COLOR DI CAN FUGGENTE

Dove eravamo rimasti?

Tutto chiaro? Be', “tutto” spero di no, diciamo qualcosa, prima del gran finale. A proposito di questo, si tratta di intuizioni… … e le intuizioni, si sa, hanno un certo grado di aleatorietà. Il maresciallo e Diego inscenano un mezzo bluff che avrà successo. (77%)

Fumo di Londra

Percorriamo il corridoio, siamo a pochi passi dallo studio di don Carlo quando la porta si spalanca: un uomo ne esce retrocedendo; è bianco e imponente, il prete ha le mani posate sul suo petto e lo spinge, calmo ma insistente.
«Coraggio, va’, adesso», sta dicendo, poi ci vede, abbozza un sorriso imbarazzato e ci saluta con un cenno del capo: «I signori vogliono parlare con me», spiega al suo ospite. L’uomo ci inquadra per pochi attimi nei quali lo stomaco mi si accartoccia: la faccia spigolosa sotto i riccioli brizzolati, le guance butterate, somiglia a…
«Non è quel pentito di ‘ndrangheta?», mi sibila Diego all’orecchio.
«Caravelli», biascico, «Sì, gli somiglia».
L’uomo, voltato di spalle, si allontana a passi lenti.
Il prete si frappone tra noi, aggrotta la fronte: «Cercavate me», sottolinea.
È vero. Per Caravelli, se è lui e se è il caso, ci sarà tempo, adesso devo recitare la parte dell’investigatore infallibile. Il problema è che quanto appena visto mi ha cancellato ogni certezza. Le parole mi escono brutali, forse voglio convincere me stesso: «Padre, sappiamo che è stato lei a uccidere Mario», dico.
Immaginavo una reazione indignata e veemente.
Invece no. Non nega, sorride. Annuisce, addirittura.
Diego gli mostra una vitina qualunque dentro una busta trasparente: «Questa era sul luogo del delitto», mente, «È la vite che univa alla montatura la stecca che lei ha conficcato nell’occhio della vittima».
Don Carlo ha uno scatto, la testa gli trema per un istante. Alza la mano: «Non è necessario», dice con voce incerta.
Non lo ascolto: «La pallonata era una sceneggiata, gli occhiali erano già rotti, ma lei non ci vede, senza. Non poteva farne a meno e non ne aveva di riserva». Lui emette un verso a metà tra un grugnito e una risata, picchietta una lente con l’unghia dell’indice: «Costano una fortuna!».
Diego lo incalza: «Il fazzoletto davanti al viso, la stanza in penombra… tutto studiato affinché non notassimo i lividi, troppi per una sola pallonata».
Don Carlo fa un passo indietro, crolla a sedere su una panca: «Vorrei spiegare».
Nel silenzio, il pulsare accelerato del cuore mi romba nelle orecchie.
Il prete raddrizza la schiena, batte le mani sulle cosce: «Ve l’ho detto, l’ho incontrato per caso, Mario, mentre ero al campo coi ragazzi». Ride: «Ma non si è fermato a parlare con un prete, oh no!». Si deterge la fronte, prosegue: «Nahla era con me. Silenziosa, come sempre, fino a che non l’ha visto da vicino. Allora gli ha gettato le braccia al collo. “Abb, abb!”, urlava, “Papà”. Non ci ho messo molto a capirlo: Mario e lei avevano gli stessi occhi.», fa una smorfia di disgusto, «Gli stessi, meravigliosi occhi del papà di Nahla».
Spero che il mio stupore non traspaia: tra mille congetture, ci è sfuggita la più semplice, i figli hanno ereditato gli occhi dai propri padri!
«Io!», don Carlo si batte il petto: «Dio mi perdoni, io gli ho chiesto di allenare i ragazzi! Pensavo che Nahla sarebbe stata meglio, anche solo vedendolo ogni tanto! Era così raro sentirla parlare, vederla felice!».
Ci guarda smarrito: «Perché ha accettato?».
La voce gli trema: «Si voleva illudere che fosse suo papà, la mia Nahla», sussurra. Alza il tono: «Yous…», si ferma, si corregge, «Li hanno scoperti… ecco… insieme». Scuote la testa, «L’orrore… Quando me l’hanno detto gli sono andato dietro. Non era lontano, il diavolo – maledetto! – gli aveva bucato una ruota».
«Avete litigato?», domando.
Annuisce: «L’ho insultato, gli ho chiesto come avesse potuto! Sapete cos’ha risposto?».
Sbuffa: «No, non ha risposto, mi ha colpito. Due pugni in faccia, il dolore! Mi ha rotto gli occhiali, sono caduti. Dopo, solo dopo ha parlato: “Non rompere il cazzo, prete”. Ero lì, carponi, a cercare gli occhiali e lui mi ha schiaffeggiava sulla testa». Gli occhi spalancati mostrano il suo sconcerto: «Che bisogno aveva di infierire? “È una donna, coglione, è consenziente”. Consenziente, capite? Nahla!». Emette una risata che si tramuta in un guaito agghiacciante. «Non gli bastava, ha continuato. A schiaffeggiarmi, a vomitare oscenità. Ha insinuato che io… i miei ragazzi… Quell’uomo sporco sperava che fossi sporco come lui».
Si copre il volto con le mani: «Sì. Oh, sì, alla fine c’è riuscito, a sporcarmi. Non so, ero… cieco, sì. Ero cieco e impugnavo la stecca».
E il diavolo, o magari Dio, ha indirizzato la sua mano.
È ammutolito. Gli chiederei chi l’ha aiutato nella successiva messinscena, un lavoro lucido, spietato, professionale, ma a che scopo? So che non confermerebbe la mia ipotesi. Eppure mi è sembrato di intuire che il complice forse si prenderebbe colpe non sue, pur di aiutarlo.
Forse… non sue.
La mano di Diego si posa sulla spalla curva del prete: «Povera ragazza», mormora guardandomi fisso.
Diego, che del cuore ha più grande solo la bocca, è paonazzo; gli si legge in faccia una domanda inespressa.
Mi sforzo di ricacciare giù un groppo che mi strozza fino a inumidirmi gli occhi.
«Povera ragazza», ripeto, e la mia voce troppo alta, riverberando nel corridoio, suona come una risposta.

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266 Commenti

    • Non rammaricarti, Anita, perché il fatto che tu abbia letto la mia storia già conclusa e ti sia piaciuta abbastanza da farmelo sapere è per me moto più importante di qualche punticino 🙂 , mi fa piacere e mi inorgoglisce. Perciò, grazie, davvero.
      JAW scriverà ancora, forse tornerà al suo genere d’elezione, la fantascienza, ma non so bene quando.
      Ciao, grazie ancora, a presto

  • Buonasera Jaw, finale che non delude. Era difficile ma tu ci sei riuscito. La copertina ad honorem te la diamo noi, affezionati seguaci. Leggo con gioia che le tue letture e i commenti continueranno e io credo che prima o poi il demone della scrittura ti riacchiapperà di brutto. Come sai, comincia tutto con una certa storia che non dà pace e chiede di essere scritta. Bravo e a presto!

    • Cactus, la copertina che mi regali ce l’ho davanti agli occhi, è bellissima e mi piace moltissimo, te lo assicuro, è la più bella che abbia ricevuto su questo sito! Grazie, grazie di cuore!
      Sì, JAW aleggerà, magari con meno costanza, ma io sarò qui intorno. E, comunque, scriverò.
      Grazie ancora di tutto!
      Ciao, a presto

  • Il finale mi è piaciuto. Torna tutto.
    Sui cinquemila inutile ripetersi. Anche se mi ha colpito molto quello che hai scritto in risposta al mio ultimo (prima di questo) commento. Anche a me capita spesso di pensare che meno è meglio e che se avessi più spazio a disposizione probabilmente farei peggio.
    Non tutte le vittime meritano pietà. Non soltanto vero, ma anche piuttosto frequente.
    Ho letto che ti prenderai una pausa.
    Se dovessi trovare il tempo per un racconto breve c’è un interessante concorso in corso (cerca concorso riscontri letterari, 7 sezioni, tra cui Crime e Fantascienza, limite massimo 18.000 caratteri, scadenza 15 dicembre).
    Io ci provo… magari ci ritroviamo in antologia insieme.
    Ciao.

    • Grazie, Lou. Ti ringrazio per questo e per tutti i commenti che mi hai voluto regalare, sempre interessanti, lucidi, precisi. Grazie davvero, mi hanno aiutato parecchio. Non penso che farò concorsi, sto cercando di convincermi che devo impegnarmi per qualcosa di più lungo e devo riuscire a partire. Lo prendo come un allenamento, nell’intimo sono convinto che la mia dimensione sia il racconto breve, ma diamine, anche chi corre i cinquemila metri si allena su distanze molto più lunghe, no? Se non proprio con maratone, almeno con le mezze! Be’, il mio spirito è questo, vediamo se arrivo al ventesimo chilometro o se mi arrendo prima.
      E comunque grazie della segnalazione, sappi che considererei un onore finire in antologia con te.
      Ciao, grazie di tutto e a presto, spero

    • Grazie, Ilaria! Ma sì, l’ho scritto anche a qualcun altro: la copertina mi avrebbe fatto molto piacere, ma altre volte l’ho avuta quando meno me l’aspettavo, quindi mi va benissimo così. L’importante è che a voi lettori, almeno alla maggior parte di voi, la storia sia piaciuta. Non so se JAW tornerà presto, ma è bellissimo sapere che qualcuno lo attende 🙂
      Grazie di tutto!
      Ciao, a Presto

    • Feather, grazie infinite, sono contento che questa storia ti abbia soddisfatto, credimi, non davo affatto per scontato di non deludervi. Mi fa molto piacere, come mi lusinga il fatto che tu attenda un’altra storia di JAW . Per la verità non so se e quando scriverà di nuovo. In ogni caso, aleggerò qua intorno, quindi aspettati le mie solite incursioni piene di consigli non richiesti 😀
      Grazie per avermi accompagnato fin qui,

      Ciao, a presto

  • Concludendo….
    questo finale mi piace, per quanto mi riguarda mi chiarisce dei punti. In generale è stato un bel racconto, secondo me le idee c’erano e c’era pure il modo di scriverle, non so per quale motivo Jaw sia passato al giallo dalla fantascienza, ma fossi in te non tornerei indietro, anzi…
    Alla prossima, quando vorrai!

    • Grazie, MrsRiso! Il passaggio è stato piuttosto estemporaneo, e ti devo confessare che questo giallo mi ha lasciato la marcata sensazione di avere struttura, pregi e difetti di tutte le storie di fantascienza che ho scritto. Però mi ha divertito scriverla e sono moderatamente soddisfatto del risultato.
      Quanto a tornare indietro, non so che strada prendere e a dirti la verità non sono poi così convinto che una strada ci sia 🙂
      Grazie di tutto!

      Ciao, a presto

  • Ciao Jaw, mi scuso per il ritardo ma non mi sono arrivate le ultime due notifiche, ho scoperto per caso il racconto concluso perché non l’ho trovato tra quelli in corso.
    Un finale molto amaro ma purtroppo contemporaneo.
    Ho letto alcuni commenti dove ostenti un tuo desiderio di pausa di riflessione, se dovesse capitare ti farà ritornare sicuramente più vulcanico di prima, comunque non allontanarti troppo, le tue osservazioni sono molto preziose.
    A presto

    • Ciao, Alexander. Non scusarti, non è il caso, a me fa piacere che tu sia tornato leggermi e a lasciarmi un commento conclusivo.
      Non so se, quando e come JAW tornerà, ma vi ammorberà comunque di commenti prolissi, te lo prometto 😀
      Ciao, grazie di tutto, a presto

  • Un buon racconto e un buon finale, anche se i cinquemila caratteri sono stati tiranni. Non mi aspettavo né mi sarebbe piaciuto uno spiegone finale, però comunque hai dovuto mettere tanta roba in poco spazio.
    Il giallo ti si addice.

    • Grazie, Napo! Mi fa tanto piacere che tu abbia apprezzato.
      Dici che mi si addice il giallo? Boh, a essere onesto, inizio a pensare che non mi si addica alcun genere 😀
      Però, fino a che troverò soddisfazione a scrivere, lo farò.
      Grazie di avermi accompagnato sin qui.
      Ciao, a presto

    • Ciao, Louise.
      Grazie dei complimenti.
      Non so se e quando JAW scriverà ancora, né ho idea del genere. Questa stessa storia origina da un’idea completamente diversa, che stavo sviluppando per il genere fantascienza. Ma del resto, tre giorni prima di pubblicare l’incipit, a chi me l’avesse chiesto, avrei detto che JAW non avrebbe pubblicato nulla, a breve 😀
      Grazie di tutto,

      Ciao, a presto

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