L’UOMO DEI NUMERI

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Pensiero sparso romantico: si raccontano, si baciano e ricominciano a frequentarsi. (45%)

Far l’amore...

Era trascorsa gran parte della stagione fredda. Dalle mie parti, quando fa freddo lo senti fin dentro alle ossa, ma già a febbraio, ogni raggio di sole sa di mare e il cielo terso sa di libertà.

Avevo una gran voglia di primavera, di vita. Udn era rientrato nel mio equilibrio. Avevamo ripreso a vederci – o meglio – a guardarci. Fuori e dentro.

Avevo il terrore di non riuscire a farcela, ma lavoravo su di me per lasciarmi andare. Volevo restare accanto a quell’uomo. Era lui.

Udn aveva risvegliato in me l’entusiasmo. Non facevo fatica a comunicare le mie emozioni, la mia gioia.

(pensieri sparsi: avevo sempre dipinto tutto con il mio entusiasmo. Era sempre prodiga di emozioni la mia piccola anima, e più la vita mi schiaffeggiava, più mi difendevo a suon di sorrisi e mi trinceravo dietro la mia energia. Tutto sarebbe passato, come l’acqua in un fiume, se avessi risposto alla vita con la vita, alla gioia con la gioia, alla forza con la forza. E dinanzi alle circostanze più nefaste, mi ero fatta scudo con la mia caparbia voglia di vivere. Nemmeno la morte mi aveva fermato. Poi però, i miei pesi erano diventati insostenibili e la mia anima, affranta, aveva inginocchiato quella tenacia. Ero cambiata, avevo fatto del mio aspetto esteriore il mio unico schermo ma dentro ero vuota. Del mio entusiasmo nessuna traccia. Fino a lui).

A volte mi perdevo nel guardarlo. E stentavo a credere che potesse essersi fermato davanti a me.

Era bellissimo. Aveva il viso di un angelo. Il corpo di una statua greca. Fiero. Imperscrutabile, ma era come combattuto, trasparivano tracce di battaglie interiori continue. Bello e dannato.

La sua apparenza celava una tensione immanente, che reggeva un ordine in tutti gli equilibri.

Attraeva come una calamita. Lui era attento a tutto, con meticolosità robotica. E spiegava le minuscole parti di quella perfezione a me, con parole esili e spontanee. Rendendo ogni cosa di una facilità quasi banale.

La sua intelligenza numerica surclassava tutti e tutto. Lui arrivava dovunque. Entrava nelle situazioni in un attimo e le gestiva da dentro. Senza lasciare spazio. Era geniale. E come tutti i veri geni, umile, schietto.

La sua intelligenza emotiva invece, la mostrava di rado e mai di buon grado. Per lui era sintomo di debolezza.

L’uomo dei numeri era una fiamma che arde da ambo i lati. Ma non lo sapeva. E faceva di tutto per nascondersi. Era corazzato.

Fra noi sembrava andare tutto bene. Ma a me mancava qualcosa: far l’amore.

Udn aveva fatto del sesso il suo sponsor ufficiale, per entrare nel mondo e nella sfera femminile. Sembrava conoscere a memoria il mio corpo, e in generale pareva che il mio corpo rispondesse ad una tipologia precisa. Applicava vere e proprie formule composte di movimenti ed azioni per soddisfare la mia pelle. Ci riusciva. Come in tutto quel che faceva. Ero sempre appagata e soddisfatta. Le nostre notti di sesso erano vere e proprie sessioni da manuale. Era molto appassionato. Bravissimo, dolce e sanguigno. Ben dotato. Ridevamo e parlavamo durante il sesso. Per udn era naturale come mangiare o dormire e trasmetteva questa naturalezza anche a me.

(pensieri sparsi: avevo avuto poche esperienze sessuali per poter sostenere una disquisizione dettagliata sull’argomento. Ma avevo imparato la differenza tra far sesso e far l’amore. Mi piaceva applicarmi in entrambi i casi. Ma il sesso era una pratica. Mentre far l’amore era l’espressione di un’arte, quella di amare. Era meno semplice di quel che potessi pensare. E forse avevo fatto l’amore solo con il padre dei miei figli, poche volte. Non che disdegnassi il far sesso, ma avevo nostalgia della pienezza che ricordavo desse solo il far l’amore).

La perizia sessuale era una maschera. Udn ne indossava diverse.

(pensieri sparsi: Udn aveva mostrato la sua maschera più fulgida quando mi aveva conosciuto. Roma, pomeriggio di inizio autunno, Pincio. Mi aveva già stregato con racconti cantati dalla sua voce calda e circondati dai suoi sorrisi, ma ad un certo punto aveva preso a descriversi, con dovizia di particolari, quasi come se stesse declamando il suo curriculum vitae. Mi stupii quel suo modo di fare. E sortì in me la voglia di allontanarmi, non per staccarmi da lui, ma per capire chi fosse veramente. Lo ascoltai. Ma con distacco. E alla fine della via del Corso, avevo compreso che quel che diceva di se, era il suo spauracchio. Stava descrivendo una buccia. Una presentazione di carta velina. Il guscio di un uovo sodo, che per me fu facile infrangere. Entrai dentro quell’uomo soffiando.)

La maschera del sesso però era diversa. Mi incuteva timore. Non era semplice infrangerla. Arrivare nella parte di lui che non voleva scoprire. Il suo cuore.

Avevo bisogno di entrare in contatto con la sua anima, con il suo amore di se. Con il suo amore per me. Non volevo il suo corpo. Non solo. Mi mancava. Era come se facessi l’amore portandomi dietro un vuoto, un’ombra nera. 

Arrivai a casa sua: 

  • Hey! Stanca?
  • Hoy! No, felice! Ascolta…
  • Dimmi tutto
  • Ho voglia di fare l’amore con te

Cosa risponderà il protagonista?

  • Pensiero sparso complesso: dirà di no. (25%)
    25
  • Pensiero sparso romantico: dirà che ci proverà se lei lo porta per mano. (50%)
    50
  • Pensiero sparso semplice: non capirà la domanda, ma dirà di si. (25%)
    25
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48 Commenti

  • Ho letto i vari capitoli di questa storia che si è interrotta. Come andrà a finire? Hai intenzione di riprenderla in mano? Perché la vicenda è interessante. Sembra più un diario che una storia inventata però. Comunque mi permetto due osservazioni.
    La prima riguarda i personaggi. Insomma lui è descritto come un narcisista, e va bene, anche se ha tratti singolari per un narcisista. Tu dici che tiene sempre in conto l’opinione di lei, che di lei ha un rispetto quasi “onirico”, che dimostra grande generosità nel metterla spesso al centro delle sue attenzioni, che ha un animo nobile etc. Non sembrerebbe proprio un narcisista, oppure è un narcisista molto sui generis.
    Poi c’è lei. Lei sembra una specie di santa che non parla, non comunica, trattiene tutto dentro di sé, si esprime per lettere, boh, a me ha dato invece l’idea di una innamorata più dell’amore che di un uomo. A ben guardare lei di problemi ne ha e pure grossi: trascurata affettivamente da piccola (episodio dei 18 anni), padre adorato e idealizzato che pure lui non esprimeva mai le proprie emozioni o dolori, paura dell’abbandono, sindrome da dipendenza affettiva, problemi di comunicazione del vissuto interiore, fino al suicidio. Per carità, non dubito che ci siano donne così, da donna ne ho conosciute anche per motivi professionali, ma erano caratterizzate da un disturbo borderline di personalità. E una storia tra un narcisista e un borderline non può funzionare.
    Poi c’è la questione della trama: lei non sembra avere alcuna responsabilità nel naufragio di un rapporto del genere, è solo rassegnata. Però una così ha avuto il coraggio di lasciare il marito spezzandogli il cuore. E allora? E’ una coraggiosa al punto da mettere in discussione il matrimonio e però poi si rassegna alla distanza che l’udn pone senza un apparente motivo al loro legame senza nemmeno combattere?
    Scusami se sono stata molto esplicita nelle mie critiche, ma dalla storia traspare quasi un vissuto molto sofferto, e però è come se mancasse un pezzo di storia, è come se tutte le responsabilità fossero da una parte sola e nella vita non è mai così. Comunque complimenti perchè la vicenda è coinvolgente. Spero tu prosegua aggiustando un po’ il punto di vista.

    • Buon pomeriggio, e scusa se ho impiegato poco meno di un anno per ricollegarmi e risponderti. Intanto ti ringrazio per aver letto ed esserti presa la briga di dettagliare i tuoi pensieri come a ricamare finemente un tessuto. Concordo su gran parte delle accezioni che ponevi al riguardo – ad esempio – della contrapposizione fra i tratti dei personaggi, combattuti e combattenti le loro battaglie interiori e avverso la vita… Quanto alle pieghe della trama, se dici di essere del mestiere come mi pare di aver letto, non faticherai a comprendere che, nei rapporti umani si subisce o si infierisce, si è più o meno indomiti, a seconda di quanto la vita stessa ci metta in difficoltà, non soltanto a seconda nelle nostre indoli. Dunque la donna coraggiosa può esser diventata debole poichè stanca e il narciso può esser stato a sua volta vittima nel passato di tradimenti o compressioni della sua personalità che lo hanno reso tale. Dunque, nel rinnovare il ringraziamento, e soprattutto nel raccogliere l’esortazione a continuare la stesura, attendo riscontro per gli eventuali nuovi capitoli a venire… A presto, chissà! Grazie

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