne fuori conservando in qualche modo la sanità mentale!
    A presto!

    • Ciao asiel-chi, brava che inizi a scrivere!Sono curiosa di vedere quale sara’ il tuo genere e ti leggero’ senz’altro.Spero di non deluderti troppo. L’horror risulta sempre un po’triste alla luce del sole, insomma, quando i mostri si vedono senza piu’ misteri. A presto.

  • Ciao Cactus.

    Hai buttato giù l’episodio senza formattazione, aiuto… a volte ho perso le virgolette, aperte o chiuse? Boh, chi parla? Insomma una grossa confusione.

    In tutta questa confusione, l’episodio è deludente dal punto di vista della trama, a meno che tu non abbia in mente qualcosa di clamoroso per chiudere il racconto. Insomma: “è tutto un sogno / è tutta una finzione” non è qualcosa di originale. Sicuramente non è un climax.

    L’unica cosa che non mi delude è la proprietà di linguaggio. Pollice in su.

    Grazie e alla prossima.

    • Buonaseta Achillu. Ho fatto meglio che potevo per creare un ennesimo falso ritorno alla realta’ e la realta’ e’ parecchio deludente a petto della possibilita’, sia pure orrorifica del meraviglioso. E dopo la spaventosa visione della normalita’ e’ meglio il resto. Meglio l’Ufficio Sinistri possa Arturo non uscirne mai… grazie per l’apprezzamento per il linguaggio. In effetti, e’ il personaggio principale.

  • Rieccomi, cactus. Cioè, non “presto” come ti avevo scritto, ma comunque ci sono 🙂
    Arrivo quasi alla fine di questo racconto particolarissimo: lo definisci Horror, ma direi che “grottesco” è un termine che gli si addice di più. In alcuni passaggi, più di uno, mi ha ricordato le atmosfere di Edgar Allan (una su tutte “Il seppellimento prematuro”, quando Arturo teme di essere intrappolato nel seminterrato e la voce di Maria lo fa ricredere deridendolo).
    La lettura è sempre piacevolissima e scorrevole e devo dire che sfoggi una non comune ricchezza del vocabolario. Questo e l’accuratezza della scrittura mi hanno sorpreso: non ho trovato un refuso fino al quinto capitolo, nel sesto hai dimenticato un po’ di spazi, poi ancora nell’ottavo qualche problemino più serio, che ti è successo? 😀
    Nell’ottavo c’è anche un altro “errore”, o almeno credo:
    Il battente della porta si spalancò di schianto, la lampadina sfrigolò e tutto scomparve.Cado…
    Passi dal passato remoto al presente, ma senza che riesca a capirne il motivo.
    A dirti la verità, cercavo uno schema nei molti passaggi simili nei capitoli precedenti. Ho concluso che probabilmente il presente è da intendersi come il “diario” che Arturo scrive e di cui si fa menzione nel nono capitolo. Però devo dire che la risposta non mi soddisfa: puoi intenderlo così, ma credo che dovresti farlo capire esplicitamente al lettore. O almeno, al me-lettore piacerebbe capirlo 😀
    Insomma, una bella storia di cui intravvedo ma non immagino il colpo di scena finale.
    Sempre parlando di gusti personali, sono rimasto un po’ deluso dal (probabilmente finto) colpo di scena del nono, mi è sembrato poco originale, un po’ sotto gli standard di una storia che invece è molto molto originale ed è scritta con uno stile personale e maturo.
    Leggendo i primi capitoli avevo l’impressione che dedicassi una cura maniacale ad ogni capitolo: letture, riletture, correzioni. Via via che procedevo, mi sono invece convinto che tu scrivi così (bene!) di getto o quasi. Adesso sarei curioso di sapere se ho indovinato.
    Comunque brava, veramente.
    Ciao, ti auguro una quantità di fantastici giorni pari al numero di bacherozzi brulicanti del settimo capitolo (grande scena, superbamente descritta) 😀

    • Buonasera Erri e grazie per il chilometrico post. Che dire? Comincio dalla frase al passato: e’ voluta e assai “sofferta” cioe’ scritta al presente e poi riportata al passato, per ragioni di ritmo e introduzione all’atmosfera straniante (la lampadina sfrigola e la luce si spegne non mi suonava) . Quasi mai sono benedetta dalla capacita’ di scrivere di getto e provo sempre a cercare il ritmo. Trovata banale ma non finisce ancora… c’e’ anche un po’ d’ironia e di gioco volto al grottesco in tutto cio. Grazie per tutti i bacherozzi. Ho la ventiwuattrore pronta

  • Allora, voto per esclusione: la storia non è finita, quindi escludo l’opzione. Se non è finita, Arturo deve voltarsi indietro, la storia è narrata dal suo punto di vista e deve terminare con questo.
    Quindi la storia comincia ora 😀
    Sì, mi sembra piuttosto improbabile che non ci sia un colpo di scena, anche se non so immaginare quale. Scorrevole e avvincente come al solito, bravo/a (porca miseria, scusa ma non mi ricordo di che genere sei 🙁 )
    Ciao, a presto

  • Ciao Cactus,
    e così era tutta una messinscena per fare soldi, un reality nell’ufficio sinistri… ho capito bene? be’, Fraboni, e non solo lui, un po’ se l’è meritata l’aggressione. Insomma, povero Arturo, gliene hanno fatto passare di tutti i colori e poi, guai a far scherzi di cattivo gusto, non si sa mai come può finire.
    Voto per la fine di una bella storia.
    Alla prossima!

  • Arturo Pradella scrive storie.ma non solo.
    Ciao, cactus. Ok, ci siamo. E’ un orrore sottile, ma c’è. E’ come Uzumaki di Junji Itou. Un orrore fatto di paradossi, situazioni allucinanti e realtà in costante evoluzione. Ci sono un paio di refusi, tipo
    “nellavolezza di” ma niente di che. Ottimo lavoro.
    Sono curioso di sapere come finirà questo incubo.

    • Grazie Janiv, mi fa piacere che un po’ della mia inquietudine resti “appiccicata” agli eventuali lettori. E mi piace “raccattare” altrui inquietudini traendo nuovi spuntli per un horror diverso. Mi pia cerebbe lanciare un appello per un rinnovamento del genere a tutti gli appassionati. Avanti tutta.

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