IL CIELO E’ MUTO MA NE SENTO LE GRIDA

Dove eravamo rimasti?

Franz è frastornato dalle voci e non sa come affrontare la situazione, non sa quale comando dell'inconscio seguire.Che cosa sceglie di fare? Franz, in un attimo di lucidità, decide di ribellarsi alle voci e riprendere il controllo della sua mente. Punta la pistola verso la bambina (55%)

EL CALLEJON DEL DIABLO

C’era Musica blues nell’aria, in quel malinconico grigio muffa autunnale. Poco più in basso del cielo, dove gli alberi impediscono la vista di Dio, i sentimenti di Franz cominciavano a mordersi tra di loro, incapaci di vivere in quello spazio esiguo che è l’essere umano. La sua mano sudata e tremante percorse un arco di novanta gradi verso l’alto e si posizionò a metà tra l’infante e la ragazzina, rimanendo protesa verso il nulla. Si ricordò di quella volta in cui appena ventenne aveva assistito alla sua prima visione: un grosso uccello di colore viola che perforava col becco il cranio degli invitati al matrimonio di sua cugina. Si ricordò di quel gigantesco volatile della morte, che pareva cibarsi senza pietà degli insulsi pensieri della gente imborghesita. E si ricordò di come era riuscito a domarne la fame, lanciando coltelli affilati contro il suo folto piumaggio, nell’incredulità generale dei festeggianti, messi in fuga in quanto incapaci di accorgersi della sua esistenza. Poteva ancora accarezzarne il pensiero e percepire quella profonda sensazione di isolamento, lui, Franz Helbrich, “il ragazzo che vede il demonio”, il diverso. Quattro piani a pedate nel culo, chiuso a doppia mandata in un ripostiglio del cazzo, senza cenare e obbligato a tacere in mezzo alle persone.

Immagini e frasi spregevoli si intrecciavano nella sua mente quasi a fottersi di gusto a vicenda, in disordine, e la bambina si mise a sorridere, sorrisi di pura innocenza giovanile, ed era davvero incantevole, incantevole e fuori luogo allo stesso tempo. Però Franz non voleva sorridere, almeno non quel pomeriggio autunnale. Forse non ne era addirittura stato mai veramente capace. Roteo sinuosamente il braccio come in quei film di gangster che tanto amava guardare da giovane e lo traslò bruscamente verso destra, portandolo a qualche centimetro dalle labbra dell’impassibile ragazzina color rosa.

E’ questo quello che vuoi? Vuoi davvero questo maniaco bastardo? Tra le fiamme di sè stesso brucia chi non arde di passione. Le tredici e quarantatre e ventisette secondi, tic tac tic tac, qualche anima sparsa, più di un miliardo di modi di morire. Uccidere i propri demoni e poi fare finta di niente, mangiare pollo,patate al forno e accendere la radio. Dio cammina sul filo ma questa volta ha perso l’equilibrio. Quale Dio cammina in eterno senza cadere?” Sentiva una voce rauca e mascolina gridargli questo e altro e forse stufo di obbedire agli assurdi suggerimenti del suo subconscio, sparò quattro colpi decisi tra quelle piccole labbra color fragola. Il neonato scoppiò nuovamente a piangere. Sembrava il principio di un inno funebre.

Franz sentì una tremenda fitta all’altezza del cuore e si accasciò quasi privo di sensi sull’umido terriccio sottostante. Il dolore era lancinante tanto da impedirgli di provare a rialzarsi e Franz non capiva come fosse possibile poter provare un emozione di così grande intensità, lui che viveva perennemente anestetizzato e incapace di godere delle più piccole sensazioni. La bambina giaceva ora seduta ai piedi di un pioppo e cantava spensierata una filastrocca senza senso apparente , guardando Franz contorcersi senza pace, tra terra e rami e funghi, intento quasi a scavarsi la fossa da solo. Strappò un piccolo mazzo di fiori gialli ai suoi piedi e continuò:
Quante stanze in una stanza,
quanti fiori in una mano, lalalala
un bacio di una ragazza,
m’imbarazzo e poi scompaio, lalalala“.

Mentre terminava di intonare l’ultimo verso si alzò con grazia, sollevando accuratamente il vestito di pizzo e con piccoli passi saltellanti si avvicinò alla pistola che giaceva ormai abbandonata a sé stessa, a pochi passi dal neonato. La colse fischiettando tra i denti e la ripulì dall’umido terriccio, dopodichè appogiò le sue fredde labbra sulla guancia arrossata di Franz e con una forza innaturale per una bambina di quell’età e quelle dimensioni diedè un colpo assordante in faccia dell’uomo, utilizzando il calcio della semiautomatica. L’uomo svenne sul colpo.

Verso notte Franz riprese conoscenza. Si alzò difficoltosamente e con un occhio in meno. Senza ricordare nella maniera più assoluta cosa fosse successo prima del suo risveglio, si diresse a passo spedito verso l’altro lato della collina, dimenticando il neonato rapito in una squallida buca. Attraversò il bosco in discesa e dopo aver scavalcato un fiumiciattolo di confine, con i jeans e il maglione beige ancora sudici di terra, si cacciò nel primo pub che incontrò lungo il cammino, La Calavera. Ordinò pollo arrosto con patate e una doppio malto, seguita da un’ altra doppio malto e un’ altra ancora. Ascoltava le notizie locali alla radio e si lavorava la terza birra quando un anziano signore nascosto da un grosso cappello richiamò la sua attenzione. Stava mescolando un mazzo di carte messicane e gli chiese di pescare una carta. Butto giù quanto restava nel suo boccale e fece quanto richiesto. Pescò la carta del diavolo.
Il vecchio sorrise meschinamente e gli disse: ” El callejòn del diablo“,

Il misterioso signore ha appena fatto pescare a Franz una carta premonitrice del suo destino. Quale sarà la sua prossima azione?

  • Quando Franz alza lo sguardo dalla carta, il vecchio signore si trova ora al posto del barista, che scompare dal locale. (0%)
    0
  • Si ammutolisce di colpo e abbandona il locale furtivamente. (0%)
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  • Sceglie di raccontare a Franz la leggenda de "El Callejon del diablo". (100%)
    100

Voti totali: 7

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14 Commenti

  1. Ciao Alessandro
    Due episodi in cui si mischiano, non badando al confine, realtà reale e realtà immaginata.
    Dunque, vediamo se ho capito: cane, donna e neonato esistono nella realtà “reale”; bambina e parroco esistono nella mente di Franz.
    Per ora, meglio che vada in farmacia.

    • Ciao! Tanto per cominciare ti ringrazio per le belle parole e per aver sprecato anche solo due minuti del tuo tempo a leggere il racconto. Sono d’accordo sul fatto che i paragrafi siano fondamentali, sono nuovo del sito e non ci ho minimamente fatto caso, dalla prossima lì utilizzerò sicuramente. Perdona gli errori, il lavoro di revisione è stato pressochè inesistente, avevo fretta di provare l’emozione di pubblicare. Sei una delle poche che ha scelto tale opzione e onestamente l’apprezzo molto, perché è la meno scontata di tutte. Spero di riuscire a continuare ad appassionarti!
      Grazie ancora dell’attenzione

  2. Ho votato per la terza opzione. Ciao Alessandro, complimenti per questo incipit! La descrizione mi è piaciuta tantissimo, mi ha reso l’intera lettura piacevole e scorrevole. Ho provato anche un leggero senso di inquietudine al solo pensare cosa possa esserci nella testa di questo uomo. Ti seguo con interesse, alla prossima.

    • Ciao anche a te! È un emozione riuscire a trasmettere Delle sensazioni attraverso la scrittura ed è la cosa che mi porta ad affrontare ogni volta il foglio bianco. Sono felice che tu abbia colto quella che per me al momento è la forza del racconto, essendo ancora quasi totalmente assente la narrazione. Perdona gli errori eventuali, sono alle prime esperienze di pubblicazione. Spero di riuscire a trattenerti nel mondo di questo racconto, ogni persona che legge ciò che scrivo ha per me una grande importanza. Continua a scrivere critiche e consigli che sono sicuro mi saranno d’aiuto nell’affrontare con il giusto spirito i prossimi episodi.
      A presto!

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