L’Istituto

Nascondino

Jan poggiò la testa alla corteccia di una betulla e chiuse gli occhi. All’esterno faceva molto freddo. Immerso nel silenzio del prato, il battito del suo piccolo cuore si fece via via più forte. Jan sincronizzò il suo respiro al battito. Un numero per volta, al ritmo del suo cuore.

Quando finì di contare, diede uno sguardo all’ambiente circostante. Il cielo plumbeo si mescolava con il grigiore della bruma che avvolgeva la distesa d’erba e la foresta. Erano le sette di sera. Il sole stava calando, nascosto dalle nubi e dalla nebbia. Presto le custodi dell’Istituto avrebbero richiamato all’ordine i ragazzi per la cena. Le custodi si arrabbiavano sempre quando i piccoli si attardavano a giocare. Però era nella loro natura giocare fino all’ultimo minuto disponibile. Jan non era da meno. La nebbia avrebbe intralciato le sue ricerche, ma non si diede per vinto; quello che gli altri ignoravano era che lui conosceva perfettamente la foresta e i suoi nascondigli.

Il ragazzino si addentrò nella foresta. I tronchi degli abeti e delle betulle si infittivano man mano che ci si addentrava nel suo cuore. Giganteschi tappeti di muschio e licheni ricoprivano gli enormi sassi che di tanto in tanto costellavano il terreno. Jan conosceva quel posto; sapeva localizzare gli alberi dalla forma più inusuale, le enormi carcasse dei tronchi abbattuti da anni, le formazioni rocciose più grandi e le rovine presso il ruscello. Si stava infatti dirigendo proprio verso le rovine.

Percorse un breve tragitto e giunse nei pressi del vecchio mulino. Lo stabile, immerso nella foschia, era inquietante. Jan si avvicinò al mulino. Il rumore dell’acqua scrosciante nascondeva quello dei suoi passi. Il cielo nuvoloso rendeva impossibile osservare gli interni dell’edificio. Il piccolo frugò nelle tasche e prese una minuscola torcia.

Un fascio di luce disperse il buio all’ingresso. La luce illuminò vecchi mobili. Macchinari arrugginiti. Il macinatoio. Un paio di occhi che lo fissavano. Un paio di occhi. Jan li vide nascosti fra alcuni sacchi. Iniziò a correre.

– Trovato! Tana per Stefan! – gridò con tutto il fiato che aveva in gola.

Ripercorse velocemente i suoi passi, sino a raggiungere l’albero da cui era iniziata la caccia. Contento, Jan si lasciò cadere sull’erba, aspettando che il compagno emergesse dalla foresta. Passarono dieci minuti, ma Stefan non raggiunse la tana. Jan non ci fece molto caso. Fu quando vide tutti i ragazzi riemergere dal folto della foresta a capire che qualcosa di strano era accaduto.

– Tana per Stefan. Ti ho visto mentre ti nascondevi fra i sacchi del vecchio mulino – esclamò, ipotizzando che nessuno lo avesse sentito.

Il bambino, sentitosi chiamare, esclamò rabbioso: – Non è vero. Hai barato.

Jan non incassò volentieri l’accusa. Lui? Barare? Lo aveva visto chiaramente. Gli spiegò come lo aveva trovato. Era pur sempre un bambino. Forse non voleva ammettere di aver perso. Fu allora che intervenne Mathias.

– Stefan dice il vero. Eravamo nascosti insieme in un tappetto di felci.

– Perché siete corsi tutti qua allora?

– Perché Stefan non la smetteva di gridare che avevi sbagliato. Il gioco ormai è rovinato. Piuttosto, perché hai chiamato tana per Stefan quando lui era accanto a me?

Jan ripensò gli occhi nell’oscurità. Non fece in tempo ad aprire bocca che il suono delle campane dell’istituto interruppe la discussione. Il gruppo sia avviò in silenzio verso l’enorme edificio al centro del prato. Jan e Mathias furono accolti dallo sguardo severo del preside, che li aspettava a braccia conserte sul ciglio dell’enorme portone.

I due ragazzini tennero lo sguardo basso mentre l’uomo si avvicinava loro.

– Avete undici anni, ma dimostrate il senso di responsabilità di un bambino di sei. È divertente giocare a nascondino verso l’ora di cena, con una tempesta in arrivo? – disse con la sua voce profonda.

Jan osservò il cielo. Gli stratocumuli carichi di pioggia avanzavano minacciosi verso l’Istituto.

– Non voglio sentire scuse. Rientrate.

Senza proferire parola, i ragazzi eseguirono l’ordine. La cena, consumata in silenzio, fu costellata dalle sole note della forte pioggia battente sulle finestre, e dai boati improvvisi dei tuoni.

Fu quando rientrò nella sua stanza che Jan ripensò agli occhi nell’oscurità. Mancavano pochi minuti alla chiamata del silenzio, ma doveva sapere. Si avvicinò al letto di Mathias mentre questi si stava infilando il pigiama.

– È vero che Stefan era con te?

Mathias continuò a vestirsi, ignorando l’amico.

– Rispondimi, è importante. È vero che Stefan era con te?

Il ragazzino gli si voltò.

– Credi che stavo scherzando? Certo che era con me.

Jan ripensò agli occhi nel mulino. Erano spaventati. Perché non lo aveva notato prima?

Entrò nel suo letto nell’istante in cui una delle inservienti spense la luce. La pioggia batteva forte sui vetri protetti dalle grate metalliche della stanza. Era stata una strana giornata quella. Jan sollevò le coperte. La giornata non era ancora finita. Sotto le lenzuola c’era qualcosa che non gli apparteneva.  

C'è qualcosa sul letto di Jan. Questo oggetto è...

  • ...una mappa dell'Istituto su cui è stata marcata una località sconosciuta. (62%)
    62
  • ...una poesia delirante, celante un messaggio segreto. (38%)
    38
  • ...una lettera scritta per lui dal sé stesso del futuro. (0%)
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106 Commenti

  • Buonasera Yaniv, ho votato tradimento. Perchè? A dire il vero, non lo so. hai messo in campo moltissimi elementi ed hai seminato dubbi da vero horrorista, quindi nell’incertezza di tutto, un tradimento ci potrebbe anche stare. Capitolo che a me è piaciuto molto con lo sdoppiamento del labirinto (bunker-mulino) e il deja-vu delle esperienze, ricordi mascherati da visioni. Maschere che svelano altre maschere. Come puoi ben immaginare, lo apprezzo molto.

  • Ciao Yaniv,
    perdonami, ma è passato parecchio tempo e non ricordo benissimo quel che è accaduto in precedenza, ho riletto l’ultimo paragrafo del capitolo precednte e mi pare di capire che, in questo episodio, Jan stia ricordando qualcosa di terribile. Credo sia diventato un aiutante del predatore, accade spesso, mi ci ha fatto pensare il commento di lilbackwood…
    Vorrei scoprire la verità, ho votato questa opzione.
    Alla prossima!

  • Be’, verità, direi.
    Vado matto del momento in cui un personaggio non è più sicuro di nulla 😀
    Lo spaesamento di Jan è ben rappresentato già nella prima parte, per questo, personalmente, avrei evitato di fare una sorta di riepilogo nella seconda parte (Jan cercò di mettere assieme gli indizi che aveva a disposizione…).Forse dipende dal fatto che vuoi essere certo che abbiamo capito tutti i passaggi. Ma sì, non preoccuparti, sei stato chiarissimo, concedi un po’ di fiducia a noi lettori 😀
    Ciao, a presto

  • Ciao Yaniv
    Arrivo oggi al sesto capitolo. Le storie horror mi piacciono parecchio perché sempre intrise di suspence.
    La tua è una storia accattivante che mi costringe a leggerne il seguito.
    Hai reso molto bene le ambientazioni, mi hanno ricordato molteplici temi già affrontati ma che tu hai reso comunque efficaci. La scena del preside è stata intrisa con la giusta dose horror.
    Ho scelto che Jan ricordi tutto il vissuto ma nel momento meno opportuno. Con l’esperienza che ha avuto, ovviamente ci potranno essere conseguenze psichiche.
    A presto.
    Ilaria

  • Sono nuovo su questo blog e mi ritengo un giovanissimo , diciamo che mi sono iscritto grazie a te , il tuo racconto mi ha coinvolto assai e penso di aver intuito un significato nascosto e visto che mi pare nessuno te lo abbia fatto notare te lo scrivo, questa è la mia interpretazione:il racconto parla di una mostruosità che c’entra ben poco con il fantascientifico, la pedofilia , i ricordi confusi,la mano sulla guancia..tutto mi fa pensare che forse (dilagando) il fatto che i protagonisti siano confusi e ricordino poco si ricolleghi alla scena del ” gas “che in realtà è una sorta di droga che il cacciatore usa per compiere i suoi atti osceni .

    • Ciao lilback. Benvenuo su the Incipit. Sono contento che ti sia piaciuto così tanto da portarti a iscriverti, spero che possa vedere un tuo racconto al più presto. Però mi dispiace smontare la tua teoria, ma non c’è un significato nascosto di quel tipo. Ovviamente ognuno è libero di interpretare, ed anzi, mi rende felice il fatto che tu abbia voluto dare questa interpretazione personale alla storia. Però, se avessi voluto trattare di temi pesanti e seri come pedofilia, abusi su minore o quant’altro non lo avrei fatto in questo senso. Cioè, per trattare certe cose bisogna anche dare la giusta dignità ad esse. Almeno penso.

    • Grazie Lou. Sì, alla fine ho approfittato dei capitoli proprio per questo. Non son un fan di quelle storie in cui il cattivo si conosce subito sin dall’inizio (tipo gli odierni film dell’orrore, che già osservi la locandina e sai cosa succederà). Per quanto riguarda Lovecraft, non credo riuscirò mai ad eguagliare il Maestro di Providence. Però mi ha sempre affascinato il suo modo di descrivere l’ignoto e la paura ancestrale di noi uomini per esso. Gli inglesi hanno questo termine “Eldritch” per descrivere ciò che è
      ultraterreno, strano, spettrale o inquietante. Diciamo che io punto ad evocare questo sentimento. Speriamo vada bene.

  • Jan ricorderà poco ma gli farà comodo.
    Ciao, yaniv. Una svolta in puro horror!
    Il tuo mostro mi ricorda da vicino quello ne “Il poliziotto della biblioteca”, un racconto di Stephen King nella raccolta “Quattro dopo mezzanotte”. Se non l’hai letto fallo, penso che ti potrebbe piacere.
    Qualche “d” eufonica di troppo, soprattutto nella parte iniziale, ma per il resto sempre scorrevole.
    Ciao, a presto

    • Grazie jaw. Devo passare dalla biblioteca della mia città, spero di trovarlo. Mi hai incuriosito molto. Sperando che anche la mia non ospiti un “poliziotto” pronto a torturarmi con le mie paure. Appena lo trovo ti avviso 😉

  • Ciao Yaniv,
    capitolo intenso e coinvolgente. La componente horror emerge più del solito, il che mi piace, e l’incontro con
    aspetti più fantastici direi che si adatta bene alla tua storia e alla tua ambientazione. Ho votato perché Jan si ricordi tutto e che questo avrà degli effetti pesanti sulla sua psiche.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Buona domenica Yaniv, appena sveglia il tuo racconto mi ha fatto l’effetto di un caffe’ doppio. Bambini morti (peggio, risucchiati come le cozze da un osceno Peside), scenari cupi dove pieta’ pol’e’ morta … almeno l’horror e’ vivo e sta bene. Mi piace questa svolta decisa in direzione quasi fantascientifica con una spruzzata di fiaba alla Grimm (i bimbi mangiati dall’Orco). Naturalmente tutto e’ in divenire e allora voto per Jan che a suo tempo combattera’.

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