Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Dove si trova Angelica? New York City (62%)

Neal

Al primo passo su suolo americano mi resi conto di aver commesso un errore. Ero partito senza la minima preparazione con il primo volo diretto dall’aeroporto di Fiumicino. Avevo chiamato innumerevoli volte il numero di Angelica, donatomi da Mariuccia, senza ottenere risposta. Quando si passano tanti mesi fuori dalla UE è usanza comune dotarsi di un numero del paese in cui si risiede. Non mi davo comunque per vinto, ogni ora provavo a chiamare, illudendomi che presto o tardi qualcuno avrebbe risposto. Senza maggiori informazioni ero perso. Come l’avrei trovata in mezzo a otto milioni di abitanti?
Vagavo sconsolato per il terminal degli arrivi del Jfk quando Neal comparve all’improvviso abbracciandomi. Neal è un artista eclettico e talentuoso. Ci conosciamo dalle scuole elementari e siamo sempre rimasti in contatto nonostante i suoi continui spostamenti da un continente all’altro.
“Ben arrivato Marco!”, disse con gli occhi lucidi.
Ricambiai l’abbraccio e ci dirigemmo al taxi che ci avrebbe accompagnato a Manhattan. Neal abitava nei Village, nei pressi di un piccolo parco, dove le famiglie portavano i bambini nel fine settimana tra mendicanti e tossico dipendenti. New York è anche questo.
Neal viveva in un garage adibito ad abitazione. Ricordo che da bambino era un percussionista eccezionale. Qualunque oggetto avesse tra le mani si trasformava in una bacchetta e tamburellava il materiale didattico per la felicità delle maestre. Rimediava svariate note di demerito ogni giorno. Col passare degli anni coltivò la sua passione aggiungendo altri strumenti particolari al suo repertorio: armonica a bocca, triangolo e qualunque strumento strambo per le percussioni. A New York fa l’artista di strada. Vive qui ormai da un anno e alterna il lavoro part time da Wendy’s, a esibizioni live nelle fermate della metro. Si aggirava nel sottosuolo Newyorkese con un grande tamburo al quale aveva fissato due piatti e delle lattine di bibite. Nella mano sinistra brandiva una bacchetta, mentre con la destra alternava armonica e triangolo. Sulla schiena portava un mandolino e quando era particolarmente malinconico, cantava le sue poesie. La sua voce assomigliava a quella di Chris Cornell ma non ebbi mai il coraggio di dirglielo, non volevo che si montasse la testa. Grazie al suo lavoro conosceva tutti gli artisti di strada e se c’era una persona che poteva aiutarmi a trovare Angelica, quella era Neal.
Giunti nella sua abitazione, mi mostrò una stuoia imbottita: sarebbe stato il mio letto, mentre lui dormiva in una brandina militare rimediata in un negozio dell’usato. L’aereo era atterrato in orario ma tra le operazioni di sbarco e il tragitto verso l’appartamento si era già fatto tardi. La notte incombeva e le palpebre erano diventate pesanti a causa del jet lag.
“Marco, non provare ad addormentarti!”, ammonì Neal, “Se dormi adesso, ti sveglierai alle quattro di notte, fresco come una rosa”.
Aveva ragione, dovevo resistere fino a un orario accettabile prima di abbandonarmi a Morfeo.
“Vieni, andiamo a fare quattro passi così mi racconti tutto e ti riprendi”.
Camminammo in lungo e in largo per i Village, passammo nei pressi del tribunale e aggirammo Chinatown restando sempre nel quartiere degli studenti. Raccontai a Neal tutta la storia dal principio: da quando iniziai a odiare il lavoro d’ufficio, fino ai mesi di esilio in montagna, passando per Angelica e Firenze. Neal mi capiva, vagabondava nel mondo da quindici anni. Sull’avambraccio destro aveva tatuato la scritta No Roots a sottolineare che la sua casa poteva essere ovunque. Adoravo la sua filosofia di vita, anche se l’avevo sempre considerato troppo avventato per alcune decisioni del suo passato. Ma quello non era il momento di rimembrare vecchie storie. Da qualche minuto fissava il pavimento senza proferire parola, il mio racconto doveva averlo amareggiato.
“Neal, è tutto ok?”
Mi appoggiò una mano sulla spalla e sorrise:
“Ti faccio una proposta”,
“Dimmi”,
“Se ho capito bene, non hai la minima idea di dove possa essere questa Angelica e al numero di cellulare che possiedi, non risponde nessuno”
“Esatto, un disastro”
“Non dire cazzate amico mio, queste sono opportunità!”, disse prima di saltellare per la gioia. Si fermò davanti a un grande portone nero serrato, mi aveva distanziato di qualche metro:
“Ti prometto che troveremo il tuo Angelo, dovessi interrogare ogni abitante e ogni sasso di Ghotam City!”, disse urlando.
Quando lo raggiunsi, mi cinse le spalle e mi trascinò nel locale.
“Ora vieni con me, abbiamo da fare”

Dove stanno per entrare Neal e Marco?

  • Casa di musicisti, amici di Neal (15%)
    15
  • Night Club (0%)
    0
  • Jazz Club (85%)
    85
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49 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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