Dendé

Dove eravamo rimasti?

Quale la reazione di dende Rincorre l'anziano, per sapere di più di lui (75%)

la caduta

Gradualmente, rimasi solo sulla panchina. Il vecchio era sparito con il vento. Mi voltai e mi parve di vederlo vorticare nel cielo, trafitto dai raggi del sole. Più veloce del pensiero corsi verso di lui e afferrai l’immateriale. Il sole mi trapassò; il vento mi cullò. Sprofondai in un caldo torpore e cominciai a salire di quota. Vidi il vecchio al mio lato. Gli chiesi con una voce che veniva dalle profondità dei mie visceri che cosa stesse succedendo. Lui mi rispose
“La vita; oggi ti mostrerò cosa siamo, dopo di che nulla sarà più lo stesso. Vedrai le nostre bellezze e le nostre brutture. Guarda!”
All’improvviso mi ritrovai in un luogo e poi in un altro, poi in altri cento ancora. Ero dappertutto e in nessuna parte, dovunque allo stesso momento. Un calore mi riscaldò, come nulla, mai, mi aveva riscaldato. Allora vidi, uomini piccoli come formiche, chiusi in scatole di ferro incolonnate in lunghe file, maledirsi l’uno con l’altro. Fiumi di volti dilaniati, gioiosi, inespressivi, con voci deboli e possenti. Ammirai l’umanità intera divenuta un uomo solo affascinante e mostruoso. Vidi i furti, gli omicidi, l’amore, le gentilezze disinteressate e la terribile noia. Rubai momenti di intimità e partecipai a pubblici massacri. Bagnai la mente nella purezza dei silenzi eterni e fui travolto da scoppiettanti rumori, dagli odori delle cucine. Sperimentai la follia della vanità e delle corse per il successo. Vidi la vita e la morte .I bimbi che riproducevano le azioni degli adulti, le gioie e i dolori dei parti e lo sbocciare dei fiori. Spinsi con le mie braccia le mani che brandivano coltelli che dilaniavano le carni. Appiccai i fuochi dei roghi che ardevano gli eretici. Sentii le fiamme bruciare la mia carne di eretico. Credetti di impazzire. Piansi, le lacrime che non avevo pianto quando ero nato.
Il vecchio mi guardò e baciandomi sulla fronte mi disse “Oggi rinasci Dendè, oggi ritorni alla tribù degli uomini”
Svuotato di ciò che ero, gli chiesi “Tu chi sei?”
Mi sorrise e disse solo “è troppo presto, adesso è ora che tu vada a guadagnare i tuoi premi e a pagare le conseguenze delle tua scelta.”
Mi mancò il cielo sotto i piedi. Precipitai giù.
Cadevo a velocità folli, bruciando gli strati dell’atmosfera. Dentro di me, cresceva possente la paura dello schianto. Quando di colpo i muscoli della schiena si contrassero bruscamente, come se la vita o la morte dipendessero da quel movimento. Aprii gli occhi, ero in treno. Come ero arrivato fin qui? Avevo sognato tutto?
Stordito mi guardai in torno, quel treno andava lentamente assumendo un aspetto familiare. Era il convoglio che mi riportava a casa. Ero allarmato, dal torpore lentamente passavo ad uno stato di iper vigilanza. Il mio cervello acquisiva un ritmo febbrile di attività, frenetico si posava ad osservare ogni dettaglio dei viaggiatori che ossequiosi compivano la spola fra la dimora e il lavoro. Santificando tutti i giorni, il proprio giorno, ad una asfissiante routine. In quel treno si ammucchiavano vestiti consumati dall’uso e volti inariditi dall’automaticità della vita. Il paesaggio anonimo e familiare rassicurava la mia mente eccitata. Tutto sembrava normale, tutti assorti nelle loro miopi meditazioni. Fra la calca informe, vidi una ragazza. Mi piacevano le gambe di quella sconosciuta. Bianche, calde e sode. La ragazza portava una giacca con una gonna che gli arrivava poco sopra al ginocchio. Continuai a guardarla, insistentemente, in modo quasi osceno. Un calore pulsante nasceva dentro di me. Mi sentivo umano, le preoccupazioni e i pensieri che prima mi avrebbero assalito adesso erano spariti. Avevo solo una gran voglia di perdermi fra quelle gambe.
La ragazza sentendosi osservata tornò alla realtà, per un attimo i nostri sguardi si incrociarono, poi timidi li distogliemmo, cercando un vuoto da fissare. Il moto di timidezza, generò una vampata di pensieri negativi. Non sapevo come, ma stavo tornando a casa, sconfitto. Rabbrividii al pensiero dello sguardo di disapprovazione di mio padre e alla taciturna disperazione di mia madre. Io che sentivo?
Il lavoro dei mie sogni era sfumato ed io mi sentivo bene. Liberato dal macigno delle aspettative che si erano create sulla mia persona. Ritornavo ad essere, un essere indefinito. Mille strade da percorrere, facevano crescere in me l’entusiasmo che anticipa un’avventura e che si protrae fino a quando tutto è astratto e possibile. Un emozione simile ad una fiamma fatua, che brucia divoratrice per poi spegnersi in un baleno.
Ora potevo tutto e mi sarei preso ciò che volevo, tornai a guardare quella ragazza e le sue gambe. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo e questa volta le sorrisi.

Come interagisce con la ragazza?

  • La ragazza si arrabbia (33%)
    33
  • Si limita a guardarla (0%)
    0
  • Ci va a parlare (67%)
    67

Voti totali: 3

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27 Commenti

  1. Ciao Dezieitores,
    per me finisce in carcere per un giorno e vediamo, magari fa qualche incontro interessante.
    Ho notato ancora qualche ripetizione, ma te lo hanno già segnalato.Molto interessante la simulazione esplicativa di quel che la macchina per l’aggiornamento dovrebbe fare al cervello per aggiornarlo.
    Bene, aspetto il nuovo capitolo, non fare passare troppo tempo 😉
    Alla prossima!

  2. Confesso che alcuni termini non li ho capiti 🙁 ma, nel complesso, il capitolo scorre.
    … corpo snello “fasciato” da un elegante tailleur. Avrei preferito “delineato”.
    Il protagonista mi sembra uno un po’ sanguigno e ostinato, perciò oppone resistenza…
    ciao

    PS sulle ripetizioni evidenziate nei commenti sotto, ho notato “postazione”, “rabbia”, “torrente”

  3. raffredda la testa in un bel parco, dove intrattiene un’interessante conversazione con un misterioso vecchietto. È l’opzione che mi piace di più 🙂

    È passato moltissimo tempo dal primo capitolo. Essendo solo il primo non è tanto un problema, ma far passare così tanto tempo tra un capitolo e l’altro fa perdere un sacco di particolari e dimenticare punti salienti. Per il resto, trovo il capitolo ben fatto.
    ” Occhi neri e profondi abituati a mandarti a fanculo con gentilezza” e questo è il non plus ultra 🙂

    Ciao 🙂

  4. Mi ispira il problema tecnico.
    Il tuo incipit mi è piaciuto: ti hanno già fatto notare refusi e infodump, mi limiterò a confermare che la prima parte è un po’ più pesante e laboriosa: il pezzo nell’auto e lo scambio/riflessioni con e su Chucky mi è piaciuto forse di più. in ogni caso, ho voglia di leggere il seguito 🙂
    Ciao

  5. Ciao dezleitores,
    ho votato per “non riesce ad aggiornare”, sono curiosa di vedere in maniera più approfondita cosa succede a uno che sta ancora nella zona 2 e ha l’odore dell’ansia (una parte che mi è piaciuta!). Mi permetto di entrare nel merito della questione ripetizioni: io un po’ l’ho percepito, ma in maniera molto vaga e poco strutturata; aspetto il seguito!
    Buona scrittura e se ti va passa a trovarmi!

  6. Non riesce ad aggiornare il Mindware,per colpa di un problema tecnico, cercando di reclamare, si trova perso nella burocrazia.

    Ciao! Non so se il proseguio mi piaccia o meno (dipende molto da come si svolgerà la storia) ma proviamo a seguire. Ho trovato molto interessante come il protagonista si rivolge a noi, spiegando le cose e mostrando il suo stato. Come detto da JAW forse ci sono troppe informazioni tutti insieme, tuttavia ho trovato molto bello il modo di esprimere quanto avviene nel mondo attraverso i pensieri del protagonista (non sono un fan del “show don’t tell” sempre e comunque).
    A proposito, attualmente il protagonista mi sta un po’ sugli zebedei, ma c’è ancora tempo per “inquadrarlo” 😉

    Vediamo come prosegue.

    Ciao 🙂

  7. Non riesce ad aggiornare.
    Benvenuto, Carmine. Possiamo chiamarci “colleghi”, visto che su questa piattaforma JAW, a parte un estemporaneo Giallo, ha scritto solo racconti di Fantascienza. L’idea dell’incipit è interessante: avere il software… pardon, il mindware più aggiornato per mantenere una posizione sociale (e finanziaria, immagino) dignitosa… chissà se è questo che ci riserva il futuro?
    Ci sono molti refusi, la maggior parte evitabili. Hai scritto direttamente sulla pagina post di TheIncipit? Perché se passi prima per un programma di scrittura la maggior parte degli errori ti vengono evidenziati.
    Attenzione ai tanti avverbi, in poche righe usi completamente, rapidamente, velocemente. Pesa un po’ ed è evitabile, soprattutto gli ultimi due che tra l’altro sono *sostanzialmente* ( 😀 ) sinonimi.
    Un suggerimento di formattazione: puoi usare anche solo i doppi apici per delimitare le battute, il meno all’inizio è superfluo, mi pare bruttino e soprattutto ti fa spendere preziosi caratteri 😀
    Ho letto lo scambio con Louise, ho intuito che le ripetizioni fossero volute, ma come Louise non ho associato questo a una sorta di “coazione a ripetere” del protagonista. Riallacciandomi all’ultimo consiglio di Louise, devo dire che a mio parere c’è troppo di raccontato, o se preferisci hai raccontato troppo: ci hai raccontato molti dettagli sul mindware, e va bene, ma ci hai anche raccontato della compagnia di automobili elettriche, della situazione obsoleta dell’autista, della presa di aggiornamento nell’ufficio del capoccia e tanto altro.
    L’ho scritto ad altri, lo ripeto a te come lo ripeto a me stesso: è bellissimo che tu immagini un intero mondo complesso nel quale fai vivere e agire i tuoi personaggi, è il fascino della fantascienza, non trovi? Però non devi raccontarci tutto ciò che hai pensato. La tua immaginazione, la costruzione degli ambienti futuristici, deve essere la più completa possibile, ma è estremamente più efficace se rimane “non detta”: deve essere per te un vincolo stringente, ossia i tuoi personaggi e l’ambiente deve evolvere coerentemente con ciò che hai pensato, ma deve apparire per il minimo indispensabile, senza che la evochi o la spieghi. Prendi la Dort: ci interessa davvero sapere che sia elettrica? Forse sì, ma in questo caso puoi farcelo scoprire scrivendo qualcosa tipo “il ronzio elettrico della Dort” eccetera.
    C’è poi tempo per farci sapere esattamente cosa permette l’aggiornamento mindware senza descriverlo nel dettaglio adesso, in una sorta di dialogo col lettore che risulta poco naturale.
    Ad esempio, prima o poi incontrerà la presa, in quel momento pregusterà le nuove “feature” dell’aggiornamento, o gli verranno elencate dal software, quella può essere un’ottima occasione per approfondire.
    Insomma, le informazioni sono quasi sempre più efficaci quando fluiscono naturalmente dall’azione del protagonista, piuttosto che da un dialogo diretto con il lettore. Ti sembra difficile? Lo è!
    Be’, ho più ho meno detto tutto ciò che mi premeva dirti, mi scuso per il commento chilometrico, mi presento spesso così, ma poi mi passa 😀
    Ciao, a preto

    • Ciao jaw!!!
      Hai ragione é molto difficile trasporre in parole tutto il mondo che nasce nella tua testa, il primo impulso sarebbe proprio quello di raccontare e dire il più possibile. Comunque faccio tesoro dei tuoi consigli e la prossima volta cercherò di dire meno e di mostrare di più 😉

  8. Ciao D.
    Ho notato il tuo INCIPIT su storie esordienti e mi sono incuriosita.
    Ho letto il capitolo e, non so perché, mi hai ricordato un po’ il mondo assurdo di Neuromante. Decido dunque di seguire la tua storia.
    Ho scelto la brillante carriera.
    Magari riesci anche tu a trasportare la mia immaginazione in un mondo cyberpunk.
    Staremo a vedere. Buon weekend 😀
    Ilaria

  9. Ciao Dez,
    ti spiace se abbrevio? 🙂
    In genere i racconti di fantascienza, che vengono pubblicati su questa piattaforma, mi piacciono molto, quindi sono venuta a curiosare. Non mi hai lasciata insoddisfatta, tuttavia ho notato, a parte le ripetizioni che ti sono già state segnalate, un paio di refusi: manca una “i” nella frase: “Dall’ologramma davanti ai mie occhi” e “iniziarsi a contorcersi” immagino volessi scrivere “iniziare a contorcersi”.
    Non hai rivelato il prezzo di un buon aggiornamento… ce lo racconterai in seguito?
    Ho trovato molta fantasia, a parte il nome della città, in questo incipit, ti seguo e vediamo che succede.
    Voto per il mancato aggiornamento del mindware, che mi fa venire in mente una sorta di virus spia che indaga le menti dei cittadini, e si perde nella burocrazia…
    Alla prossima!
    p.s. scusa l’ignoranza, ma Software e Mindware sono la stessa cosa?

    • Ciao Keziarica, purtroppo mi sono accorto anche io che ci sono vari errori di battitura, la prossima volta sarò più attento. Nel prossimo capitolo sarà svelato il costo dell’aggiornamento 😉. Comunque mindware richiama ad un software della mente, più che spiare, nella mia idea serve a controllare le persone…

  10. Ciao “Diecilettori”
    Al solito leggo i nuovo incipit anche se appartengono a un genere, in questo caso la fantascienza, che non prediligo.
    E’ presto ancora per capire cos’hai in mente, per ora avanti con “passa il colloquio ecc”.

    PS
    Ho notato alcune ripetizioni che rendono il testo meno scorrevole (aggiornare, aggiornamenti, sistema…)

    • Ciao Louise

      Grazie per il commento,le ripetizioni sono volute per cercare di far passare al lettore due messaggi la sensazione che il flusso di pensiero del protagonista non sia completamente indipendente e l’ ossessività e ripetitività del suo pensiero che si riverbera nel suo linguaggio. Purtroppo mi rendo conto che questo appesantisca il testo. Volevo chiederti un feedback esterno, secondo te, riescono a passare questi due messaggi?

      • Sinceramente no. Opinione personalissima, s’intende.
        Quando c’è un pensiero ossessivo/compulsivo (dunque non indipendente) esso si manifesta nel comportamento, che va mostrato non solo descritto ossia “show don’t tell”. Altrimenti, le ripetizioni vengono evidenziate come refuso.

        • Ti ringrazio per il commento, questo è il primo raccontino che pubblico e sono in cerca soprattutto di consigli. Nel prossimo episodio cercherò di lasciare questa situazione più chiare attraverso le azioni e meno attraverso la ripetizione semantica.

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