Dendé

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede al nostro impavido eroe dopo l'intervento della sicurezza? raffredda la testa in un bel parco, dove intrattiene un'interessante conversazione con un misterioso vecchietto (67%)

L’odore del legno, alias ela è uma doce ilusao

Sono seduto al sole a riscaldare le mie vecchie ossa, assaporando l’odore del legno. In uno degli ultimi canti di calma dimenticati da tutti (o quasi), in questo mondo frenetico. Quando contro i raggi del sole appare una triste figura. La sua anima afflitta, ancora non lo sa, sta per terminare il suo malinconico errare sulle vecchie assi di questa panchina. I suoi occhi che, con troppa arroganza credono di guardare la realtà, non mi vedono. È troppo anziano il mio corpo, che porta su di sé il passare degli anni, troppo antichi i miei software, quasi paleolitici. Sono uno dei pochi individui quasi genuini di questo mondo. Io con la mia retina lo vedo per quello che è, un uomo triste, unico e intero. Lui con il suo software mi vedrebbe per ciò che non sono nato per essere, un uomo-macchina ripetibile e scomponibile in mille pezzi.

Con la mano rugosa e macchiata gli sfioro la spalla giovane e forte. Lui sussulta spaventato, un fantasma lo ha toccato. Mi guarda con occhi persi, sul punto di sciogliersi in un fiume di lacrime. Seduto controsole devo apparargli un miracolo, uno di quelli che in altre occasione avrebbe mandato comodamente a farsi fottere. Non questa volta, non in questo angolo di pace, ha troppo bisogno di una parola umana, di calore e non c’è nessuna macchina che possa darti nulla di tutto ciò. Questo si impara troppo tardi purtroppo.

“Cos’è successo, che sei così triste?”

Davanti a me lo vedo trasalire, viaggiando, fino ai suoi avi. Mi guarda inebetito, l’antico e il moderno, combattono dentro di lui. Alla fine la memoria ancestrale che ancora si annida nei suoi neuroni modificati, lo porta a rispondere.

“Ho perso l’occasione della mia vita, ho perso un lavoro all’Ispen”

“Sei un idiota, se pensi che l’occasione della tua vita, è un lavoro che ti porta a spendere i tuoi anni a cercare di essere diverso da quello che sei, per aggradare delle persone che ti odiano.”

“I tuoi software sono così superati, che devono averti portato alla pazzia”

“Sei tu il pazzo, che corri così veloce da non poterti godere il viaggio, ignorando che vai incontro alla morte”

“Cosa ne sai tu della mia vita vecchio, delle mie fatiche e delle mie sfortune”

“Tu sei uguale a me, nei tuoi occhi vedo la tua storia, che è anche la mia. Io sono te e tu sei me, entrambi veniamo dall’altra parte delle mura, dove la vita non è un inferno né un paradiso. Siamo due figli del limbo”

Lo vidi sospirare duramente, chiudendosi dentro se stesso, stizzito dall’evidenza delle sue origini.

“Non devi vergognarti di quello che sei, loro vogliono che tu ti senta inferiore, perché tu stesso senta come legittimo il tuo sfruttamento”

“Sei solo un poveraccio che passa le giornate su una panchina, non sai di cosà stai parlando, nemmeno immagini cosa ho perso”

“Oh, lo so meglio di te cosa hai perso, ho scritto moltissime campagne pubblicitarie per quei maledetti della Ispen”

Mi guardò incredulo, come si guarda un vecchio pazzo, ma prima che potesse dire qualunque cosa proseguii

“Non sono sempre stato così, come mi vedi. Sono stato anche io un giovane pieno di speranze che varcava le mura della città, alla ricerca di una vita migliore. Per essa ho lottato giorno dopo giorno, ho lavorato, allora sì, come un folle. Ma non bastava mai, al loro sguardo ero sempre inferiore, diverso. Non importava quanto di me svendessi, pezzo dopo pezzo, volevano sempre di più. Ogni giorno diventavo sempre di più il loro lato peggiore, odiavo me stesso, volevo smontarmi, per ricostruirmi di nuovo, per rinascere diverso, uguale a loro. La mia casa-alveare, con tutte le sue stramaledette funzionalità e tutti i mie nuovi, meravigliosi e dannati software non erano più sufficienti. Volevo sempre di più e più avevo, più dovevo correre veloce per mantenermi dov’ero. Fu così, che un giorno di questa folle corsa, che prendeva tutte le mie energie, tutto il mio tempo fino ad ogni singolo momento, mi fermai. Non perché ebbi una rivelazione, non perché capii qualcosa, ma perché volai, giù da un burrone. Fu una caduta di una violenza tremenda. Rimasi a terra, con le ossa frantumate in mille parti, incapace di rialzarmi. Un dio senza vergogna si era portata via la mia Lula, l’unica che era stata in grado di donarmi la felicità e che io in quei lunghi e brevi anni della mia cieca corsa avevo dimenticato e trascurato. Avevo lasciato appassire il fiore della mia gioia e non c’era più niente da fare. Solo dopo di allora capii l’incommensurabile valore di riscaldarsi le ossa alla luce del sole, seduto su una panchina, persa in mezzo agli alberi”

Ci guardammo negli occhi, non più due automi, ma due uomini, una lacrima mi solcò il viso, ne assaporai il gusto salato.

Poi dissi “Non vergognarti di chi sei, né da dove vieni, la tua cultura è meravigliosa, non svenderla per comprare la loro. Liberati dalla schiavitù di essere sempre aggiornato, non permettergli più di manipolarti il cervello”

Detto questo, sparii con il vento, per continuare il mio viaggio verso un altro angolo dimenticato in questo mondo frenetico.

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26 Commenti

  1. Ciao Dezieitores,
    per me finisce in carcere per un giorno e vediamo, magari fa qualche incontro interessante.
    Ho notato ancora qualche ripetizione, ma te lo hanno già segnalato.Molto interessante la simulazione esplicativa di quel che la macchina per l’aggiornamento dovrebbe fare al cervello per aggiornarlo.
    Bene, aspetto il nuovo capitolo, non fare passare troppo tempo 😉
    Alla prossima!

  2. Confesso che alcuni termini non li ho capiti 🙁 ma, nel complesso, il capitolo scorre.
    … corpo snello “fasciato” da un elegante tailleur. Avrei preferito “delineato”.
    Il protagonista mi sembra uno un po’ sanguigno e ostinato, perciò oppone resistenza…
    ciao

    PS sulle ripetizioni evidenziate nei commenti sotto, ho notato “postazione”, “rabbia”, “torrente”

  3. raffredda la testa in un bel parco, dove intrattiene un’interessante conversazione con un misterioso vecchietto. È l’opzione che mi piace di più 🙂

    È passato moltissimo tempo dal primo capitolo. Essendo solo il primo non è tanto un problema, ma far passare così tanto tempo tra un capitolo e l’altro fa perdere un sacco di particolari e dimenticare punti salienti. Per il resto, trovo il capitolo ben fatto.
    ” Occhi neri e profondi abituati a mandarti a fanculo con gentilezza” e questo è il non plus ultra 🙂

    Ciao 🙂

  4. Mi ispira il problema tecnico.
    Il tuo incipit mi è piaciuto: ti hanno già fatto notare refusi e infodump, mi limiterò a confermare che la prima parte è un po’ più pesante e laboriosa: il pezzo nell’auto e lo scambio/riflessioni con e su Chucky mi è piaciuto forse di più. in ogni caso, ho voglia di leggere il seguito 🙂
    Ciao

  5. Ciao dezleitores,
    ho votato per “non riesce ad aggiornare”, sono curiosa di vedere in maniera più approfondita cosa succede a uno che sta ancora nella zona 2 e ha l’odore dell’ansia (una parte che mi è piaciuta!). Mi permetto di entrare nel merito della questione ripetizioni: io un po’ l’ho percepito, ma in maniera molto vaga e poco strutturata; aspetto il seguito!
    Buona scrittura e se ti va passa a trovarmi!

  6. Non riesce ad aggiornare il Mindware,per colpa di un problema tecnico, cercando di reclamare, si trova perso nella burocrazia.

    Ciao! Non so se il proseguio mi piaccia o meno (dipende molto da come si svolgerà la storia) ma proviamo a seguire. Ho trovato molto interessante come il protagonista si rivolge a noi, spiegando le cose e mostrando il suo stato. Come detto da JAW forse ci sono troppe informazioni tutti insieme, tuttavia ho trovato molto bello il modo di esprimere quanto avviene nel mondo attraverso i pensieri del protagonista (non sono un fan del “show don’t tell” sempre e comunque).
    A proposito, attualmente il protagonista mi sta un po’ sugli zebedei, ma c’è ancora tempo per “inquadrarlo” 😉

    Vediamo come prosegue.

    Ciao 🙂

  7. Non riesce ad aggiornare.
    Benvenuto, Carmine. Possiamo chiamarci “colleghi”, visto che su questa piattaforma JAW, a parte un estemporaneo Giallo, ha scritto solo racconti di Fantascienza. L’idea dell’incipit è interessante: avere il software… pardon, il mindware più aggiornato per mantenere una posizione sociale (e finanziaria, immagino) dignitosa… chissà se è questo che ci riserva il futuro?
    Ci sono molti refusi, la maggior parte evitabili. Hai scritto direttamente sulla pagina post di TheIncipit? Perché se passi prima per un programma di scrittura la maggior parte degli errori ti vengono evidenziati.
    Attenzione ai tanti avverbi, in poche righe usi completamente, rapidamente, velocemente. Pesa un po’ ed è evitabile, soprattutto gli ultimi due che tra l’altro sono *sostanzialmente* ( 😀 ) sinonimi.
    Un suggerimento di formattazione: puoi usare anche solo i doppi apici per delimitare le battute, il meno all’inizio è superfluo, mi pare bruttino e soprattutto ti fa spendere preziosi caratteri 😀
    Ho letto lo scambio con Louise, ho intuito che le ripetizioni fossero volute, ma come Louise non ho associato questo a una sorta di “coazione a ripetere” del protagonista. Riallacciandomi all’ultimo consiglio di Louise, devo dire che a mio parere c’è troppo di raccontato, o se preferisci hai raccontato troppo: ci hai raccontato molti dettagli sul mindware, e va bene, ma ci hai anche raccontato della compagnia di automobili elettriche, della situazione obsoleta dell’autista, della presa di aggiornamento nell’ufficio del capoccia e tanto altro.
    L’ho scritto ad altri, lo ripeto a te come lo ripeto a me stesso: è bellissimo che tu immagini un intero mondo complesso nel quale fai vivere e agire i tuoi personaggi, è il fascino della fantascienza, non trovi? Però non devi raccontarci tutto ciò che hai pensato. La tua immaginazione, la costruzione degli ambienti futuristici, deve essere la più completa possibile, ma è estremamente più efficace se rimane “non detta”: deve essere per te un vincolo stringente, ossia i tuoi personaggi e l’ambiente deve evolvere coerentemente con ciò che hai pensato, ma deve apparire per il minimo indispensabile, senza che la evochi o la spieghi. Prendi la Dort: ci interessa davvero sapere che sia elettrica? Forse sì, ma in questo caso puoi farcelo scoprire scrivendo qualcosa tipo “il ronzio elettrico della Dort” eccetera.
    C’è poi tempo per farci sapere esattamente cosa permette l’aggiornamento mindware senza descriverlo nel dettaglio adesso, in una sorta di dialogo col lettore che risulta poco naturale.
    Ad esempio, prima o poi incontrerà la presa, in quel momento pregusterà le nuove “feature” dell’aggiornamento, o gli verranno elencate dal software, quella può essere un’ottima occasione per approfondire.
    Insomma, le informazioni sono quasi sempre più efficaci quando fluiscono naturalmente dall’azione del protagonista, piuttosto che da un dialogo diretto con il lettore. Ti sembra difficile? Lo è!
    Be’, ho più ho meno detto tutto ciò che mi premeva dirti, mi scuso per il commento chilometrico, mi presento spesso così, ma poi mi passa 😀
    Ciao, a preto

    • Ciao jaw!!!
      Hai ragione é molto difficile trasporre in parole tutto il mondo che nasce nella tua testa, il primo impulso sarebbe proprio quello di raccontare e dire il più possibile. Comunque faccio tesoro dei tuoi consigli e la prossima volta cercherò di dire meno e di mostrare di più 😉

  8. Ciao D.
    Ho notato il tuo INCIPIT su storie esordienti e mi sono incuriosita.
    Ho letto il capitolo e, non so perché, mi hai ricordato un po’ il mondo assurdo di Neuromante. Decido dunque di seguire la tua storia.
    Ho scelto la brillante carriera.
    Magari riesci anche tu a trasportare la mia immaginazione in un mondo cyberpunk.
    Staremo a vedere. Buon weekend 😀
    Ilaria

  9. Ciao Dez,
    ti spiace se abbrevio? 🙂
    In genere i racconti di fantascienza, che vengono pubblicati su questa piattaforma, mi piacciono molto, quindi sono venuta a curiosare. Non mi hai lasciata insoddisfatta, tuttavia ho notato, a parte le ripetizioni che ti sono già state segnalate, un paio di refusi: manca una “i” nella frase: “Dall’ologramma davanti ai mie occhi” e “iniziarsi a contorcersi” immagino volessi scrivere “iniziare a contorcersi”.
    Non hai rivelato il prezzo di un buon aggiornamento… ce lo racconterai in seguito?
    Ho trovato molta fantasia, a parte il nome della città, in questo incipit, ti seguo e vediamo che succede.
    Voto per il mancato aggiornamento del mindware, che mi fa venire in mente una sorta di virus spia che indaga le menti dei cittadini, e si perde nella burocrazia…
    Alla prossima!
    p.s. scusa l’ignoranza, ma Software e Mindware sono la stessa cosa?

    • Ciao Keziarica, purtroppo mi sono accorto anche io che ci sono vari errori di battitura, la prossima volta sarò più attento. Nel prossimo capitolo sarà svelato il costo dell’aggiornamento 😉. Comunque mindware richiama ad un software della mente, più che spiare, nella mia idea serve a controllare le persone…

  10. Ciao “Diecilettori”
    Al solito leggo i nuovo incipit anche se appartengono a un genere, in questo caso la fantascienza, che non prediligo.
    E’ presto ancora per capire cos’hai in mente, per ora avanti con “passa il colloquio ecc”.

    PS
    Ho notato alcune ripetizioni che rendono il testo meno scorrevole (aggiornare, aggiornamenti, sistema…)

    • Ciao Louise

      Grazie per il commento,le ripetizioni sono volute per cercare di far passare al lettore due messaggi la sensazione che il flusso di pensiero del protagonista non sia completamente indipendente e l’ ossessività e ripetitività del suo pensiero che si riverbera nel suo linguaggio. Purtroppo mi rendo conto che questo appesantisca il testo. Volevo chiederti un feedback esterno, secondo te, riescono a passare questi due messaggi?

      • Sinceramente no. Opinione personalissima, s’intende.
        Quando c’è un pensiero ossessivo/compulsivo (dunque non indipendente) esso si manifesta nel comportamento, che va mostrato non solo descritto ossia “show don’t tell”. Altrimenti, le ripetizioni vengono evidenziate come refuso.

        • Ti ringrazio per il commento, questo è il primo raccontino che pubblico e sono in cerca soprattutto di consigli. Nel prossimo episodio cercherò di lasciare questa situazione più chiare attraverso le azioni e meno attraverso la ripetizione semantica.

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