Il ragazzo con la cravatta stretta

Dove eravamo rimasti?

Dove stanno per entrare Neal e Marco? Jazz Club (85%)

Punto Critico

Entrammo nel club e ci sedemmo al bancone. Da un piccolo palco, situato all’estremità del locale, due ragazze suonavano con rara maestria. Ordinammo hamburger e birra mentre uno schermo dietro al bancone trasmetteva una partita di baseball. Neal ciondolava la testa a ritmo di musica fino a quando il richiamo del bit divenne insostenibile. Si avvicinò alle ragazze abbandonandomi al bancone. Si fece consegnare una tromba e si unì al duo, ormai divenuto un trio. Suonarono per una mezzora e, quando ebbero finito, ci sedemmo tutti e quattro a un tavolo a chiacchierare. Parlavano americano stretto, non riuscivo a capire alla perfezione i discorsi ma non mi sentivo nemmeno un alieno. Neal stava cercando informazioni, credevo che fosse già in cerca di Angelica, invece era concentrato su alcuni ragazzi che suonavano sporadicamente nelle fermate della metropolitana, ormai divenuti famosi. Scorgendomi titubante, m’introdusse nella conversazione raccontando la storia di Angelica. Avrei preferito farlo io, ma il suo inglese fluido impresse la giusta enfasi alla storia. Le ragazze promisero di spargere la voce in ambiente universitario e dissero a Neal dove avrebbe potuto trovare i ragazzi che stava cercando.
A notte ormai inoltrata ci coricammo. L’appartamento di Neal era freddo e l’inverno alle porte non aiutava. Quando mi svegliai infreddolito, era mattina presto. Neal russava alla grande ed ero certo che le sue abitudini non fossero cambiate negli anni. Avrebbe dormito ancora per ore. Lasciai un biglietto sul tavolo e mi diressi al parco in cui eravamo stati il giorno precedente. Mi sedetti a un tavolino in cemento, di quelli con la scacchiera nel centro, e scrissi senza sosta. Quando Neal si fece vivo, era ormai giunta l’ora di pranzo. Mangiammo nel fast-food in cui lavorava e chiese ai capi qualche giorno di permesso.
Il pomeriggio trascorse veloce e fu lo stesso per i giorni seguenti: incontravamo persone e cercavamo informazioni utili su studentesse italiane in trasferta. Nel tempo libero scrivevo.
Non trovai una grande attinenza con la mia ricerca, ma che avevo da perdere? Mi stavo godendo una vacanza gratuita nella grande mela, immerso in un mondo musicale vivo e pulsante. Tutti gli amici di Neal erano musicisti e ogni incontro era una buona scusa per suonare assieme. Io mi limitavo ad ascoltare. Ebbi anche l’occasione di scrivere un paio di canzoni che donai a una ragazza italo-americana dalla folta capigliatura riccia e la voce inconfondibile. Le raccomandai di ricordarsi di me se avesse ottenuto successo.
Il terzo giorno di ricerche Neal era riuscito a rimediare un appuntamento con i ragazzi che cercava al Jazz Club. Era elettrizzato, diceva che suonare con loro sarebbe stato un privilegio. Avevamo appuntamento con la band in tarda mattinata. L’incontro avvenne alla fermata della metropolitana di Union Station, il palcoscenico underground di New York. Erano in tre, e quando giungemmo, si stavano già preparando all’esibizione. Il percussionista era uno spilungone di colore mentre alla tromba un ragazzone con una prominente pancia. Il front-man era un saxofonista fuoriclasse non molto alto con i capelli corti e un curioso ciuffo fucsia. Suonarono jazz con un ritmo sostenuto mentre il saxofonista si esibiva in una danza sensuale e provocante brandendo il suo enorme saxofono. Neal osservava imbambolato fino a quando lo invitarono a unirsi a loro. Suonarono per un’ora ininterrotta mentre una folla di curiosi si strinse attorno agli artisti. Quel giorno la metro divenne il palco del Lincoln Center. Lo spettacolo era magnifico ma iniziai a pensare che stessi sprecando il mio tempo. Neal sosteneva che quei ragazzi mi avrebbero potuto aiutare grazie alle loro conoscenze, ma ormai, col passare dei giorni, le speranze di trovare Angelica, mi stavano abbandonando. Mi allontanai approfittando della confusione e presi una metro a caso, in preda allo sconforto. Rimasi nella pancia della talpa metallica fino a quando non fui stufo e decisi di tornare in superficie. Il sole del primo pomeriggio splendeva nel cielo. Camminai verso sud senza una meta fino a Battery Park, dove i battelli portano alla statua della libertà. Non ci ero mai stato, nemmeno nel mio precedente viaggio nella mela. Dopo una breve coda, m’imbarcai insieme a turisti di tutto il mondo. Una bambina cinese giocherellava con una bambola, mentre un padre tedesco intasava di foto dello skyline, la memoria del suo smartphone. La bellezza di New York è anche questa: una commistione di culture eterogenee in perfetta sintonia. Giunto a Liberty Island feci una breve passeggiata e mi sedetti al sole su una panchina. Alle mie spalle la statua della libertà, davanti ai miei occhi i grattacieli di Manhattan luccicanti nel loro splendore. Una ragazza si sedette al mio fianco e non potei fare a meno di voltarmi per osservarla.

Chi è la ragazza seduta accanto a Marco?

  • Una graziosa giapponese in vacanza con i parenti (23%)
    23
  • Angelica (62%)
    62
  • Kate, moglie di Sean, coppia del Texas in viaggio di nozze (15%)
    15
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49 Commenti

  1. Non sono d’ accordo nel pensare che le buone azioni devono per forza avere un costo…comunque mancano ancora quattro puntate e sarebbe troppo mieloso incontrare Angelica che sbatte i residui del caffé alla Cimbali, suspanciaci ancora un po’ con Mariuccia.

  2. Buongiorno Alberto e Buon Anno
    “Marco Gump” cerca Angelica per restituire il libro, d’altronde, l’ha detto lui di essersi stancato delle sue indecisioni; anche se… quasi per rimandare l’azione di cambiamento, ammette anche uno stimulo di tipo mistico – che può non arrivare mai – 🙂

  3. Quanta suspense…. Bravo! Ovviamente la curiosità è tanta ma raccontato così, poco alla volta, crea ancora più aspettativa, speriamo riesca a ritrovare Angelica o chissà cos’altro ti inventerai… Attendo il quinto, ti lascio immaginare cosa posso aver votato!

  4. Ciao Alberto,
    mi sono persa un capitolo, poco male: l’ho letto ora 🙂
    Mi è piaciuta la virata del secondo, un po’ meno la planata del terzo. Trovo che si sia saputo troppo di “capelli dorati” in poche righe, avrei preferito scoprirlo un po’ per volta e mi pare anche strano che una ragazza appena incontrata riveli tanto di sè a uno sconosciuto.
    Detto questo, ho votato per il biglietto della mamma.
    Alla prossima e Buon Natale!

  5. Ciao
    Sicuramente gli spazi che hai introdotto in questo episodio gli danno più respiro.
    Pare che il protagonista abbia avuto il “colpo di fulmine”. Ci hai dato tante informazioni, tutte insieme, sulla ragazza… secondo me, sarebbe stato più interessante scoprirle un po’ per volta, attraverso pensieri e azioni, altrimenti può sembrare un “elenco”, tipo lista della spesa 🙂
    Non ho capito bene questa frase “Mi guardarono titubanti, mentre capelli dorati, controllò la veridicità della mia affermazione.”, “capelli dorati” è la ragazza?
    al prossimo

  6. Buongiorno Alberto
    Il titolo del tuo racconto mi aveva incuriosito, così avevo letto il tuo ibreve ncipit senza commentare.
    Il secondo capitolo è interessante e scorre molto bene; frasi corte dentro un testo denso (andare a capo lo potrebbe alleggerire)
    Vediamo dove ci vuoi portare… ho votato Cile.

  7. Ciao Cappy, incipit che lascia aperte parecchie porte e spiragli sullo sviluppo… Credo che in quella lettera ci siano le dimissioni, così che il protagonista possa partire da zero, a “scrivere” una nuova vita, dove tutto è votato alla passione e alla libertà.

    Spero di essermi spiegato 🙂

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