Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Cosa troverà Marco al bar Eden? Il bar chiuso, l'orario di apertura è dalle 6;30 alle 14;30 (57%)

(S)fortuna

Le luci del bar Eden erano spente, la serranda abbassata. Rimasi qualche istante seduto sul gradino del locale giocherellando con dei sassolini. Non me ne andava bene una, ma non mi persi comunque d’animo. Angelica mi aveva raccontato che serviva le colazioni in un bar, lo ricordavo bene. Il giorno seguente sarei stato lì, ormai ero sicuro di averla trovata, lo sentivo. Camminai fino a Piazza della Signoria, ci misi trenta minuti da quella posizione periferica. Mi trovavo nel centro della piazza quando un urlo calamitò la mia attenzione:
“Zioooooo!”
Paco si sgolava tra i tavolini di un bar, sbracciandosi. Avrei preferito trascorrere quel che restava della giornata in tranquillità ma forse quattro chiacchiere mi avrebbero distratto. Lo raggiunsi e mi presentai ai suoi amici. Erano un gruppetto eterogeneo: due ragazze fiorentine, una studentessa spagnola e uno studente norvegese in erasmus e Paco, che a quanto riuscii a capire, era di origini dominicane. Trascorsi qualche ora in loro compagnia, ascoltando con interesse storie strampalate di vita vissuta. Approfittai dell’occasione per esercitare il mio arrugginito inglese. Alle 21:10, dopo una serie innumerevole di aperitivi, decisero di andare a cena in un ristorante a buon mercato al limitare del centro storico. A quel punto tanto valeva restare con loro. Mangiai una ribollita e dividemmo tre fiorentine di brontosauro annaffiandole con del Chianti Classico. Quando uscimmo barcollanti dal locale, era ormai passata la mezzanotte e dovetti resistere alle pressanti avance di Paco:
“Dai Zio, vieni con noi in disco, ci spacchiamo!”
Glissai con gentilezza, dopo qualche ora avrei avuto un appuntamento importante, dovevo presentarmi in condizioni dignitose. Salutai quei simpatici ragazzi e mi diressi alla mia pensione per dormire qualche ora. Una bella dormita e una doccia era proprio quello che ci voleva. Giunsi davanti alla pensione alle due di notte. Quando provai ad aprire la porta la trovai serrata. L’oste si materializzò in un flashback improvviso:
“Se rientri dopo l’una di notte, dimmelo, che ti lascio le chiavi, se no tu trovi il portone chiuso”. Ovviamente non me le ero fatte lasciare, contavo di tornare molto prima. Che idiota. Provai a forzare la porta ma gli sguardi straniti dei pochi passanti mi fecero desistere. Potevo essere così sfortunato? Sì, potevo. Così, mi trovavo solo in mezzo a una strada nel cuore della notte. Mi sedetti alla prima panchina che trovai e rimasi a dormire come un clochard utilizzando lo zaino come cuscino. Tutti i buoni propositi sul presentarsi in stato decoroso all’appuntamento con Angelica svanirono miseramente. Alle 05:20, con la schiena a pezzi per la pessima dormita, mi diressi al bar Eden con gli stessi vestiti del giorno precedente, ero troppo impaziente di vederla per attendere l’apertura della pensione.
Il bar Eden aveva la saracinesca a metà quando giunsi davanti alla piccola vetrina. Al suo interno una robusta signora di mezza età stava disponendo uno stuolo di brioches in eleganti tortiere di vetro ordinate lungo il bancone. Fingendo di non scorgermi continuò nella sua attività. Rimasi paziente ad attendere l’apertura ufficiale del locale. Finalmente, alle 6.45 potei entrare. Ordinai un cappuccio e una brioches alla crema al banco con finta disinvoltura. La donna mi osservava incuriosita: non dovevo avere una bella cera.
“Non c’è Angelica oggi?”, dissi con sicurezza. Pensai che l’unico modo per ottenere informazioni, fosse fingere di essere un amico di Angelica.
La titolare mi guardò di traverso:
“Tu devi essere quell’amico grullo di cui parla qualche volta”
Rimasi per un attimo spiazzato,
“Non credo, sono un amico di vecchia data, so che lavora qui”
“Ti hanno detto male: lavorava qui! Quella bimba mi ha piantato in asso dall’oggi al domani per andare a fare la tesi all’estero”.
Non ci potevo credere, avevo percorso tutta quella strada e faticato tanto per non trovarla. Oltretutto non era nemmeno in Italia! Il cappuccio mi cadde quasi dalle mani versando della schiuma sul bancone.
“All’estero?”, dissi attonito, “Non ci posso credere, all’estero dove?”
“Ma tu sei veramente amico di Angelica?”
Non potevo mentire ulteriormente, così decisi di raccontare a quella donna tutta la storia, da quando ci conoscemmo in un pomeriggio di mezza estate fino al viaggio strampalato per scovarla in quel bar periferico di Firenze. La titolare mi guardò con occhi amorevoli, aveva abbandonato ogni diffidenza e sembrava determinata ad aiutarmi.
“Che bella cosa l’amore”, disse aspirando qualunque suono che assomigliasse a una c
“Dove la posso trovare?”, chiesi quasi supplicante.
Mariuccia, la titolare, indicò il nome della città e mi fornì il cellulare di Angelica. Non era sicura che avesse ancora quel numero ma era partita da solo due settimane, era molto probabile che fosse ancora quello. Angelica sarebbe rimasta all’estero per sei mesi per preparare la tesi. Mi restava solo una cosa da fare: raggiungerla.

Dove si trova Angelica?

  • Coimbra (23%)
    23
  • Miami (15%)
    15
  • New York City (62%)
    62
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49 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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