Sognando il Bianco

Arcobaleno

Fu nel ’96 che Fabio conobbe Anna, in quei freddi giorni di Dicembre, in cui i fiocchi di neve cadevano dolcemente sui tetti degli chalet della Bianca Valle.  L’idea di trascorrere lì le vacanze natalizie la ebbero i suoi genitori, dato che Fabio fino a quell’anno aveva sempre odiato il freddo. Adesso invece lo sopporta, quasi lo desidera, soprattutto ora che se ne sta al caldo, con il legno scoppiettante nel camino e con un bicchiere di liquore nella mano, mentre Elisa dorme nella culla con un dolce e angelico sospiro in grado di ammorbidire anche il più duro dei cuori di pietra. Il padre la osserva, incantato dalla bellezza di una creaturina così piccola, e i suoi pensieri vanno a quel giorno, a quelle ore che nessuno più potrà fargli rivivere. Nostalgia canaglia alcuni direbbero, magari con un malinconico ed acerbo sorrisetto.
Era arrivato da solo poco più di ventiquattro ore quando dal piano di sopra del suo chalet poté intravedere dalla finestra rotonda una misteriosa sagoma osservarlo dall’altra parte della strada.  Con tutte quelle sciarpe, il cappello e il giaccone, fu difficile capire di chi si trattasse. E fu probabilmente per questo che il ragazzo ebbe un sussulto quando quella così curiosa sagoma dai riccioli dorati, che ribelli uscivano dal cappellino di lana, e che sembrava molto goffa, alzò la mano per salutarlo vivacemente, scappando poi velocemente nella neve di un freddo ma soleggiato solstizio di inverno. Fabio rimuginò tutta la serata sull’evento e ipotizzo le più grandi fantasie insieme alla sorella, che sicuramente si poteva annoverare tra i suoi pochi amici. Non ne parlò con i genitori, che stanchi com’erano dopo il viaggio e il riordino della nuova sistemazione andarono a letto immediatamente dopo la cena. Sorridette al pensiero di quell’ammasso di colori che lo salutava, quando fu sotto il torpore delle coperte, ignaro che l’indomani avrebbe incontrato la stessa persona che con un sorriso lo stava facendo addormentare con la testa su un bianco cuscino. Fu infatti dopo la colazione che incontrò Anna, sempre vestita con un giaccone blu, una sciarpa rossa e una gialla e un cappellino arancione. Quella mattina Fabio uscì di casa per fare due passi, dato che il tempo lo permetteva, per andare ad esplorare quel posto “da sogno” in cui i genitori lo avevano portato. Ma da sogno lo era davvero, il posto. La Bianca Valle, con il suo villaggio fatto di splendide case e chalet, la strada sempre perennemente spianata, gli alberi innevati e le montagne sullo sfondo, era in grado di ammaliare anche il più estivo dei turisti. Con il walkman nella cinta e il suo pezzo preferito nelle cuffie, Fabio arrivò al limitare della Valle Bianca, dove tutto era sommerso dalla neve e gli abeti facevano da confine tra natura e civiltà. Si sedette su una roccia e osservò quella grande distesa di bianco e il verde degli alberi finché qualcosa di freddo e all’impatto duro, ma non doloroso, lo colpì in faccia. Il ragazzo cercò di capire da dove effettivamente quella palla di neve fosse arrivata, ma non fece in tempo ad alzarsi che un’altra lo colpì al petto.
Di scatto questa volta si butto a terra a raccogliere della neve e cercò il bersaglio, per niente divertito e abbastanza intimorito, ma un’altro proiettile nevoso lo colpi in faccia, facendolo con la schiena in quel soffice e candido letto bianco.
Una piacevole voce tuonò da chissà dove, forse da mezzo agli alberi:

«Ti arrendi?»

«Ma non ho mai combattuto!», rispose seccato il ragazzo, «Che vuoi da me? Lasciami in pace!»

Passarono pochi secondi e il sole che colpiva il volto di Fabio, che rimase sdraiato a terra, fu bloccato da un sorriso ancora più accecante, decorato con due rotondi zigomi rossi, un nasino all’insù e degli occhietti neri e vispi.

«Che ascolti?», chiese la figura.

«Non sono affari tuoi», rispose Fabio, mettendosi a sedere e controllando se il walkman funzionasse.

«Oh su, avanti! Fammi ascoltare!», disse a sua volta la figura, togliendosi il cappellino e rivelando i suoi biondi capelli ricci, che con un taglio corto non cadevano oltre al mento.

«Io sono Anna», continuò, sempre sorridendo.
Il ragazzo si limitò a guardarla con fare di disappunto.

«E dai! Stavo scherzando, non fare così!» disse Anna, quasi sul punto di mettere il broncio.

«Bello scherzo del cavolo!», disse Fabio alzandosi, «Comunque stavo ascoltando un vecchio pezzo rock. Sono sicuro che non ti piaccia.»

«Ma tu fammi provare almeno!»

«No, hai già rischiato di romperlo. Ora devo andare a casa.»

Il ragazzo iniziò a camminare verso casa, ma dopo pochi passi la ragazza gli si piazzò davanti con un broncio colossale.

«E daiiii!»

Fabio sospirò e un po’ seccato gli pose le cuffie, che con un garbo inaspettato la ragazza prese dolcemente e portò alle orecchie.

E la reazione della ragazza al suono di quella musica fu…

Quale reazione avrà Anna all'ascolto del brano preferito di Fabio?

  • "Mi piace tantissimo! " (38%)
    38
  • "Non è male" (13%)
    13
  • "Mi fa un po' schifo, in effetti" (50%)
    50
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33 Commenti

  • Lo zio di Anna! Se erano lì per cercare le informazioni dello zio, è giusto che trovino lo zio!

    E come volevasi dimostrare il villaggio viene distrutto non per colpa di una neonata per colpa della solita cretineria della gente. Ed il vecchio non se ne accorge nemmeno! Perché se non avessero iniziato con insulti, minacce e violenze ma avessero ringraziato e congratulato, non ci sarebbe stato nessun incendio e nessun villaggio distrutto. Ma si sa: l’umano è peggio dell’asino!

    Ciò detto, la storia mi intriga ancora molto e sei riuscito a salvarti in corner dall’errore fatto nel capitolo precedente. Mi piace come si sviluppa. Peccato che le lunghe pause mi hanno fatto dimenticare diversi dettagli.

    Ciao 🙂

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