L’Istituto

Dove eravamo rimasti?

Il Preside fruga nella mente di Jan. Quando guardi a lungo nell'abisso qualcosa nella tua mente viene perduto, altro viene acquistato... Jan ricorderà poco di tutto ciò che ha vissuto, ma potrà usare queste informazioni nel momento giusto. (56%)

Nascondino?

Jan poggiò la testa alla corteccia di una betulla e chiuse gli occhi. All’esterno faceva molto freddo. Immerso nel silenzio del prato, il battito del suo piccolo cuore si fece via via più forte; Jan sincronizzò il suo respiro con esso. Un numero per volta, al ritmo del suo cuore.

Era l’ennesima giornata senza sole. Ne aveva viste parecchie in quegli anni. Mentre teneva gli occhi chiusi Jan percepì un piccolo cambiamento nel suo battito. Una pulsazione più veloce delle altre. Come se qualcosa lo preoccupasse.  Quando finì di contare, diede uno sguardo all’ambiente circostante.

Hai già vissuto tutto questo.

Un dejà vu. Senza badarci molto, il ragazzino si addentrò nella foresta.

Ricorda i passi. Ricorda dove ti recasti l’ultima volta.

Sapeva dove cercare: presso le rovine del vecchio mulino. Jan si avvicinò al rudere. Il rumore dell’acqua scrosciante nascondeva quello dei suoi passi. Ma man mano che si avvicinava, il suono dell’acqua emetteva uno strano ronzio. Qualcosa stava cercando di farsi strada nella sua testa.

Entra nel mulino.

L’ingresso era buio, come sempre. Il cielo nuvoloso impediva di osservare gli interni. Il piccolo frugò nelle tasche e ne tirò fuori una torcia. Il fascio di luce tagliò l’oscurità; però era più debole del solito. Le batterie si stavano scaricando.

Quando l’ho usata l’ultima volta?

La luce illuminò vecchi mobili. Macchinari arrugginiti. Il macinatoio.Un angolo coperto di assi di legno, stranamente senza polvere.

C’era un bambino laggiù.

Jan si stupì di questi pensieri. Forse la stanchezza e la paura di essere rimproverato dalle inservienti lo stava rendendo ansioso. Eppure, una strana sensazione lo persuase ad avvicinarsi proprio a quell’angolo della stanza. La luce schiarì lo spazio: c’erano macchie di sangue secco.

Erik

Chi era Erik?

Il tuo amico. Non doveva finire così. Perché lo hai lasciato morire?

Jan uscì dal mulino. Che diavolo gli stava succedendo?

Hai trovato la mappa. Qualcuno l’ha lasciata sul tuo letto seguendo le tue istruzioni. La disegnasti proprio tu, e poi chiedesti ad un bambino piccolo di fartela trovare senza dire niente.

Una mappa. Un ricordo seppellito nel profondo del suo inconscio riemerse dolorosamente. Non era una mappa. Era LA mappa.

La X segna il bunker. Il Corridoio del Silenzio è abitato dal Cacciatore.

Al termine delle visioni, il ragazzo si ritrovò inginocchiato, con i palmi delle mani fisse sul terreno umido. Perché aveva dimenticato tutto ciò? Cosa era successo?

Il bunker. Devi raggiungerlo.

Erano le sette di sera. Le inservienti avrebbero chiamato a raccolta tutti gli ospiti dell’Istituto. Doveva fare in fretta. Avrebbe detto che si era perso durante nascondino. Poteva capitare. Senza alcuna esitazione, Jan corse verso la scogliera impressa nei suoi ricordi.

***

Quando lo vide, il buio stava avvolgendo con le sue spire tutta la terra. La minuscola torcia del ragazzino avrebbe retto ancora per poco. Fece attenzione nel calarsi dall’altura. L’infrangersi delle onde e il vento forte rendevano ancora più spettrale il luogo. Entrato al suo interno, Jan sentì che un impulso inspiegabile lo guidava per i corridoi. Non era mai visto quei luoghi. Eppure, ci era già stato. Una luce in fondo a un corridoio gli indicò ciò che stava cercando.

Quando vide il corpo di Erik, steso sul lettino, gridò per la paura. Quando la revulsione scomparse, Jan si avvicinò al ragazzino. Un occhio era stato inciso sul ventre. Il mondo che fino ad ora conosceva crollò come un castello di carte intorno al ragazzo. Tutte le certezze sull’Istituto, sulle inservienti e sul Preside furono spazzate via.

Allontanandosi dalla camera incappò nella stanza degli schermi. Controllavano ogni cosa. Quei ricordi lo avevano guidato lì. Forse ci era già stato. Ma se c’era già stato, perché non ricordava nulla? Cosa aveva visto la prima volta? Poteva darsi che Erik non era stato il primo ragazzo vittima di un folle omicida.

Jan cercò di mettere assieme gli indizi che aveva a disposizione. Aveva dimenticato certe cose. Queste memorie erano riaffiorate quando aveva visitato il mulino. Un ricordo chiave era la creazione di una mappa, che lui stesso aveva disegnato e fatto in modo di poterla ritrovare in seguito. Il problema era che non rammentava assolutamente di aver mai posseduto una simile carta. I ricordi lo avevano portato nell’edificio in cui si trovava. Anche il modo in cui vi era arrivato era strano: come se sapesse già la strada. Dentro, aveva rinvenuto il cadavere di un ragazzo. Non uno qualsiasi, ma Erik, quello che secondo la sua mente era uno dei suoi amici. Anche se lui non lo aveva mai visto prima, l’istinto gli suggeriva il contrario. Gli schermi. Qualcuno sorvegliava l’Istituto. Forse da molto prima che Jan vi entrasse quando era in fasce.

Sicuramente gli era capitato qualcosa. Una malattia, un trauma, qualcosa doveva essere successo. Non aveva avuto visioni, ma ricordi. Qualcosa gli impediva di andare oltre. Sicuramente poteva riesumare altri eventi del passato. Il problema era come.

Jan non ha ancora recuperato tutti i suoi ricordi. Quale parola descriverà il prossimo episodio?

  • Tradimento (17%)
    17
  • Fuga (17%)
    17
  • Verità (67%)
    67
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

106 Commenti

  • Buonasera Yaniv, ho votato tradimento. Perchè? A dire il vero, non lo so. hai messo in campo moltissimi elementi ed hai seminato dubbi da vero horrorista, quindi nell’incertezza di tutto, un tradimento ci potrebbe anche stare. Capitolo che a me è piaciuto molto con lo sdoppiamento del labirinto (bunker-mulino) e il deja-vu delle esperienze, ricordi mascherati da visioni. Maschere che svelano altre maschere. Come puoi ben immaginare, lo apprezzo molto.

  • Ciao Yaniv,
    perdonami, ma è passato parecchio tempo e non ricordo benissimo quel che è accaduto in precedenza, ho riletto l’ultimo paragrafo del capitolo precednte e mi pare di capire che, in questo episodio, Jan stia ricordando qualcosa di terribile. Credo sia diventato un aiutante del predatore, accade spesso, mi ci ha fatto pensare il commento di lilbackwood…
    Vorrei scoprire la verità, ho votato questa opzione.
    Alla prossima!

  • Be’, verità, direi.
    Vado matto del momento in cui un personaggio non è più sicuro di nulla 😀
    Lo spaesamento di Jan è ben rappresentato già nella prima parte, per questo, personalmente, avrei evitato di fare una sorta di riepilogo nella seconda parte (Jan cercò di mettere assieme gli indizi che aveva a disposizione…).Forse dipende dal fatto che vuoi essere certo che abbiamo capito tutti i passaggi. Ma sì, non preoccuparti, sei stato chiarissimo, concedi un po’ di fiducia a noi lettori 😀
    Ciao, a presto

  • Ciao Yaniv
    Arrivo oggi al sesto capitolo. Le storie horror mi piacciono parecchio perché sempre intrise di suspence.
    La tua è una storia accattivante che mi costringe a leggerne il seguito.
    Hai reso molto bene le ambientazioni, mi hanno ricordato molteplici temi già affrontati ma che tu hai reso comunque efficaci. La scena del preside è stata intrisa con la giusta dose horror.
    Ho scelto che Jan ricordi tutto il vissuto ma nel momento meno opportuno. Con l’esperienza che ha avuto, ovviamente ci potranno essere conseguenze psichiche.
    A presto.
    Ilaria

  • Sono nuovo su questo blog e mi ritengo un giovanissimo , diciamo che mi sono iscritto grazie a te , il tuo racconto mi ha coinvolto assai e penso di aver intuito un significato nascosto e visto che mi pare nessuno te lo abbia fatto notare te lo scrivo, questa è la mia interpretazione:il racconto parla di una mostruosità che c’entra ben poco con il fantascientifico, la pedofilia , i ricordi confusi,la mano sulla guancia..tutto mi fa pensare che forse (dilagando) il fatto che i protagonisti siano confusi e ricordino poco si ricolleghi alla scena del ” gas “che in realtà è una sorta di droga che il cacciatore usa per compiere i suoi atti osceni .

    • Ciao lilback. Benvenuo su the Incipit. Sono contento che ti sia piaciuto così tanto da portarti a iscriverti, spero che possa vedere un tuo racconto al più presto. Però mi dispiace smontare la tua teoria, ma non c’è un significato nascosto di quel tipo. Ovviamente ognuno è libero di interpretare, ed anzi, mi rende felice il fatto che tu abbia voluto dare questa interpretazione personale alla storia. Però, se avessi voluto trattare di temi pesanti e seri come pedofilia, abusi su minore o quant’altro non lo avrei fatto in questo senso. Cioè, per trattare certe cose bisogna anche dare la giusta dignità ad esse. Almeno penso.

    • Grazie Lou. Sì, alla fine ho approfittato dei capitoli proprio per questo. Non son un fan di quelle storie in cui il cattivo si conosce subito sin dall’inizio (tipo gli odierni film dell’orrore, che già osservi la locandina e sai cosa succederà). Per quanto riguarda Lovecraft, non credo riuscirò mai ad eguagliare il Maestro di Providence. Però mi ha sempre affascinato il suo modo di descrivere l’ignoto e la paura ancestrale di noi uomini per esso. Gli inglesi hanno questo termine “Eldritch” per descrivere ciò che è
      ultraterreno, strano, spettrale o inquietante. Diciamo che io punto ad evocare questo sentimento. Speriamo vada bene.

  • Jan ricorderà poco ma gli farà comodo.
    Ciao, yaniv. Una svolta in puro horror!
    Il tuo mostro mi ricorda da vicino quello ne “Il poliziotto della biblioteca”, un racconto di Stephen King nella raccolta “Quattro dopo mezzanotte”. Se non l’hai letto fallo, penso che ti potrebbe piacere.
    Qualche “d” eufonica di troppo, soprattutto nella parte iniziale, ma per il resto sempre scorrevole.
    Ciao, a presto

    • Grazie jaw. Devo passare dalla biblioteca della mia città, spero di trovarlo. Mi hai incuriosito molto. Sperando che anche la mia non ospiti un “poliziotto” pronto a torturarmi con le mie paure. Appena lo trovo ti avviso 😉

  • Ciao Yaniv,
    capitolo intenso e coinvolgente. La componente horror emerge più del solito, il che mi piace, e l’incontro con
    aspetti più fantastici direi che si adatta bene alla tua storia e alla tua ambientazione. Ho votato perché Jan si ricordi tutto e che questo avrà degli effetti pesanti sulla sua psiche.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Buona domenica Yaniv, appena sveglia il tuo racconto mi ha fatto l’effetto di un caffe’ doppio. Bambini morti (peggio, risucchiati come le cozze da un osceno Peside), scenari cupi dove pieta’ pol’e’ morta … almeno l’horror e’ vivo e sta bene. Mi piace questa svolta decisa in direzione quasi fantascientifica con una spruzzata di fiaba alla Grimm (i bimbi mangiati dall’Orco). Naturalmente tutto e’ in divenire e allora voto per Jan che a suo tempo combattera’.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi