I fratelli Àncora

Dove eravamo rimasti?

L'inaspettata svolta nella vita di Ippolito, che vedremo meglio nella seconda parte del racconto. Intanto nell'ultimo capitolo Ippolito sarà coinvolto dall'ambiente circense. (60%)

Le riflessioni di Ippolito

Entrambi i fratelli furono colti di sorpresa con le loro mani in tasca come a volerle sfondare.

Lello, il più piccolo, dalla corporatura tozza. Coi suoi jeans sbiancati dai tanti lavaggi con la candeggina, con maglietta a maniche lunghe e foular al collo, coi capelli lisci unti di gel, nel vano tentativo di assomigliare a Noel, uno dei fratelli Gallagher chitarrista della band degli Oasis. Ed Ippolito, il più grande. Smilzo, animato dal suo sguardo leggermente strabico. Abbigliato casual, con pantaloni classici e giacca dai quadretti piccoli color verde pistacchio; stordito  dalla sua eterna indecisione, ritmicamente volgeva il suo sguardo perplesso sia su Lello che su Flin.

La sua esitazione stampata sul suo viso, non sfuggì al fratello e tanto meno a Flin, il quale abbaiando lo ridestò, convincendolo ad uscire da quell’impasse.

«Se corro mi farà bene, gioverà al mio colorito». Proferì timidamente sottovoce al fratello.

E allora vai, vai! Che aspetti! Rispose Lello allargando le braccia.

Flin scosse anche i bambini ed il prestante gigante in canottiera, i quali incuriositi volsero l’attenzione sui fratelli Ancora e sul loro cane. Sicché uno dei due si animò di coraggio:

«Mi chiamo Ippolito, vorrei unirmi, ma dovrei prima rientrare a casa,  per mettermi scarpette e tuta. Abito sul lungo mare di fronte allo spiazzale dove c’é il campetto della pallacanestro.»

L’omone alzò il braccio e con il pugno della sua mano destra mimò il segno dell’ Ok.

«Perfetto, io sono Danilo!  Il campetto è sul nostro tragitto di corsa. Passeremo da casa sua tra venti minuti. A dopo allora.».

Danilo era un ex pugile mezzo suonato per i tanti pugni presi nei vari ring di tutto il mondo. Da alcuni anni lavorava nel circo Togni come clown, e molto del suo tempo lo dedicava ai bambini, facendoli divertire con i suoi inconsueti modi da buffo coach sportivo.

*

Lello rimase al circo, fremeva per vedere all’opera i clown.

Si sedette nella prima fila all’interno del tendone, ed attese.
Ippolito seppur frastornato, rientrò velocemente a casa ed iniziò a svestirsi.

Dentro ad un cassetto trovò la sua vecchia tuta da ginnastica, fuori moda ma ben conservata.

Si infilò e si sflilò quel vecchio indumento diverse volte, dapprima i calzoni poi la giacchetta, poi solamente i calzoni, non senza una sbirciatina veloce davanti allo specchio.

Era tormentato dalle sue perenni perplessità che caratterizzavano il suo modo di essere. E queste sue incertezze lo portavano ad elaborare delle profonde riflessioni, che spesso tramutava nei suoi monologhi interiori. Lui poneva la domanda e lui stesso si dava una risposta.
In quell’istante si chiedeva se quello che gli era successo all’Hotel non fosse altro che il cambiamento dei tempi…
«Vuoi vedere che mi son fatto fregare dai tempi moderni!. In questi ultimi decenni non mi sono accorto che il mondo stava cambiando?  E alla fine sono rimasto antiquato! Ippolito, Ippolito…» Seduto sul suo lettino, rammaricato scuoteva il capo.
Non si dava pace.
Rimuginò le stesse riflessioni  mentre correva appresso ai bambini, più pensava e più si sfilava dalla scia dei piccoli corridori.
Forse non aveva torto, probabilmente la scelta di Franco era scaturita anche dalla necessità di un cambiamento, di uno svecchiamento. Erano i tempi che glielo imponevano. Il turismo era in continua espansione grazie alle innovazioni multimediali e con internet in una terra come la Sicilia il boom era inesorabile.

Correva appresso ai bambini  elaborando e metabolizzando il suo licenziamento. Finalmente giunse ad una conclusione.
«E già, ma se è così, devo adattarmi anche io, se non voglio invecchiare prima del tempo.»

Finchè improvvisamente fu ridestato dall’abbaiare di un cane. Si voltò indietro, nonostante il sudore che gli colava sugli occhi, l’affanno per la corsa e con la vista ancora appannata  riuscì a focalizzare un cane pastore tedesco, il quale abbaiava decisamente nella sua direzione.

«Ma quello è Flin!» Sospirò sorpreso.

«E che ci fa qui, sarà scappato dal circo. Sto disgraziato. Lo riporto a casa.» Disse dispiaciuto.
Salutò i bambini e l’omone in canottiere, e si diresse dal cane. Dopo averlo sgridato sino a costringerlo e farlo accovacciare a terra. Lo prese per il collare e lo fece salire sulla sua Panda.

Il povero Ippolito sul sedile posteriore della Fiat Panda si ritrovò un’ insolito e sconosciuto passeggero, il quale sofferente per l’improvvisata gita, ringhiava e abbaiava.

Quel cane non era Flin, assomigliava al suo cane, ma non era Flin.

«Che abbai a fare? Ti sto riportando a casa, e sei pure arrabbiato!»

Arrivato a casa,  aprendo l’uscio si accorse con suo grande stupore che il cane che stava tenendo per il collare non era Flin, il quale proprio in quel istante era accanto a Teresina.

«E allora questo chi è?» Si dissero simultaneamente alquanto sbalorditi, Ippolito e Teresina.

***

Ovviamente il finale dei Fratelli Ancora non è questo.

Mi riprometto di scrivere il seguito della storia, penso che la seconda parte sia molto più divertente.

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106 Commenti

  • Ciao Alex,
    un finale sulle montagne russe, nel senso che la narrazione sale e scende e si fa pure frettolosa. Non ho capito molto di quanto è accaduto, forse anche perché è passato molto tempo dall’ultima volta che ti ho letto… il cane Flin che non è Flin ha a che fare con il proseguo?
    Ti segnalo anche un refusino per l’omone in canottierE, ma è una piccolezza.
    Quindi, aspetto il nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao kezia condivido il tuo appunto.
      E’ passato circa un anno e mezzo dalla mia sosta, e per questo chiedo ancora scusa a tutti gli amici del sito, Staff compreso.
      Che ti devo dire… bisogna leggere il nono capito, ma mi pareva implicito ricordarlo.
      Un saluto e grazie

    • Salve Jaw, sei sempre attentissimo nella lettura.
      Che dire ti invidio. 🙂
      Avevo notato anche io quelle ripetizioni, però purtroppo solamente dopo l’invio.
      Vediamo, chiederò allo staff di eliminarne qualche d’una.
      Per intanto grazie per esser passato. 🙂

  • Ciao Alex e bentornato!
    Benissimo, direi che hai ripreso in mano il racconto e, se ti devo dire la verità, nonostante siano passati mesi, non ho fatto granché fatica a riprendere il filo del racconto. La scelta di spezzare il parlato in più frasi appartenenti alla stessa persona è voluta? Forse per dare maggior enfasi alle emozioni del personaggio… ho trovato, invece, strano l’uso di rispecchiare per idee: “Ci pensò il sole raggiante di quel dì di Maggio, appena sopra l’orizzonte marino, a rispecchiare le idee ai fratelli Àncora.”
    Per il resto, avanti così, io voto per il coinvolgimento di Ippolito nel circo.
    Alla prossima!

    • Salve Kezia.
      Sui dialoghi ho pensato di dare maggiore risalto con le virgolette, e quindi la mia una scelta voluta, Ho pensato di creare una sorte di pausa, tra una frase e l’altra.
      Mentre sul Ci pensò il sole …. a rispecchiare le idee dei fratelli. Ho immaginato la scena mattutina, con Ippolito davanti al suo terrazzo, di fronte all’immagine spettacolare del sole sorgente all’orizzonte, che specchia le acque del golfo di Acitrezza.
      In qualche modo,viene invogliato dalla bella giornata e dall’insistenza del fratello, per cui decide di recarsi al circo.:)
      Grazie a presto

    • Salve MrsRiso, sono contento anche io di rileggerti.
      Penso che il destino nella nostra vita abbia un ruolo fondamentale, e uno degli aspetti più bizzarri penso sia il suo mistero. 🙂

      Per 9 mesi sono stato colto da uno strano blackout, e adesso rieccomi qui.
      Grazie a presto

  • Ginetto mi sta bene.
    Ciao, Alex. Non leggevo i racconti di TI da un pezzo, diciamo che sono tornato oggi. Ricordavo la tua storia in corso, ma mi aspettavo di vederla finita. Che succede, una crisi creativa? Be’, però sei vicino alla meta, è un peccato lasciare la storia incompiuta. La presente è come molte tue storie:estrosa e lunatica, direi che sono insieme pregio e difetto di ciò che scrivi. Ho trovato però una cura nella punteggiatura che nei racconti precedenti qualche volta, permettimi, mancava un po’. Per il resto, l’impressione è che, sia pure con immagini divertenti e… appetitose (buona la pasta coi ricci! 😀 ), tu apra molti fronti che non sarà facile condurre a una conclusione organica. Insomma, metti troppa carne al fuoco. A mio parere, si intende.
    Ciao, a presto, spero!

    • Salve Jaw, i tuoi suggerimenti e commenti sono/saranno sempre ben accetti dal sottoscritto.
      Pertanto, grazie per esser passato, nonostante la mia lunga assenza.
      E spero di continuare il racconto quanto prima possibile.
      Mi hai strappato un sorriso. 🙂
      “Sulla presente è come molte tue storie:estrosa e lunatica”
      Potrebbe rispecchiare il mio modo di esser, estroso e lunatico, d’altronde ho sempre pensato di esser un sognatore.:)
      Ad ogni modo spero con l’aiuto di tutti di limare qualche difetto… 🙂
      Ciao a presto

  • Chiedo scusa a tutti/e, ma non trovo la forza e voglia per continuare il racconto.-
    Dopo le feste natalizie, ho fatto mille cose che mi hanno tenuto lontano dalla scrittura.
    Purtroppo la risultante di questa lunga assenza è che non riesco a riprendere la mia scrittura, sopratutto la passione che mi ha spinto a scrivere questi otto capitoli.
    Vi chiedo umilmente scusa.
    .

  • Ciao Alex, i Fratelli Ancora sono per me imprescindibili pure quando il tempo e’ poco. Dunque, un ottimo capitolo, tante le possibilita’ di intrecci ulteriori. Ti voto il Ginetto che, mi sembra di capire, e’ all’oscuro dei progetti di Franco per l’Hotel. E poi quel sussulto finale sentendo nominare il. dottore… vediamo, come si dice al poker.

  • Questa è decisamente una delle più belle copertine che abbia visto su The Incipit, complimenti Alex. Tra l’altro meritata poiché la storia fin qui risulta complessa ma scorrevole e soprattutto molto intrigante, sono curiosa di andare a scoprire cosa Franco abbia in mente. Seguo.

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