The Big Dream

Los Angeles

Mentre salgo lentamente le scale del palazzo, le luci blu e rosse dei lampeggianti accompagnano i miei passi lenti, un pallido senso di sicurezza si protende nella hall del palazzo, gli occhi curiosi dei vicini si assottigliano dietro le porte appena aperte, posso percepire le centinaia di bisbiglii che accompagnano il mio incedere.
Al di fuori del palazzo una bolgia infernale fatta di curiosi e giornalisti si sta accalcando nei cordoni della polizia, come anime dannate che allungano i loro artigli verso quella lugubre imbarcazione guidata da Caronte, che oggi ha scelto di fare tappa all’interno 12.
Un senso di colpa mi assale allo stomaco al secondo piano, facendomi mancare il passo e lasciandomi per qualche istante in ginocchio a terra. Forse sarà un caso che una figura di Madonna, posta a guardia degli appartamenti, mi osservi sofferente, il cuore trafitto da mille spade per la perdita del figlio.
Rialzandomi e riprendendo la mia salita verso questa Torre di Babele, i rumori soffocati del traffico filtrano attraverso un vetro rotto di una finestra, un blues stonato accompagna i miei movimenti meccanici mentre fiumi di alcool sfociano nei corpi , oramai persi nella perdizione.

Uomini che vestono la mia stessa divisa sono chini nell’appartamento, continui flash fotografici lambiscono i miei occhi trafiggendoli di colori multiforme.
Non è semplice muoversi in questo disordine post mortem, eppure tutto sembra parte di uno schema più grande di una lucida follia, non così diversa da quelli che ogni notte popolano le vie scure di questa città, pronti a racimolare qualche soldo in cambio di una coltellata.
La vittima è nel bagno, il coroner scuote sconsolato la testa.
I suoi capelli bianchi fanno da contrasto col rosso marmoreo del sangue, nella vasca una figura di donna più simile ad un burattino scomposto, vittima della follia artistica di un maniaco.
L’intestino le fuoriesce dal ventre, una massa rossa purpurea che galleggiava su un sottile strato d’acqua, donandole un vestito di carne sgraziato e orripilante.
I capelli biondi bagnati dall’acqua la rendono simile ad una sirena, attrazione sensuale e mortale al contempo.
Un brivido freddo mi prende, come un coltello passato sulla gola.
Non sento più il blues di prima, ora nella mia testa vi sono solo innumerevoli voci che si inseguono in ogni piega del mio cervello, facendomi chiedere ancora una volta perché non prenda le mie medicine.
Al bordo della vasca ci sono alcune siringhe, gli aghi acuminati terminano in un miscuglio di eroina e sangue, un marchio indelebile della felicità venduta a basso costo e alla portata di tutti. 
Muovendomi nella stanza da letto, le immagini della guerra tornarono a balzarmi di fronte agli occhi.
Cosa significa uccidere una persona all’arma bianca?
Queste cose non te le insegnavano all’addestramento.
Mentre osservavo il corpo senza vita della seconda donna, di fronte a me rividi quel soldato tedesco che avevo ucciso.
Il cranio era sfondato sopra l’occhio destro, e questo pendeva vicino al labbro, distorto in un sorriso divertito.
La mano destra era poggiata al ventre, nel vano tentativo di reggersi gli intestini bruciati dal fuoco delle artiglierie, la gamba destra ridotta ad un moncherino nero.
Lo guardai nel volto, mentre il suono della mia pala da trincea che ne faceva scempio della vita risuonava nelle mie orecchie, lento, ritmato…
Neppure a questa seconda ragazza era andata meglio.
La testa era girata in modo innaturale, le ossa della colonna vertebrale avevano lesionato la pelle del collo, scavando le membra per guadagnare la luce, assieme ad un groviglio inerme di vene e nervi.
Le coltellate nella zona pubica erano abbastanza profonde da far risaltare il bianco scuro delle ossa del bacino, quasi a formare un orrendo sorriso folle.
Erano due attricette, due delle tante ragazze provenienti dalle campagne abbagliate dalle luci della città.
Nel loro cuore campeggiava la scritta Hollywood in tutto il suo triste splendore.
Come piccole falene, erano state attratte da una luce divina, consumate e abbandonate morte in uno squallido appartamento da 40 dollari al mese.
I miei colleghi discutevano fra loro su chi potesse mai aver compiuto tale scempio e perché, ma erano domande vuote di ogni interesse.
Per loro queste due donne non erano più esseri umani, ma un semplice cartellino numerato da affidare a qualche fascicolo.
Accesi una sigaretta.
La città, sotto di me, pulsava di vita, mentre i colori sgargianti dei locali notturni creavano di fronte a me un pagliaccio triste e vendicativo.
Oramai queste notizie non passavano più neppure in prima pagina, e chi parlava di omicidi seriali veniva deriso.
Un nero che uccide un nero si becca un trafiletto a pagina 15. Un bianco che uccide un nero mezzo articolo, nelle pagine centrali.
Un nero che uccide un bianco va in quarta pagina, con un articolo con tanto di foto.
Due giovani attrici scappate di casa vengono uccise?
L’oblio della memoria.

Eppure, dentro la mia testa, le urla continuano.

Devo prendere le mie medicine.

Mi allontanai dall'appartamento in tutta fretta, ingoiando le pastiglie che il medico mi aveva ordinato. Ora dovevo solo decidere cosa fare

  • L'acool mancava da troppo dentro le mie vene. Era ora di affogare i pensieri nel Jack Daniels. (0%)
    0
  • San Maritan Hospital, il coroner ha delle risposte per me. (0%)
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  • 13esimo Distretto. Le carte chiamano. (100%)
    100
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56 Commenti

  1. Cavolo Oca,
    Dovevo recuperare un po’ e sono ripiombata nel tuo film alla prima frase, te l’avevo detto che sei particolarmente portato per questo tipo di racconto? 🙂 L’atmosfera che si respira è tagliente, intensa e gelida, e rapisce ad ogni boccone, ti lascia quasi trafelato. Sono per il nome del trafficante d’armi! A prestissimo spero!!!

  2. ahahahah grande gli hai segato 500 dollari. hahah
    Azz però li hai massacrati di botte.
    Più leggo il tuo horror e più mi piace, grande stile e fin qui una bella trama degna di un grande thriller poliziesco..
    Rinnovo i complimenti… bravissimo Oca loca

    Portarono i due in centrale, mi pare più sensata.

  3. Ciao Oca_Loca,
    un po’ troppo gonfiato lo stato di salute della “tossica” e della sua stanza. Insomma, va bene la dipendenza da eroina, ma addirittura il pus dai buchi nelle braccia e siringhe sparse per l’intera stanza… Troppo Payne!
    Immacolato, invece, il paragrafo dedicato al fucile Thompson (sono andata a guardarmelo on line-ne vendono copie precise sul web).
    Ho votato per l’arresto dei due e per la momentanea attesa di istruzioni, fuori dall’hotel.
    Alla prossima!

    • Grazie mille cara! Sì lo sai ormai che Payne è la mia fonte di ispirazione principale :p

      Comunque per le armi si prendo spunto da quelle reali, un patito come me non può non ispirarsi alla realtà 🙂

      A stasera che partiamo col prossimo capitolo!

  4. Haahah grande!!
    Mi è piaciuta tantissimo la descrizione dell’hotel.
    Ad un certo momento il tuo protagonista mi ha ricordato L’ Ispettore Coliandro. hahahah
    Fantastica poi la rappresentazione dello ciccione. Mi hai davvero scippato una risata.
    Davvero complimenti
    Ho votato per farlo confessare.

  5. Ciao Oca_Loca,
    bello anche questo. I due sono inutili e ci si guarda intorno. Un po’ come quando, in un gioco, si esplorano gli ambienti per notare i particolari degli ambienti. Mi piace il cinismo, il pizzico di umana debolezza e l’ impagabile prosa del tuo racconto. Mi aspetto grandi cose nei prossimi capitoli, continua così che vai bene.
    Alla prossima!

    • Grazie mille Ally, domani prossimo capitolo!

      Grazie mille per i complimenti comunque e anzi, ne approfitto per fare anche te le congratulazioni per aver ottenuto la copertina! Come ti ho già detto, io adoro la delicatezza del tuo racconto mi raccomando anche te continua così 🙂

  6. Ciao Oca 😀
    ho fatto il grande errore di leggere i tuoi primi 3 capitoli ieri sera prima di dormire 🙂 Ho avuto la sensazione di essere trasportata in un film in bianco e nero in cui il protagonista raccontava la tua storia mentre le immagini, descritte con una minuzia spiazzante, scivolavano beatamente sullo schermo. Nella mia fantasia il protagonista aveva un borsalino leggermente inclinato sulla testa, una sigaretta perennemente in bocca e una smorfia sul viso beffarda e cinica 😀 voto per le scale antincendio, a presto

  7. Davvero un bel capitolo, mi è piaciuto moltissimo.
    Ricco di dettagli e di particolari che colorano in modo perfetto le scene che descrivi.
    Certo che lo sbirro che odia i megri, alza e incuriosisce ancor di più la tensione nel racconto.
    Che dire, bravo.
    Voto le scale esterne.
    Ciao alla prossima

  8. Ortimo! Un po’ Raymond Chandler un po’ Briscoe de “La signora in giallo”.
    Ciao Oca,
    ritmo e cinismo bagnati dall’immancabile pioggerellina, bravo.
    Ho scelto le scale antincendio. Il nostro è un tipo sgamato, uno che non corre rischi per gustarsi la platealità del gesto, a meno che questo non gli torni utile (almeno così lo immagino io).
    Alla prossima!

  9. Avvincente! nonostante il ritmo sia meno incalzante del capitolo precedente. Questa è abilita assoluta.
    Due cose mi colpiscono….
    …che tu scriva “Forzare gli eventi è la principale causa di morte…”, vero, lo è.
    …la descrizione di un epilogo piuttosto macabro, splittata tra le portate di un pranzo…i 6 caffè e le 15 sigarette…intrigante.

    ho votato per la prosecuzione lungo la scala antincendio…non fosse altro che perché ad ogni piano ha l’obbligo di uscita, quindi il pericolo di incontri poco felici per l’indomito protagonista!

    • Ah troppi complimenti :3

      Sono felice che ti piaccia, per lo scorrere del tempo mi sono ispirato al film “Gli Uccelli” di Hitchcock, in cui lo scorrere del tempo era dato da una sigaretta che bruciava. Solo che nel nostro caso è passata pressoché una intera giornata:)

      Grazie per la scelta, vediamo cosa mi portare a creare coi vostri voti 😉

  10. Ottimo capitolo, specialmente nella prima metà. Nella seconda è la sequenza delle ordinazioni al bar che mi ha spiazzato anche per la commistione tra tazzina di caffè e sorbetto (poco americani), whisky e patatine, una spruzzata di razzismo, una bistecca, uno morto sotto un camion e tante sigarette e altrettanti caffè.
    A questo punto mi aspetterei un’entrata ad effetto.

    • Ammetto che il protagonista ha gusti abbastanza del cavolo, ma come detto, a volte bisogna aspettare prima di agire.

      Come a volte bisogna attendere prima che le medicine facciano effetto 😉

      Lo stacco che hai sottolineato è comunque voluto, dopotutto una molla ha bisogno di un po’di tensione prima di spingere.

  11. Ciao oca. Mannaggia, è difficile seguirti. Stavo leggendo il secondo capitolo quando hai caricato il terzo. Hai un bello stile di scrittura. Personalmente non amo molto lo splatter ma sei riuscito a descrivere bene tutte le situazioni presentate. Si vede che hai giocato ai giochi di ruolo: l’ambientazione è molto coinvolgente e questo senso di personificazione si trasmette nel racconto.
    Ho votato per la giacca. Ti seguo, però se vuoi un consiglio rallenta un po’: in due giorni hai scritto tre capitoli. Dai il tempo ai lettori di poter seguire e influenzare la storia.
    Alla prossima 🙂

    • Sincronia che manco nel nuoto proprio xD
      Si so che dovrei rallentare un po’, ma siccome sono al primo racconto mi prendo un po’di libertà, so che dovrei aspettare i lettori e dare il tempo a tutti di leggere, ma siccome sono nel mood giusto voglio lanciarmi 🙂

      Grazie per comunque sia per i complimenti che per i consigli giuro che il prossimo racconto faccio il bravo!

      Forse :p

  12. Ciao spinto dalla curiosità ricambio la visita.
    Devo ammettere che il genere horror non quello che amo, anzi, però leggendoti mi ha fatto capire che non è semplice riproporlo o scriverlo.
    Penso che hai ” foto-grammato” benissimo le scene del racconto.
    La descrizione della donna trovata morta in bagno mi ha davvero impressionato.
    Un crescendo di curiosità per questo tizio reduce di guerra malato e vizioso c’è tutta.
    Per cui voto per la giacca rinvenuta e ti seguo.

    • Quack, ciao Alex e grazie per essere venuto a trovarmi 🙂

      Si, il genere horror non è propriamente semplice, benché sia consoderato di serie B o comunque un genere molto abbordabile (se non erro molti scrittori qui del sito, anche i più bravi, siano partiti affrontando l’horror), non sia proprio semplicissimo.
      Ti ringrazio veramente per i complimenti, sono felice di notare che certe descrizione, molto crude e poco eleganti,colgano nel segno 🙂

      Tra un paio d’ore promesso avrai il terzo capitolo ^^

  13. Ciao Oca-Loca,
    molto ben scritto. Non ho potuto votare il primo episodio, perchè ti ho scoperto solo ora, leggendo un tuo commento ad altro autore.
    Mi piace molto l’ambientazione, fa molto Max Payne ma in L.A. Confidential… Belli i noir degli anni di Hollywood Babilonia, con un pizzico di horror che non guasta a questo dosaggio.
    Aspetto il nuovo capitolo e voto per l’autopsia.
    Alla prossima!

  14. Ei………..porca miseria! Ci vuole attenzione e un gran pelo sullo stomaco per riuscire a seguirti! scrivi di emozioni forti, intrecciandole come fili colorati! e tutto si regge perfetto come su una tela.
    hai uno stile fuori da ogni schema…complimenti.
    …ti intervisterei sull’idea di vivisezione di un’anima…scherzo naturalmente.
    …per pura e macabra curiosità femminile ho votato per il prosieguo con “l’autopsia sui corpi delle ragazze”.
    ti seguo…sbrigati a scrivere!!!

  15. Posso?
    Scrivi bene e ciò già non è un dato scontato tra i tanti autori presenti su questo sito. Ti auguro di emergere dalla massa che popola theincipit.
    Credo che lo stile sia volutamente molto teatrale o – se preferisci – cinematografico. Hai reso bene un senso di rallentamento della percezione del protagonista nel caos della scena del crimine. Efficace anche il finale dell’episodio anche se avrei visto bene una presentazione flash della voce narrante, tipo “Mi sorprendo a pensare, nome cognome, devi prendere le medicine”. Ma forse ci hai voluto lasciare nell’incertezza che il protagonista sia uomo o donna.
    Ti seguo

    • Ciao e grazie mille per essere passato!

      Lo stile cinematografico è voluto,volevo trasmettere una sensazione di noir della vecchia Hollywood dei film in bianco e nero per intenderci, sono contento che ti sia piaciuto!

      Per quanto riguarda il protagonista la mancanza di indicazioni è voluta, vorrei presentare il protagonista capitolo per capitolo, aggiungendo mattone su mattone.

      Grazie ancora per essere passato, QUACK!

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