Nero Cilentano

Una bambina scomparsa

1.

“… alla rotonda prendi la seconda uscita e avrai raggiunto la tua destinazione…”

Finalmente!

Tre ore di auto per poco più di cento chilometri; un viaggio della speranza che tra deviazioni per incidente, restringimenti di carreggiata e percorsi alternativi ha messo a dura prova il senso dell’orientamento di Google Maps e la mia pazienza.

La targa di marmo che lascio alla mia sinistra non smentisce il navigatore.

Supero l’insegna di un lido e mi infilo nelle strisce blu parallele al marciapiede.

Non sono mai stato ad Agropoli prima. Non sembra male.

La spiaggia è ampia e dorata e il lungomare San Marco è una striscia di asfalto tremulo che termina ai piedi di una collinetta brulla.

Peccato solo che faccia un caldo infernale.

Siamo in agosto e il display del cruscotto segna 42°.

Una temperatura da cuori lenti, più adatta a una lucertola che a un mammifero bipede.

Lascio in moto l’auto, anche se il condizionatore fa ormai più rumore che freddo ed è probabile che la pattuglia dei vigili urbani che sta per sopraggiungere mi intimi di spegnerla.

Li osservo con attenzione, provando a indovinarne le intenzioni; ma non sono mai stato bravo con questo genere di cose e opto per una resa anticipata.

L’impatto con la canicola è tremendo, un aerosol di aria calda che mi costringe a uno sbuffo di rigetto.

“’giorno!” mi saluta uno dei vigili passandomi accanto.

Ha la fronte imperlata di goccioloni, lo sguardo sofferente e una camicia di cotone bianco che avrebbe bisogno di essere strizzata.

Replico con un cenno cortese e cerco riparo all’ombra di un pino.

Le radici hanno sollevato l’asfalto e, tra le crepe, spuntano ciuffi d’erba e fiorellini gialli; tarassaco, mi suggerisce una vocina nella mia testa, quella che la nonna chiamava erba piscia a letto.

Controllo l’orologio: le 14.40.

Porca che caldo!

Se non arriva nei prossimi cinque minuti risalgo in auto e accendo di nuovo il condizionatore… e vaffanculo ai vigili e agli sbalzi di temperatura… oppure mi butto in mare con tutti i vestiti… o in mutande… sai il refrigerio…

Un vocione da orco mi strappa al dolce naufragar dei pensieri.

“Guaglio’!”

Il tono è inconfondibile.

Lo riconoscerei anche con la testa sott’acqua.

“Dottor De Cimma!”

2.

Lo trovo bene. E glielo dico.

E’ in forma, abbronzato, persino pettinato.

Benché continui a vestire malissimo, in rassicurante continuità con il passato.

Indossa gli inseparabili occhiali ambrati, una delle sue orribili camice a fiori, margherite in questo caso, pantaloni a sigaretta blu e mocassini di velluto rosso sui quali convergono gli sguardi sconcertati dei restanti avventori.

“Quindi è per questo che mi ha fatto aggregare?”

“Non mi posso fidare di nessuno,” ribadisce “qua è tutta na parentela: fratelli, cugini, zie, nipoti…”

Si interrompe per richiamare l’attenzione del cameriere, un ragazzetto con un paio di occhiali quadrati con ambizioni glamour appollaiati su un naso a becco.

“Giuvinò: puortace duje cafè!”

“Arrivano!”

“Che stevemo dicenno?”

“Mi aveva accennato della sorella della bambina…”

“Ah sì, Carmela; ha 9 anni, 7 più di Anna; ed è l’ultima persona che l’ha vista primma ca scumparesse; ‘o problema è ca nun è tanta normale…”

“Che ha?”

“Sindrome di Asperger.”

“Bene, gli Asperger non sono in grado di mentire… per noi è un vantaggio!”

“Come sai tutte queste cose sugli Asperger?”

“Ho letto un libro,” confesso “proprio di recente.”

Per fortuna non indaga oltre.

Lo strano caso di un cane ucciso a Mezzanotte è un titolo che sono sicuro gli strapperebbe un risolino di scherno.

“E’ stata interrogata?”

“Sì, con l’ausilio di un assistente sociale, una rompicoglioni mai vista! Ha dichiarato di aver visto la sorellina che si allontanava lungo la spiaggia… con un unicorno!”

“Che?”

“I vostri caffè!” si intromette il cameriere poggiando il vassoio sul tavolino.

“Grazie!”

De Cimma inclina la testa su un lato e si gratta un sopracciglio.

“Che c’è?”

“Assaggia!” mi sfida.

Declino l’invito.

“Prima lei!”

Non sembra convinto.

Lascia passare qualche secondo, poi si inumidisce le labbra e prende un sorso prudente.

“Ma pecché fore Napule ‘o cafè tene sempe ‘o ssapore ‘e n’esperimento chimico venuto male?” si lagna allontanando la tazzina, il volto trasfigurato nell’espressione di chi ha appena assaggiato l’urina del proprio gatto.

Vado anch’io.

“A me non sembra male…”

“Solo pecchè nun si’ napulitano!”

“Il solito esagerato! Napoli dista meno di cento chilometri da qua…”

“E’ come se fossero seimila chilometri! ‘A provincia ‘e Salierno è un altro pianeta… e ‘o cafè faceva schifo!” sentenzia attaccandosi alla bottiglietta dell’acqua.

Mentre lo osservo, vengo assalito da un fanciullesco desiderio di farlo incazzare.

“Una volta David Lynch disse che anche un pessimo caffè è meglio di nessun caffè…”

“Chi?”

“Un famoso regista americano!”

“Pecchè mò gli americani capisceno ‘e cafè?”

In quel momento il ragazzo del bar torna verso di noi con il conto.

“Piaciuto?”

De Cimma fa il segno di ok con la mano e schiocca la lingua sotto al palato.

“Complimenti: lo zucchero era buonissimo… e pure l’acqua!”

Nel prossimo episodio:

  • un sospetto (11%)
    11
  • un indizio (56%)
    56
  • un ritrovamento (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

270 Commenti

  • Ma che bravo! Ho trovato questo racconto per caso leggendo il tuo nome fra i commenti a un’altra storia. Inizialmente volevo solo dargli un’occhiata, mezz’ora più tardi eccomi qui a lasciarti un commento.
    Devo complimentarmi per lo stile, la cosa migliore di questa storia. Non c’è niente che non vada in nessun capitolo, solitamente qualcosa la trovo sempre, ma non stavolta. Sei riuscito a tenermi incollata allo schermo anche se avevo troppo caldo e volevo fare un bagno, lasciando qualche lettura aperta per dopo… Ora sono più sudata di prima, ma pienamente soddisfatta!
    Mi dispiace solo non aver potuto partecipare alle votazioni. Ma, sotto sotto, c’è un piacere diverso nel seguire una vicenda senza interruzioni, soprattutto quando si tratta di un giallo.
    Bravo anche per come hai gestito due personaggi già usati in passato, non ho sofferto per nulla il fatto di non conoscerli già. Tutto funziona a meraviglia. Anche il gioco condotto attorno allo stereotipo razzista è una chicca che mi ha piacevolmente sorpresa.
    Rinnovo i miei complimenti e ti auguro una buona estate 🙂

    • È molto raro che qualcuno si spari 10 episodi di fila in piena estate rinunciando a un bagno ristoratore.
      Mi sembra di capire che ne sia valsa la pena e la cosa chiaramente non può che farmi piacere, anche in ragione del commento lungo e articolato, capace di cogliere aspetti del racconto non esattamente marginali… perciò grazie davvero.
      Se ti va ho appena iniziato un nuovo racconto.

  • Ciao Lou. Sì, sono in enorme ritardo nel scriverti, ma devo dire che appena ho letto il finale sono rimasto sbalordito. Non mi aspettavo il sacrificio del padre, così come il fatto che il confine fra bene e male non è così netto come possa sembrare. Certo, si vede come tu abbia dovuto comprimere in pochi caratteri molto, ma il finale è su misura per la storia. Complimenti.
    Spero che tu continuerai a scrivere.
    Alla prossima Lou 🙂

    • Ciao Yaniv.
      Sì, continuerò a scrivere e a scocciarvi con le mie richieste di critiche e appunti, preziosissimi anche questa volta. Comunque tu ci eri andato vicinissimo, complimenti per l’intuito, quel tuo commento nell’ottavo mi aveva spiazzato un po’… mi perdonerai se non sono stato più esplicito nel congratularmi con te ma era un po’ presto per scoprire le carte. Ancora grazie.

  • Ciao Lou, son tornata a rileggermi gli ultimi due capitoli che mi mancavano. Neanche a dirlo, mi è piaciuta la battuta di De Cimma nel penultimo, quando propone sarcasticamente di dividere la bambina in due, per vedere quale delle due madri si sarebbe disperata di più. Sarebbe sato da farlo, così avrebbero potuto ben vedere che una delle due madri, quella biologica, l’avrebbe addirittura tagliata con le proprie mani in cambio di qualche soldo e l’altra, quella adottiva, una bambina menomata non l’avrebbe voluta, quindi in ogni caso nessuna delle due avrebbe vinto il premio Madre Dell’Anno.

    Ho letto la spiegazione scritta sotto il commento di Allegra, ma mi trovo soddisfatta del tuo ultimo capitolo così com’è, che, seppur in modo non troppo dettagliato, spiega comunque gli avvenimenti e, come ha detto gustamente Jaw, racchiude anche un pezzo di storia che non c’entrava nulla, ma che rimanda al titolo e che probabilmente sarebbe stato un peccato non leggere.

    Quindi complimenti, storia bellissima, scritta benissimo e sono molto contenta di aver avuto modo di seguirla in tempo quasi reale 😉

    • mi correggo; Achillu, non Jaw 😉 Jaw diceva che hai fatto bene ad aggiungere quella scena perchè tanto uno spiegone finale di 5000 parole non avrebbe comunque migliorato questo racconto di una virgola, anzi. Bravo te, bravi i tuoi commentatori che mi mettono le parole in bocca :p

      • Ciao Flow. La battuta di De Cimma nel penultimo me l’hai suggerita proprio tu con quel tuo commento in cui ricordavi il giudizio di re Salomone sulle due madri che si contendevano la stessa bambina. Sui miei commentatori hai assolutamente ragione: siete eccezionali!
        Se la storia funziona (e immodestamente ritengo che funzioni) molto del merito è vostro e dei vostri suggerimenti. Perciò grazie davvero.

  • Ciao Lou.

    Ecco. Tutte le risposte e, in più, una scena che non c’entra nulla ma ci spiega il significato di Nero Cilentano 🙂 Mi dispiace che ci siano stati solo dieci episodi a disposizione, soprattutto negli ultimi tre hai dovuto riassumere troppo e, purtroppo, si nota.

    Grazie per averci portato fino alla fine del tuo racconto. Alla prossima fatica?

    • Ciao Achillu. Sì, si nota. Inutile negarlo.
      Purtroppo (per me oltre che per voi chiaramente) lo spazio a disposizione è quello che è.
      Ti dirò, in parte per me è stato anche un bene;
      avendo una certa propensione a scrivere più del necessario, il fatto di dover comprimere il testo mi ha dato modo di lavorare sul taglio del superfluo, un buon esercizio di scrittura insomma, di quelli che aiutano a migliorarsi.
      Certo nel caso specifico il risultato non è dei più soddisfacenti dal punto di vista della resa letteraria, ma è una di quelle cose a cui si rimedia facilmente avendo un po’ più di caratteri a disposizione.
      Per il resto grazie di essere stato sempre presente e di aver condiviso i tuoi dubbi: per me è stato davvero importante oltre che utilissimo.
      Sì, alla prossima… non subito, però.

  • Ciao Lou,
    in ritardo come un treno regionale arrivo.
    Confesso di aver letto le tue spiegazioni a Allegra, perché la cosa delle rate in ritardo e l’intervento di Carmela me li ero persa. Mi è piaciuto molto, non ho nessun commento “tecnico” da fare, ma, leggendo, mi è sorta spontanea una considerazione morale, o filosofica: è davvero un bene, per una bambina, restare affidata a una madre che l’ha “comprata” e che ignora totalmente una figlia “differente” e ne vuole una “normale” a tutti i costi? Interrogativo che mi ha riportato con la mente a quello finale del bellissimo “Gone, baby Gone” di Dennis Lehane. Se non lo hai letto, te lo consiglio, come tutti quelli di Lehane, d’altronde 🙂 Credo che De Cimma abbia voluto giocare al padreterno e rischia di farne i conti con la coscienza.
    Sarei molto curiosa di leggere qualcosa di tuo senza i vincoli dei caratteri.
    Ciao
    P.S. Il cameo del barista sino-partenopeo è bellissimo. E molto realista: ormai ci sono più bar di proprietà cinese che italiana, per fortuna che il caffè lo sanno fare

    • Ciao Bef. Dubbi più che legittimi.
      Provo a spiegare: la scelta di De Cimma è fortemente condizionata dal punto di vista da cui egli si pone, che è il punto di vista della bambina. Non ho avuto sufficiente spazio per mostrarlo ma Anna riconosce come madre la donna che l’ha cresciuta (a Napoli si dice: ‘e figli songo ‘e chi s’ ‘e cresce) e anche se Teresa Acampora non è un certo un esempio ideale di genitore, la bambina la ama e non potrebbe fare a meno di lei.
      De Cimma non è padre e gli risulta più facile identificarsi con la bambina e intuirne i bisogni, le necessità e i desideri.
      Tra l’altro lui ha perso i genitori da bambino (come raccontato nel precedente ‘E mille culure e mille paure) e l’idea di condannare una bambina a crescere lontana da quella che considera la propria famiglia è una cosa che non riesce a sopportare.
      Gioca a fare Dio? Sì, esattamente.
      Anche questo però fa parte dell’indole del personaggio.
      Sto lavorando a qualcosa senza vincoli di carattere, ma non so ancora quando vedrà la luce.
      Se la cosa ti interessa magari ti tengo aggiornata.
      In ultimo: il cinese ce l’ho dovuto mettere per forza, te lo avevo promesso (rileggiti la risposta al tuo primo commento a questa storia… ?).

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi