Lucio Senza/tetto.

Dove eravamo rimasti?

Andiamo.. a casa di Cecilia (80%)

Questa è la tua vita.

Sento vibrare il mio cellulare: è mia madre.

“Cilia sono in stazione, ti aspetto fuori”

Cilia. Mi chiama così da quando sono piccolina ed è forse una delle poche parole nelle quali io riesca a sentire risuonare il suo amore. Mia madre non ha mai avuto grandi parole d’amore per me. Me ne ha sempre riversato addosso molto, ma mai a parole e sempre a modo suo. Un modo che io non ho mai capito, ma in qualche maniera sempre apprezzato.

Io mia madre siamo come cane e gatto. Per essere precisi: io il cane, lei il gatto. Parliamo due lingue diverse e a me la sua a volte sembra così asciutta, così dura, così fredda. Io invece parlo una lingua che trasuda di emozioni, dalla quale lei scappa a gambe levate.

Oggi ho preso un treno per tornare a casa e provare a spiegarle, dovesse servire anche parlando la sua lingua fredda e dura, che ho fatto una scelta e che questa scelta mi porterà lontano da lei e da mio padre. Ho scelto di aprire il cancello della gabbia in cui mi sono chiusa per troppo tempo e provare a fare qualcosa per cui essere felice. Le cucine mi hanno restituito la vita che per un po’ di tempo avevo messo da parte e dimenticato. 
E’ ora di andare.

**

In casa mia è rimasto tutto uguale. Rientrando ho sentito il solito profumo di sempre: è l’odore del tavolo in legno del salotto e delle candele sempre accese. Di solito mi piace ritrovarlo; oggi mi da la nausea. 

Mio padre è in giardino, sta dipingendo delle sedie che metteremo in veranda. E’ un uomo dalle mille risorse: è veramente capace di fare qualsiasi cosa. Io lo ammiro molto e sono felice di essergli molto simile, ma ci sono delle ombre nel suo carattere che mi lasciano spesso senza parole. C’è qualcosa di lui che non so e che, da anni, nasconde con estrema cura.
Forse quando ho conosciuto Lucio ho pensato subito anche a mio padre. Condividono qualcosa che ancora non so spiegare; sicuramente anche la capacità di farmi ridere con poco.

Voglio bene ai miei genitori, eppure desidero così tanto andarmene per un po’ da loro. Diventare quello che sono, liberarmi da come loro mi vorrebbero, stracciare davanti ai loro occhi il disegno che hanno costruito per me.

“Mamma, ti dovrei parlare, puoi chiamare anche papà?”

Mia madre si gira di scatto.

“Sei appena tornata. Cos’hai già da farmi preoccupare?”

Respira Cilia, respira. Andrà tutto bene. 

“Ok, lo chiamo io allora.”

Lo vedo sbucare dalla finestra della cucina con le mani e i capelli sporchi di vernice. Agita un pennello per salutarmi e due macchie di pittura verde sporcano il vetro. Mi guarda e stringe i denti:

“L’ho fatto apposta. Così tua mamma se la prende con me e ti lascia in pace… cosa ci volevi dire?”

Ecco cosa intendevo. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

Prendo aria.

“Ho deciso di trasferirmi. Sono tornata per parlarvene di persona, ma penso di ripartire tra qualche giorno..una settimana magari.”

Nessuna reazione. 

“Alle cucine mi sono sentita come a casa. La città mi piace, ho già parlato con una volontaria che è disponibile ad ospitarmi a casa sua per i primi tempi, fino a qua..”

“E come pensi di mantenerti?”

E’ mia madre che inizia con il suo solito tono.

“Ho un’idea in mente e vorrei coinvolgere gli ospiti delle cucine ma non è niente di certo, non ne vorrei parlare. Ma troverò un lavoretto, in un bar o un negozio del centro.”

“Si, certo, come no.. per rimanere disoccupata tutta la vita sei proprio sulla buona strada”

Quando si sente ferita, lei attacca. Non importa chi, lei attacca e basta. Ma io ormai la conosco e non mi faccio più fregare. 

“Non mi importa mamma delle tue cattiverie. Sto solo provando a essere felice.”

“Ti prego dille qualcosa tu..”

Mio padre mi guarda con occhi nuovi. Non dice niente, si alza e torna a verniciare. E io invece vorrei sentirmi dire tutte le parole di questo mondo. 

**

Mia madre subito dopo il grande annuncio è uscita di casa dicendo di non aspettarla per cena. Stranamente non mi sento colpita, non sono triste, non sono ferita. Sono soddisfatta e questo significa che sono sulla buona strada. Sulla mia buona strada. 

Ho cucinato una pasta al tonno. Tradizione delle sere in cui mamma ci abbandona a noi stessi. 

Mio padre ha apparecchiato la tavolta, mi ha aiutata a tagliare il pane, si è seduto e ha mangiato. Tutto questo senza dire una parola. 

Io ho aspettato, paziente e consapevole che prima o poi qualcosa sarebbe arrivato. I suoi occhi mi dicevano di stare tranquilla, di non temere.

 E infatti:

Cilia, quando vuoi ripartire?

“Non lo so papà, tra 4 o 5 giorni?”

“Non prendere i biglietti del treno: ti ci porto io. Hai fatto la scelta giusta. Ed è una scelta coraggiosa.”

“Davvero papà?”

“Davvero. E non stare a sentire la mamma: anche io vorrei vederti studiare, ma la vita è la tua.. E se non vuoi studiare, mi servirai un bicchiere di vino al bar quando sarò vecchio. Io sarò felice uguale.”

“Ho una grande idea per gli ospiti della mensa papà. Una grande idea..”

“Ne parleremo in viaggio, ho sentito la mamma arrivare..”

Mi stringe la mano e sorride.
Ed è tutto chiuso qui dentro.

Il prossimo episodio inizierà con una di queste 3 frasi

  • E Lucio dove è finito? (100%)
    100
  • Papà, ti presento Lucio. (0%)
    0
  • Papà...frena!!! (0%)
    0

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16 Commenti

  1. (alla parte del veleno da due diversi bicchieri ho tremato: immagine di cristallo)

    Quando dicono che per scrivere ci vuole coraggio… per ballare così dalle barzellette ai temi seri…senza perdere un passo…. mi vieni sempre in mente…. continua così piccola Toss… io sono sempre qui… lo sai <3 bravissima <3

  2. Ho voglia di seguirti Serenamente, con la speranza di ritrovare un riscatto emozionale che faccia del bene al tuo ( e nostro ) Lucio.
    E’ una storia toccante soprattutto per chi, come me, ha compiuto da poco 51 anni e per di più con un lavoro precario. La lettura di alcuni racconti può essere utile per riflettere e caricarsi di coraggio, complimenti!
    Ho votato per il regalo di Cecilia, bisogna sempre avere fiducia in qualcuno…
    Ciao e a presto!

  3. Cecilia mi ha fatto un regalo
    Ciao, serenamente. Parafrasando Lucio: il mio nickname è JAW, ha tre anni e gli piace come scrivi 😀
    Solo una cosa: nella frase “…andare e venire dalle mani con la stessa velocità di una saponetta che scivola sotto l’acqua mentre uno si lava le mani”, l’immagine è molto efficace, ma a mio parere viene appesantita dall’eccesso “didascalico”: avrei omesso il secondo paio di mani 🙂 dal mentre in poi, l’analogia si capisce benissimo lo stesso.
    Ciao, a presto

  4. Ci sono spigoli da limare, è normale…ma una cosa è sicura: sotto uno strato sottile come una velina di nero carbone c’è un piccolo diamante.
    Sai scrivere. E anche questo incipit ne è la conferma.
    Tratti un argomento “noto”… voglio vedere come lo gestisci e quanto ti distaccherai dal banale.

    Ovviamente ti seguo con il cuore gonfio 🙂

  5. Ciao Serenamente,
    ho letto l’altro tuo racconto e sono passata a dare un’occhiata anche a questo.
    La vita di un uomo senza più chiavi di casa da tenere nelle tasche, senza tetto sulla testa e senza più neanche un nome intero è una storia difficile da raccontare, senza cadere nel buonismo o nella commiserazione. Il tuo incipit promette bene, immagino che ci sarà tempo di scoprire come vive oggi, al momento mi piacerebbe sapere cosa lo ha portato fin qui.
    La ragazza nuova potrebbe essere una che presta la sua opera per scontare una condanna ai lavori socialmente utili, magari Lucio potrebbe aiutarla a venir fuori da qualcosa. Non so, è una mia ipotesi.
    Ti saluto e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  6. Complimenti per la storia, ottime descrizioni e i dialoghi li ho trovati davvero divertenti. La personalità di Lucio è ancora da svelare, ma quel pezzettino che hai lasciato come inizio mi ha incuriosita. Ottima anche l’idea di trattare di questo tema, non da molti trattato, appunto. O magari, non ho letto abbastanza, non lo so. In ogni caso, ti seguo, alla prossima!

    • Ciao lividsoul. E’ vero, credo che questo sia un tema poco trattato. Ma mi ha toccato in prima persona nelle settimane passate e quindi ho deciso di farmi coraggio e provare a raccontare un pezettino di mondo che ho scoperto avvicinandomi in punta di piedi ad un mensa di quartiere.
      Spero possa continuare a piacerti.
      A presto!

  7. Ciao! Ho visto la tua storia e mi ha incuriosito il titolo, ho fatto bene a passare. Mi piace molto il carattere di Lucio, e ho votato per il suo passato, vorrei sapere di più su cosa o chi lo ha portato nelle strade. Bella descrizione e i dialoghi li ho trovati anche divertenti, a dirla tutta. Alla prossima!

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