L’Istituto

Dove eravamo rimasti?

Jan e Mathias esplorano il bunker in cerca di forniture mediche. Troveranno qualcosa. Questa cosa sarà descritta dai seguenti aggettivi: Ricordi – Occhi – Cadavere (50%)

Scoperte

I passi echeggiavano pesanti nel lungo corridoio. Jan e Mathias avevano camminato per un bel po’, accorgendosi sin da subito di dover usare le torce per esplorare il posto. Due lame di luce tagliavano l’oscurità, rivelando a poco a poco ciò che essa celava. L’aria era fresca, anche se umida. Gli ambienti non sembravano aver subito molto l’usura del tempo. Questo dettaglio fu subito notato dai piccoli esploratori. Molte stanze erano piene di rifiuti e mobilio in rovina. I ragazzi ogni tanto lanciavano un’occhiata veloce all’interno dei locali, cercando con lo sguardo qualsiasi cosa potesse rivelarsi utile.

– Secondo te chi ha costruito questo posto?

– Di certo non può averlo fatto da solo il nostro aggressore.

– Quelli dell’Istituto?

– Sono gli unici adulti presenti sull’isola. Però non abbiamo mai visto materiali o mezzi da costruzione. Non che io ricordi.

– A meno che anche il fatto che siano gli unici non sia una bugia.

Si addentrarono ancora a lungo prima di trovare qualcosa: una porta recante l’insegna di una croce rossa.

– Finalmente – esclamò Mathias, aprendo il portello.

Una nuova ondata di luce ci investì. Un tubo al neon proiettava il suo alone luminoso al di là dell’uscio.

– Cosa?

L’infermeria non era in buono stato. Le mattonelle bianche erano decrepite. Polvere biancastra si era accumulata ai bordi delle pareti e le attrezzature mediche sembravano aver passato giorni migliori. Però, una luce accesa in un edificio abbandonato cambiava le carte in tavola.

– Chiariremo dopo questo mistero – sentenziò Jan attraversando la soglia – ora cerchiamo qualcosa per Erik.

I due frugarono in ogni cassetto e anta della stanza. Jan controllò le date di scadenza dei farmaci: erano tutti utilizzabili per altri due anni.

– Ho trovato qualcosa!

Il ragazzo si voltò. Mathias aveva scaraventato su un lettino due rotoli di garza. In mano teneva disinfettanti e antibiotici.

Missione compiuta. Mentre stavano per tornare indietro però, Jan si arrestò sull’uscio.

– Lo senti anche tu?

– Cosa?

– Questo ronzio…sembra quello emesso da macchinari sotto tensione.

Il ragazzino si avviò dalla parte opposta da dove venivano.

Man mano che proseguiva nel lungo corridoio il sibilo aumentava di volume. Le stanze, apparivano sempre meno disordinate e spoglie. Lo sporco e il buio continuavano ad assorbire ogni cosa, ma ormai era chiaro come fosse tutto una copertura. Un nuovo portellone di metallo bloccò la strada dei due ragazzi. Il ronzio proveniva dall’altra parte. Mathias fece scorrere la porta sulle rotaie. La luce di decine di monitor illuminò i volti dei ragazzini. Jan ebbe un sussulto. Erano entrati in una sala di controllo. Gli schermi proiettavano le immagini provenienti da un luogo completamente diverso da quello del bunker. Sembrava un edificio accogliente. C’erano tanti bambini. Mathias notò come fosse molto simile all’Istituto. Poi l’intuizione. Ciò che stavano osservando non assomigliava alla loro casa. Lo era. I due osservarono a lungo i monitor: ogni singola stanza o locale dell’edificio era controllato. I dormitori, la sala da pranzo, le cucine, persino i bagni erano collegati a quel terminale.

– Perché lo fanno?

– Non è ho idea.

– Ci hanno sempre controllati. Ogni momento della nostra vita…

Su un’altra parete vi era tutto il resto dell’isola. La spiaggia, il bosco, i sentieri che avevano percorso. Persino il mulino. Jan rimase incantato dalla realtà proiettata dagli schermi. Per qualche minuto, rimase in piedi ad osservarli. Come se un’onda elettromagnetica lo costringesse a tenere gli occhi incollati su di essi.

Un grido ruppe l’incanto. Quando Mathias raggiunse l’amico comprese il perché aveva gridato. Lo trovò in una specie di sala operatoria. Un tavolo di metallo era posizionato al centro della stanza. Una luce giallastra centrava l’oggetto. Sopra al tavolo vi era il cadavere disteso di un bambino. Biondo, la testa reclinata verso l’entrata. Gli occhi sbarrati e senza vita osservavano i due ragazzi. Nudo, se non un paio di mutande. Jan riconobbe il bambino dagli occhi: era il ragazzino che aveva intravisto nel mulino. Mathias si avvicinò lentamente verso il corpo. Sull’addome c’era qualcosa: inciso sulla carne, vi era il disegno di un occhio aperto piuttosto grezzo. Il ragazzo sentì una fitta allo stomaco. Non aveva mai visto la morte prima d’ora. Non si sarebbe mai aspettato di vederla nella forma di un bambino disteso su un tavolo operatorio.

Anche lui si era trovato in quella situazione. Disteso su un tavolo operatorio. Anche lui senza nulla addosso. Una mano. C’era un dottore…o forse no?

 Mille interrogativi affiorarono nella sua mente. Chi aveva ucciso quel ragazzino? Come aveva fatto? Perché gli era stato inciso un occhio? Chi aveva avuto il coraggio di fare una cosa simile era lo stesso che aveva sparato loro fino a poco prima?

Un forte rumore riportò alla realtà il ragazzo.

Il rumore...

  • Il Cacciatore. Erik è spacciato. Bisogna fuggire. Riusciranno, ma ad un costo. (22%)
    22
  • Il Cacciatore. Bisogna recuperare Erik e nascondersi. Falliranno, ma guadagneranno qualcosa. (44%)
    44
  • Jan si sveglia. Nel suo letto. Nell'Istituto. Tutto quello che ha vissuto però è reale. (33%)
    33
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106 Commenti

  • Buonasera Yaniv, ho votato tradimento. Perchè? A dire il vero, non lo so. hai messo in campo moltissimi elementi ed hai seminato dubbi da vero horrorista, quindi nell’incertezza di tutto, un tradimento ci potrebbe anche stare. Capitolo che a me è piaciuto molto con lo sdoppiamento del labirinto (bunker-mulino) e il deja-vu delle esperienze, ricordi mascherati da visioni. Maschere che svelano altre maschere. Come puoi ben immaginare, lo apprezzo molto.

  • Ciao Yaniv,
    perdonami, ma è passato parecchio tempo e non ricordo benissimo quel che è accaduto in precedenza, ho riletto l’ultimo paragrafo del capitolo precednte e mi pare di capire che, in questo episodio, Jan stia ricordando qualcosa di terribile. Credo sia diventato un aiutante del predatore, accade spesso, mi ci ha fatto pensare il commento di lilbackwood…
    Vorrei scoprire la verità, ho votato questa opzione.
    Alla prossima!

  • Be’, verità, direi.
    Vado matto del momento in cui un personaggio non è più sicuro di nulla 😀
    Lo spaesamento di Jan è ben rappresentato già nella prima parte, per questo, personalmente, avrei evitato di fare una sorta di riepilogo nella seconda parte (Jan cercò di mettere assieme gli indizi che aveva a disposizione…).Forse dipende dal fatto che vuoi essere certo che abbiamo capito tutti i passaggi. Ma sì, non preoccuparti, sei stato chiarissimo, concedi un po’ di fiducia a noi lettori 😀
    Ciao, a presto

  • Ciao Yaniv
    Arrivo oggi al sesto capitolo. Le storie horror mi piacciono parecchio perché sempre intrise di suspence.
    La tua è una storia accattivante che mi costringe a leggerne il seguito.
    Hai reso molto bene le ambientazioni, mi hanno ricordato molteplici temi già affrontati ma che tu hai reso comunque efficaci. La scena del preside è stata intrisa con la giusta dose horror.
    Ho scelto che Jan ricordi tutto il vissuto ma nel momento meno opportuno. Con l’esperienza che ha avuto, ovviamente ci potranno essere conseguenze psichiche.
    A presto.
    Ilaria

  • Sono nuovo su questo blog e mi ritengo un giovanissimo , diciamo che mi sono iscritto grazie a te , il tuo racconto mi ha coinvolto assai e penso di aver intuito un significato nascosto e visto che mi pare nessuno te lo abbia fatto notare te lo scrivo, questa è la mia interpretazione:il racconto parla di una mostruosità che c’entra ben poco con il fantascientifico, la pedofilia , i ricordi confusi,la mano sulla guancia..tutto mi fa pensare che forse (dilagando) il fatto che i protagonisti siano confusi e ricordino poco si ricolleghi alla scena del ” gas “che in realtà è una sorta di droga che il cacciatore usa per compiere i suoi atti osceni .

    • Ciao lilback. Benvenuo su the Incipit. Sono contento che ti sia piaciuto così tanto da portarti a iscriverti, spero che possa vedere un tuo racconto al più presto. Però mi dispiace smontare la tua teoria, ma non c’è un significato nascosto di quel tipo. Ovviamente ognuno è libero di interpretare, ed anzi, mi rende felice il fatto che tu abbia voluto dare questa interpretazione personale alla storia. Però, se avessi voluto trattare di temi pesanti e seri come pedofilia, abusi su minore o quant’altro non lo avrei fatto in questo senso. Cioè, per trattare certe cose bisogna anche dare la giusta dignità ad esse. Almeno penso.

    • Grazie Lou. Sì, alla fine ho approfittato dei capitoli proprio per questo. Non son un fan di quelle storie in cui il cattivo si conosce subito sin dall’inizio (tipo gli odierni film dell’orrore, che già osservi la locandina e sai cosa succederà). Per quanto riguarda Lovecraft, non credo riuscirò mai ad eguagliare il Maestro di Providence. Però mi ha sempre affascinato il suo modo di descrivere l’ignoto e la paura ancestrale di noi uomini per esso. Gli inglesi hanno questo termine “Eldritch” per descrivere ciò che è
      ultraterreno, strano, spettrale o inquietante. Diciamo che io punto ad evocare questo sentimento. Speriamo vada bene.

  • Jan ricorderà poco ma gli farà comodo.
    Ciao, yaniv. Una svolta in puro horror!
    Il tuo mostro mi ricorda da vicino quello ne “Il poliziotto della biblioteca”, un racconto di Stephen King nella raccolta “Quattro dopo mezzanotte”. Se non l’hai letto fallo, penso che ti potrebbe piacere.
    Qualche “d” eufonica di troppo, soprattutto nella parte iniziale, ma per il resto sempre scorrevole.
    Ciao, a presto

    • Grazie jaw. Devo passare dalla biblioteca della mia città, spero di trovarlo. Mi hai incuriosito molto. Sperando che anche la mia non ospiti un “poliziotto” pronto a torturarmi con le mie paure. Appena lo trovo ti avviso 😉

  • Ciao Yaniv,
    capitolo intenso e coinvolgente. La componente horror emerge più del solito, il che mi piace, e l’incontro con
    aspetti più fantastici direi che si adatta bene alla tua storia e alla tua ambientazione. Ho votato perché Jan si ricordi tutto e che questo avrà degli effetti pesanti sulla sua psiche.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Buona domenica Yaniv, appena sveglia il tuo racconto mi ha fatto l’effetto di un caffe’ doppio. Bambini morti (peggio, risucchiati come le cozze da un osceno Peside), scenari cupi dove pieta’ pol’e’ morta … almeno l’horror e’ vivo e sta bene. Mi piace questa svolta decisa in direzione quasi fantascientifica con una spruzzata di fiaba alla Grimm (i bimbi mangiati dall’Orco). Naturalmente tutto e’ in divenire e allora voto per Jan che a suo tempo combattera’.

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