VERNICE BLU

Dove eravamo rimasti?

Come proseguiamo? Giornata al lavoro e colpo di scena (43%)

Pervinca

Ore 17.30 : ”Aaaahh, dopo questa giornata di lavoro, mi merito assolutamente una bella cioccolata calda!”.

Ore 18.30 : ” Dovrebbero mettere casse automatiche ovunque, cazzo! -”Ha la carta ?‘-” Vuole un sacchettino signora?” – ” No Grazie ( Signora chi poi???)”. La prossima volta faccio la spesa online, giuro! Direi di passare direttamente alle consolazioni con quei fantastici biscotti che ho appena comprato, bisogna vedere il lato positivo delle cose dopo tutto, no?”

Una semplice equazione poteva dare vita a rarissimi momenti di pace e serenità. Divano + copertina di pile (costantemente ricoperta dai peli di Wasabi) + ogni sorta di dolce e schifezza + un bel romanzo rosa = Gioia e pace. 
Ecco velocemente spiegato il passaggio da ”atleta” a ” parvenza di silhouette”.

Da piccola mia madre mi aveva iscritto ad un corso di atletica, lo odiavo, ma si sà, fino ai 15 anni non si ha voce in capitolo, tanto meno con mia madre. Una volta raggiunta l’adolescenza, quel tanto odiato sport aveva dato i suoi frutti, e con quei frutti ormai maturi, anche qualche spasimante. 
A quell’età, i ragazzi che facevano la corte alle belle ragazzine come me erano mossi da un solo pensiero. 
Sin da piccola avevo sviluppato l’abitudine di leggere di grandi storie d’amore, appassionanti, intense e arricchenti storie di vero amore; nessuno di quei ragazzetti sembrava almeno la metà interessante comparato agli intrepidi cavalieri di corte di cui leggevo.
Così i ragazzi si allontanavano e le voci iniziavano a circolare. 
Era dura far fronte a tanta crudeltà nei confronti di una ragazza, la cui unica colpa era quella di non aver calato le brache al primo che le sussurrava un complimento all’orecchio, ma ci feci l’abitudine.
Dopo tutto non era nulla di nuovo, il mio nome mi aveva temprato più che bene sin da piccola. ”Pervinca sempre stinca!”, ”Pervinca la tinca”, ecc.. 
Un nome insolito, il nome di un fiore celeste/violetto, sottile e grazioso, ma conosciuto da pochi. 
Insomma, da sempre la mia vita aveva messo in chiaro che sarei dovuta essere diversa dagli altri, e non c’era un istante in cui questa cosa non pesasse come un bilico con rimorchio sulle mie possibilità di socializzare. 
I dolci, le serie tv, il divano, quintali di romanzi rosa e la quasi totale assenza di contatti con il genere umano, erano così diventati il mio piccolo e comodo rifugio, dove non ero diversa da nessuno. 
Le persone erano molto più interessanti e stimolanti sulle pagine dei romanzi che divoravo, e senza alcun dubbio meno stronze. 

Avevo avuto qualche storiella quà e là prima di abbandonare completamente l’interazione con il genere umano, alcune erano state troppo facilmente cancellabili, mentre una aveva creato più dolore e vuoti che altro. Stare settimane a piangere in attesa di un messaggio non si poteva definire amore, anche se era forse la cosa più vicina all’amore che avessi provato. Venne fuori che usciva con un’altra, la classica barbie, con una quinta di seno, la vitina da vespa e due gambe lunghe ed affusolate. Vaffanculo anche! 
Quando la trovai su Facebook, dopo una notte insonne di ricerche, alla stregua di una stalker di prima categoria, rimasi profondamente amareggiata, e disgustata da quanto facesse schifo il genere umano, ancora una volta.
Sotto un centimetro buono di fondotinta super coprente si nascondeva sicuramente qualcosa di scomodo da mostrare, ed i suoi occhi, se permettete, non erano nemmeno la metà espressivi e profondi dei miei. Ma vogliamo parlare delle scarpe? Volgarissimi trampoli per troie da combattimento venivano ritratti quotidianamente nelle sue inutili foto da ”fashion blogger”, di certo nulla a che vedere con la classe e l’eleganza delle mie fantastiche decollete vernice blu. 
Ma lasciamo le barbie a chi ci vuole ancora giocare.

Avevo un’amica, l’unica, rimasta con me dai tempi delle elementari. Anche se le nostre strade si erano divise, riuscivamo comunque a trovare il tempo e il modo di rivederci. 
Samantha era una ragazza impacciata e incazzata con il mondo come me, per cui potevamo sempre consolarci a vicenda e studiare improbabili strategie per eliminare la razza umana e favorire il dominio di tutte le creature grassocce e pelose ( ovviamente noi due saremmo potute tranquillamente rientrare in quella categoria). Era l’unica persona con cui potevo essere me stessa, sbagliata, diversa, incasinata, invidiosa e golosa. Fantasticavamo di mondi diversi, dove la gente non seguiva la moda e l’aspetto fisico, ma la profondità e l’intelligenza. Sognavamo ad occhi aperti l’arte, quella degli impressionisti, quella classica e quella contemporanea, e ogni volta che ne parlavamo il mio cuore si connetteva con quello di Samantha. Lei aveva studiato arte all’accademia, mentre io mi portavo dietro il mio scarso bagaglio di cultura artistica delle superiori, ma l’emozione che procura un’opera non si poteva studiare sui libri, e questo sicuramente ci accomunava.

Nel prossimo capitolo Pervinca si troverà in una situazione peculiare. Come reagirà all'aiuto di una persona esterna?

  • Riesce a superare l'imbarazzo da subito (30%)
    30
  • Si intimidisce, ma capisce che il suo aiuto è stato fondamentale (50%)
    50
  • Reazione esagerata, rifiuta qualsiasi aiuto (20%)
    20
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