Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Cosa contengono i pacchi trasportati da Paco? Peluches (65%)

Eden

Paco, nonostante le apparenze, aveva un grande cuore. Trasportava cinquecento peluches da donare all’ospedale pediatrico Meyer, alle porte di Firenze. Quando la Polizia ispezionò il contenuto degli scatoloni temetti che i pupazzetti fossero ricolmi di droga. La paura svanì al termine dell’accurato controllo. La polizia si limitò a farci un verbale per la manovra spericolata con cui Paco aveva accostato. Decisi di pagare io quella multa, sentivo la necessità di lasciare una buona azione impunita, per una volta. Ci separammo nel parcheggio dell’ospedale mentre Paco, col sorriso sulle labbra, scaricava dei simpatici dinosauri con un piccolo foulard bianco agli addetti del magazzino. Molti bambini avrebbero ricevuto un tenero regalo per rendere la loro permanenza più allegra.
Dopo una notte irrequieta in un hotel periferico, raggiunsi piazzale Michelangelo, con uno dei primi autobus della mattina. Dai gradini sottostanti al piazzale osservavo i tetti della città, mentre scrivevo la mia vita cercando di distorcere quel tanto che basta a rendere una storia appassionante. Avevo deciso: quel periodo della mia vita sarebbe diventato il mio romanzo. Dal giorno delle dimissioni fino al momento in cui sarei riuscito a trovare la parola fine. Un tiepido sole mi scaldava le ossa, mentre scrivevo i ricordi vivi nella memoria come un fiume in piena. Non avevo alcuna fretta e nemmeno una scadenza precisa. I pochi turisti mattinieri diventarono una folla rumorosa in poche ore. Il vociare incessante delle guide turistiche e le flotte di appassionati di fotografia e selfie iniziarono a darmi sui nervi. Era giunto il momento di darsi da fare per trovare Angelica.
Percorsi le scale e i sentieri fino al Lungarno. Attraversai Ponte Vecchio e mi immersi nelle meraviglie architettoniche della città più bella del mondo. Passeggiavo a passo lento con il naso all’insù. Quando giunsi al dipartimento di economia le lezioni del pomeriggio erano già ricominciate. Angelica mi aveva raccontato che frequentava l’ultimo anno della magistrale, quindi con un pizzico di fortuna avrei potuto incontrarla o imbattermi in qualche suo conoscente. Provai a interrogare amichevolmente decine di studenti, ma la loro diffidenza non mi permise di scoprire nulla. Come biasimarli? Un ragazzo palesemente più anziano di quella meraviglia del creato, faceva domande su come e dove trovarla. Sembravo uno stalker. Forse anche io nei loro panni, avrei reagito allo stesso modo.
Il pomeriggio era ormai inoltrato, quando entrai in un piccolo bar nei pressi dell’ateneo. Una giovane cameriera simpatica mi servì un caffè e una brioches. Ero sconfortato e affamato. Con il cellulare tra le mani, cercavo rassegnato sui social-media più diffusi una ragazza dal nome paradisiaco che avesse una foto profilo familiare. Non trovai nulla, come le altre cento volte in cui avevo svolto la medesima ricerca. Ero demoralizzato, forse stavo facendo una cavolata. Cercare una ragazza in mezzo a quasi centomila studenti e trecentomila abitanti, era come vincere alla lotteria. La cameriera venne a ripulire il tavolo scorgendomi ormai senza nulla da mangiare e da bere.
“Ti posso portare altro?”, disse con un bel sorriso sulle labbra.
“Una cioccolata, grazie. Ho bisogno di tirarmi su il morale”
“Te la porto subito”.
Dopo qualche minuto tornò con passo svelto, porgendomi una tazza fumante.
“La nostra cioccolata è famosa per alzare il morale agli studenti dopo una delusione”, disse ammiccando:
“Funziona anche con i sognatori in cerca dell’anima gemella?”
“Per i cuori spezzati ci vorrebbe anche della panna”
“E che panna sia”, dissi mentre la osservavo portarsi via il mio genere di conforto .
Dopo qualche minuto tornò nuovamente con la tazza tra le mani sormontata da una montagna di neve candida e zuccherosa:
“Et Voilà, vedrai che dopo starai meglio”
“Non credo sia così facile”
“Come siamo pessimisti”, disse di getto
Rimasi un istante perplesso ma colsi subito l’opportunità. Forse quella cameriera simpatica e chiacchierona poteva essermi utile. Decisi di tentare.
“Sono triste perché sto cercando una ragazza stupenda che frequenta l’università, ma non ci siamo scambiati i numeri di telefono e non so come fare a rintracciarla”
“Sembra la trama di un vecchio film, ma hai provato a cercarla su Facebook?”
“Sì certo, ma non c’è, temo che non troverò mai Angelica”
“Angelica? Quella che lavora al bar Eden in via Bronzetti?”
Rimasi basito:
“La conosci?”, dissi strabuzzando gli occhi.
La cameriera ebbe un sussulto, forse si rese conto di aver fornito troppe informazioni a un estraneo, ma ormai la frittata era fatta. Pagai il conto e mi precipitai fuori dal locale. Presi un taxi per non perdere tempo e dopo cinque minuti ero di fronte al bar, con il cuore in gola e una sensazione di vuoto cosmico nello stomaco.

Cosa troverà Marco al bar Eden?

  • Il bar chiuso, l'orario di apertura è dalle 6;30 alle 14;30 (57%)
    57
  • Mariuccia, la titolare del locale (21%)
    21
  • Angelica intenta a lavorare (21%)
    21
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49 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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