Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Cosa dirà ora il protagonista? ”Mi sembra una soluzione drastica, Natalia. Preferisco restare in Italia per il momento” (60%)

Briciole e Sudoku

Non sarei andato in Cile, non me la sentivo di imbarcarmi in una simile avventura. Forse era troppo per l’abitudinario timoroso che ero a quel tempo. La discussione non durò molto e Natalia non si offese. Forse mi aveva visto smarrito e aveva provato a lanciarmi un appiglio. Non tutte le proposte di aiuto giungono al momento opportuno.
Avevo ancora un mese da trascorrere tra i monti prima che l’estate volgesse al termine. Un pomeriggio afoso, dopo aver ritirato le mute di un gruppo di clienti di ritorno da una discesa in gommone, decisi di concedermi una pausa per pranzare. Mi diressi verso un’area pic-nic, dove uno dei tavoloni di legno, offriva alcuni posti liberi. Notai una ragazza. Come avrei potuto non farlo? I capelli castano chiaro le coprivano le spalle come una leggera veste di lino, mentre il capo leggermente chino nascondeva a fatica i lineamenti perfetti del suo volto. Mi sedetti davanti a lei, leggermente scostato, così da non disturbare. Sollevò per un istante il capo per guardarmi di sfuggita. I nostri sguardi s’incrociarono per un istante e rimasi estasiato da quegli occhi azzurro cielo, vispi e profondi. Senza scomporsi, continuò a scarabocchiare il giornaletto che teneva tra le mani. Sospirai e iniziai a mangiare un panino rimediato al bar, quel giorno il cuoco della struttura era in ferie. Estrassi dalla tasca il mio quaderno per gli appunti e scrissi alcune frasi. Guardai la meraviglia della natura che avevo davanti e ne tracciai un profilo abbozzato sulla pagina, mentre una pioggia di briciole disturbò la mia creazione. Sospirai nuovamente e terminai il panino. Un gruppo di ragazzi e ragazze si avvicinò al tavolo e accerchiò la donna dei miei sogni. Iniziarono a chiacchierare, era chiaro che fossero un gruppo di turisti, forse compagni di corso all’università. Dopo qualche scambio di battute, la ragazza richiamò l’attenzione di tutti:
“Datemi una mano con questo Sudoku, non mi tornano i conti”, esclamò sbatacchiando il giornaletto sul tavolo di legno. Nei successivi dieci minuti provarono svariate soluzioni, invano.
“Posso darti una mano?”, dissi senza rendermene conto. Le parole erano fuggite dalla mia bocca. Divenni rosso, mettendo in mostra una timidezza eccessiva.
“Certo, creatura del bosco, è tutto tuo”. Afferrai il giornale portomi con aria di sfida. Osservai i numeri e le caselline. Odiavo il Sudoku e soprattutto i numeri, ma anni di lavoro d’ufficio avevano abituato il mio cervello a sequenze numeriche. Scarabocchiai qualcosa sul mio taccuino per risolvere il rebus.
“In questo spazio vuoto ci va un sei, mentre qui c’è un errore: sostituisci questo due con un tre”. Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.
“Hai avuto fortuna”, sentenziò con una buffa smorfia. Sorrisi e ripresi a tratteggiare il suo viso sulla carta ingiallita. Quel viso lo volevo ricordare.
“Sono Angelica”
“Lo so!”, dissi senza sollevare lo sguardo dal foglio. Scoppiò a ridere:
“Angelica è il mio nome”. Divenni rosso per la seconda volta e finsi indifferenza.
“Sì, avevo capito”. Mentii e, come speravo, non mi credette. Le strinsi la mano, una mano morbida e piccola, come si addice a una ninfa di fiume.
“Marco”, dissi con filo di voce. Chiacchierammo per un’ora ininterrotta. Scoprii un sacco di cose interessanti di quella creatura ammaliante. Studiava economia all’università, ultimo anno della magistrale, anche se l’economia non era la sua vera passione, adorava la psicologia. Sfortunatamente l’aveva capito troppo tardi e ormai le toccava laurearsi. Viveva a Firenze, in un quartiere periferico e serviva le colazioni in un baretto vicino allo stadio nei fine settimana. Collezionava segnalibri e adorava i romanzi di Pennac. Le piaceva la cucina toscana, anche se un piatto buono come la polenta con lo stufato d’asino, non l’aveva mai mangiato. Beveva birra doppio malto e adorava il gin artigianale ai frutti rossi. Sua mamma era mancata da qualche anno e aveva passato un periodo infelice, ma da qualche tempo stava meglio. Era single ma frequentava saltuariamente un amico di Pisa. Glissai con eleganza l’argomento e non volli approfondire.
Dopo un’ora, uno dei ragazzi del suo gruppo le picchiettò sulla spalla:
“Angelica, dobbiamo andare”.
“E’ stato un piacere conoscerti, Marco”, disse mentre riponeva i suoi averi sparsi sul tavolo nel suo Eastpak rosa.
“Anche per me”, esclamai sospirando. Ci baciammo sulle guance e non le tolsi per un istante gli occhi di dosso, nemmeno mentre si allontanava con i suoi amici verso la macchina che l’avrebbe riportata a casa.
Rimasto solo, notai un libro sotto alla panca dove, fino a pochi minuti prima, discorrevamo spensierati. Ultime notizie dalla famiglia, di Pennac. Doveva essere di Angelica, una coincidenza astrale, pensai. Lo afferrai e aprii la prima pagina.

Cosa troverà scritto nella pagina del libro?

  • Al mio angelo per i tuoi 18, mamma. (75%)
    75
  • Nulla, il tempo delle coincidenze romantiche è finito con gli anni ’80. (5%)
    5
  • Le coincidenze non esistono 333(numero di telefono) chiamami, Angelica. (20%)
    20
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49 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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