COLOR DI CAN FUGGENTE

Rossa

La luna dovrebbe essere più o meno lì, in direzione del baluginio di un televisore immenso che filtra da una finestra aperta.
Tra me e l’eclissi del secolo c’è una palazzina troppo alta, pare. Sarebbe sufficiente fare qualche passo, arrivare dove la strada incrocia il lungofiume, lì la visuale sarebbe ottima. Che aspetto, allora, non sono uscito per questo?
Il fatto è che, appena sbriciolo il poco tabacco rimasto nel mozzicone di sigaretta, una vocina mi esplode nella testa: mi implora di rientrare, di sottrarmi al soffocante forno che mi sta appiccicando al corpo camicia e pantaloni, per concedermi alle braccia di san Daikin, protettore degli accaldati.
“Così sia”, sancisco, ma un’utilitaria scura che inchioda dall’altra parte della strada interrompe i miei buoni propositi. Lo sportello si apre, una donna salta giù nel momento stesso in cui l’automobile si spegne con un sussulto in avanti. Ho tempo di apprezzarne l’abito lungo a fiori che le lascia scoperte le spalle e il generoso décolleté, ne ammiro rapito le grazie fluttuanti al ritmo della corsa leggera con cui attraversa la strada; la riconosco un attimo prima che i nostri sguardi si incrocino: gli occhi sbarrati e la mano sulla guancia mi fanno intuire che è davvero diretta qui.
Infatti si ferma a un passo da me; l’espressione le si è indurita, come ogni volta che le capita di incrociarmi. Sono spiacente, però è lei che è venuta in caserma.
«Carmen», la precedo, «Cosa succede?».
«Mio marito», scandisce secca. Non aggiunge altro.
Le poso una mano sul braccio, lo farei con qualunque cittadina sconvolta che chiedesse il nostro aiuto; per questo, quando mi butta le braccia al collo, la sorpresa è tale che il mozzicone mi cade di mano.
Mi tiene la faccia schiacciata sul petto, tra il calore del suo corpo e le lacrime la camicia si infradicia in un attimo.
Diego arriva in quel momento alle sue spalle e come al solito interpreta a senso unico: sorride e ammicca, penso che se non avesse in mano la pila di cartoni delle pizze sarebbe capace di chiosare con qualche gesto osceno.
Uno di questi giorni dovrò fargli capire cosa significa rispetto per i superiori, per ora devo limitarmi a fulminarlo con un’occhiata. Per fortuna capisce, fa la faccia seria e si ferma ad ascoltare la voce lamentosa di Carmen:
«Doveva tornare da più di due ore… Non c’è, non c’è».
Non ne so molto di più: «Tuo marito?».
Conferma con un cenno del capo.
Facciamo ordine: «Dov’è andato?».
Lei ha un tremito più forte, si stacca da me e comincia a piangere senza freni:
«È uscito. In bici. Non è tornato, non risponde… Mio fratello lo sta cercando, non lo trova… Io non posso… non so a chi lasciare il bambino…». Ha un guizzo nello sguardo: «Ma ho chiamato gli ospedali», dice annuendo con vigore, «Niente, dicono, ma era senza documenti, non so…». Si copre la faccia con le mani, accompagna il pianto con un ululato straziante.
Indeciso se abbracciarla o no, rimango qualche secondo a fissare il marciapiede: il mozzicone cattura la mia attenzione, nel dubbio opto per raccoglierlo.
«Stai tranquilla», la rassicuro rialzandomi, «Ci pensiamo noi».
Mi sforzo di apparire credibile: «Vedrai che non è nulla di grave, eh?».

*

«Marescia’, scommetto che è morto». Diego parla con la bocca piena e ben aperta, nel frattempo guida con una mano sola perché con l’altra deve reggere uno spicchio di pizza.
Sospiro: «Se non lo è, è probabile che gli serva aiuto». I fari supplementari illuminano intensamente i lati della strada: macchia, steccati e muri a secco scorrono veloci.
«Vai più piano, così non lo troveremo mai».
Diego tracanna da una lattina, soffoca un rutto: «Ih! E quando lo troviamo? Sa quante stradine ci sono che collegano Sestu a Serdiana?».
Molte, immagino. Arriviamo a un incrocio, a sinistra c’è l’abitato, davanti a noi una luna velata di rosso domina la campagna, infine sono riuscito a vederla. Così almeno sono sicuro che non mi sarei perso nulla.
«Gira a destra», chiedo al subordinato.
Lui esegue, ma avendo smesso di rifocillarsi, parte alla carica:
«’sciallo, quella donna, è sua amica?».
«Direi di no».
Mi guarda incredulo.
Sbotto: «Pistis! La strada!».
Sobbalza e ubbidisce.

*

È un pezzo che procediamo silenziosi, l’espressione abbattuta di Diego mi fa quasi tenerezza.
E sia, in fondo mi tolgo un peso: «Eravamo compagni di classe». Diego ha un fremito, però mantiene lo sguardo fisso davanti a sé. «E no, non siamo amici. Mi detesta». In questo tratto di strada le cunette sono molto profonde; Diego va a passo d’uomo, scruta con attenzione dalla sua parte. Faccio lo stesso.
«Perché?», chiede dopo qualche secondo.
«La prendevo in giro», spiego, e vorrei credere a una versione così edulcorata del tormento quotidiano che le davo. «Da piccola era grassoccia e goffa».
Diego ride: «Mii’, marescia’, a saperlo, che diventava così, l’avrebbe presa lo stesso, per il culo?».
Se gli rispondessi che non è questo il punto, rimarrebbe sconvolto.
«Pagu bona puru!», aggiunge, calcando di proposito l’accento.
Sintesi triviale ma obiettiva. Però…
«Cos’è quello?».

Già, cos'è quello?

  • Un bagliore dietro un canneto. (27%)
    27
  • Una borraccia. (27%)
    27
  • Una lunga striscia nera sul cemento. (47%)
    47
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

266 Commenti

    • Non rammaricarti, Anita, perché il fatto che tu abbia letto la mia storia già conclusa e ti sia piaciuta abbastanza da farmelo sapere è per me moto più importante di qualche punticino 🙂 , mi fa piacere e mi inorgoglisce. Perciò, grazie, davvero.
      JAW scriverà ancora, forse tornerà al suo genere d’elezione, la fantascienza, ma non so bene quando.
      Ciao, grazie ancora, a presto

  • Buonasera Jaw, finale che non delude. Era difficile ma tu ci sei riuscito. La copertina ad honorem te la diamo noi, affezionati seguaci. Leggo con gioia che le tue letture e i commenti continueranno e io credo che prima o poi il demone della scrittura ti riacchiapperà di brutto. Come sai, comincia tutto con una certa storia che non dà pace e chiede di essere scritta. Bravo e a presto!

    • Cactus, la copertina che mi regali ce l’ho davanti agli occhi, è bellissima e mi piace moltissimo, te lo assicuro, è la più bella che abbia ricevuto su questo sito! Grazie, grazie di cuore!
      Sì, JAW aleggerà, magari con meno costanza, ma io sarò qui intorno. E, comunque, scriverò.
      Grazie ancora di tutto!
      Ciao, a presto

  • Il finale mi è piaciuto. Torna tutto.
    Sui cinquemila inutile ripetersi. Anche se mi ha colpito molto quello che hai scritto in risposta al mio ultimo (prima di questo) commento. Anche a me capita spesso di pensare che meno è meglio e che se avessi più spazio a disposizione probabilmente farei peggio.
    Non tutte le vittime meritano pietà. Non soltanto vero, ma anche piuttosto frequente.
    Ho letto che ti prenderai una pausa.
    Se dovessi trovare il tempo per un racconto breve c’è un interessante concorso in corso (cerca concorso riscontri letterari, 7 sezioni, tra cui Crime e Fantascienza, limite massimo 18.000 caratteri, scadenza 15 dicembre).
    Io ci provo… magari ci ritroviamo in antologia insieme.
    Ciao.

    • Grazie, Lou. Ti ringrazio per questo e per tutti i commenti che mi hai voluto regalare, sempre interessanti, lucidi, precisi. Grazie davvero, mi hanno aiutato parecchio. Non penso che farò concorsi, sto cercando di convincermi che devo impegnarmi per qualcosa di più lungo e devo riuscire a partire. Lo prendo come un allenamento, nell’intimo sono convinto che la mia dimensione sia il racconto breve, ma diamine, anche chi corre i cinquemila metri si allena su distanze molto più lunghe, no? Se non proprio con maratone, almeno con le mezze! Be’, il mio spirito è questo, vediamo se arrivo al ventesimo chilometro o se mi arrendo prima.
      E comunque grazie della segnalazione, sappi che considererei un onore finire in antologia con te.
      Ciao, grazie di tutto e a presto, spero

    • Grazie, Ilaria! Ma sì, l’ho scritto anche a qualcun altro: la copertina mi avrebbe fatto molto piacere, ma altre volte l’ho avuta quando meno me l’aspettavo, quindi mi va benissimo così. L’importante è che a voi lettori, almeno alla maggior parte di voi, la storia sia piaciuta. Non so se JAW tornerà presto, ma è bellissimo sapere che qualcuno lo attende 🙂
      Grazie di tutto!
      Ciao, a Presto

    • Feather, grazie infinite, sono contento che questa storia ti abbia soddisfatto, credimi, non davo affatto per scontato di non deludervi. Mi fa molto piacere, come mi lusinga il fatto che tu attenda un’altra storia di JAW . Per la verità non so se e quando scriverà di nuovo. In ogni caso, aleggerò qua intorno, quindi aspettati le mie solite incursioni piene di consigli non richiesti 😀
      Grazie per avermi accompagnato fin qui,

      Ciao, a presto

  • Concludendo….
    questo finale mi piace, per quanto mi riguarda mi chiarisce dei punti. In generale è stato un bel racconto, secondo me le idee c’erano e c’era pure il modo di scriverle, non so per quale motivo Jaw sia passato al giallo dalla fantascienza, ma fossi in te non tornerei indietro, anzi…
    Alla prossima, quando vorrai!

    • Grazie, MrsRiso! Il passaggio è stato piuttosto estemporaneo, e ti devo confessare che questo giallo mi ha lasciato la marcata sensazione di avere struttura, pregi e difetti di tutte le storie di fantascienza che ho scritto. Però mi ha divertito scriverla e sono moderatamente soddisfatto del risultato.
      Quanto a tornare indietro, non so che strada prendere e a dirti la verità non sono poi così convinto che una strada ci sia 🙂
      Grazie di tutto!

      Ciao, a presto

  • Ciao Jaw, mi scuso per il ritardo ma non mi sono arrivate le ultime due notifiche, ho scoperto per caso il racconto concluso perché non l’ho trovato tra quelli in corso.
    Un finale molto amaro ma purtroppo contemporaneo.
    Ho letto alcuni commenti dove ostenti un tuo desiderio di pausa di riflessione, se dovesse capitare ti farà ritornare sicuramente più vulcanico di prima, comunque non allontanarti troppo, le tue osservazioni sono molto preziose.
    A presto

    • Ciao, Alexander. Non scusarti, non è il caso, a me fa piacere che tu sia tornato leggermi e a lasciarmi un commento conclusivo.
      Non so se, quando e come JAW tornerà, ma vi ammorberà comunque di commenti prolissi, te lo prometto 😀
      Ciao, grazie di tutto, a presto

  • Un buon racconto e un buon finale, anche se i cinquemila caratteri sono stati tiranni. Non mi aspettavo né mi sarebbe piaciuto uno spiegone finale, però comunque hai dovuto mettere tanta roba in poco spazio.
    Il giallo ti si addice.

    • Grazie, Napo! Mi fa tanto piacere che tu abbia apprezzato.
      Dici che mi si addice il giallo? Boh, a essere onesto, inizio a pensare che non mi si addica alcun genere 😀
      Però, fino a che troverò soddisfazione a scrivere, lo farò.
      Grazie di avermi accompagnato sin qui.
      Ciao, a presto

    • Ciao, Louise.
      Grazie dei complimenti.
      Non so se e quando JAW scriverà ancora, né ho idea del genere. Questa stessa storia origina da un’idea completamente diversa, che stavo sviluppando per il genere fantascienza. Ma del resto, tre giorni prima di pubblicare l’incipit, a chi me l’avesse chiesto, avrei detto che JAW non avrebbe pubblicato nulla, a breve 😀
      Grazie di tutto,

      Ciao, a presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi